Lugano: stop ai “gladiatori” della bicicletta

In questi giorni si è discusso parecchio sul “giro di vite” della Città di Lugano riguardo i ciclisti che viaggiano sui marciapiedi e nelle zone pedonali.

Il mio parere è che lo trovo giusto e sensato. Non è un attacco ai ciclisti, come qualcuno vorrebbe far credere. È un freno (scusate) ai “gladiatori” che vanno in bicicletta.

Mi capita spesso di trovarmi nelle vie cittadine, lungo i marciapiedi e nella zona del Parco Ciani. Ora, quante volte ho visto con i miei occhi dei veri incauti sfrecciare anche a 30 km/h (anche in e-bike) zigzagando tra pedoni che passeggiano tranquillamente, tra cui molti bambini e anziani?

Correndo un rischio enorme di cui probabilmente, questi che eufemisticamente chiamo “gladiatori”, nemmeno si rendono conto. Fortunatamente, è giusto dirlo, non per tutti è così: molti ciclisti si spostano a velocità moderata prestando attenzione agli altri.

Tuttavia, sempre di recente, mi è capitato di constatare un’analoga situazione “a forte rischio” sulla pedonale che costeggia il lago a Rivapiana a Minusio e dove tra l’altro un cartello indica, per le biciclette, una velocità di 5 km/h.

In quella circostanza sono stato superato, sui tre chilometri circa di tratta, da almeno una ventina di ciclisti che procedevano, anche in gruppo, a velocità sostenute come se si trovassero su una strada normale…

Il problema è il solito ed è una questione di educazione e buonsenso, che non vengono regalati col solo fatto di mettersi in sella ad una bicicletta. Vero, c’è anche il problema ormai noto e sempre più grave e pressante della mancanza di piste ciclabili in Ticino.

Un settore in cui in tanti anni si sono fatti pochissimi progressi: rispetto al resto della Svizzera accusiamo ritardi semplicemente biblici. Questa situazione, lo capisco per primo, può innervosire e fare anche un po’ arrabbiare.

Così come forse presenta qualche contraddizione la messa a disposizione del “bike sharing” in Città, quando di fatto mancano gli spazi adeguati per muoversi in sicurezza e con agio lungo le strade cittadine.

Ma questo non giustifica a mio avviso che per “rabbia” di debbano invadere gli spazi che per primi spettano ad altri e che hanno diritto di usufruirne in tutta sicurezza.

4 risposte

  1. L’articolo espone il problema degli utenti “illegittimi” delle zone pedonali nelle nostre città, che sfrecciano a velocità inadeguate facendosi strada a zigzag tra i pedoni (da qui il termine gladiatori).
    Riconosco il problema, ho infatti modo di osservare la dinamica ogni volta che mi trovo sul lungo lago tra Locarno e Tenero.
    La gran parte del problema secondo me non è veramente dovuta alla mancanza di piste ciclabili, in quanto almeno nel Locarnese mi sembra che non manchino.
    Al massimo queste ultime possono essere situate nei posti sbagliati e percepite come scomode, create più come stunt pubblicitari a scopo di promuovere il territorio come località turistica, e di conseguenza poco funzionali, messe un po’ dove capita invece di dove servono, ma questo non è il vero problema.
    Secondo me il problema principale è legato alla percezione della legge dai ciclisti. Siamo tutti d’accordo che quando si guida un’automobile ci si sente più “obbligati” a rispettare il codice della strada, dalla presenza di telecamere radar e pattuglie di polizia, e di sanzioni chiare e ben definite. Mentre secondo me quando si circola in bicicletta si tende a sentirsi “immuni” alle regole, forse grazie all’assenza di targhe sui veicoli e di controlli nelle zone interessate.
    Probabilmente definendo con più decisione e rigore le zone dove occorre circolare con cautela e a velocità ridotta si ridurrebbe il problema di molto, effettuando anche dei controlli in queste zone, per esempio anche un radar amico in una zona con un limite di velocità per biciclette potrebbe aiutare a sensibilizzare la popolazione.

