“Per migliorare corsa e velocità”, oggi su “ExtraSette”

COME MIGLIORARE LA VELOCITÀ NELLA CORSA

Ci sono persone che pur correndo con regolarità non riescono a migliorare i propri tempi nella corsa a piedi. Ciò è spesso dovuto al tipo di allenamento, in particolare se non si prevedono delle sessioni a ritmi più sostenuti, le cosiddette ripetute che vanno comunque svolte a un’intensità commisurata al proprio livello.

Ne parlo oggi su “ExtraSette” (supplemento del venerdì del “Corriere del Ticino”) a p. 16.

Buona lettura e buon weekend a tutti!

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Le insidie dell’overtraining, oggi su “ExtraSette”

LE INSIDIE DELL’OVERTRAINING

Sul numero di oggi di “ExtraSette” (supplemento del venerdì del “Corriere del Ticino”) parlo di overtraining, una problematica di cui occorre sempre tenere presente per chi svolge uno sport a livello amatoriale e quindi spesso non è seguito da medici sportivi o preparatori qualificati.

“Andare in sovrallenamento”, come si dice in gergo, è più facile di quanto possa sembrare, soprattutto per chi si allena un po’ a caso e senza avere un vero piano, e può causare diversi problemi tra cui stanchezza cronica, infortuni, nervosismo e impossibilità di progredire.

Si ritiene che questa sindrome interessi un numero significativo non solo di atleti professionisti, ma soprattutto amatoriali. Ovvero di gente “normale” che prepara delle competizioni a volte anche molto ambiziose, in un quadro di vita però già molto sollecitato.

È infatti importante considerare i fattori di stress che entrano in gioco per chi non fa dello sport una professione ma un passatempo: lavoro, impegni familiari, ecc. In questo caso tutti fattori che pesano sulle nostre giornate a che se accumulati ad allenamenti troppo pesanti rischiano, appunto, di farci andare in overtraining.

Per molti l’attività fisica serve proprio per scaricare lo stress accumulato in giornata. Questo è senz’altro corretto, a patto però che non si vada oltre una certa misura e quindi si esageri nelle ore di allenamento.

Buona lettura e buon weekend a tutti!

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Quanti allenamenti alla settimana per migliorare nella corsa?

È una domanda che ci si pone spesso e a giusta ragione. Quanti allenamenti si dovrebbero fare alla settimana per raggiungere un buon livello di rendimento nella corsa a piedi?

Se è vero che anche una o due volte è comunque meglio di niente, le ricerche hanno indicato che per ottenere un netto miglioramento sono necessari almeno tre giorni di allenamento alla settimana. Uno o due giorni soltanto sono relativamente poco efficaci (v. tabella in basso).

Quando si arriva ai tre giorni la curva del progresso si alza drasticamente, mentre per ogni giorno successivo si ha sì un aumento, ma ad un tasso inferiore.

Allenarsi tutti i giorni può d’altra parte essere rischioso in certe discipline, come ad esempio la corsa a piedi dove il sovraccarico può causare facilmente degli infortuni.

Meglio quindi essere prudenti e inframmezzare giorni di riposo, oppure praticare attività alternative e complementari (ginnastica, nuoto, bicicletta, ecc.) in forma blanda.

A livello di chilometraggi, ad esempio nella preparazione di una gara sui 10 chilometri, occorre distinguere tra un corridore principiante (tempi attorno ai 50’), intermedio (40’) o avanzato (35’ e meno). Nel primo caso bisogna arrivare almeno ai 40 chilometri settimanali, nel secondo ai 60, mentre per il corridore avanzato il chilometraggio può arrivare anche ai 90 chilometri.

LA SINDROME DI FIXX

Sebbene i consigli siano questi e siano sempre improntati alla più schietta prudenza, sappiamo che per molti appassionati della corsa a piedi è quasi impossibile saltare anche solo un giorno d’allenamento!

Quando il coinvolgimento supera però i limiti del buonsenso, degenerando spesso verso l’eccesso, abbiamo a che fare con soggetti che potrebbero essere, almeno in una certa misura, affetti dalla “sindrome di Fixx”.

