A Zurigo un weekend di sudore e passione

ZURIGO È stato un weekend di passione e sudore quello appena trascorso nella bella e accogliente città sulla Limmat. Due giorni di gare che hanno proposto alcuni momenti molto intensi, emozioni forti sia per i colori rossocrociati che ticinesi. Una grande festa dello sport e della triplice disciplina esaltata da due giornate splendide dal punto di vista meteorologico e da quella accoglienza tutta particolare e straordinaria che la città di Zurigo riserva regolarmente nell’ultimo fine settimana del mese di luglio al triathlon e al “suo” Ironman.

Certo il pubblico che ha affollato il Mythenquai forse si aspettava un nuovo acuto di Ronnie Schildknecht nella prova regina sulla distanza Ironman (3,8 km a nuoto, 180 km in bici, 42,2 km a corsa), una nuova vittoria che avrebbe permesso all’elvetico di porre per la decima volta il proprio sigillo sulla gara. Ma purtroppo Schildknecht è stato costretto al ritiro, all’inizio della frazione a corsa per problemi fisici, quando occupava il terzo posto alle spalle del connazionale Jan Van Berkel e dell’australiano Nicholas Kastelein.

Di Kastelein in verità si sapeva poco, non partiva nelle vesti di favorito, ma impressiona subito uscendo secondo dall’acqua e soprattutto transitando in T2 in prima posizione con un buon margine sui diretti avversari. L’incognita della corsa a piedi e della sua tenuta alla distanza si scioglie con il passare dei chilometri e con il progressivo rafforzamento della leadership che consente al 29enne di Mudgee, una piccola cittadina australiana di ottomila abitanti, di trionfare con il tempo di 8h13’28’’ (48’18’’/4h31’13’’/2h50’24’’).

Dietro la lotta per il podio è stata molto bella con la rimonta di Ruedi Wild su Jan Van Berkel nella frazione conclusiva che li porterà a chiudere nell’ordine. Wild è autore di un’eccellente maratona nella quale segnerà il miglior tempo in 2h49’21’’ per un crono conclusivo di 8h20’37’’. L’avvocato Van Berkel, da parte sua, sembra destinato a non mai trionfare in questa prova che lo vede protagonista da diversi anni, ma nella quale si è sempre dovuto accontentare di occupare i gradini più bassi del podio.

Alle spalle di questi atleti si è consumata un’altra “battaglia” con protagonista, questa volta, l’italo-argentino Daniel Fontana che rincorreva un quinto posto per strappare una nuova qualifica per i mondiali di Kona del prossimo ottobre. Ebbene, il 41enne portacolori del DDS Milano, primo triathleta italiano ad essersi aggiudicato una prova su distanza Ironman (2014 a Los Cabos) ha dato prova di uno straordinario carattere resistendo alla rimonta dell’ucraino Daniil Sapunov e chiudendo in 8h36’06’’.

Fontana è giunto sul traguardo stremato. All’inizio non ha voglia di parlare, prevale la sofferenza, veramente grande per lo sforzo sostenuto. Poi piano piano riemerge e torna a sorridere rendendosi conto di quanto fatto: “Oggi è stata davvero dura”, ci confida con un filo di voce. “Ho sofferto il gran caldo, soprattutto nella corsa a piedi. Sono però davvero felice. Il mio obiettivo era la qualifica per Kona, per vivere nuovamente questa straordinaria avventura. E al terzo Ironman stagionale finalmente l’ho colta. Dimostrando che quando mi fisso un obiettivo riesco sempre a raggiungerlo”.

Sul fronte delle donne straordinaria quanto chiara e netta vittoria per Celine Schaerer che ha condotto la gara dall’inizio chiudendo in 9h23’02’’, con oltre 15’ di vantaggio sulla seconda classificata, la danese Tine Holst (9h37’44’’) e 17’ sulla terza, l’altra elvetica Martina Kunz (9h40’08’’). “È stata una gara sicuramente molto dura a causa del caldo, ma ho avuto buone sensazioni da subito”, ha detto al termine della prova. “Ho fatto una buona frazione in bici, dove sto ritrovando le migliori sensazioni. Nella corsa mi sono limitata a gestire il vantaggio senza spingere troppo”.

Diversi ticinesi hanno portato a termine questa prova molto esigente realizzando delle prestazioni di ottimo livello nelle categorie riservate agli “age-groupers”: Roberto Pintus (11h08’36’’), Enrico Widmer (11h25’06’’), Riccardo Giacomini (11h29’55’’), Juro Grgic (12h12’40’’), Riccardo Giulini (12h41’31’’), Christian Camanini (12h45’27’’), Alex Luraschi (12h51’04’’) e Graziano Bossi (13h55’23”).

RISULTATI IRONMAN SWITZERLAND

 

5150 CON DANIELA RYF E SVEN RIEDERER PROTAGONISTI

Nella giornata di sabato si sono tenute le prove sulla Short distance e il 5150, ovvero nient’altro che la distanza olimpica (1,5 km a nuoto, 40 km in bici e 10 km a corsa) con soltanto la proibizione della scia nella bicicletta. La presenza di sue “star” come Daniela Ryf e Sven Riederer non lasciavano alternative per ciò che riguarda i primi posti. E infatti entrambi si sono imposti nettamente, con la Ryf addirittura terza assoluta alle spalle di Riederer e Patrick Jaberg.

“Si è trattato di un buon test”, ha detto la Ryf nel dopogara. “È sempre bello gareggiare anche sulle corte distanze per fare soprattutto un po’ di velocità. Devo anche dire che sono contenta del mio risultato che dimostra che la condizione sta migliorando. Fisicamente mi sento meglio di un mese fa anche se non sono ancora al top”. I prossimi appuntamenti della solettese prevedono dapprima i mondiali IRONMAN 70.3 Chattanooga nel Tennessee e poi naturalmente le Hawaii dove la Ryf cercherà di imporsi per la terza volta consecutiva.

