Quando correre è un po’ come meditare

Oggi sempre più persone fanno sport e movimento. Soprattutto sport di resistenza: bicicletta, nuoto, corsa a piedi, triathlon. Ma quello che è davvero nuovo è che la maggior parte di chi corre, pedala o nuota non lo fa in primis per gareggiare. Mettersi alla prova in una competizione è sempre stimolante, per vedere se si è migliorati, per confrontarsi, ma non è più il solo obiettivo. Chi ad esempio pratica la corsa a piedi, lo fa semplicemente perché ne prova piacere, perché correre, così come nuotare o pedalare è, semplicemente, bello. Si tratta di un cambiamento epocale, direi addirittura di un’evoluzione nei costumi della società, cambiamento da noi recentissimo e ancora in… divenire. Cambiamento che avevo in parte annunciato con il mio libro La filosofia del Jogger di qualche anno fa. In esso parlavo proprio della corsa anche moderata come mezzo per trovare un equilibrio, fatta anzitutto per il piacere di muoversi, precisando però anche alcune cose riguardo la sua pratica che mi sembrano importanti ancora oggi. Su questi temi ero stato intervistato per il settimanale Azione. Vi ripropongo allora l’intervista integrale, magari ci si può trovare qualche spunto interessante, qualche consiglio utile…

Buona lettura!

QUANDO CORRERE È COME MEDITARE

Non è raro veder uomini o donne di tutte le età correre per le strade, sui sentieri, o lungo laghi e fiumi. Talvolta sono soli, molto spesso in coppie o piccoli gruppi. Sono persone che conoscono i benefici di questa attività per la salute. La pratica regolare della corsa riduce la massa grassa e previene sovrappeso e obesità, è benefica per il cuore perché aumenta il cosiddetto «colesterolo buono», è una cura per l’ipertensione essenziale, agisce indirettamente su alcune delle principali cause di cancro, stimola le difese immunitarie, produce un’azione calmante, migliora l’efficienza muscolo-scheletrica, modifica positivamente il quadro ormonale e apporta evidenti benefici psichici. Non avremmo bisogno d’impegnarci a correre e, probabilmente, non avremmo neppure il bisogno di rincorrere questi benefici, se vivessimo oggi come quando l’evoluzione, nel corso del Pleistocene, selezionò le caratteristiche dei nostri corpi: correre era una delle nostre principali attività. Triatleta molto noto in Ticino, Nicola Pfund ha scritto La filosofia del Jogger. Il piacere di fare sport per vivere meglio. Destinato a qualunque tipo di lettore, il libro ha la forma di un diario che si sviluppa nell’arco di un anno. L’avvicendarsi delle libere riflessioni ci porta nell’intimità dell’autore, facendoci scoprire una pratica della corsa che non ha nulla a che fare con la competizione, né con l’aspirazione di mostrare a sé o agli altri le proprie qualità. La corsa che c’incoraggia a praticare Pfund è prima di tutto una ricerca di sé, un’attività ripetuta regolarmente non solo perché regolarità e media intensità dello sforzo producono i ben noti effetti benefici sulla salute, ma perché nella visione di Pfund, proprio la ricorsiva ricongiunzione con se stessi è la via verso l’equilibrio. Quella di Pfund è una corsa taoista, una corsa dove ogni passo è già la meta. Alcune domande poste all’autore ci permetteranno di comprenderne le intenzioni.

Il libro che lei ha dedicato alla pratica della corsa mette spesso in rilievo il piacere di questa attività. Chi comincia a praticarla, però, non può evitare di testimoniare personalmente anche la fatica della corsa, che varia in funzione all’intensità dello sforzo. Lei sostiene la necessità di compiere uno sforzo «moderatamente intenso». Che cosa vuol dire?

