Andrea Alagona arriva al Triathlon di Locarno da grande favorito, forte di una stagione fin qui andata oltre le aspettative: dal Personal Best sui 10 km alla medaglia d’argento ai Campionati Europei di Duathlon, fino al 5° posto al Challenge Turku, risultato che gli ha regalato la qualificazione ai “The Championship” di Samorin 2027. A Locarno, dove si assegnerà il titolo svizzero sulla media distanza, vuole chiudere la stagione nel modo migliore, con il suo consueto atteggiamento aggressivo: “Partirò a cannone!” Dietro le sue prestazioni ci sono 20-30 ore di allenamento settimanali, il lavoro del coach Christophe Pellandini e una grande capacità di gestire fatica, alimentazione e ritmo. Ma soprattutto c’è una presenza fondamentale, spesso lontana dai riflettori: i due più grandi sostenitori di Andrea sono i suoi genitori, che credono in quello che fa e lo accompagnano, dalla A alla Z, nel suo percorso sportivo.

Abbiamo raggiunto Andrea Alagona, il “D’Artagnan” del triathlon ticinese, soprannome che potremmo affibbiargli con un sorriso per via dei suoi inconfondibili baffetti, che ricordano il celebre eroe di cappa e spada creato da Alexandre Dumas ne I tre moschettieri. E proprio con lui abbiamo parlato di gara, ambizioni e strategie alla vigilia del grande appuntamento di Locarno.
Come è andata finora la tua stagione? Sei soddisfatto di quanto hai fatto e senti di arrivare a Locarno nella condizione che avevi programmato?
La mia stagione finora è andata, per certi versi, anche meglio delle mie aspettative. L’ho iniziata con un Personal Best (31’18”) nella 10 km su strada di Bremgarten, poi è arrivata la medaglia d’argento ai Campionati Europei di Duathlon e, infine, il 5° posto al Challenge Turku, risultato che mi ha permesso di qualificarmi ai “The Championship” a Samorin nel 2027, dove avrò la possibilità di confrontarmi con i migliori triatleti del pianeta. Per questi motivi considero già la stagione un successo.
Rimane un po’ di amaro in bocca per non essere ancora riuscito a vincere i Campionati Svizzeri di Duathlon, ma nelle gare più importanti sono riuscito a esprimermi con grande soddisfazione. Ora l’obiettivo è chiudere la stagione nel migliore dei modi qui a Locarno.
Come ti sei preparato per questo appuntamento? Da chi sei seguito, quanti allenamenti svolgi normalmente in una settimana e su quale aspetto hai lavorato maggiormente?
Le vacanze scolastiche mi permettono di dedicarmi al triathlon praticamente come un professionista. Il mio allenatore, Christophe Pellandini, pianifica i miei allenamenti e ci confrontiamo quotidianamente per capire se sia meglio seguire la programmazione prevista oppure apportare qualche modifica in base a come sto.
Normalmente mi alleno circa 20 ore alla settimana, mentre nei periodi più impegnativi posso arrivare a sfiorare le 30 ore. Questo volume mi permette di costruire una buona resistenza alla fatica, sia fisica che mentale, che nelle gare sulla media distanza può diventare determinante dopo tre o quattro ore di gara.
Mi considero molto fortunato a poter sostenere questo tipo di preparazione: senza un allenatore competente e, soprattutto, senza i miei genitori, che credono in quello che faccio e mi sostengono dalla A alla Z, sarebbe molto più difficile.
Sei il grande favorito: preferiresti partire da favorito, sapendo che tutti ti aspettano, oppure da outsider con la possibilità di sorprendere?
A me piace avere un approccio aggressivo durante la gara. Se partissi da outsider sentirei di avere semplicemente tutto da dimostrare e probabilmente questo mi permetterebbe di gareggiare con ancora meno pressione. Quindi, potendo scegliere, direi da outsider.
Qual è la cosa che più ti preoccupa di una gara come quella di Locarno? C’è un momento, una situazione o un avversario che potrebbe metterti davvero in difficoltà?