In questo contesto si sono registrate delle ottime prestazioni da parte degli atleti ticinesi. Nella Short distance Adriano Engelhardt ha chiuso al quarto posto assoluto dimostrando di avere un ottimo feeling con la triplice disciplina. E questo malgrado il suo livello di preparazione non sia ancora al meglio a causa di qualche malanno fisico e dei pochi chilometri percorsi in bicicletta. “Sono uscito bene dal nuoto, ma poi sia nei cambi che nella bici ho perso un po’ di terreno sui migliori. Anche nella corsa, pur essendo stato il più veloce, non sono ancora al meglio delle mie possibilità. Sarò presente a Nyon e a Locarno, ma il mio obiettivo è quello di preparare bene la prossima stagione dove vorrei essere protagonista ad alti livelli”.

Nella distanza olimpica altre belle soddisfazioni per i colori ticinesi con protagonisti diversi giovani triathleti di grande talento. Alex Trabucchi è quarto negli M18 dove si segnala anche l’ottavo rango di Gioele Cereghetti. Negli M25 Giacomo Trabattoni chiude a sua volta al quarto rango con Gregorio Delcò ottimo sesto. Un’altra brillante prestazione viene dalle ragazze con il secondo posto di Alice Fritzsche nelle W18, a dimostrazione di come il settore giovanile sia davvero ricco di talenti e promesse!

RISULTATI 5150 ZURICH

RISULTATI SHORT DISTANCE

Foto: Getty Images e N. Pfund

Fonte: Triathlon, che passione!

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L’IRONMAN France torna sulla Promenade

“Un evento storico che sarà ricco di emozioni”

Domenica 23 luglio torna l’IRONMAN France-Nice. Un evento tra i più importanti a livello mondiale. Non solo perché è stato uno dei primi ad essere organizzati in Europa, ma anche perché è tra i più apprezzati dagli atleti stessi. La manifestazione di quest’anno avrà un però un forte valore simbolico aggiuntivo: sarà infatti il primo evento sportivo che viene organizzato sulla “Promenade des Anglais” dopo i tragici fatti del 14 luglio 2016.

Sarà “un vento storico e ricco di emozioni”, ha detto Yves Cordier, direttore dell’IRONMAN France. “Sia per gli atleti che per gli organizzatori, questo evento sarà carico di emozioni. Sicuramente proveremo una forte emozione ripensando a quella sera del 14 luglio 2016 quando la Promenade des Anglais fu così duramente colpita da un atto terroristico. Dobbiamo dunque essere tutti uniti per rendere un omaggio sportivo alle vittime”, ha aggiunto Cordier.

IRONMAN France-Nice 2017

Mark Allen vs Yves Cordier: c’est l’histoire!

L’IRONMAN France-Nice è come detto uno degli appuntamenti “storici” e più apprezzati del circuito mondiale. Addirittura, in base a un sondaggio effettuato presso gli stessi atleti lo scorso anno, risulta essere il migliore Ironman in Europa, soprattutto per la sua suggestiva tratta ciclistica e l’accoglienza della Città, e il secondo a livello mondiale.

Elenco dei migliori IRONMAN 2016

Ma c’è sicuramente un altro motivo che contribuisce ad aumentare il fascino di questa prova. È da ricercare negli anni Novanta quando la Promenade è stata più volte teatro di straordinarie prestazioni, soprattutto da parte di quello che viene ritenuto il più grande interprete della triplice disciplina di tutti i tempi: il californiano Mark Allen che a Nizza ha trionfato per ben dieci volte consecutive.

Indimenticabile è ad esempio la gara del 14 giugno 1992, quando Mark Allen raggiunse e superò proprio Yves Cordier, che prima di diventare organizzatore è stato un grande atleta con oltre cento vittorie in carriera, a 1600 metri dall’arrivo dopo che il transalpino aveva sognato per tutto il tempo la prima vittoria “in casa” e che ancora a 15 chilometri dalla fine aveva un vantaggio di sei minuti sul californiano…

Mark Allen, soprannominato “the grip” colui che non molla la presa, corre gli ultimi tre chilometri in 9’30’’. Supremo omaggio del vincitore all’avversario battuto: « È stata la più bella corsa della mia carriera”, dirà Allen una volta tagliato il traguardo. “Perché è stata la più dura di tutte. Più dura anche delle Hawaii del 1989 quando ho battuto Dave Scott per la prima volta». Quel che è certo è che quelli furono periodi straordinari per il triathlon, proprio grazie alla presenza di grandi campioni come Allen, Cordier, Rob Barel (presente quest’anno tra gli “age-grouper”) e altri ancora. Periodi che hanno lanciato il triathlon nel mondo e che forse risulteranno irripetibili.

Starting list di alto livello

Saranno diversi gli atleti che si contenderanno la vittoria domenica sulla Promenade des Anglais. Ci sarà anzitutto il vincitore della passata edizione, ovvero l’iberico Victor Del Corral, che lo scorso anno fu protagonista di una straordinaria frazione a piedi che gli permise di rimontare tutti gli avversari e di chiudere a braccia alzate in otto ore e trenta esatte. Tra i concorrenti più agguerriti del 37enne catalano ci saranno il belga Frederick Van Lierde, già tre volte vincitore a Nizza (2011, 2012, 2013) e primo alle Hawaii nel 2013, l’italiano Alessandro De Gasperi (nella foto sotto, a destra), secondo quest’anno a Lanzarote ed Eneko Llanos che malgrado i suoi quarant’anni è ancora molto competitivo, ne fa stato il suo recente secondo posto all’IRONMN Austria alle spalle del fenomeno tedesco Jan Frodeno.

Tra le donne non ci sarà quasi certamente la svizzera Emma Bilham, seconda lo scorso anno, che soffre di un problema al piede che non le permette di correre la frazione conclusiva. Tra le favorite spiccano quindi ora i nomi di Lisa Roberts, Carrie Lester e Annabel Luxford (nella foto sotto, a sinistra) che cercheranno di succedere alla belga Tine Deckers, prima lo scorso anno.