“Il difficile della corsa sta nell’iniziare, superare quel periodo di adattamento che ci consenta di correre anche per mezz’ora o più senza fermarsi. All’inizio bastano pochi minuti per avere il fiatone, sentire il cuore che scoppia nel petto e avere il classico mancamento di gambe. Ma il nostro corpo è qualcosa di eccezionale e alla fine riesce ad adattarsi, permettendoci di compiere sforzi sempre maggiori con più facilità. A quel punto, correre non è più una fatica ma diventa per tutti, credo, un piacere. Per chi corre già con una certa disinvoltura suggerisco di fare uno sforzo «moderatamente intenso», ovvero mai eccessivo ma neppure troppo soft . Per intenderci, attorno al 70-80 per cento della propria soglia anaerobica. Solo così si hanno degli effetti positivi, evitando anche infortuni dovuti al sovraccarico”.

Lei descrive la corsa come una pratica non solo utile a preservare la salute fisica ma anche utile al raggiungimento dell’equilibrio mentale. Non sono poche le pagine del suo libro in cui paragona la corsa alla meditazione. Come è giunto a fare queste riflessioni?

“Credo che faccia parte di un processo evolutivo e di crescita che mi ha interessato come sportivo. Uno dei pregi della corsa è la possibilità che ci offre di accedere al nostro sé per conoscerlo meglio. Sembrerà strano, ma ogni volta che si esce a correre, se lo si fa con il giusto spirito, compiamo un viaggio non solo lungo un percorso esterno, ma anche dentro lungo un percorso esterno, ma anche dentro noi stessi. La corsa attiva un’energia che arriva da lontano, libera la mente e con essa la riflessione: si è più pensosi, più sensibili alle cose che ci passano accanto e ci accadono dentro e che spesso trascuriamo”.

Ho il sospetto che la corsa praticata per raggiungere e preservare l’equilibrio interiore abbia poco a che fare con l’esercizio dello sport cui sono sottoposti i giovani dei nostri molti club sportivi e gli adulti agonisti. Sui primi agisce la pressione degli allenatori, per la selezione dei migliori atleti; sui secondi il desiderio di affermarsi. Leggendo il suo libro sembra che sia possibile cercare l’equilibrio con lo sport solo fuori del contesto dello sport organizzato.

“Purtroppo resiste l’idea che il tempo per lo sport è ben speso solo se produce in qualche modo risultati e onorificenze. Altrimenti è tempo perso, non serve. Perché fare sport se poi non si gareggia e non si vince? È un concetto di utilità un po’ ristretto e che è tipico della nostra società. Correre, fare sport è un’attività che dà piacere in quanto tale, e che vale per il fatto stesso di essere vissuta e non per ciò cui eventualmente può servire. È, come si vede, un discorso educativo e culturale che riguarda ciascuno di noi”.

Quando, però, manca lo stimolo della competizione, la motivazione tende a scemare. In assenza di un obbiettivo agonistico è difficile darsi l’impulso a svolgere un’attività sportiva. Occorrerebbe saper lavorare su di sé in una forma che lo sport, di solito, non insegna. Ciò significa che per esercitare un’attività come la corsa allo scopo di trovare e conservare un equilibrio per il corpo e la mente lo sport non è una risorsa sufficiente? Che occorre perseguire uno stile di vita particolare?

“Senza andare troppo lontano, pensiamo alla sensazione di benessere che si prova dopo aver fatto un po’ di jogging all’aria aperta, in campagna o in un bosco. È assolutamente fantastica e, per questo, ci vuole veramente poco! Se c’è uno stile di vita da perseguire, direi perciò di cercarlo nelle cose semplici, quelle per le quali siamo stati «progettati», ma che spesso trascuriamo a vantaggio di altre attività. Il movimento – camminare, correre, nuotare – è parte della nostra essenza di uomini e senza di esso non possiamo essere né completi, né veramente felici”.

È facile immaginare che molti lettori penseranno che sarebbe bello impegnarsi della corsa come lei incoraggia a fare, ma che – purtroppo – non hanno tempo. Che la giornata è già piena di cose, per poter anche indossare una tuta e andare a correre. Il sentimento dell’assenza del tempo necessario per fare sport – esattamente come per la lettura (attività prevalentemente femminile, come lo è il jogging) – sembra condiviso da molti, e quei pochi che riescono a trovarlo sono quelli che praticano lo sport, appunto, per competere, cioè ancora sotto la tirannia del tempo.

