Ticino, terra di ciclismo e sport

Me ne sono reso conto scrivendo il mio ultimo libro (vedi scheda qui sotto) dedicato alle più belle salite della regione in uscita per i tipi della Fontana Edizioni tra un paio di settimane: il Ticino è un luogo ideale per la pratica dello sport all’aria aperta. Non penso solo alla bicicletta, ma a ogni attività a contatto con la natura.

Il Ticino, oltre a godere di un clima favorevole, offre una varietà paesaggistica semplicemente straordinaria e probabilmente unica. Su circa cento chilometri si passa dai duecento ai tremila metri, dalle zone lacustri a quelle tipicamente alpine, dalle dolci rive dei laghi ai panorami sublimi dei passi. Non solo: ogni regione del cantone si caratterizza per degli aspetti culturali e paesaggistici che gli sono propri, offrendo dei gioielli sia naturalistici che storici e culturali di grandissimo rilievo.

Una vacanza in qualsiasi regione del cantone non è solo ozio e divertimento, ma anche arricchimento culturale e continua fonte di meraviglia e sorpresa! Soprattutto se ci si muove in bicicletta! Basta dare un’occhiata a questa Guida che ho appena concluso (e che sarà disponibile in tutte le maggiori librerie a metà maggio) sulle più belle salite del Ticino, gustare anche soltanto le fotografie, per rendersene conto.

Malgrado questi indubbi atout, il turismo sportivo in Ticino è però a mio parere ancora poco sviluppato. Qualcosa c’è e si fa, questo è vero, ma è ancora poco se si considerano le sue grandi potenzialità. Prendendo il cicloturismo o il triathlon, gli itinerari per gli allenamenti, le infrastrutture (piscine, piste di atletica, ecc.), l’offerta gastronomica e culturale, la rete alberghiera in un contesto di sicurezza tipicamente svizzero, sono semplicemente ideali per la pratica di questi sport.

Bisogna solo crederci e valorizzarli maggiormente, nei centri come nelle valli, anche verso l’esterno. Chissà, forse il non facile momento indurrà gli operatori turistici a considerare in futuro maggiormente anche questo settore. Questo, perlomeno, è il mio augurio.

In bicicletta su e giù per il Ticino, Fontana Edizioni, 2017

IN BICICLETTA SU E GIÙ PER IL TICINO

“Il Ticino presenta notevoli spunti di interesse per il cicloturista, non solo per il clima mite e la varietà del suo territorio ma anche per la ricchezza della sua storia che interessa ogni luogo, ogni valle, ogni cosa.”

Il libro contiene la descrizione di 26 salite del Cantone Ticino e del Moesano, dai passi alpini fino alla regione dei laghi. Ogni itinerario comprende delle notizie storico-geografiche, una descrizione del percorso, un ricco apparato di immagini e delle tabelle sulle altimetrie.

Una guida completa per tutti e un invito a scoprire in bicicletta alcuni degli angoli più belli del Cantone.

Il libro sarà disponibile a partire da metà giugno in tutte le librerie e nei cataloghi online!

Riservane una copia scrivendo a:

edizioni@fontana.ch

Fontana Edizioni, 2017, 336 p. (con oltre 500 immagini)

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Adattare gli sforzi all’età che avanza…

Per l’agonista che arriva a una certa età e che si rende conto che di anno in anno i tempi peggiorano facendo sempre più fatica, è tempo di chiedersi se non è meglio rallentare. Fatti di cronaca riportano storie di grandi atleti che, dopo la loro stagione di gloria, invecchiando sono caduti in depressione, a volte con conseguenze drammatiche. In questi casi la domanda che ci si pone è questa: è giusto non mollare mai? Siamo sicuri che lo sport, sempre e comunque, faccia bene? A quest’ultima domanda rispondiamo di sì, lo sport fa bene e rallenta l’invecchiamento. L’importante, però, è rendersi conto che non si può sempre raggiungere, se non superare, i propri limiti: c’è un momento in cui, da saggi, si deve decidere di continuare si, ma con ritmi e lunghezze diverse, più adeguati all’età che avanza.

Fonte: A-Z fitness

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Il paesaggio è un educatore

Il paesaggio è un educatore, come lo sono gli elementi e la luce. Un educatore lento, profondo, efficace. Un educatore esigente ma non pedante, tanto meno libresco.

A volte troviamo più nei boschi che nei libri, perché gli alberi ci insegnano cose che nessun maestro ci potrà dire. La funzione del paesaggio nella storia del nostro pensiero e della nostra educazione sentimentale è innegabile. Perché nutre la nostra anima di immagini.

Il suolo in cui siamo nati è il luogo primigenio di formazione, è come una pelle imprescindibile che precede gli apprendimenti. Un universo unico e variegato di situazioni, persone, cose, piante, animali, immagini, profumi, suoni, sentimenti, cielo…

Per noi il paesaggio natio è chiaramente il Ticino, la dolcezza dei colori e dei profumi dei suoi laghi prealpini fino alle zone montane e al profumo dei larici e delle pinete. Scoprire il nostro territorio in bicicletta, o a piedi, è qualcosa di particolare e rappresenta nel contempo una fortuna.