In totale gli atleti al via saranno 2000 in rappresentanza di ben 67 nazioni. 43 gli atleti professionisti.

STARTING LIST PRO

STARTING LIST AGE GROUPE

Un percorso tra i più suggestivi

Come detto quello di Nizza è ritenuto il miglior IRONMAN a livello europeo. A fare la differenza è certamente il percorso in bicicletta che benché piuttosto impegnativo (180 km con 1800 metri di dislivello) è straordinariamente bello e suggestivo.

La prova avrà inizio alle 6.30 del mattino con gli atleti pro che si lasceranno dalla Plage du Centenaire nelle acque azzurre del Mediterraneo per effettuare un percorso di 3,8 km comprendente due giri. Il percorso in bici porterà quindi gli atleti nell’entroterra “niçois” toccando dei villaggi pittoreschi. Infine la maratona di 42,2 chilometri, che si svilupperà su quattro giri di andata-ritorno lungo la Promenade dove sono attesi decine di migliaia di spettatori.

L’IRONMAN France-Nice assegnerà 40 slots per i Campionati del Mondo IRONMAN de Kailua Kona alle Hawaii.

Nizza, da ultimo, è stata recentemente designata la città che ospiterà nel 2019 i Campionati del Mondo IRONMAN 70.3.

L’IRONMAN France Nice, eletto miglior IRONMAN en Europe en 2016 dagli atleti, sarà quindi senza alcun dubbio una grande festa sportiva. In attesa del 2018 e del ritorno alla data abituale (fine giugno) così come della prima edizione dell’IRONMAN 70.3 Nice, l’edizione 2017 renderà omaggio alle vittime e ai loro famigliari.

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: Getty Images

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Una bella intervista su Rete Uno

È andata in onda oggi la bella intervista che ho fatto per Rete Uno, la principale emittente radiofonica della Svizzera italiana.

Sollecitato dalle argute domande di Antonio Bolzani ho potuto presentare il mio ultimo libro dedicato alle salite del Ticino e intitolato In bicicletta su e giù per il Ticino.

A dire il vero, più che un’intervista vera e propria è stata una simpatica chiacchierata dove spero di avere dato qualche utile informazione, ma soprattutto di essere riuscito a motivare gli amici appassionati di bicicletta a salire, almeno una volta, su tutte e 26 le salite descritte nel libro.

Ecco, di seguito la presentazione della trasmissione che era dedicata a un tema bello e importante: “Tra benessere e natura“.

“Anche questa domenica ci soffermeremo sulle bellezze naturali, paesaggistiche, lacustri, alpine e artistiche della Svizzera italiana. Andrea Cattaneo, Ely Riva e Lorenzo Beretta Piccoli ci parleranno delle meraviglie delle montagne e dei laghi. Insieme ad Antonio Bolzani, andremo alla scoperta del libro di Nicola Pfund, una preziosa guida che contiene la descrizione di 26 salite del Cantone Ticino e del Moesano, dai passi alpini fino alla regione dei laghi. Durante la mattinata si andrà anche alla ricerca del benessere con una passeggiata a Sessa attraverso il sentiero dell’acqua ripensata, non mancherà un “tuffo” nel passato con un documentario dal titolo “Dove i ticinesi hanno i piedi nel mare”. Ritornano, a grande richiesta, anche le vostre dediche e i vostri saluti in diretta.”

Link

In bicicletta su e giù per il Ticino (scheda libro)

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Quando lo sport è un’avventura umana

Christophe Santini e Kévin Roustand competono all’Ironman France-Nice del 5 giugno 2016. Kevin è paraplegico dalla nascita. Il suo sogno è quello di diventare un Ironman.

Un sogno che si è realizzato grazie, appunto, a Christophe Santini, 46enne francese già quattro volte “finisher” a Nizza. Santini ha condotto Kevin lungo tutto il percorso dell’Ironman, chiudendo nel tempo di 14 ore trenta minuti e 59 secondi.

L’idea di partecipare a questa sfida nasce dalla visione del film “The Finisher” in cui si racconta la storia di Julien, un diciassettenne costretto su una sedia a rotella a causa di una paralisi cerebrale. E che proprio per realizzare un suo sogno parteciperà insieme al padre all’Ironman France di Nizza, una delle competizioni sportive più impegnative al mondo.

La prova è di per sé ardua per ciascun concorrente, ma diventa quasi impossibile se bisogna anche aiutare un giovane disabile. Ma questo non ha scoraggiato Christophe, come detto uno sportivo che vanta una grossa esperienza nel triathlon. Così la mattina del 5 giugno si lancia insieme agli altri tremila concorrenti percorrendo dapprima i 3,8 km a nuoto, poi i 180 km in bici e infine i 42,195 della maratona portando con sé Kévin, 23 anni, paraplegico dalla nascita.

Una sfida sportiva, ma soprattutto un’avventura umana formidabile, sostenuta anche da diverse associazioni umanitarie.

Christophe ha dovuto dapprima attraversare la baia degli Angeli a nuoto trainando Kévin su un piccolo canotto. In seguito è in bicicletta che Christophe ha condotto Kévin. I due compagni d’avventura hanno percorso insieme i 180 chilometri nell’entroterra niçoise superando ben 2000 metri di dislivello, con la bicicletta e la seggiola attaccate. Infine la maratona sulla Promenade des Anglais, con il passeggino sul quale stava seduto Kévin trainato a corsa da Christophe.

Una sfida riuscita, come detto. Dopo oltre 14 ore di sforzo Kévin taglia finalmente la linea del traguardo accompagnato da Christophe chiudendo entrambi un’avventura che resterà certamente tra i ricordi più forti e belli della loro vita.

Foto: Getty Images

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Sasha Caterina cade in bici: addio Europei!

In occasione della rassegna europea riservata alla categoria “Youth” in corso di svolgimento a Panevezys in Lituania, Sasha Caterina, giovane promessa del triathlon ticinese, è purtroppo caduto durante la tratta in bici nelle prove di qualifica odierne che servivano da selezione per accedere alla finale di sabato.

