Alessandro Zanardi è stato un simbolo di forza, resilienza e rinascita, protagonista prima nel mondo dei motori tra Formula 1 e CART e poi nello sport paralimpico dopo il terribile incidente del 2001. Nonostante la perdita delle gambe, riuscì a reinventarsi conquistando successi straordinari nell’handbike e diventando protagonista anche nel triathlon sulle distanze Ironman. Dopo il grave incidente del 2020 in Toscana, Zanardi ha affrontato un lungo calvario tra operazioni e riabilitazione, continuando però a rappresentare fino all’ultimo un esempio di coraggio e determinazione.
Un autentico esempio di coraggio, determinazione e amore per la vita. Questo era Alessandro Zanardi. Il campione bolognese si è spento a 59 anni, dopo aver affrontato per anni sofferenze e prove durissime che il destino gli aveva imposto.
Nato a Bologna nell’ottobre del 1966, Zanardi ha legato il suo nome innanzitutto al mondo dei motori. Dalla Formula 1 alle competizioni turismo e CART, ha costruito una carriera straordinaria al volante. Nel 2001, durante una gara al Lausitzring, arrivò il primo drammatico spartiacque della sua vita: il violentissimo incidente in pista dopo il contatto con Alex Tagliani.
Le conseguenze furono devastanti, ma dopo sette arresti cardiaci e sedici interventi chirurgici riuscì incredibilmente a sopravvivere. Perse entrambe le gambe, ma non la voglia di vivere e di rimettersi in gioco.
Da quel momento iniziò una seconda vita sportiva che lo trasformò ancora una volta in simbolo di rinascita. Nell’handbike conquistò medaglie e titoli tra Paralimpiadi e Mondiali, diventando un punto di riferimento assoluto dello sport paralimpico. Ma Zanardi seppe essere protagonista anche nel triathlon sulle distanze Ironman, affrontate con la stessa tenacia e lo stesso spirito combattivo che avevano segnato tutta la sua esistenza.
Il 19 giugno 2020, un nuovo terribile incidente, avvenuto durante una staffetta benefica sulle strade della Toscana, cambiò ancora tutto. L’handbike finì contro un camion lungo la Statale 146, nei pressi di Pienza.
Da lì iniziò un altro lunghissimo percorso tra coma, delicati interventi neurochirurgici e maxillo-facciali, ricoveri in centri specializzati e una lenta riabilitazione, proseguita infine nella sua casa, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.
“Sport di questo tipo sono nelle mie corde, mi sono interessato a questa gara di Kona, affascinante e prestigiosa. Mi è stato offerto, perché non andare? Rinunciare sarebbe una pazzia… Ce la posso fare pure senza gambe” – Alex Zanardi in occasione dell’Ironman Hawaii 2014.