“In genere, quando qualcuno dice di non aver tempo per correre, sorrido e chiedo se si ritiene più impegnato del presidente degli Stati Uniti che riesce sempre a ritagliarsi un po’ di tempo per fare jogging. È vero, ci sono persone tempo per fare jogging. È vero, ci sono persone apparentemente super-impegnate, tutto il giorno di fretta, di qua di là, sempre di corsa per accorgersi, magari la sera, che un altro giorno è passato, ma non è stato un giorno vissuto pienamente. Stili di vita tiranni, forme di esistenza sbagliate. A costoro dico: attenzione, ritagliatevi almeno un piccolo spazio vostro nella giornata per vivere veramente. Potrebbe essere quello di una corsetta a piedi, nel respiro del proprio sé, magari già al mattino prima di iniziare la carambola di attività della giornata lavorativa”.

Vedi anche: La filosofia del Jogger; L’insegnamento del triatleta

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Sold out all’Ironman 70.3 Rapperswil

Mancano ormai poco più di due settimane all’Ironman 70.3 Rapperswil che registra un nuovo “sold out” di partecipazione. Tutti i pettorali disponibili sono infatti stati assegnati, per una competizione che è molto apprezzata anche da atleti internazionali che trovano sulle rive del lago di Zurigo delle condizioni ideali per gareggiare. La cittadina di Rapperswil, dal canto suo, non  può che gioire: vengono infatti stimati a circa 5-7 milioni di franchi le ricadute da questo evento sulla città e la regione.

 

Intanto sono state pubblicate le liste degli atleti “PRO” al via (vedi sotto). Dalle quali si evince che  l’11 giugno saranno presenti tutti i migliori svizzeri con Daniela Ryf e Ruedi Wild, entrambi più volte vincitori di questa prova, in prima fila. Ma se per la Ryf non si vede un’avversaria che possa veramente metterla in difficoltà, diverso è il discorso tra gli uomini, dove questa stagione fa il suo debutto sulle lunghe distanze in Svizzera (in stagione ha già gareggiato al 70.3 Taiwan ottenendo un terzo posto) Sven Riederer, l’atleta di punta dei colori rossocrociati fino alla passata stagione nella distanza olimpica e vincitore di un bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004.

 

Il passaggio di Riederer alle lunghe distanze molto probabilmente porterà, se non subito a medio termine,  a un rimescolamento dei valori in campo. A titolo di esempio vale la pena ricordare che Riederer, sulle corte distanze, era il numero uno anche quando gareggiava Ruedi Wild. Quindi, potenzialmente, lo zurighese di Wallisellen ha le carte in regola per primeggiare pure negli Ironman 70.3. Staremo a vedere cosa succederà già a Rapperswil. Ci saranno comunque anche gli altri elvetici, a cominciare da Ronnie SchildknechtJan Van Berkel e Manuel Küng.

 

Per quanto riguarda i concorrenti spiccano i nomi delle altre due elvetiche Celine Schaerer e Emma Bilham, quest’anno prima al 70.3 di Cannes di fine aprile e, due settimane dopo, anche al 70.3 Pays d’Aix, della britannica Catherine Jameson, dell’austriaca Bianca Steurer e dell’irlandese Aline Donegan, mentre tra gli uomini saranno presenti gli austriaci Paul Reitmayr e Martin Brader (trionfatore al Triathlon di Locarno 2015) oltre al sudafricano James Cunnama, vincitore di parecchie prove sulla distanza 70.3 del circuito mondiale. Al via anche numerosi atleti ticinesi, alcuni ambiziosi per la classifica altri interessati a gareggiare come preparazione in vista degli appuntamenti estivi.

 

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Foto: Getty Images

FonteTriathlon, che passione!

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Ticinesi protagonisti alla StraLugano

Non si è ancora spenta la eco sulla StraLugano 2017. Un’edizione, quella di quest’anno, che sarà ricordata a lungo. Per diverse e belle ragioni. Intanto per il numero di partecipanti che è arrivato a quota… 5.352. Un numero che in Ticino, fino ad oggi, non è mai stato raggiunto in nessuna manifestazione del genere. E che ha grosse possibilità di aumentare ulteriormente in futuro. Che bello sarebbe arrivare ai 10 mila iscritti! Ci vorrà tempo, sicuramente, ma l’obiettivo non è impossibile da raggiungere. Intanto, però, prepariamoci per la prossima edizione che sarà valida come campionato svizzero di mezza maratona!