  2. L’argomento sollevato riguardo al “giro di vite” della Città di Lugano in merito ai ciclisti che utilizzano marciapiedi e zone pedonali è estremamente rilevante e dibattuto. Trovo che la sicurezza dei pedoni è fondamentale, specialmente nelle zone ad alta affluenza come i marciapiedi e i parchi. Il comportamento pericoloso di alcuni ciclisti, che sfrecciano ad alta velocità tra i pedoni, mette a rischio la sicurezza degli altri utenti della strada, inclusi bambini e anziani. È positivo notare che ci sono ciclisti responsabili che rispettano le regole e si spostano a velocità moderate, ma purtroppo ci sono anche quelli che ignorano completamente le norme. La mancanza di infrastrutture ciclabili sicure è sicuramente un problema, e la situazione può essere sgradevole per chi si muove in bicicletta. Ciò però non giustifica l’invadere gli spazi dedicati ai pedoni. La questione chiave qui è l’educazione e il buonsenso.

  3. Il tema della convivenza tra pedoni e ciclisti è a mio avviso una problematica maggiore di quanto non sia quella tra auto e ciclisti. Soprattutto in città dove gli spazi per poter circolare in bicicletta sono carenti ci si ritrova a percorrere marciapiedi o zone pedonali, ma visto che transitare con mezzi di traporto sullo spazio riservato ai pedoni è vietato e che nelle zone pedonali bisogna andare a passo d’uomo, può diventare molto stressante andare in giro per la città. Se vogliamo veramente puntare su una mobilità lenta e combattere il traffico automobilistico è necessario costruire una rete ciclabile ad alta velocità separata dai camminamenti pedonali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ti può interessare anche

Maratona o trail running: dove sta andando il futuro della corsa?

Il trail running sta vivendo una crescita costante, conquistando sempre più runner grazie al contatto con la natura, al senso di avventura e a un approccio meno focalizzato sulla sola prestazione. Allo stesso tempo, le grandi maratone continuano a rappresentare un punto di riferimento mondiale, attirando numeri record di partecipanti e mantenendo intatto il fascino della storica sfida dei 42,195 km.

leggi tutto »

Correre a torso nudo: necessità fisiologica o semplice esibizionismo?

Con l’arrivo dell’estate torna il dibattito sulla corsa a torso nudo nei luoghi pubblici, con diverse città italiane che introducono sanzioni per tutelare il decoro urbano, mentre anche a Lugano tali comportamenti possono essere considerati indecorosi. I favorevoli invocano ragioni legate alla dispersione del calore e al comfort durante l’attività fisica, ma queste motivazioni appaiono sempre meno convincenti alla luce dell’abbigliamento tecnico moderno e della necessità di proteggere la pelle dall’esposizione solare.

leggi tutto »

Percorso Tour de France 2026: torna l’Alpe d’Huez, finale epico e Pogačar sogna la leggenda

ll Tour de France 2026 partirà da Barcellona e si concluderà a Parigi dopo 21 tappe, con un percorso fortemente favorevole agli scalatori grazie a soli 45 chilometri a cronometro e ben 54.450 metri di dislivello. La grande novità sarà il clamoroso doppio arrivo sull’Alpe d’Huez nelle ultime due tappe di montagna, con una spettacolare frazione regina da 5.600 metri di dislivello che includerà il Galibier e l’inedito Col de Sarenne. Grande favorito per la vittoria finale è Tadej Pogačar, a caccia del suo quinto Tour de France.

leggi tutto »

Alpe d’Huez, il giudice supremo del Tour: nel 2026 due giorni per entrare nella leggenda

Nel Tour de France 2026, l’Alpe d’Huez sarà protagonista di due tappe consecutive, il 24 e 25 luglio, collocate nel terzultimo e penultimo giorno di gara, destinate a risultare decisive per la conquista della maglia gialla. La storia dell’Alpe al Tour cominciò nel 1952, quando Fausto Coppi vinse la prima tappa con arrivo in quota della Grande Boucle, inaugurando una leggenda che avrebbe visto trionfare campioni come Hinault, Pantani, Armstrong.

leggi tutto »