Questo semplicemente perché ci permette di entrare in questo paesaggio, di risvegliarne i sapori e i ricordi, di situarci nel presente, recuperando il nostro passato per guardare verso il futuro…

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Lo sport e la bellezza della vita

Recentemente ho ricevuto un messaggio su Twitter da un follower che voglio condividere perché troppo bello e intenso, soprattutto di questi tempi…
Ciao Nicola,
oggi pomeriggio ho corso nella nebbia tra gli alberi di un piccolo colle del paese dove abito; stupendo, … era come vivere una favola …il silenzio ovattato, i rumori del bosco e la solitudine un privilegio, mi sono detta, in queste ore in cui l’intelligenza dell’uomo sembra essersi persa in meandri inestricabili… Buona serata, nella speranza che la pratica sportiva renda tutti più consapevoli della bellezza della vita…
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Dean Karnazes, l’uomo più in forma al mondo

Fino all’altro ieri i « pazzi », per quel che riguarda allenamenti e distanze, sembravano gli Ironman. Però a sentire la storia di Dean Karnazes, 50enne greco-americano che ha fatto delle ultramaratone la sua ragione di vita, anche il più intrepido dei triathleti sembra impallidire. Pensate: questo atleta ha iniziato a correre una ventina d’anni fa e da allora non ha praticamente mai smesso. Ha fatto maratone, ultramaratone, gare di più giorni, ha corso a più di 50 gradi, nel deserto della Valle della Morte, e a meno 40, al Polo Sud. Corre in continuazione, senza smettere, avendo anche la fortuna di non mai infortunarsi. Ha iniziato per una ragione singolare, ma vera. “Festeggiavo i miei 30 anni – racconta Karnazes – in un bar di San Francisco, la mia città. Ho bevuto molto: un drink, due, tre. Verso fine serata ero completamente ubriaco”. E, a quel punto è arrivata la tentazione sotto forma di una bella ragazza che si è seduta al suo tavolo ed ha attaccato bottone. C’erano tutte le condizioni, insomma, perché tutto andasse a finire nel modo più scontato. E invece no.
Dean ha lasciato il suo margarita, la sua tentazione e ha cominciato a correre. “Mi si chiudevano gli occhi, avevo le gambe che tramavano, ma non ho smesso”. Ha corso tutta la notte fino a che, all’alba ha chiamato la moglie Julie per andarlo a soccorrere e portarlo all’ospedale. È stata la svolta: da quel momento ha abbandonato l’alcool, ha iniziato una dieta rigorosa, ha lasciato il posto di manager che occupava e ha… continuato a correre. Ha pubblicato un libro (“Ultramarathon man”) che è diventato un best seller ed è stato invitato a parecchie trasmissioni in TV diventando un personaggio molto popolare. Oggi, Karnazes, è un mito ed è considerato, per via delle sue imprese e delle sue capacità fisiche, semplicemente l’«uomo più in forma del mondo». Karnazes si trova in questi giorni a Milano dove tiene degli incontri in vista della Maratona del 15 aprile.  Spiega come allenarsi, come alimentarsi, ma soprattutto come essere felici con poco: “C’è chi cerca la felicità nei soldi, nelle droghe, nell’alcool. Io la trovo ogni volta qui. Nel gesto più semplice e naturale: la corsa a piedi”.

Fonte: Triathlon, che passione!

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L’importanza dell’attività fisica

Serve almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare di buon passo o andare in bici, per contrastare i danni causati da 8 ore giornaliere di sedentarietà, quelle comunemente trascorse al lavoro. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sull’autorevole rivista The Lancet.

Secondo gli autori, infatti, in questi ultimi anni ci sono stati troppo pochi progressi nella lotta contro la pandemia globale di inattività fisica. La sedentarietà è legata a un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro ed è associato a più di 5 milioni di morti l’anno. Il gruppo di ricerca dell’Università di Cambridge e della Scuola Norvegese di Scienze dello Sport ha però valutato che chi siede per 8 ore al giorno, ma è fisicamente attivo, ha un rischio molto più basso di morte rispetto alle persone che trascorrono meno ore sedute, ma non fanno attività. Inoltre l’aumento del rischio di morte associato allo star seduti per 8 ore al giorno viene eliminato facendo almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare o pedalare a ritmo sostenuto. Lo studio ha inoltre stimato che la sedentarietà costa all’economia mondiale oltre 67,5 miliardi di dollari annui in spese sanitarie e perdita di produttività, con un peso maggiore a carico dei paesi ad alto reddito. D’altronde, sottolineano i ricercatori, pur se ci sono stati progressi nello sviluppo di politiche nazionali contro la sedentarietà, troppo spesso non vengono messe in pratica: lo dimostra il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che nel 2015 non ha rispettato le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di 150 minuti alla settimana di attività fisica a moderata intensità. Raccomandazioni tra l’altro più basse rispetto ai 60-75 minuti al giorno che emergono da questa analisi.
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Il triathlon, lo sport più salutare