Per il portacolori del TriUnion, che ha perso il controllo della bici in una curva a causa del fondo bagnato, nulla di grave solo il rammarico di non aver potuto portare a termine la prova, per la quale era certamente tra i maggiori favoriti. Sasha aveva infatti già partecipato agli europei di categoria lo scorso anno a Tiszaujvaros, in Ungheria, giungendo undicesimo assoluto, a poco meno di un minuto dal vincitore.

Quest’anno però la situazione era diversa, non solo perché Sasha ha avuto un anno per maturare, ma anche perché ha dimostrato fino ad oggi di essere migliorato notevolmente. A questo proposito ricordiamo che solo tre settimane fa il minusiense aveva brillato nei Campionati Europei Junior di Kitzbühel dove aveva terminato al 25mo rango assoluto, malgrado il confronto fosse con ragazzi di uno o due anni più anziani.

Per lui ora è tempo di guardare avanti, in particolare ai Campionati svizzeri che si terranno a Nyon ad inizio agosto.

La comitiva svizzera presente a Panevezys, una città di oltre centomila abitanti, la quinta più popolosa della Lituania, comprende oltre a Sasha altri cinque giovani atleti, tutti alla loro prima esperienza in un Campionato europeo Youth: si tratta di Manuel Dal Ben e Freddie Staal tra i ragazzi e di Nora GmürCathia Schär e Anja Weber tra le ragazze.

Tutte e tre le ragazze hanno brillantemente superato le selezioni odierne giungendo quarte nelle rispettive batterie ed accedendo così direttamente alla finale di sabato, mentre sul fronte dei ragazzi sia Manuel Dal Ben che Freddie Staal sono stati esclusi.

La presenza di giovani di entrambi i sessi permetterà alla nostra nazionale di partecipare anche alla staffetta mista di domenica.

Risultati live (per le prove del weekend)

LinkPanevezys ETU Triathlon Youth European

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: Swiss triathlon

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Nicola Pfund, filosofo del benessere

“Nicola Pfund è stato definito il “filosofo del benessere” perché è riuscito a conciliare la passione per lo sport e il talento per la scrittura, la salute del corpo e quello della mente”.

Iniziava così un’intervista che mi fu fatta dal giornalista Roberto Roveda per la rubrica Vitae apparsa su “Ticinosette” del 31 ottobre 2014. Una definizione nella quale mi ritrovo pienamente e che posso confermare attraverso le mie pubblicazioni, tutte incentrate attorno a questa idea di fondo. Ecco, di seguito, l’intervista integrale come venne pubblicata sul settimanale in quell’occasione.

DUE GRANDI PASSIONI

“Un momento chiave nella mia vita è stato quando ho potuto unire le mie due grandi passioni, l’attività fisica e la scrittura, cominciando a scrivere storie che parlassero di sport. Ho trascorso una vita all’insegna dell’attività fisica e dei libri, della sapienza del corpo e di quella della mente. Penso che l’una si alimenti con l’altra. L’altro mio centro di interesse è l’insegnamento. Oggi che sono docente, giornalista e scrittore posso dire di aver fatto nella vita quello che ho voluto veramente e che era nella mia natura.

LO SPORT

Partiamo dallo sport. Questa passione è nata da bambino, quando la sera giocavo con gli amici per strada, nel quartiere. Si costruivano capanne, si giocava a calcio, si andava in bicicletta. Una vera scuola di vita, dove ci si organizzava da soli, tra ragazzi. In gioventù ho praticato diversi sport: judo, ginnastica, nuoto, pallacanestro e infine triathlon. C’è, o ci dovrebbe essere, una spinta interna che porta a un’evoluzione anche nello sport, verso una maggiore consapevolezza. Io l’ho trovata negli sport di resistenza, soprattutto nel triathlon, una disciplina che si suddivide tra nuoto, bicicletta e corsa. Se all’inizio lo sport per me era soprattutto gareggiare, con il tempo mi sono scrollato di dosso la competitività, per apprezzare altro: la soddisfazione di raggiungere un obiettivo e quel benessere indescrivibile che regala l’attività fisica. Lo sport mi ha dato tanto: soddisfazioni vere e sincere, essenzialità, un senso grande e profondo di libertà, ma soprattutto salute e benessere. E poi mi ha dato l’ispirazione per scrivere i miei libri.

LA SCRITTURA E LO STUDIO

Per quanto riguarda la scrittura e lo studio in generale, da ragazzo ho vissuto l’approccio alla cultura in maniera un po’ “meccanica”, più per dovere che per piacere. Dopo le scuole magistrali ho studiato Filosofia per diventare bibliotecario, ed è stato durante la preparazione del mio lavoro di diploma alla Biblioteca nazionale di Berna che è avvenuta la svolta: ho provato quel piacere fine a se stesso di conoscere, di confrontarsi con il pensiero degli altri per costruire la propria verità e individuarsi meglio come persone. In quel momento, da ricettore passivo nell’ambito del sapere, sono diventato insaziabile fruitore di dati, notizie e aneddoti di ogni tipo. Prima attraverso i libri e le enciclopedie, poi sempre di più attraverso la Rete. Da questa esperienza è nato il desiderio di aiutare i ragazzi nei loro studi e così ho preparato un manuale di consigli su come svolgere le ricerche a scuola (Fare ricerca a scuola): un’attività, quella della ricerca, che può dare ai ragazzi grandi soddisfazioni e dare un senso al loro studio. In seguito ho scritto altri libri, tra cui quello storico sul mio quartiere di Breganzona, e poi libri dedicati allo sport, primo fra tutti quello sul triathlon. In seguito sono usciti i libri dei racconti e delle descrizioni dei miei tour in bicicletta attraverso la Svizzera e infine sono arrivati la Filosofia del Jogger e A-Z fitness, un prontuario su salute e benessere che punta ad apprezzare il movimento al di là dell’aspetto competitivo. Due anni fa ho iniziato anche a tenere un blog che mi sta dando grandi soddisfazioni.

