Sarà mai debellato il doping?

In un contributo apparso su Ticino 7 di un paio d’anni fa mi era stato chiesto un parere sul tema doping e se questo potesse essere in qualche modo debellato. La mia risposta fu abbastanza chiara: finché lo sport riflette i valori di una parte della società, quelli che oggi vanno però per la maggiore, il doping, come ogni altra forma di corruzione o violenza, non ha nessuna chance di scomparire. Solo ripensando lo sport e attribuendogli valori-altri rispetto a quelli su cui si fonda oggi c’è forse qualche possibilità di uscire da questo vicolo cieco. Ma la soluzione, oggi, appare più che mai lontana…

Allora, sarà mai debellato il doping?

Fino al momento in cui lo sport-business – e qui penso a quegli eventi e sport più fortemente mediatizzati e che muovono le masse –  rifletterà esattamente quello che succede nella società, perché di fatto è questo ciò che avviene, e finché nello sport circoleranno così tanti soldi, doping, corruzione e violenza esisteranno sempre.

Può fare qualche esempio?

L’uso di sostanze proibite deve essere considerato senza ipocrisia. Quanti sono disposti a “barare” nella nostra società pur di avere un qualche vantaggio, anche minimo? Basta guardarci attorno. E il doping, cos’è? Nient’altro che un aiuto esterno, sotto forma di sostanza chimica, per migliorare le proprie prestazioni fisiche. E allora: non è forse una prassi comune, nella nostra società, chiedere un “aiutino” per ottenere un posto di lavoro, un mandato o qualche altro favore, attraverso anche i canali della politica, infischiandosene dei meriti e delle effettive capacità di ognuno?

D’altra parte è risaputo che molte persone, apparentemente normalissime, fanno uso massiccio di sostanze “dopanti” di vario tipo per essere più brillanti e efficienti sul lavoro, negli studi (in occasione degli esami) e magari… in quell’ambito più discreto. Certo negli sport di punta il doping può essere all’origine di guadagni davvero notevoli, addirittura milionari. Nulla rispetto ai vantaggi di chi cerca solo una piccola raccomandazione. Ma il principio che sta alla base è il medesimo.

Però lo sport è un ambito diverso, quello dei valori positivi…

È il grande equivoco che impedisce di risolvere il problema alla radice.  Pensare allo sport come a qualcosa di diverso, un ambito altro dove prolificano valori positivi è una falsa idea. Questo non avviene per un motivo molto semplice: lo sport è semplicemente voluto e pensato come  l’esatta reduplicazione del mondo del lavoro e della società, dove ritroviamo le stesse regole, gli stessi principi, la stessa morale. In esso si riflettono quindi esattamente i valori, positivi e negativi, che ritroviamo nel mondo reale.

Quali vie d’uscita?

La sola via è quella di ripensare lo sport, svincolandolo dai valori attuali, quelli che ne minano la credibilità: rendimento, successo, denaro, competizione esasperata. Culto eccessivo del campione. Portarlo a quote più placate. Per rivalutare altro: benessere, efficacia, divertimento, gioco. Un cambiamento non verrà però dall’alto: potrà partire solo dalla coscienza di ognuno, dalla propria indignazione di fronte alle nefandezze dello sport.

Fonte: Triathlon, che passione!

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