Daniela Ryf grande favorita all’Ironman Hawaii

Daniela Ryf sogna di entrare nella leggenda del triathlon. Nella notte di sabato su domenica la solettese potrebbe conquistare l’Ironman delle Hawaii per la terza volta di fila. L’ultima donna che ha realizzato un simile exploit è stata la campionessa del mondo Chrissie Wellington, che si impose dal 2007 al 2009.

Un’altra elvetica, Natascha Badmann, aveva centrato un tris fra il 2000 e il 2002. Dovesse raggiungere l’obiettivo, la Ryf diventerebbe la sola triathleta a firmare l’exploit a 30 anni. Le altre sportive erano tutte più mature. «Daniela è stata la migliore in assoluto», aveva precisato il suo allenatore Brett Sutton dopo la gara dello scorso anno, quando la sua pupilla aveva chiuso con tanto di record alle Hawaii: 8h46’46’’. Dopo aver dominato la tratta in bici, la solettese aveva centrato il suo primato personale nella maratona (2h56’52’’).

In questa stagione, oltre alla tripletta alle Hawaii, Daniela Ryf ha la possibilità di puntare alla doppietta, come nel 2015, campionato del mondo di Ironman e Ironman 70.3. Ma non solo: insegue anche il jackpot di un milione di dollari per un ulteriore exploit dopo quello di due anni fa.

Nel suo mirino ci sono anche le gare di media distanza dell’Ironman. Dopo aver conquistato quella di Dubai e il Mondiale 70.3 negli Stati Uniti, punterà ad una terza corona il 25 novembre nel Bahrein. In campo maschile gli elvetici più quotati sono Ronnie Schildknecht, Ruedi Wild e Jan van Berkel. Tutti puntano a un posto tra i top 10.

STARTING LIST IRONMAN HAWAII 2017

Fonte: Triathlon, che passione!

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“In sella e in salita”, Nicola Pfund su Cooperazione

Questa settimana su Cooperazione un bel reportage su di me e il mio ultimo libro In bicicletta su e giù per il Ticino. Con la redattrice Raffaela Brignoni abbiamo percorso insieme un itinerario descritto nel volume, quello che da Biasca porta ad Aquila in Val di Blenio e ritorna di nuovo a Biasca.

Ne è uscito questo bel pezzo molto fedele all’esperienza vissuta tre settimane fa circa in Val di Blenio, in compagnia anche del bravo fotografo locarnese Massimo Pedrazzini che mi ha “immortalato” nelle immagini che potete vedere dell’articolo.

Buona lettura!

PS: Per leggere con calma fate click sull’immagine e poi ingrandite 🙂

Linkhttp://www.cooperazione.ch/In+sella+e+in+salita

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Andreas Dreitz e Lucy Gossage vincono l’IRONMAN Italy

Una fantastica giornata di settembre, un’atmosfera inebriante degna dei grandi eventi, hanno fatto da cornice a questa edizione inaugurale dell’IRONMAN Italy Emilia-Romagna. Fin dalle prime ore della mattina 2500 atleti di cui 70 professionisti, accompagnati da tantissimi supporter, hanno riempito il lungomare della città di Cervia per completare le operazioni di rito prima della partenza.

Alle ore 7.30 in punto, con un mare piatto e una temperatura esterna di 15°, i PRO uomini hanno dato il via ufficiale al primo IRONMAN Italy Emilia-Romagna accompagnati dal calore e dall’entusiasmo di migliaia di spettatori provenienti da tutto il mondo. Animi incandescenti e partenza sensazionale con il susseguirsi dei PRO uomini, PRO donne e tutti gli age group che, con il sistema del rolling start, hanno iniziato la loro avventura.

“E stato il mio primo IRONMAN e non potevo immaginare di meglio”
– Andreas Dreitz

La frazione di nuoto è apparsa subito avvincente. Il primo ad attraversare l’uscita all’australiana, dopo 1,9km, è stato il francese Jeremy Jurkiewicz in soli 26’05’’, seguito dall’italiano Ivan Risti e dal tedesco Niclas Bock con soli 5’’ di ritardo. Al termine della seconda parte della frazione nuoto il francese si conferma il più veloce ad uscire dopo soli 45’49’’ seguito da Ivan Risti e Niclas Bock. I tre atleti sono usciti dalla zona cambio nello stesso ordine per affrontare il percorso ciclistico, seguiti dall’italiano Alessandro Degasperi e dai tedeschi Andrea Dreitz e Timo Bracht, all’ottavo e nono posto rispettivamente.