FILOSOFO DEL BENESSERE

Mi hanno definito il “filosofo del benessere”: una definizione nella quale mi ci ritrovo. Ma il benessere per me non significa semplicemente agiatezza, o assenza di malattia. È anche questo, ma il concetto è molto più ampio e comprende lo sforzo, la capacità di mettersi in gioco, l’impegno per ottenere un obiettivo davvero voluto. Alla base del benessere c’è un percorso consapevole che mira a tirar fuori il meglio di sé, un po’ come, nell’antica Grecia, la coltivazione dell’areté: l’eccellenza umana. Il termine “areté” tradotto indica la “virtù”, ma il significato è più vicino a “essere il meglio che puoi”. In altre parole, promuovere l’areté significa che ognuno deve assumersi la responsabilità di essere il meglio di sé, di esprimere al massimo le proprie potenzialità. A mio parere questo concetto dovrebbe essere il punto di riferimento nei programmi scolastici e nello sport. Io cerco di promuovere questa idea di fondo nei miei libri, anzi, tutto il mio percorso esistenziale si è mosso in questa direzione.”

Testimonianza raccolta da Roberto Roveda

Fonte: Ticinosette, 31 ottobre 2014

Foto: copyright © Nicola Pfund

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Perché il Ticino è “terra di ciclismo”?

Ticino, terra di ciclismo. Tra gli anni ’70 e ’80 in Ticino si afferma uno slogan legato a un fortunato manifesto. È quello di “Ticino, terra di artisti” che segna una svolta nell’offerta turistica, non più limitata al patrimonio paesaggistico, climatico e folcloristico, ma anche alla forza artistica e culturale così importante e presente da secoli in queste terre, soprattutto tra il 1500 e il 1800.

Uno slogan ripreso qualche anno dopo con il grande sviluppo del ciclismo amatoriale e i due Campionati del mondo organizzati a Lugano nel 1996 e a Mendrisio nel 2009. Slogan che è divenuto “Ticino, terra di ciclismo”. Una denominazione quanto mai azzeccata e che viene confermata dall’enorme diffusione della bicicletta su tutto il territorio, che si presta in maniera magnifica ad essere percorso e conosciuto dal sellino, appunto, di una bicicletta.

Così come ho potuto confermare anche con la pubblicazione del mio ultimo libro intitolato “In bicicletta su e giù per il Ticino” (Fontana Edizioni), libro che sta riscuotendo un successo davvero importante, successo che in parte però, devo ammetterlo, non mi sorprende e non mi giunge inaspettato. Questo proprio perché il Ticino, oggi, è quanto mai e indubbiamente “terra di ciclismo”!

Il Ticino: un paesaggio da scoprire

Il Ticino colpisce soprattutto per la sua varietà. A cominciare dalla natura che si manifesta con accenti molto diversi a seconda dei luoghi e delle regioni cambiando anche nel corso delle stagioni. E poi quel territorio ricco di tesori e di sorprese che si offrono al visitatore attento e curioso. Quanti percorsi e fatiche riconoscibili! Quali mescolanze di segni, morfologie, luoghi! Antiche abitazioni e moderni palazzi, stradine di campagna e autostrade, grandi opere di ingegneria, dighe e viadotti, porzioni di campagna una volta coltivate, terrazzamenti e muri a secco, antiche chiese e belle cappelle, vecchie rovine di torri e castelli… Un territorio variegato, un incontro di emozioni e di cose, un piacevole turbamento della scoperta. E poi quell’aria che odora di sud e quella luce particolare… Nel Ticino, lo splendore pieno della luce e i colori propri del mediterraneo non bagnano ancora, è vero, il paesaggio, ma l’atmosfera già lentamente si impregna di questi presagi. A sud dell’arco alpino, l’azzurro del cielo è più intenso che sul versante settentrionale. Il sole brilla più chiaro.

Tre sono i doni che la natura ha elargito in maniera generosa al Ticino: il sole, l’acqua e la pietra. Poche regioni della Svizzera vantano tante ore di sole come il Ticino che gode di un clima molto mite. Per le sue caratteristiche morfologiche, per la sua posizione ma anche per la sua storia, il territorio offre quindi continue sorprese a chi lo attraversa e la bicicletta rappresenta indubbiamente un mezzo ideale per apprezzarne le qualità.

L’anima di un paese piccolo ma variato

Apriamo una cartina del Ticino, magari una di quelle vecchie mappe in cui le divisioni e i tratti sono molto marcati ed evidenziati. Dove si trova, ad esempio, la Valle di Muggio? Eccola tutto in fondo, sulla destra. E la Valle Verzasca? La vediamo quasi nel cuore del Cantone, disegna una curva leggermente piegata sulla sinistra con il fiume che sfocia, in alto, nel Verbano. Fino alla metà dell’800 ogni distretto o vallata del Ticino era un mondo a sé. Addirittura ciascun villaggio era considerato una piccola “patria”. Ogni luogo aveva insomma una sua anima e delle caratteristiche specifiche, legate anche al territorio e alle risorse disponibili. In comune, tra di loro, oltre alla lingua e alla religione, solo una diffusa povertà e la necessità, quindi, di emigrare. Vi è dunque da supporre che tra gli abitanti della Valle di Muggio e quelli della Verzasca, per riprendere i luoghi citati poc’anzi, due secoli fa ma anche per parecchio tempo ancora, le possibilità di scambio e contatto fossero pochissime per non dire nulle. Un cronista dell’epoca, il padre benedettino Paolo Ghiringhelli, in un suo scritto sul Ticino di allora ha parlato addirittura di “specie diverse di popolazione […], l’un l’altre straniere come Romani, Milanesi e Piemontesi”. Una situazione che ben ci spiega come non sia stato facile trovare un’unità e a considerare all’inizio il Ticino una “patria comune”. Queste specificità tra regione e regione si sono certo smussate con il tempo, ma non sono sparite del tutto: ancora oggi, infatti, sono sempre rintracciabili i retaggi del passato, riconoscibili nei caratteri di ciascun luogo.