Rimarranno nella memoria anche alcune imprese sportive. Sicuramente quelle dei vincitori. Soprattutto nella prova maschile quella cavalcata solitaria di Cosmas Jairus Kipchoge, davvero straordinaria. Uno spettacolo di alta classe, indubbiamente. Ma anche il secondo posto tra le donne, alle spalle dell’etiope Muliye Dekebo e con tanto di record personale, della triathleta italiana Sara Dossena, che abbiamo conosciuto e apprezzato per la sua bravura ma anche per la splendida disponibilità e simpatia. Davvero un bel personaggio che ci ha rilasciato una interessante intervista (con una risposta finale sorprendente).

Da non dimenticare infine le belle prestazioni dei ticinesi. A cominciare da quelle di Enrico Cavadini che malgrado la non più giovane età (classe 1968) riesce ancora a segnare tempi davvero notevoli (1h13’07”), chiudendo alle spalle del gruppo degli atleti di punta, e di Evelyne Dietschi, lei sì, davvero una promessa con i suoi 21 anni.

La studentessa di Paradiso, prima della gara, ci aveva detto che puntava a un tempo inferiore a quello dello scorso anno e a scendere sotto l’ora e diciassette per ottenere il limite alle Universiadi. Chiudendo in 1h16’52’’, ha parzialmente raggiunto i suoi obiettivi, visto che ha eguagliato il “crono” dello scorso anno riuscendo però a terminare in meno di l’1h17’.

Infine da non dimenticare anche la prova di Lukas Oehen che abbiamo ammirato nella 10 km. Lukas, che è da poco rientrato alle gare, è rimasto nel gruppetto dei migliori per 3-4 chilometri, perdendo poi contatto ma finendo comunque al quarto posto. Un risultato di valore se si tiene conto dell’alta concorrenza, costituita in particolare dai fratelli Turroni, Paolo e Alessandro, ma anche dal giovane zurighese von Wartburg.

Diversi podi sono da segnalare nelle varie classi d’età. Nella mezza maratona quelli di Giacomo Zambetti (2. rango/Classe età MU20), Abraham Luum (3./MU20), Marco Oberti (2./M50), Ralf Mureddu (3./M50), Brunello Aprile (3./M60), Melissa Milani (2./WU 20), Simona Lazzeri (3./W40) e Paola Casanova (1./W50).

Nella dieci chilometri si sono invece distinti Alex Balestra (2./MU20), Edo Rossetti (1./M40), Enrico Stivanello (3./M40), Claudio Gennari (3./M50), Giovanni Pignataro (1./M60), Armando Guglielmetti (3./M60), Elisa Cattaneo (1./WU20), Giulia Suergiu (3./WU20), Jessica Uebelhardt (2./W20), Larissa Sonvico (3./W20), Jeannette Bragagnolo (1./W40), Katia Bossi (3./W40), Jacqueline Guggiari (2./W50), Marzia Conti Beltraminelli (3./W50) e Romana Crotti (1./W60).

A tutti i partecipanti vanno comunque i nostri complimenti!

CLASSIFICHE

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: copyright © N. Pfund

Leggi anche: Sara, triatleta con la corsa nel sangue

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Sara, triatleta con la corsa nel sangue

Ha portato bene a Sara Dossena la fugace espatriata in terra elvetica. In occasione della StraLugano, la forte atleta lombarda è infatti riuscita a ritoccare il suo personale nella mezza maratona fissandolo in 1h10’38”. L’abbiamo raggiunta subito dopo la gara per questa intervista.