I 180 km in due giri nell’entroterra tra le province di Ravenna e Forlì – Cesena hanno visto completamente stravolgere l’ordine di partenza con una rimonta sensazionale del tedesco Andreas Dreitz, in testa al gruppo già al km 31,9. Degasperi recupera fino a conquistare il secondo posto del gruppo a soli 55’’ di distanza; terzo il francese Jurkiewicz, mentre Timo Bracht continua la fantastica ascesa in quarta posizione. Il rientro in zona cambio vede in testa il giovane Dreitz seguito dall’italiano Degasperi e da uno strepitoso Bracht, seguito a sua volta a breve distanza dal francese Jurkiewicz.

Mentre Andreas Dreitz continua la sua corsa in solitaria, la maratona riserva ulteriori sorprese nei gradini più bassi del podio. Alessandro Degasperi, secondo anche nei primi chilometri, si ritira in previsione della sua prossima partenza per la World Championship a Kona, Hawaii. Con il ritiro dell’italiano, Timo e il danese Jens Petersen-Bach sono rispettivamente al secondo e terzo posto ma dopo già i primi chilometri il tedesco perde posizioni a vantaggio del danese. Il croato Andrej Vistica continua a guadagnare posizioni e a metà percorso raggiunge il terzo posto che conserva fino al traguardo.

Andreas Dreitz conclude la sua corsa in solitaria tagliando il traguardo in 08:03:27, conquistando in terra italiana il suo primo podio nella lunga distanza e il primo dell’IRONMAN Italy Emilia-Romagna. Sul secondo e terzo gradino del podio il danese Petersen-Bach in 08:12:57 e il croato Andrej Vistica in 08:17:47.

Anche tra le donne professioniste la battaglia è stata intensa, con continui capovolgimenti di classifica. Fantastica performance nella frazione di nuoto per la canadese Jenny Fletcher in 54:09 seguita dalla belga Tine Deckers e dalla tedesca Carolin Leherieder. Ottima anche quella dell’italiana Marta Bernardi alla sua prima gara in una lunga distanza. Ma la più veloce ad uscire dalla zona cambio è Lucy Gossage solo quinta nella frazione nuoto. Una battaglia per la prima posizione tra l’inglese Gossage e la belga Deckers: nessuna delle due vuole accontentarsi del secondo posto. Durante la frazione di bici, gran duello tra la tedesca Carolin Lehrieder e l’italiana Marta Bernardi ma alla fine è proprio quest’ultima ad avere la meglio grazie ad un’ottima ultima frazione.

Il podio femminile ha i colori azzurri con il terzo posto dell’italiana Marta Bernardi che chiude la gara in 09:20:04; al secondo posto la belga Tine Deckers che chiude in 09:13:35 e sul gradino più alto si consacra l’inglese Lucy Gossage 09:06:39. Questo podio internazionale, sia maschile che femminile, rispecchia perfettamente lo spirito di questa prima edizione italiana dell’IRONMAN, con la quale possiamo affermare di aver scritto una nuova pagina del triathlon italiano ed internazionale.

CLASSIFICHE UOMINI

CLASSIFICHE DONNE

CLASSIFICA ATLETI SVIZZERI

Fonte: Comunicato stampa Ironman Italy

Foto: Copyright Alessandro e Marco Trovato

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«Le pedalate, iniezioni di buonumore», con Nicola Pfund

Ripropongo di seguito una bella intervista che feci nel 2012 per il settimanale Cooperazione, in occasione dell’uscita del libro “Sui passi in bicicletta” (Fontana Edizioni). Lo faccio anche in ricordo di un bel pomeriggio passato insieme alla brava redattrice Raffaela Brignoni al “mitico” Tea Room Beffa di Airolo.

LE PEDALATE, INIEZIONI DI BUONUMORE

Nicola Pfund, è insegnante e ciclista appassionato. Ha scalato più volte i principali passi elvetici e recentemente ha pubblicato un libro.