Nelle gare sulla media distanza le cose che mi preoccupano maggiormente sono soprattutto tre: arrivare con la condizione fisica giusta, riuscire ad assumere grandi quantità di carboidrati e liquidi senza avere problemi intestinali e gestire i crampi che a volte avverto all’inizio della corsa. Fortunatamente, finora sono sempre riuscito a gestirli e a continuare la gara senza che diventassero un problema determinante.
Dove pensi che si deciderà il Campionato Svizzero? Nel nuoto, nella lunga frazione in bici o nella mezza maratona finale?
Dalla mia esperienza qui a Locarno, negli ultimi due anni la parte decisiva è stata la bicicletta. È una frazione in cui si possono creare grandi distacchi e arrivare alla corsa con un buon margine può fare una grande differenza.
Fortunatamente non mi sono mai trovato nella situazione di dovermi giocare la vittoria direttamente nella corsa finale. Penso che, oltre all’aspetto fisico, in quel momento entrerebbe in gioco anche una componente mentale molto importante.
Quanto sarà importante la gestione delle energie? In una gara sulla media distanza spesso non vince chi va più forte, ma chi riesce a sbagliare meno: è così anche secondo te?
Sulla gestione delle energie sono assolutamente d’accordo. In una gara di circa quattro ore bisogna riuscire a spingere costantemente vicino al proprio limite, ma senza oltrepassarlo, e allo stesso tempo alimentarsi e idratarsi nel modo corretto. Altrimenti si rischia di esaurire le energie, avere crampi o incorrere in problemi intestinali.
Per quanto riguarda invece il concetto che vinca chi sbaglia meno, lo assocerei maggiormente alle gare molto brevi, come un Super Sprint, dove ogni secondo può essere determinante: dalla partenza a nuoto, alle due zone cambio, fino al traguardo. Su una gara di quattro ore penso che contino soprattutto la capacità di gestire lo sforzo e di mantenere un alto livello di prestazione fino alla fine.
Quando domenica 6 settembre entrerai in acqua, qual è il primo pensiero che vorresti avere?
“Oggi a cannone”.
È una frase che cerco spesso di avere in testa alla partenza perché mi aiuta ad affrontare la gara con un atteggiamento aggressivo fin dai primi metri.
Il mio limite, nelle gare più brevi, è che per quanto mi sforzi di aumentare il ritmo, oltre una certa intensità faccio fatica ad andare. È quasi come se mi mancasse una zona di intensità intermedia tra una gara di circa 10 minuti e una gara di due o tre ore. Per questo motivo, paradossalmente, tra un triathlon Sprint di un’ora e un olimpico il ritmo che riesco a mantenere non cambia moltissimo.
Se vinci il titolo svizzero, cosa dirai a te stesso appena tagliato il traguardo?
In realtà, quest’anno mi interessa soprattutto confrontare la mia prestazione con i tempi degli anni precedenti. Avendo già vinto il titolo svizzero, la vittoria sarebbe sicuramente la ciliegina sulla torta, ma il mio obiettivo principale è riuscire a fare una gara di cui essere davvero soddisfatto.
In quel caso, il primo pensiero sarebbe probabilmente: “Che bello, adesso mi aspetta una settimana al mare, senza pensieri”.
Il giorno dopo, infatti, partirò con i miei genitori per una vacanza in Spagna o in Italia. È una tradizione che abbiamo ogni anno: dopo il Triathlon di Locarno, che considero sempre la mia ultima gara della stagione, mi concedo una settimana completamente libera da allenamenti. È anche l’unica settimana libera prima che ricominci la scuola.
Vedi anche: Triathlon Locarno 2026
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3 risposte
Grande Andrea! 🙂
Bravo Andrea! in un periodo in cui prolificano gare di ogni tipo (dove il livello spesso è discutibile) il mondo del triathlon ticinese, di cui si parla troppo poco, propone sempre atleti di “spessore” capaci di mettere in fila tutti…
Grande intervista, Andrea trasmette grinta, umiltà e tanta voglia di fare! 🔥 Forza Andrea👍👍