Piccola e minuta. Lo sguardo sveglio e un volto irresistibilmente simpatico. Sara Dossena l’abbiamo ammirata domenica alla StraLugano, presente con Emma Quaglia, altra campionessa con un palmarès ricco e importante, rimanendo subito impressionati dal suo passo decisamente di grande qualità. Un passo senza dubbio da vera campionessa della corsa a piedi. Ne fa stato anche il suo tempo finale nella mezza maratona: 1h10’38’’ (nuovo “personal best”) che le è valso il secondo posto assoluto, alle spalle della fortissima etiope Muliye Dekebo, vincitrice quest’anno anche della Roma-Ostia.

Il suo nome è ormai ricorrente sia nell’atletica che nel mondo del triathlon, disciplina quest’ultima che ha abbracciato nel 2011. Di lei sentiamo parlare spesso in riferimento a gare nella triplice, di recente anche in occasione del Challenge Rimini dove è giunta terza assoluta. Ma vanta altri piazzamenti di prestigio, come un terzo posto in una gara di Coppa del Mondo e diversi titoli anche nel duathlon. Scopriamo dunque un’atleta che si divide con successo tra podismo e triathlon e che è allenata da Maurizio Brassini, un ex di grande bravura ed esperienza, con il quale programma e pianifica i suoi allenamenti.

La storia di Sara è costellata di momenti belli ma anche difficili. Soprattutto a causa dei numerosi infortuni che l’hanno costretta, in passato, a dei lunghi periodi di inattività. Però lei è sempre riuscita a rialzarsi, a riprendere con gli allenamenti per combattere una sorte forse a volte troppo crudele. Ottenendo proprio quest’anno, a 32 anni, alcune tra le più belle soddisfazioni, come la vittoria ai recenti campionati italiani sui 10 mila metri, chiusi con il tempo di 33’11’’. Ma anche e senza dubbio lo splendido “crono” di ieri alla StraLugano, di oltre un minuto inferiore a quello stabilito in occasione della “mezza” di Genova dello scorso 9 aprile.

Per chi come noi mastica triathlon da qualche anno, il profilo di Sara Dossena è sicuramente molto interessante. I suoi tempi nella corsa a piedi ne fanno infatti, se pensiamo alla terza frazione, una delle più forti atlete al mondo nella triplice disciplina. La corsa a piedi è del resto in certe gare quella più importante, quella decisiva. Ragione per cui, se dovesse risultare competitiva anche nelle prime due tratte, la portacolori del Raschiani Triathlon Pavese ha davvero delle ottime chances di affermarsi ai livelli più alti.

In occasione della StraLugano l’abbiamo intervistata subito dopo la gara, dove ci ha rilasciato queste sue impressioni.

Dunque Sara, cosa ci dici del tuo risultato di oggi a Lugano?

“Per me è davvero un sogno. Oggi mi sentivo davvero bene. È stata una gara stupenda per le sensazioni. Ho fatto quindi la mia gara senza guardare in faccia a nessuno. Sapevo di essere in forma e di poter fare un buon “crono”. Anche perché, a differenza della “mezza” di Genova che presenta alcuni saliscendi, la StraLugano ha un percorso piatto e molto veloce”.

È bella la tua definizione di “triatleta con la corsa nel sangue”. Significa che ti dividerai sempre tra corsa e triathlon?

“Ho tanti interessi nell’atletica, ma il triathlon mi piace. Oggi sono davvero contenta di avere realizzato questo tempo nell’atletica. Continuerò senz’altro a pedalare e nuotare, anche per tenere i chilometraggi nella corsa a livelli più “contenuti” (adesso percorro circa 60 chilometri alla settimana), per evitare di sovraccaricare tendini e muscoli e quindi per prevenire nuovi infortuni”.

Obiettivi in stagione?

“La mia prossima gara sarà un dieci chilometri a New York. Nella “Grande Mela”, ritornerò poi a novembre per la maratona, dove sono stata invitata. Direi che questo è il mio obiettivo principale della stagione e un po’ anche il mio sogno della carriera. Per questo cercherò di presentarmi nelle migliori condizioni possibili. Sicuramente in stagione prenderò parte anche a qualche Ironman 70.3, che però devo ancora fissare”.

Sara, cosa ne pensi, a Lugano ci starebbe un triathlon?