Lo incontro nello storico tea-room Beffa di Airolo. Sta conversando con un anziano signore del paese, appassionato anche lui di bicicletta. «È lui che mi ha raccontato che ogni tornante della Tremola porta un nome» mi spiega Nicola Pfund, in maglietta e pantaloncini, sfoggiando una bella abbronzatura. Nicola è insegnante di cultura generale. Dopo qualche giorno in Costa Azzurra, è venuto a prendere dimora nella sua residenza estiva. «Ho fatto la mia “transumanza” annuale ieri, da Breganzona a Prato Leventina». Una sorta di rituale che svolge in bicicletta. «Mah, ci avrò messo un po’ meno di tre ore. Non ne tengo più conto, non è come le prime volte quando, da buon sportivo, ero più attento ai tempi di percorrenza. Vedi? Non porto nemmeno l’orologio!» dice sorridendo Nicola. Se lo prendi per un pazzo della bicicletta, lui ti fa sentire un pazzo di pigrizia: «È chiaro, ci vuole un po’ di preparazione, ma tutti ce la possono fare. Con la bicicletta è come con l’appetito. Vien mangiando». Te lo dice con una leggerezza tale da credere di poter affrontare anche tu la Tremola, chiamando ogni tornante con il proprio nome, dopo qualche settimana di allenamento. Nicola macina chilometri in sella alla sua bicicletta.

La Svizzera la percorre in lungo e in largo da oltre 20 anni, cimentandosi spesso anche sui passi, alcuni scalati anche più volte. Ma macina anche libri per documentarsi sulla storia dei luoghi che visita. «La Svizzera è una vera e propria goduria per chi ama pedalare. Le strade sono in buone condizioni, ci sono molti passi e, con il ritmo della pedalata, ti prendi anche il tempo di guardarti attorno e vedi un sacco di cose cui non fai caso quando viaggi in auto». E queste esperienze, Nicola le racconta nel libro che ha pubblicato in maggio. «Ci ho messo tre anni a scriverlo. Ho anche scattato quasi tutte le foto che vi sono all’interno, è un lavoro che prende tempo. Devi cercare la giornata giusta e trovarti nel punto migliore per scattare una bella foto», spiega sfogliando il libro che conosce a menadito, come le strade che ha percorso per scriverlo.

Nonostante l’indubbia onestà con cui Nicola parla del piacere che si prova a pedalare in salita per decine di chilometri («le pedalate sono iniezioni di buonumore e benessere»), non si può non chiedersi da dove gli sia venuta questa passione per la bicicletta. «Mio nonno, negli anni Venti, è stato buon dilettante, ha vinto numerose gare anche a livello nazionale. Mi ricordo che da piccolo aggiustavamo insieme le biciclette. Ma da giovane ero attirato più dallo sport praticato come gioco. Ho iniziato con il basket. Solo più tardi ho cominciato le attività di resistenza. Sono stato tra i primi a praticare il triathlon in Ticino e ho sempre fatto bicicletta. In estate pedalo quasi tutti i giorni, ma comunque continuo sia con la corsa sia con il nuoto. Non faccio sport spinto dalla voglia di superare dei record. Lo sport per me è la soddisfazione di arrivare in cima ad un passo, di aver acquisito la capacità – la resistenza e la forza fisica e mentale – per farlo. Andare in bicicletta è anche un mezzo per conoscermi meglio. Lontano dai piccoli problemi della vita quotidiana, mi ricentro su me stesso: è una forma di meditazione. Non ho bisogno di andare in Tibet per questo. E poi, percorrendo più volte i passi, inizi a conoscerli.

Ognuno ha una sua personalità e ogni volta che lo affronti, scopri  cose nuove, e la tua conoscenza si fa più ricca di sfumature. Quando salgo il Gottardo e mi avvicino alla vetta, sento dei sibili, come dei sussurri. È il vento, ma per me è come se fossero le voci di tutti quelli che nel passato hanno attraversato questo passo, anche in condizioni avverse. È incredibile pensare a tutti i destini che sono passati di qui: imperatori, papi, re, eserciti, emigranti, gli operai stessi che hanno costruito la strada. Nella fretta di tutti i giorni ci dimentichiamo di queste cose».

Pesa bene le parole Nicola, lo si immagina concentrato e assorto nel paesaggio, attento all’eco del passato, ma è anche una persona estremamente socievole e il ciclismo non è forse uno sport per lupi solitari? «No, a furia di fare i passi poi conosci gente. Ci sono altri appassionati della bicicletta che ho conosciuto sulla strada, abbiamo mantenuto i contatti e succede che ci mettiamo d’accordo per fare un’escursione insieme. Una volta, salendo la Tremola, ho conosciuto un giovane cicloturista tedesco. Era andato fino a Roma e stava tornando a casa.