Un fazzoletto di terra che si apre verso sud

Torniamo alla nostra cartina. Guardiamo ora verso l’alto. Sono tre le porte principali per le quali si entra, per chi viene da Nord: il passo del San Gottardo (o la sua galleria), il passo del Lucomagno e quello del San Bernardino (pure in galleria), la cui strada scende lungo la Mesolcina e arriva alle porte di Bellinzona, dove giunge anche quella che scende dagli altri due passi. Un’altra porta è quella del passo della Novena che dall’alto Vallese porta in Valle Bedretto. La regione che si estende su 2811 chilometri quadrati si trova completamente a meridione delle alpi. Tutte le vie d’accesso dal nord superano la barriera naturale dell’arco alpino che in questo tratto annovera numerose vette oltre i tremila metri. Nessun altro cantone della Svizzera è così nettamente separato dal territorio nazionale al quale sembra voltare la schiena, anche se i trafori ferroviari e le gallerie autostradali costruite nel recente passato, tra cui naturalmente l’opera maggiore di AlpTtransit, danno oggi una sensazione, anche piuttosto netta, di minore isolamento dal resto del paese. La regione è invece aperta verso sud; da quella parte le porte d’entrata sono infatti numerosissime e comode. Man mano che da nord si scende verso sud le montagne cambiano caratteristiche e aspetto, passando da quelle maestose e imponenti dell’arco alpino, in qualche caso incappucciate da macchie bianche di neve eterna, a quelle più dolci della regione meridionale.

Dalle alte cime alle rive soleggiate

È un dato che può sorprendere, a cui spesso viene data poca attenzione, ma che corrisponde alla verità: su un tratto di appena 91 chilometri tra il passo della Novena e la piana di Magadino il corso del Ticino supera un dislivello di ben 2276 metri! Le Alpi calano quindi verso la pianura lombarda con una ripidezza senza pari. Al limite di quella pianura, i due laghi ticinesi, il Lago Maggiore e il Lago di Lugano. La ripidezza del pendio accresce ovviamente la velocità dei corsi d’acqua. La pendenza delle montagne non ne consentono il lento fluire. Così il fondovalle si approfondisce sempre più mentre i fianchi quasi a picco balzano sempre più alti. Poco rimane per le superfici pianeggianti. Se il volto del Ticino è segnato da tale asperità, questa non è tuttavia omogenea e si esprime attraverso mille sfumature. Il paesaggio muta quasi di continuo da valle a valle, quanto più meridionale si fa la latitudine.

Le grandi trasformazioni del recente passato

Oltre al paesaggio, così differente tra regione e regione, il Ticino è un territorio in cui l’opera e la presenza dell’uomo hanno inciso pesantemente, soprattutto negli ultimi decenni, contribuendo al quadro generale ancora più complessità. Se osserviamo le vecchie stampe o alcune immagini di 50-70 anni fa che ritraggono taluni angoli del Ticino, in parecchi casi facciamo fatica a riconoscere dove si trovano. Certi luoghi, sulla spinta della modernizzazione, hanno subito profondi cambiamenti, non sempre, occorre ammetterlo, positivi. Soprattutto nelle zone sui fondovalle attorno ai grossi agglomerati i cambiamenti sono stati radicali e in diversi casi prevale un senso di confusione e di approssimazione. Ma anche in certe valli, come ad esempio nella Leventina, le trasformazioni sono state profonde in particolare per ciò che riguarda gli impianti idrici, quelli militari e naturalmente le vie di comunicazione. Se si leggono i resoconti dei viaggiatori che hanno attraversato le nostre terre in passato, non sono rari i casi in cui vi erano delle vere e proprie manifestazioni di meraviglia all’apparizione di certi luoghi: “Che bello! Che splendore!”, si sente ripetere da molti viandanti quando, dall’alto, vedevano ad esempio per la prima volta l’antica borgata di Lugano. E così per molti altri posti. Oggi tutto è diverso:  ci si sposta in treno o in auto, si attraversano quartieri periferici e zone industriali, nessuna meraviglia ci sorprende più, il vecchio e il nuovo ormai confusi, i centri storici soffocati dall’assiduo proliferare delle costruzioni che dilagano ovunque e fittamente vestono quelle che un tempo erano delle verdi e lussureggianti campagne. Il Ticino offre un paesaggio in cui si possono riconoscere molte trasformazioni. Strade, ferrovie, nuove costruzioni hanno trasformato il territorio. Osservando certe zone si possono individuare molti interventi che si sovrappongono: il nucleo vecchio stretto attorno campanile, forse ancora qualche casa in sasso, la zona industriale, quella residenziale, il quartiere popolare… In qualche caso l’integrazione tra vecchio e nuovo ha prodotto risultati assai deludenti, in altri l’antico e il moderno appaiono invece felicemente e singolarmente commisti, così che l’occhio del turista o del viandante ne risulta felicemente appagato, quando non addirittura incuriosito.

Tante ricchezze e meraviglie da scoprire

Resta vero, come sostengono in tanti, che per apprezzare certi luoghi oggi occorre forse vederli un po’ da… lontano. Meglio: da un posizione sopraelevata. Se si sale su qualche montagna e si osserva lo scenario che offrono certe nostre regioni, c’è infatti ancora modo di ritrovare la meraviglia dei viaggiatori del passato. Moltissimi luoghi del Ticino offrono questa possibilità. Si trovano in alto, sulle montagne appunto, in quegli innumerevoli punti panoramici a disposizione di ognuno, quasi sempre raggiungibili attraverso una strada. Guardano verso i fondovalle, verso la pianura e i laghi, verso le città. Arrivarci in bicicletta non fa che amplificarne l’effetto. Si lascia il frastuono del traffico cittadino e della periferia per innalzarsi piano piano, e piano piano lo scenario naturale riprende il sopravvento.