Forse non tutti lo sanno, ma il triathlon è scientificamente ritenuto lo sport più salutare in assoluto. La conferma viene da uno studio condotto dall’Università di Vienna dove sono state messe a confronto 50 tra le discipline più diffuse  al mondo. Ebbene, questa ricerca ha evidenziato come il triathlon è lo sport più salutare di tutti perché riesce a conciliare in modo ottimale la salute fisica e mentale con l’aspetto e ecologico e sociale. Il fatto poi di praticare tre discipline rende questo sport variato e più stimolante; senza dimenticare i benefici derivanti dal cross-training (allenamento incrociato) che riduce gli infortuni.

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Quando il successo ti regala l’armonia

La fatica del corpo può essere sorda, avvilente oppure estatica, a seconda dei casi e dei gusti, ma il gesto atletico riuscito, il compimento perfetto della propria gara (riuscendo ad esprimere in quel giorno e in quella situazione tutto il proprio potenziale costruito in mesi e mesi di duro allenamento) è inconfondibile, sempre. È come se andasse nella stessa direzione in cui ruotano sincroni i pianeti, ti mette in armonia con l’universo.
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Uno sport che ha anticipato i tempi

Le famose appendici che vengono utilizzate nelle cronometro dai professionisti della bicicletta, sono state adottate per prime dai triathleti, e questo a partire dalla seconda metà degli anni ’80. In particolare queste prolunghe sono state impiegate da quegli atleti impegnati nell’Ironman delle Hawaii, dove notoriamente il vento soffia sempre molto forte e quindi è fondamentale avere un assetto il più possibile aerodinamico. Al triathlon si devono altri accorgimenti tecnici che oggi vengono dati per scontati, come quelli del telaio o le ruote ad alto profilo.

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Correre fa bene, soprattutto al mattino

Correre o svolgere qualsiasi attività aerobica di prima mattina, dopo il digiuno notturno, stimola l’ossidazione lipidica, ovvero permette di bruciare maggiori quantità di adipe superfluo. La mattina la glicemia e le scorte di glicogeno nel sangue sono inferiori rispetto al resto della giornata, di conseguenza l’organismo usufruisce delle scorte di grasso per ottenere l’energia utile per sostenere lo sforzo fisico. Correre appena svegli, quindi, accelera il metabolismo, fa bruciare meglio le calorie che si assumeranno nell’arco della giornata e migliora l’umore. Spesso però non è così facile saltare giù dal letto dopo aver dormito sette ore. Bisogna avere molta forza di volontà e determinazione per iniziare, ma poi diventerà una sana abitudine a cui difficilmente si riuscirà a rinunciare. Ecco, quindi, qualche consiglio per trovare la giusta forza di volontà. Provate a lasciare le tapparelle aperte così al mattino verrete naturalmente svegliati dalle prime luci dell’alba. Poi, fate una colazione leggera o, se preferite, correte anche a digiuno. Potete allenarvi anche a stomaco vuoto come fanno molti maratoneti perché l’organismo ha sempre a disposizione una buona scorta di glicogeno, sia nei muscoli sia nel fegato. Queste riserve sono più che sufficienti a supportare un esercizio fisico che può durare dai 60 ai 90 minuti. Il vantaggio di correre a stomaco vuoto non è solo nel maggiore consumo di grassi, ma anche nelle calorie che si bruciano nelle ore successive per effetto dell’incremento metabolico che si innesca con la corsa. Questo meccanismo scatta anche se si corre di sera, ma attenzione perché correre a fine giornata può compromettere il sonno. Bevete, però, prima di allenarvi. Un bicchiere di acqua e limone con un po’ di miele aiuta a riattivare il metabolismo. Poi, per velocizzare il tutto, preparate tuta e scarpe da tennis la sera prima di andare a letto e, una volta pronti, sgranchite un po’ le gambe prima di uscire facendo qualche esercizio di allungamento. Evitate ripetute e lavori troppo faticosi. Se correte di potenza al mattino sforzate molto il corpo in un momento della giornata in cui è più freddo e i polmoni sono più sensibili e meno reattivi. Correte ad un ritmo che vi permetta anche di parlare e che non vi lasci a corto di fiato. Per non rischiare di cedere alla pigrizia, correte in compagnia. Aver preso un impegno con qualcuno aiuta a trovare la giusta determinazione e a rispettare gli orari. In alternativa, scegliete una playlist musicale da portare con voi che vi dia la giusta carica. Partite con dei brani lenti adatti al risveglio muscolare e man mano intensificate il ritmo della musica e quindi della corsa. Provate per una settimana a giorni alterni e se non riuscite da subito a correre, camminate a passo svelto. Noterete già dopo le prime uscite quanto beneficio otterrà il vostro corpo dal movimento mattutino.
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