Pedalando abbiamo avuto una bellissima conversazione: quando pedali, i contatti che crei sono più sinceri, più autentici. Inoltre, la bicicletta è un eccellente passe-partout: ovunque tu ti presenti in bicicletta sei il benvenuto. Capita, girando nel nostro paese, che una contadina ti offra del latte appena munto, che la gente ti accolga a braccia aperte». Le parole di Nicola, suonano come un invito a inforcare la bici e fare un tour de Suisse, alla scoperta di paesaggi, di persone e della nostra storia. O di provarci almeno, senza timore di prestazioni o di risultati, ma giusto per lo sfizio di sapere fin dove ci possono portare le gambe, letteralmente, passo dopo passo, tappa dopo tappa.

Fonte: Cooperazione, N. 30 del 24 luglio 2012, pp. 78-79

Testo: Raffaela Brignoni

Foto: Massimo Pedrazzini

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Quando lo sport aiuta lo studio

Penso che è bello avere un obiettivo sportivo, terminare una gara, ottenere un risultato, fare sport per il semplice piacere di farlo. Però ho anche maturato la convinzione che lo sport fine a se stesso sa di poco, serve a poco. Lo sport diventa veramente utile quando si colgono i collegamenti con la vita “reale”, lo studio, il lavoro, la famiglia. Quando  il suo esempio e il suo insegnamento ci aiutano a risolvere meglio altri problemi, a concludere progetti, a raggiungere obiettivi. Questa utilità dello sport l’ho messa in evidenza, ad esempio, in un manualetto per studenti. Dove ho sottolineando l’analogia che esiste tra sport e studio in particolare nello svolgimento delle ricerche scolastiche, una tappa obbligata, oggi, per qualsiasi studente in ordine di scuola, dalle elementari all’Università. Per spiegare questa analogia ho portato l’esempio del maratoneta. Ecco cosa scrivevo in proposito:

L’esempio del maratoneta: ovvero l’analogia tra sport e studio

“Qualcuno si dirà che cosa c’entra il maratoneta con il nostro discorso sul saper fare ricerca e in particolare riguardo i tempi e la pianificazione. Ebbene, l’esempio del maratoneta – ma avremmo potuto prendere qualsiasi altro sport – ci può forse essere d’aiuto per capire il senso più profondo di un’attività come quella della ricerca (soprattutto nel caso di quelle più lunghe e impegnative). Pensiamo per un attimo all’obiettivo del maratoneta: come ben sappiamo è quello di concludere al meglio delle proprie possibilità una prova sportiva, la maratona (km 42,195) appunto, che si sa essere particolarmente impegnativa. Chi si cimenta su queste distanze, ma anche su quelle più brevi, già con largo anticipo è consapevole del fatto che il successo della sua impresa dipenderà da alcuni fattori. Vediamone alcuni. Intanto dovrà far sua la disciplina dello sforzo e dell’impegno personale, presupposti indispensabili, senza i quali un progetto del genere è destinato all’insuccesso. Poi sarà necessario pianificare la preparazione, programmando gli allenamenti affinché il fisico venga preparato poco a poco a sostenere sforzi sempre più intensi. Infine dovrà autodisciplinarsi per non cedere nei momenti più duri, quando la fatica dei lunghi allenamenti comincerà a farsi sentire, dimostrando di avere sempre fiducia nelle proprie capacità. Non potremmo applicare, pari pari, lo stesso discorso anche a chi si cimenta nell’“avventura della ricerca”? Pensiamo di si: nello sport come nello studio il successo dipende spesso dai medesimi fattori. E fors’anche da una stessa convinzione di base, ovvero: si apprezza veramente ciò che è stato conquistato con il sudore della propria fronte e il coinvolgimento appassionato del proprio animo”.

Fonte: L’ABC del perfetto ricercatore: guida alle ricerche scolastiche e nel tempo libero

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Mondiali 70.3: Daniela Ryf sbriciola la concorrenza!

Una gara perfetta. Un dominio netto. Dopo il difficile periodo segnato dall’infortunio alla schiena che ne ha influenzato la prima parte della stagione, Daniela Ryf è tornata sui suoi livelli (stratosferici) in occasione dei mondiali su distanza 70.3 di Chattanooga nel Tennessee disputati oggi.