Da lassù si può osservare il territorio, vederne le caratteristiche, coglierne le trasformazioni. Immaginarne magari un cambiamento, un futuro migliore. Il paesaggio è un libro da leggere e la bicicletta in qualche modo ne favorisce e ne esalta l’approccio e la comprensione. Il Ticino, poi, come visto, offre una varietà che non ha uguali. Per il ciclista curioso tutto ciò è il massimo, perché al piacere dello sforzo e della conquista si unisce quello dell’interesse per una piccola ricerca antropologica e storico-geografica.

Con il giusto approccio e… ben documentati

Certo, perché tutto ciò avvenga bisogna avere il giusto approccio, essere disposti a leggere il paesaggio con occhi nuovi, più aperti e disponibili. Guardare oltre il superficiale, cosa non sempre evidente oggi perché le abitudini sono altre. A scuola dovrebbe esserci una materia (ma forse c’è già e dovrebbe solo essere potenziata) che insegna a leggere il paesaggio, le sue differenze. Prima dai libri e poi sul terreno, dal vivo. In entrambi i casi i “supporti” non mancano. Pensiamo anche ai libri, alla documentazione. Ogni parte del Ticino, sia il cantone nel suo insieme, la sua storia, come quella di ciascun comune o regione, ma anche singoli elementi come le fontane, i ponti, i campanili e quant’altro sono stati scandagliati, recensiti, catalogati. E questi libri, sempre molto belli, si trovano negli archivi e nelle biblioteche, sono a disposizione del lettore curioso che desidera conoscere e andare oltre il già noto e l’apparenza. Quindi prima di tutto leggiamo e documentiamoci. Ma poi non dimentichiamo che per imparare veramente bisogna uscire, immergersi in questo paesaggio, diventare un tutt’uno con esso, sentirne l’odore, vederne i colori, respirane l’anima. In una parola: mettersi in cammino o inforcare una bicicletta…

Una tranquilla “immersione” nell’ambiente

C’è un’immagine che ci piace ed è questa: pedalare è un po’ come nuotare. Il ciclista penetra nella natura come il nuotatore nell’acqua. Con la bicicletta si viaggia in presa diretta con l’ambiente, “nudi” in mezzo all’aria, alla luce, al canto degli uccelli, allo scroscio dei torrenti. Ci si bagna di ciò che ci sta attorno. Soprattutto, se si ha la fortuna di pedalare (cosa non sempre evidente!) in luoghi silenziosi dove si sente solo il leggero fruscio delle ruote sull’asfalto, a volte sembra che si verifica una sorta di unione mistica con lo spirito della natura e del luogo che si attraversa. Pedaliamo però non con l’idea di fare una performance o nell’ansia del risultato. Ma per essere parte dell’ambiente, in definitiva mostrandogli il giusto rispetto. Quindi con un passo di media intensità, senza cioè l’affanno tipico di chi vuole competere, non importa se con gli altri o con se stesso (ma per raggiungere questo livello sarà comunque necessaria una certa preparazione fisica), così da esplicitare un vero e proprio piacere sinestetico, capace di coinvolgere appunto tutti i sensi, dalla vista all’olfatto, dal gusto al tatto e all’udito.

Fare una salita percorrendo i vari tornanti è un po’ simile al percorso che fa la nostra coscienza nel prendere consapevolezza. Osserva qualcosa, riflette su di essa e la percepisce in maniera sempre più chiara e consapevole, man mano che si superano i risvolti della salita che ci ricordano quelli della vita. La salita diventa quindi un viaggio dentro il paesaggio e noi stessi. Un viaggio che può trasformarci, anche impercettibilmente. E dopo la salita, si sa, c’è sempre una discesa, un tornare a casa…

La bicicletta, mezzo ideale per conoscere una regione

Usciamo dunque dalla città e diamo la possibilità al nostro sguardo di muoversi liberamente, di farlo respirare in un’aria non più malata. Il Ticino, questa opportunità, ce la offre in ogni momento come su un piatto d’argento, è un libro sempre aperto da leggere, un paesaggio disponibile da scoprire. È uno sterminato deposito di bellezze naturali e di memoria storica. Anche per chi ci è nato e ci vive da anni, cela molte e insospettate sorprese. Bisogna solo osservarlo con occhi diversi. Questo sì. Perché il paesaggio che offre il Ticino è davvero un’avventura dove il piacere di viaggiare e di guardare non si esaurisce mai ma si rinnova sempre.

Per chi viene in Ticino il consiglio è quello di scoprirlo piano piano, regione per regione. Fermarsi, pernottare e poi affrontare le salite descritte in questo libro. Magari solo alcune, per tornare in un altro momento e salire sulle altre. Osservarne le caratteristiche di ognuna e poi farsene un quadro complessivo è il modo migliore per ricavarne un ricordo profondo e durevole. Bello sarebbe venire in gruppo o con la famiglia e pernottare per una settimana, magari cambiando albergo a seconda delle regioni. Il Ticino offre una varietà di alberghi di cui c’è solo l’imbarazzo della scelta, da quelli di gran lusso in riva ai laghi a quelli più caratteristici delle valli.

Occhi nuovi per nuove emozioni

Per chi, come noi, invece qui ci vive il consiglio è quello, come detto, di conoscerlo con occhi nuovi. Riscoprirne le bellezze. I monti, i laghi, le valli selvagge, i fiumi color smeraldo, le chiese, le opere d’arte, i roccoli, i grotti freschi e ombrosi. Questi nostri paesaggi sono belli e l’anima ha sempre bisogno di bellezza. Ma noi a volte la cerchiamo chissà dove e in questo “chissà dove” magari non la troviamo neppure. Dimenticandoci che potremmo trovarla anche qui, a due passi (meglio: due colpi di pedale…) da casa. Proviamo allora a cambiare il modo di procedere, che è poi un modo di pensare. Non quello dettato dall’utilità, dalla convenienza o da qualche moda passeggera. Ma dall’amore. È col cuore e con un sentimento aperto che dobbiamo ripercorrere questi ambienti che ci accolgono. Solo così assumeranno per noi un nuovo valore, solo così ci aiuteranno forse anche a capire un po’ meglio chi siamo.

