Uno studio condotto nell’ospedale Zhongnam di Wuhan, in Cina, lascerebbe supporre che il gruppo sanguigno delle persone abbia un’incidenza sull’evolversi dell’infezione da SARS-Cov-2.

La questione è stata posta in vari ambiti e sembra avere una sua ragione. Infatti uno studio condotto su oltre duemila pazienti nelle regioni di Wuhan e Shenzen mostra un legame fra il tipo di sangue e il coronavirus e le persone con il gruppo A sembra che sono le più esposte alla malattia.

“La notizia è stata ripresa negli scorsi giorni da molti portali d’informazione che ne hanno sottolineato l’importanza senza peraltro considerare l’esito della ricerca come definitiva”.

È infatti bene specificare che si tratta di uno studio non ancora sottoposto al cosiddetto peer-review, la “revisione alla pari”. Una procedura di selezione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da specialisti nell’ambito in questione, i cosiddetti referee. Che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione.

Secondo il gruppo di ricercatori cinesi, in ogni caso, “il gruppo sanguigno zero presentava un rischio significativamente più basso per la malattia infettiva rispetto ai gruppi sanguigni non zero. Le persone del gruppo sanguigno A potrebbero aver bisogno di una protezione personale maggiore per ridurre la possibilità di infezione e di una sorveglianza più vigile e un trattamento aggressivo”.

Intervistata a questo proposito la dottoressa Maria Rita Gismondo, Direttrice del reparto di microbiologia clinica, virologia e bioemergenze all’Ospedale Sacco di Milano si è così espressa: “È una bellissima domanda perché dopo anni di studio sull’HIV abbiamo scoperto che il gruppo 0 Rh positivo, è meno sensibile a quest’infezione. In questo momento è possibile che ci sia un nesso, ma non lo sappiamo”.

Aggiungendo poi che “è pur vero però che abbiamo dei gruppi che sembrano proprio refrattari all’infezione: sono individui che sono stati vicino, molto vicino, a persone sintomatiche che si sono ammalate anche gravemente, e che non si sono infettate. Ci sarà una motivazione, ma in questo momento non la conosciamo: l’ipotesi del gruppo sanguigno è sensata, ma da provare”.

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