UNA PROVA DI FORZA

L’elvetica ha dato una prova di forza imponendosi con un tempo finale di 4h11’59’’ e precedendo la britannica Emma Pallant (4h18’36’’) e la tedesca Laura Philipp (4h19’40’’). Questi i parziali della Ryf nelle tre discipline: 1900 metri a nuoto in 26’26’’, 90 km in bici in 2h20’21’’ e 21,1 km a corsa in 1h22’06’’.

INCONTENIBILE IN BICICLETTA

Uscita sesta dall’acqua, a 1’03’’ della statunitense Lauren Brandon la più veloce nella frazione natatoria, la Ryf una volta in sella alla sua bici ha cominciato a spingere sui pedali e per le avversarie non c’è stato nulla da fare. Dopo pochi chilometri la solettese ha infatti recuperato tutte le posizioni prendendo la testa della corsa. L’utilizzo dei lunghi rapporti le hanno permesso in seguito di scavare un consistente margine di vantaggio sulle altre atlete. Al cambio con la corsa la Ryf vantava un vantaggio di ben 8’30’’ su un gruppo comprendente Laura Philipp, Annabel Luxford, Helle Frederiksen, Heather Wurtele e Lisa Huetthaler.

GARA PERFETTA GIOCATA SULLA… PALLANT

La campionessa elvetica ne era ben cosciente: la sua avversaria più temibile sarebbe stata la britannica Emma Pallant, capace di correre i 10 mila in 33’ e la mezza attorno all’ora e quindici. Quindi, sebbene la Pallant abbia cambiato in T2 con un leggero ritardo, il suo recupero nella corsa è stato repentino grazie ad un’andatura attorno ai 3’45’’ al chilometro. Andatura proibitiva per tutte le avversarie a parte la Ryf che ha tenuto bene correndo sempre sotto i 4’ al chilometro.

Il vantaggio della Ryf sulla Pallant si è quindi assottigliato leggermente nel corso dei chilometri, ma è risultato più che sufficiente per imporsi (alla fine saranno oltre sei i minuti di vantaggio!). Per la Ryf si tratta di una rivincita, visto che era stata superata dalla britannica il 22 aprile scorso in occasione del Challenge 70.3. Mogan Gran Canaria quando l’elvetica era ancora sofferente per i dolori alla schiena.

E ORA SI GUARDA ALLE HAWAII!

Daniela Ryf festeggia oggi la sua terza vittoria in un mondiale 70.3 dopo quelle del 2014 e del 2015, nonché la sesta in stagione. Un risultato che fa molto ben sperare in vista dell’Ironman Hawaii del prossimo 14 ottobre, dove la solettese parte nelle vesti di grande favorita e quindi con concrete possibilità di trionfare per la terza volta consecutiva. Se così dovesse accadere sarebbe per lei una grossa ipoteca anche su una seconda vittoria agli Swiss Sports Awards che eleggeranno a dicembre la sportiva e lo sportivo svizzero dell’anno.

RISULTATI

FONTE: Triathlon, che passione!

FOTO: In alto l’arrivo vittorioso di Daniela Ryf e, sotto, Emma Pallant (a sinistra) seconda e Laura Philipp (terza)

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Sasha Caterina e Adriano Engelhardt protagonisti a Locarno!

È stata indubbiamente un’edizione tra le più belle del Triathlon di Locarno quella che è andata in scena quest’anno. E questo per una ragione molto semplice: perché tra i grandi protagonisti dell’evento odierno sono risultati i giovani emergenti del triathlon ticinese, giovani che rispondono ai nomi di Sasha Caterina, Adriano Engelhardt e Ivan Minini.

A UN SOFFIO DAL GRANDE RISULTATO

Sasha Caterina, astro nascente del triathlon ticinese e svizzero, ha davvero sfiorato il risultato eccezionale oggi al Triathlon di Locarno, accarezzando quasi fino all’ultimo il sogno di una vittoria alla sua prima esperienza nella distanza olimpica (1,5 km a nuoto, 40 km in bici, 10 km a corsa). Un sogno che si è purtroppo concluso a un chilometro e mezzo dall’arrivo, quando il giovane portacolori del TriUnion è stato superato dall’ex nazionale Patrick Rhyner.