Foto: copyright © Nicola Pfund

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Adriano Engelhardt passa al triathlon!

A dire il vero la notizia circolava da un po’ di tempo, ma l’ufficialità è arrivata solo oggi con un’intervista rilasciata a un giornale ticinese. Adriano Engelhardt, tra i più forti mezzofondisti ticinesi di tutti i tempi, ha deciso di passare al triathlon. Il suo esordio avverrà a Zurigo il 29 luglio in una prova su distanza Sprint.

La decisione del 25enne talento locarnese è maturata soprattutto a seguito degli infortuni patiti in questi ultimi anni, infortuni che non gli hanno permesso di preparare adeguatamente gli appuntamenti stagionali nell’atletica. Ragione per cui, dopo un nuovo infortunio al tendine d’Achille, tra l’altro non ancora del tutto recuperato, Engelhardt ha preso la decisione di abbracciare la triplice disciplina.

Per lui, è forse giusto sottolinearlo, non si tratta di un’esperienza del tutto nuova. Infatti già da piccolo ha partecipato in più occasioni alle gare del Triathlon di Locarno (dove il papà è stato tra l’altro per anni un eccellente Presidente, mentre la mamma vanta una lunga e brillante carriera nel triathlon dove è stata anche “Ironman finisher”) e ancora nella passata edizione ha dimostrato tutto il suo potenziale chiudendo tra i primissimi la distanza Sprint, malgrado un allenamento approssimativo nella bici e nel nuoto.

Da qualche mese a questa parte, però, Adriano Engelhardt, che è in possesso di un Bachelor in Scienze Motorie e Italiano ottenuto nel 2016 alla Facoltà di Sport e di Lettere di Losanna, ha cominciato ad allenarsi seriamente in compagnia dei giovani emergenti del TriUnion, società nella quale spicca il nome dell’altro grande talento ticinese, ovvero quello di Sasha Caterina, ma dove si allenano altri giovani pure molto promettenti. Quindi, in un ambiente assolutamente ideale e motivante, con un team di preparatori eccellente e di alto livello in tutte e tre le discipline.

Per il mondo del triathlon ticinese questa notizia non può che fare molto piacere. Perché si tratta di un innesto di grande qualità che sicuramente riuscirà a mettersi in bella evidenza. Non sappiamo ancora su quali distanze vorrà puntare Engelhardt, ma se dovesse concentrarsi sulla prova olimpica, beh… qualche bella sorpresa potrebbe esserci in futuro…

Noi ne siamo certi!

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Perché in Ticino il triathlon non decolla?

Perché in Ticino il triathlon non è ancora veramente decollato? Ce lo eravamo già chiesti di ritorno da Zurigo, dall’Ironman, un anno fa. Nella splendida città sulla Limmat ci siamo stati per tre giorni, per una breve vacanza e ovviamente per seguire (e gustare) la gara più importante di triathlon su suolo elvetico. Come cronisti, dunque, ma anche come semplici turisti.

Già, perché Zurigo è una città a un tempo magnifica e incredibile. Magnifica per i suoi ambienti cittadini e i suoi paesaggi, incredibile per la sua apertura e in un certo senso la sua capacità innovativa: per il “suo” Ironman, Zurigo mette a disposizione i suoi spazi più privilegiati registrando un indotto valutato, stando ai dati messi a disposizione dei media, attorno ai 14-16 milioni di franchi!

Lo scorso anno, addirittura, gli organizzatori per il ventesimo anniversario sono riusciti a disegnare il percorso podistico nelle vie storiche della città (tra cui la prestigiosa “Bahnhofstrasse”), offrendo uno spettacolo a dir poco straordinario. Così, vivendo questo evento, non potevamo non chiederci come mai in Ticino, una regione perfetta che conta diversi ottimi atleti e numerosi appassionati, non si è ancora riusciti ad organizzare qualcosa di simile, anche se ovviamente di portata più contenuta.

Abbiamo una regione, soprattutto quella del Luganese, che anche se in formato più “piccolo” si avvicina a Zurigo: regione splendida, con il lago e le colline circostanti e quindi percorsi per la bici ideali, ma anche per la corsa, dove il lungolago si presterebbe in maniera eccezionale. Qualcuno dirà subito: ma c’è già il Triathlon di Locarno! Sì, è certo un evento ottimamente organizzato e in definitiva è anche molto ben frequentato, ma che purtroppo, questa per lo meno è la nostra impressione, in questi ultimi anni ha fatto un po’ fatica a coinvolgere il pubblico di casa che sembra piuttosto assente e relativamente poco interessato all’evento.

E allora perché non pensare anche a Lugano? Proporre un secondo appuntamento, magari di spessore internazionale, che permetta di rilanciare questo sport, di farlo veramente decollare offrendo sinergie anche con Locarno. Organizzare un triathlon a Lugano vuole dire portare clienti negli alberghi, ad esempio nei mesi di luglio o agosto, mesi in cui oggi si presentano spesso dei vuoti per gli albergatori. Vuol dire, forse soprattutto, promuovere la regione, nel senso che molti partecipanti saranno spinti un domani a tornare a Lugano e nella regione magari per allenarsi e fare campi di allenamento.

Il momento, del resto, sembra essere quello giusto, con le costellazioni, come si usa dire in questi casi, bene allineate. Si pensi solo al successo della StraLugano, impensato da molti fino a qualche anno fa, ma anche alla presenza in Svizzera di atlete di livello mondiale come Daniela Ryf e Nicola Spirig. In più, la vicina Italia ha fatto passi da gigante ed è divenuta un bacino davvero importante di appassionati della triplice disciplina. Gareggiare nello splendido golfo di Lugano, ne siamo convinti, sarebbe un piacere enorme per tutti gli appassionati di triathlon e di chi vorrebbe avvicinarsi a questo sport.

A chi il primo passo allora?

Foto: La spettacolare partenza a nuoto del Triathlon di Locarno, in un’edizione di un paio d’anni fa (copyright © N. Pfund).

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