“Ne parlavo proprio ieri con Maurizio: questo sarebbe il luogo ideale per organizzare un triathlon. Una ragione davvero splendida e che si presta in maniera perfetta. Se poi l’organizzazione e l’ambiente sono quelli di oggi della StraLugano allora il successo è garantito”.

Parole di Sara Dossena!

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: copyright © N. Pfund

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La StraLugano alle spalle dei kenioti

La StraLugano alle spalle dei kenioti

È un’esperienza particolare. Che oggi voglio condividere. Quale? Vivere la StraLugano seguendo passo a passo, attraverso una galleria fotografica unica realizzata oggi da me, il gruppo dei “top runner”. Che nella fattispecie sono le famose gazzelle degli altipiani africani, kenioti ed etiopi. Ma, in occasione di questa bellissima edizione della StraLugano, certamente e soprattutto kenioti…

La bandiera del Kenia ha infatti sventolato addirittura sui primi nove atleti giunti al traguardo. Una supremazia incredibile. Schiacciante. Già dopo pochissime centinaia di metri il gruppo dei migliori si è portato davanti facendo praticamente il vuoto. Il loro passo, se visto da vicino come ho la fortuna di poter fare da diversi anni nel mio ruolo di radio-corsa, è davvero impressionante: una reattività fantastica, la loro, danno l’impressione di non fare fatica, anche se corrono abbondantemente sotto i tre minuti al chilometro!

Nella galleria di immagini, una vera “chicca” mai proposta da nessuno e che vi lascio guardare con calma, si può ricostruire l’andamento della gara, dall’inizio fino all’arrivo. Con dapprima un gruppo abbastanza numeroso di atleti che via via si sgretola sotto la spinta in particolare del vincitore, Cosmas Jairus Kipchoge, che terminerà in solitaria con un ottimo crono di 1h01’00’’, a soli 6’’ dal suo record stabilito nel 2016.

GALLERY PRIMA PARTE

GALLERY SECONDA PARTE

Photo: copyright © N. Pfund

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Che bello, il mio sito funziona!

Un sito che funziona!

Aprire il tuo sito personale e ritrovarsi dopo un solo mese (il primo) già con questi numeri relativi alle visite (fornite da Google Analytics, vedi sotto): 1000 utenti unici (999 per la precisione), 2279 sessioni, 12314 visualizzazioni, e ben 27 paesi coinvolti! Utenti dalla Svizzera e dall’Europa soprattutto, gli altri provenienti un po’ da tutto il mondo. So che in genere sono numeri destinati a crescere, come è stato per il mio blog (sempre attivo e aggiornato) Triathlon, che passione, che “viaggia” ormai attorno alle mille visualizzazioni al giorno, anche se non pubblico con regolarità. Devo essere sincero, non me l’aspettavo. Che bello, però! Perché per lo meno so che quando pubblico qualcosa non è uno… sforzo inutile. GRAZIE!

PS 1: ma alla fine cosa piacerà alla gente? Il fatto che parlo di cose belle, probabilmente, sport, benessere, triathlon, corsa… boh

PS 2: date un’occhiata al sito e vedete un po’ gli argomenti che tratto; se avete qualcosa di bello e interessante da raccontare fatevi aventi, un’intervista è sempre possibile!

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La soddisfazione del lavoro ben fatto

La soddisfazione per il lavoro ben fatto

Ammettiamolo. Fa piacere essere informati già al mattino di buon’ora, tramite un tweet (oggi i social media ti tengono aggiornato quasi in tempo reale), che l’articolo che hai preparato per il quotidiano con cui collabori (ormai da un ventennio…) è stato apprezzato. A me è capitato proprio stamane. C’è sempre una certa attesa, da parte di chi scrive, come nel mio caso, in qualità di collaboratore esterno (quindi non attivo direttamente in redazione), su come il “pezzo” verrà trattato e pubblicato.

Non sempre si può chiedere di apparire “in apertura” di pagina, di coprire grandi spazi, perché gli eventi sportivi sono molti, sia a livello nazionale che internazionale e locale. Molti, questo aspetto, non lo capiscono e non lo vedono, magari lamentandosi con le redazioni perché una notizia che stava a cuore non è stata pubblicata o non ha avuto il risalto sperato. Devo però dire che nel mio caso ho spesso la soddisfazione di vedere i miei articoli in bella evidenza, come è successo oggi per il “lancio” della StraLugano 2017.