PRESTAZIONE DAVVERO ECCEZIONALE 

L’eccezionalità della prestazione di Caterina è presto spiegata se si considera che il ragazzo ha solo 17 anni e che, appunto, in stagione ha gareggiato sempre su distanze molto più brevi, quindi senza una resistenza di base idonea per affrontare al meglio un “olimpico”. Malgrado ciò, il pupillo di Christophe Pellandini ha dato una chiara dimostrazione della sua classe e delle sue enormi potenzialità nella triplice disciplina, chiudendo secondo assoluto davanti all’altra grande promessa del triathlon ticinese e svizzero, ovvero Adriano Engelhardt. “Per me era l’ultima gara della stagione e ci tenevo a fare bene”, ha detto Caterina una volta tagliato il traguardo. “Ho avuto un calo nella parte finale della corsa, in parte prevedibile per la mancanza di preparazione su questa distanza, ma sono contento ugualmente”.

ADRIANO ENGELHARDT: “DEVO MIGLIORARE BICI E CAMBI!”

Anche Adriano Engelhardt, da poco passato con successo al triathlon, è nel complesso soddisfatto della sua prova: “Sono contento del mio nuoto, un po’ meno della bici dove credo di dover lavorare ancora per costruire una gamba “migliore”, mentre nella corsa a piedi, malgrado qualche problema di stomaco, mi sono espresso sui miei livelli”. Il successo rossoblù ieri sulle rive del Verbano è completato dal quarto posto di Mattia Bianchi, atleta molto noto nell’ambiente sportivo per aver militando diverse stagioni nell’HC Ambrì-Piotta.

L’ASSOLO DELL’OLIMPIONICA NICOLA SPIRIG

Sempre nella distanza olimpica, ma sul fronte delle donne, tutti i riflettori erano invece puntati sulla campionessa olimpica Nicola Spirig che a 14 settimane dalla nascita della piccola Malea Lexi, rientrava alle gare con l’obiettivo di tornare competitiva ai massimi livelli. La Spirig, che già tra due settimane gareggerà in una prova di Coppa del Mondo a Rotterdam, si è imposta nettamente, segnando peraltro il terzo tempo assoluto della prova (maschi compresi)! “A Locarno c’è sempre una bella atmosfera e inoltre il tempo è sempre bello”, ci dice sorridente. “Per me oggi è stato un buon test in vista dei prossimi impegni, un test sicuramente riuscito”. Un pensiero per Tokio 2020? “Certo, può essere un obiettivo e sarebbe la mia quinta partecipazione ai Giochi. L’evento è però ancora davvero un po’ lontano e una decisione, oggi, sarebbe prematura”. La Spirig ha preceduto di quasi mezz’ora le zurighesi Reona e Nina Meier, mentre la migliore ticinese è risultata Sabina Rapelli di Stabio.

NELLA “MEDIUM” BADER BISSA IL SUCCESSO DELLO SCORSO ANNO

Nella “Medium Distance” (1,9 km a nuoto, 90 km in bici, 21 km a corsa) l’austriaco Martin Bader ha da parte sua bissato il successo dello scorso anno, dominando la gara dall’inizio alla fine. Bader chiuderà nel tempo di 4h00’45’’ davanti allo zurighese Balazs Csöke e all’italiano Andrea Recagno. Tra le donne affermazione di Brigitte McMahon, cinquantenne in splendida forma e, da non dimenticare, campionessa olimpica a Sydney 2000!

UN “MINI TRI” DA URLO PER IVAN MININI

Da ultimo il “Mini Tri” (500/20/5) di sabato, prova sempre combattuta, che ha avuto un esito curioso per il fatto che il primo atleta che ha preso il via (la partenza è avvenuta in modo scaglionato) è risultato anche il migliore al traguardo. E questo atleta risponde al nome di Ivan Minini, che proprio con Sasha Caterina e Adriano Engelhardt rappresenta oggi una delle gemme più preziose del triathlon nostrano in un momento di ricambio generazionale. Come dire, la classica “ciliegina” su un’edizione di successo che ha proposto anche un avvicendamento alla testa del comitato organizzatore, con l’arrivo del nuovo presidente Stanislao Pawlowski.

CLASSIFICHE COMPLETE

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: copyright © N. Pfund

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La Spirig a Locarno prepara il “comeback”

Nicola Spirig domenica gareggerà a Locarno per preparare il suo “comeback” in Coppa del Mondo.

Sarà a Locarno in veste di madrina per la “Nicola Spirig Kids Cup”, ma anche per testare la condizione e rifinire la preparazione in vista del suo “comeback” ai più alti livelli, che avverrà il 16 settembre in occasione Grand Final del Triathlon-WM-Serie di Rotterdam.

