Addio a Roland Collombin, idolo della nostra adolescenza

Con Roland Collombin se ne va una leggenda dello sci alpino svizzero e uno degli idoli della nostra adolescenza. Vallesano DOC, impavido e spettacolare, fu il grande rivale di Bernhard Russi: l’uno elegante e impeccabile, l’altro spavaldo, trasgressivo e disposto a rischiare tutto. Fuori dalle piste era un uomo solare, amante della buona cucina, della compagnia e del buon vino, capace di conquistare tutti con la sua simpatia. Con la sua scomparsa perdiamo non solo un grande campione, ma anche un pezzo della nostra giovinezza.

Nicola Pfund, giornalista e blogger

Con Roland Collombin se ne va molto più di un grande campione. Se ne va una leggenda dello sci alpino svizzero, un personaggio autentico, un uomo che ha saputo incarnare un’epoca e che, per tanti della mia generazione, è stato un vero mito dell’adolescenza.

Il vallesano DOC si è spento all’età di 75 anni. Negli ultimi anni aveva combattuto con grande dignità contro due tumori, uno alla gola e uno al fegato. Ma nell’immaginario collettivo Roland Collombin resterà per sempre il discesista impavido, capace di affrontare le piste più difficili con un coraggio che sfiorava l’incoscienza.

La sua rivalità con Bernhard Russi ha segnato una delle pagine più belle dello sport svizzero. Erano due campioni straordinari, ma profondamente diversi. Russi rappresentava la perfezione tecnica, l’eleganza, il rigore e la correttezza. Collombin, invece, era il ribelle, il trasgressivo, l’istintivo. Sugli sci forse meno raffinato del rivale, ma certamente più spavaldo, più spettacolare e più disposto a rischiare tutto pur di vincere. Era proprio questo contrasto a rendere affascinante il loro duello, seguito con passione da migliaia di tifosi.

I risultati parlano da soli. Roland Collombin conquistò otto vittorie in Coppa del Mondo, tutte in discesa libera: due sulla mitica Streif di Kitzbühel, tre a Garmisch-Partenkirchen e una a Wengen, oltre ad aggiudicarsi le Coppe del Mondo di specialità nel 1973 e nel 1974. Alle Olimpiadi di Sapporo 1972 vinse inoltre la medaglia d’argento nella discesa libera, valida anche come campionato del mondo.

La sua carriera si concluse purtroppo troppo presto. Due terribili cadute, avvenute a distanza di un anno nello stesso punto della pista di Val d’Isère – oggi significativamente ribattezzato Bosse à Collombin – gli provocarono gravi lesioni alla schiena e lo costrinsero ad appendere gli sci al chiodo quando aveva ancora molto da dare.

Fuori dalle piste era esattamente come appariva: genuino, generoso e irresistibilmente simpatico. Amava la buona tavola, la compagnia degli amici e un buon bicchiere di vino. Era un uomo che sapeva vivere con intensità, sempre pronto a raccontare un aneddoto o a regalare un sorriso. La sua spontaneità conquistava tutti.

Per noi che negli anni Settanta eravamo adolescenti, Roland Collombin rappresentava qualcosa di speciale. Ogni sua discesa era un’emozione, ogni sfida con Bernhard Russi diventava un appuntamento imperdibile davanti alla televisione. Erano gli anni in cui lo sport sapeva creare eroi popolari, capaci di entrare nelle case e soprattutto nei cuori della gente.

Oggi lo sci svizzero perde uno dei suoi interpreti più carismatici. Il Vallese perde uno dei suoi figli più illustri. E noi perdiamo un pezzo della nostra adolescenza.

Grazie, Roland, per le emozioni che ci hai regalato. Riposa in pace, campione.

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