La soddisfazione, in questi casi, è doppia. Anzi tripla. Per me senz’altro, per lo meno per il lavoro che c’è stato e che non è sempre evidente, ma soprattutto per i partecipanti e gli organizzatori della StraLugano, nonché per la brava atleta raffigurata sulla foto, stavolta davvero in grande formato (ma lo merita!). Credo che tutto ciò si possa riassumere in una frase e cioè: “soddisfazione per il lavoro ben fatto”. Non solo da parte mia, come estensore dell’articolo, ma appunto anche da parte degli organizzatori e dei partecipanti medesimi che meritano di essere citati per quello che hanno fatto o faranno.

Devo infine ringraziare la redazione sportiva del “Corriere del Ticino” con la quale collaboro, come detto, da ormai diversi anni. Soprattutto con alcuni giornalisti, quelli più vicini all’area di interesse dei miei articoli, ho instaurato un rapporto che senza difficoltà definirei di bella amicizia. Un rapporto vero, autentico. Sportivo, appunto! Con alcuni di loro ho vissuto un’esperienza di vita che ricorderò sempre. Perché lo sport è così: ti regala sempre emozioni uniche che diventano ancora più belle se si possono condividere con gli altri, ad esempio pubblicandole in un articolo di giornale!

Nelle foto: Il mio contributo sul “Corriere del Ticino” di oggi alla StraLugano 2017 (sopra). Sotto la pagina facebook ufficiale della StarLugano con l’immagine che riprende l’articolo.

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Chi sono i favoriti alla StraLugano?

Chi sono i favoriti alla StraLugano?

Cade il velo sui nomi degli atleti élite della StraLugano edizione 2017. Un cast di primissimo piano che potrebbe riproporre i fuochi d’artificio del 2016, quando ben 9 atleti hanno chiuso sotto i 63 minuti, con i primi due addirittura sotto i 61, facendo della StraLugano la più veloce mezza maratona mai disputata su territorio elvetico.

Tra i sicuri protagonisti ci saranno i vincitori della passata edizione che saranno quindi chiamati a difendere il loro titolo: il keniano Cosmas Jairus Kipchoge e la diciannovenne etiope Muliyne Dekobo Haylemaryiam, che ha fissato il proprio personale sulla “mezza” a 1h09’10’’ in occasione della Roma-Ostia 2017.

Sono circa una trentina i top runner presenti domenica alla StraLugano nella mezza maratona. Tra questi una dozzina sono kenioti. Come dire che lo spettacolo è davvero assicurato. Kipchoge parte si con i favori del pronostico, ma dovrà guardarsi almeno da due suoi connazionali: uno è Rodgers Maiyo che vanta un “personal best” di 1h01’54’’ e l’altro risponde al nome di Paul Kariuki Mwangi che ha già corso la “mezza” in 1h01’25’’.

Prestigioso anche il “parterre” al femminile (come probabilmente mai lo è stato prima alla StraLugano): oltre alla Dekebo, che sembra avere una marcia in più rispetto alle altre, c’è un gruppo di atlete con prestazioni molto vicine: le keniane Liavoga, Wangari e Wanjiku, l’etiope Bekele, ma anche le italiane Emma Quaglia (nella foto in alto, ha un passato sportivo molto prestigioso) e Sara Dossena. Quest’ultima, che si definisce “triatleta con la corsa nel sangue” vanta un personale nella “mezza” di 1h11’54’’ e si è imposta due settimane fa nei campionati italiani sui 10 mila metri.

In campo ticinese tra gli uomini spicca per il momento il nome di Enrico Cavadini. Classe 1968, il bellinzonese è già risultato il migliore degli atleti nostrani in edizioni passate della StraLugano, quando ancora prevedeva il tracciato di 30 km attorno al Monte San Salvatore. Ma le nostre attenzioni saranno rivolte soprattutto verso la luganese Evelyne Dietschi (foto sotto), già migliore svizzera al traguardo lo scorso anno con un “crono” di 1h16’52’’.