A 14 settimane dalla nascita del secondo figlio, Nicola Spirig si rimette dunque nuovamente in gioco con l’obiettivo di tornare protagonista e per puntare nuovamente, fra tre anni, alle Olimpiadi di Tokio. In occasione di un recente meeting la zurighese ha dimostrato anche un eccellente stato di forma, migliorando il proprio personale sugli 800 metri in pista.

La campionessa olimpica di Londra e medaglia d’argento lo scorso anno a Rio alle spalle della statunitense Gwen Jorgensen (pure da poco neomamma) non varca molto spesso le Alpi per gareggiare e quindi per chi la vedrà all’opera domenica sarà un’occasione quasi unica. Ma con Locarno e il suo triathlon ha evidentemente un feeling particolare visto che c’è già stata nel 2013 e l’anno successivo.

Ovviamente dominando in entrambe le occasioni le rispettive gare. Ricordiamo ad esempio che nel 2014 arrivò con i primi maschi sulla distanza del mezzo Ironman (1,9/90/21). Un risultato che con tutta probabilità confermerà anche quest’anno dove la vedremo impegnata nella distanza olimpica con partenza domenica mattina alle 8.40.

Una distanza che anche sul fronte degli uomini dovrebbe offrire quest’anno i maggiori motivi di interesse. Soprattutto per gli appassionati ticinesi. Al via ci saranno infatti le due grandi promesse del triathlon nostrano, ovvero Adriano Engelhardt e Sasha Caterina che partiranno con i favori del pronostico e in ogni caso con buone possibilità di mettersi in luce.

Insomma, questo weekend sulle rive del Verbano sarà uno spettacolo di grande sport per una prova che prevede, come grande novità, il passaggio in Piazza Grande nella frazione a corsa. Una vetrina importante e oltremodo suggestiva per promuovere una disciplina ormai affermata e che ai colori rossocrociati ha sempre dato grandi soddisfazioni.

STARTING LIST

Foto: Nicola Spirig alla partenza dell’edizione 2013 (in alto) e sotto i due ticinesi Adriano Engelhardt e Sasha Caterina (photo: N. Pfund).

Fonte: Triathlon, che passione!

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Adriano Engelhardt: “A Nyon un podio inatteso”

Non si è ancora spenta la eco sui recenti Campionati svizzeri di Nyon, dove i triatleti ticinesi si sono messi in bella evidenza conquistando ben due ori con Bruno Invernizzi e Sasha Caterina, due argenti con Rachele Botti e Adriano Engelhardt e un bronzo con Alice Fritzsche.

In occasione di questo appuntamento gli occhi erano puntati forse soprattutto su Adriano Engelhardt, la grande novità di quest’anno per il movimento della triplice in Ticino, che dopo il debutto di Zurigo nella “Short distance” il 29 luglio scorso, dove ha chiuso al quarto posto assoluto, si cimentava per la prima volta in una gara su distanza olimpica (1,5 km a nuoto, 40 km in bici, 10 km a corsa).

Chiunque “mastichi” un po’ di triathlon non farà fatica a capire come il passaggio di Engelhardt al mondo della triplice rappresenta qualcosa di estremamente importante poiché si tratta di un atleta con grandi capacità e quindi ottime prospettive per il futuro nella disciplina. Ne fanno stato le qualità già espresse dal 24enne locarnese (peraltro “figlio d’arte”: i genitori entrambi grandi sportivi, con la mamma Paola che è stata tra le prime donne ad avere portato a termine un Ironman in Ticino) nell’atletica, dove per alcuni anni ha dominato la scena nelle prove di mezzofondo, dei cross e dei 3000 siepi.

Come visto, a Nyon Adriano (nelle foto d’apertura insieme a Lukas Oehen in occasione di un cross e, in basso a destra, con Mattia Monighetti di Kerforma Switzerland) ha chiuso al secondo posto nella propria categoria e quarto assoluto, malgrado abbia iniziato a nuotare e a pedalare “seriamente” solo da due-tre mesi, e sebbene non sia ancora al “top” delle sue possibilità nella corsa a piedi. Questo non gli ha comunque tolto la soddisfazione di ottenere il miglior “crono” assoluto nella tratta conclusiva di 10 chilometri, portata a termine in un eloquente 33’37’’!