Questo termine è stato coniato proprio per descrivere un insieme di disturbi che possono colpire l’atleta amatoriale e si rifà alla figura di Jim Fixx (1932-1984) noto per aver scritto il libro The Complete book of Running e per essere stato uno dei profeti del jogging negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Settanta.

Ma anche, purtroppo, per essere deceduto per un attacco di cuore durante uno dei suoi allenamenti a soli 52 anni d’età.

Fixx, in effetti, era il classico corridore compulsivo, colui che dopo aver condotto una buona fetta della sua esistenza da perfetto sedentario e in costante sovrappeso, con in più il vizio del fumo, ha scoperto la corsa a piedi a 35 anni divenendone però succube, ovvero esagerando oltre ogni misura i carichi di allenamento in rapporto alle sue potenzialità.

Anche se il suo esempio ha permesso di diffondere il credo della corsa a piedi e delle attività aerobiche in mezzo mondo, purtroppo il suo è stato un approccio sbagliato, perché eccessivo, con lo sport.

Approccio di cui Jim Fixx ha pagato, e pesantemente, le conseguenze, divenendo però un monito per tutti coloro che vanno “oltre misura”, esagerando il proprio coinvolgimento in qualsiasi attività fisica.

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FonteA-Z fitness

Foto: copyright © N. Pfund

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Prevenire e superare il “Muro” del 32mo km nella Maratona

È lo spauracchio di moltissimi podisti amatoriali. Soprattutto di chi si cimenta sulla distanza della maratona. Nel gergo viene chiamato “Muro”, perché letteralmente è come se d’improvviso ci si trovasse di fronte un ostacolo insormontabile da superare.

Che cos’è dunque il “muro”? È il punto, durante un allenamento di resistenza impegnativo o una lunga gara, in cui l’organismo esaurisce il glicogeno e utilizza il grasso accumulato. Può interessare i maratoneti, ma anche, come si vedrà, i podisti che si cimentano su distanze più brevi, come pure i praticanti di altri sport di resistenza.

Per i maratoneti, in genere, con il “muro” inesorabilmente ci si ritrova a fare i conti attorno al trentaduesimo chilometro. Spesso si possono sentire dei maratoneti che dicono, appunto, che la gara si divide in due parti: la prima di 32 chilometri e la seconda di 9 chilometri.

Da un momento all’altro ci si trova senza energie, senza la capacità quindi di spingere come lo si era fatto per i prima trenta chilometri della prova. E il risultato è spesso drammatico, con un rallentamento netto del passo e quindi con un peggioramento dei tempi di percorrenza.

Il “muro” non è una caratteristica dei soli maratoneti. Se vogliamo, può presentarsi in ogni distanza anche molto più breve, come quelle di 5, 10 o 20 chilometri. Inoltre, può interessare anche i ciclisti o i triatleti, in questo caso soprattutto sulle distanze Ironman, quando la gestione delle energie e dello sforzo (sovente superiore anche alle 10 ore) risulta fondamentale.

Come prevenire il “muro”? La prima cosa da fare, quella più immediata, è praticare un sovraccarico di carboidrati, che forniscono una maggiore riserva di glicogeno, nei 2-3 giorni precedenti la gara. Poi, naturalmente, pianificare un allenamento progressivo che, nel caso di una maratona, dovrebbe portarci a percorrere di seguito almeno 40 chilometri.

Molti preparano la maratona fermandosi ai 30 chilometri e pensando che comunque il giorno della gara ci sarà energia sufficiente per completare il percorso. È una strategia molto rischiosa perché il nostro corpo e la nostra mente difficilmente saranno pronti per sostenere uno sforzo più lungo. In questo caso il rischio di trovarsi a tu per tu con il famigerato “muro” diventa una possibilità molto concreta.

Arrivare a correre in allenamento una lunghezza pari o superiore a quella della gara, in pratica ci serve per avvisare e quindi preparare il corpo e la mente sul fatto che saranno chiamati a correre all’andatura che abbiamo già seguito in allenamento (andatura che potrà essere forse anche leggermente superiore), evitando di andare a sbattere contro quel famoso “muro” che, in caso contrario, ci potrebbe attendere impassibile al trentaduesimo chilometro…

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FonteA-Z fitness

Photo: copyright N. Pfund (sopra); Getty Images (in basso)

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