ELENCO ISCRITTI

Fonte: Triathlon, che passione!

Leggi anche: La StraLugano verso un record di iscritti 

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La StraLugano verso un record di iscritti

La StraLugano si ripropone agli appassionati della corsa a piedi offrendo, questo weekend, un ricco “menu” fatto di agonismo, sano divertimento e tanta solidarietà. Un evento sportivo giunto alla 12ma edizione e che è cresciuto di anno in anno divenendo tra i maggiori non solo a Lugano e in Ticino, ma a livello nazionale. “La StraLugano – ha detto il sindaco Marco Borradori, in occasione della conferenza stampa di presentazione tenuta la scorsa settimana a Palazzo Civico – sta diventando sempre più importante per la Città, una “classica” dove ci si diverte, ci si mette in gioco e in più dove c’è quella sana voglia di stare insieme”.

Promozione del territorio

Un giudizio al quale fa eco quello di Roberto Badaracco, responsabile del dicastero sport della Città, da sempre partner fondamentale della manifestazione. “La StraLugano è un punto fermo per noi, un evento in cui si sposano alla perfezione l’aspetto sportivo, quello conviviale e la promozione dello splendido territorio e della plaga luganese”.

Verso un nuovo record?

“Sono già oltre 4 mila gli atleti iscritti, un numero superiore allo stesso periodo dello scorso anno”, ha precisato con soddisfazione Vanni Merzari presidente del CO. È quindi possibile che venga nuovamente superato il record di presenze che nel 2016 furono 5.260 (contro le 4.190 del 2015). Numerosi come sempre gli atleti che giungeranno dall’Italia e da altri paesi esteri (ben 28 al momento le nazioni rappresentate).

Viaggio gratuito con le FFS

“Tra le novità di quest’anno – ha inoltre precisato Merzari – c’è l’accordo con le FFS che consente a tutti i partecipanti di usufruire gratuitamente del viaggio in treno da ogni località della Svizzera. Un’offerta che già ora ci ha permesso di raddoppiare il numero di partecipanti provenienti da oltre Gottardo. E possiamo già annunciare la grande (e bella) novità del prossimo anno, ovvero che la StraLugano varrà per l’assegnazione dei titoli svizzeri di mezza maratona”.

Le gare e i percorsi

I percorsi sono confermati e saranno completamente “cittadini”. Quattro le gare principali in programma: la Half Marathon (e staffetta), mezza maratona di 21, 097 km e la 10 km CityRun che si svolgeranno domenica con partenza alle 10 (dopo l’inno svizzero), rispettivamente le 13. Gli atleti scatteranno dal lungolago per raggiungere la zona dell’Università e in seguito Cassarate e il Ponte del Diavolo. Da qui rientro toccando il Parco Ciani fino a Paradiso e di nuovo verso il centro lungo Via Nassa fino al traguardo. Un giro per chi affronta i 10 km, due per la “mezza”. Il sabato ci saranno invece, su un percorso abbreviato, le prove dei KidsRun (ore 19) e la 5 km Run4Charity (21).

Un cast d’eccezione

Attesi anche quest’anno diversi atleti di caratura internazionale. Saranno presenti i vincitori dell’edizione 2016, ovvero il keniota Cosmas Kipchoge e, tra le donne, l’etiope Mulye Haylemariyam. “Questi atleti saranno confrontati con un cast d’eccezione – ha detto Maurizio Lorenzini, responsabile degli atleti élite – comprendente, tra le donne, anche la giovane Evelyne Dietschi, un grande talento del podismo ticinese che mira ad abbassare il proprio record dello scorso anno”.

La solidarietà

Come da tradizione, accanto alle diverse competizioni è stato allestito un programma di beneficenza (Charity Program) allo scopo di raccogliere fondi per dieci associazioni della regione. Lo si potrà fare in tutte le gare e in particolare nella staffetta, nella 5km Run4Charity di sabato e nella Half Marathon, dove acquistando un pettorale speciale del valore di 150 franchi ci sarà la possibilità di partire nella batteria dei “top runner”. Info: www.stralugano.ch

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