Risultati e tempi che parlano da sé. E che aprono sicuramente nuove e belle prospettive per il triathlon ticinese dei prossimi anni. L’arrivo di Engelhardt nel gruppo che comprende anche Sasha Caterina, Gioele Cereghetti e Alex Trabucchi del TriUnion del coach Christophe Pellandini, unitamente alle citate Alice Fritzsche e Rachele Botti non fa che rafforzarne ulteriormente la base. Con la concreta prospettiva di vedere tra non molto qualcuno di questi atleti protagonista ai massimi livelli.

Con Adriano, che ora si sta preparando con puntiglio per l’appuntamento “casalingo” del Triathlon di Locarno (3 settembre), ci siamo intrattenuti brevemente chiedendogli anzitutto come si trova in questa nuova “veste” di triatleta.

“Il triathlon è una sport che mi ha sempre appassionato, ma che negli ultimi 8 anni ho lasciato da parte per dare priorità all’atletica leggera. Riprendendo con gli allenamenti di nuoto e di bici nelle ultime settimane ho avuto la possibilità di scoprire nuove sensazioni e programmi di allenamento. Posso dire di aver trovato nuovi stimoli. Infatti trovo estremamente affascinante la possibilità di unire tre sport così ricchi di storia in un’unica disciplina”.

Come ti trovi nelle varie discipline?

“A livello di feeling personale posso dire che pratico più volentieri il nuoto e la corsa. La bicicletta è ancora un mondo da scoprire: devo ancora trovare i miei punti di riferimento e comprendere appieno le metodiche di allenamento. Ma una cosa che mi sembra di aver capito è che non ci si può limitare ad allenarsi nelle tre diverse discipline come fossero momenti isolati. Bisogna tener conto di un continuo, che parte dalle prime bracciate e che arriva alle ultime falcate, passando dai pedali e da due zone cambio”.

Parlaci della tua gara a Nyon

“A Nyon affrontavo il mio primo triathlon olimpico ed ero piuttosto nervoso, questo perché passare dal mezzofondo (dove le gare  durano al massimo una quindicina di minuti) ad una gara di più di 2h era una bella sfida. Il mio fine era quello di dosare al meglio le energie ed accumulare quanta più esperienza possibile per i prossimi appuntamenti. Quando sono sceso dalla bici in sesta posizione e ho visto che recuperavo rapidamente sui battistrada mi sono gasato, quindi, nonostante qualche problema di stomaco, sono riuscito ad agguantare un secondo posto del tutto inatteso”.

In futuro ci sarà ancora spazio per l’atletica?

“L’atletica è il mio sport preferito e seguo con interesse tutte le discipline. Negli ultimi anni ho fatto fatica a progredire a causa di qualche infortunio di troppo e forse anche per un grado di saturazione mentale. Quest’anno mi sarebbe piaciuto partecipare ad alcune rassegne internazionali come le Universiadi e i Giochi della Francofonia. Ho investito molto nella mia preparazione, ma purtroppo ad inizio giugno ho dovuto dire stop per un’infiammazione al tendine d’Achille.

Per il futuro sono sicuro che correrò ancora cross e gare su strada, ma non escludo nemmeno qualche gara in pista su distanze da 5000m/10000m. Sono curioso di vedere come risponderanno le mie gambe ad un cambio di preparazione così netto. In ogni caso il mio obiettivo principale è quello di potermi divertire praticando uno sport che mi piace e che mi dà soddisfazione”.

Fonte: Triathlon che passione!

Leggi anche: Si chiama “triathlon” la nuova sfida di Adriano Engelhardt

Foto: copyright ©  N. Pfund

 

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Bici in salita, bella fatica!

Bici in salita, bella fatica! Sul settimanale Extra (p. 10, con riferimento anche nella nota introduttiva) del “Corriere del Ticino” un’ottima recensione del mio libro In bicicletta su e giù per il Ticino che viene indicato come “un piccolo caso editoriale estivo, visto il successo che sta riscuotendo”.

Ecco la parte iniziale dell’articolo/intervista:

Un piccolo caso editoriale estivo

È un “gesto di riconoscenza verso le salite del Ticino, per tutto quello che mi hanno dato”: così Nicola Pfund, autore di In bicicletta su e giù per il Ticino, 26 salite imperdibili alla scoperta di una regione, il libro che si sta profilando come un piccolo caso editoriale estivo, visto il successo che sta riscuotendo.

[…]

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