ALPINISMO – IL PIZZO VOGORNO (2442 M) IN SOLITARIA

Matteo Campanella, 22enne di Cavigliano, è un appassionato escursionista. È pure un mio brillante allievo. Da qualche tempo ha preso la via delle montagne, in compagnia di altri alpinisti, quando possibile, in solitaria nelle altre situazioni. Come in questo caso, durante una recente scalata al Pizzo Vogorno che ci racconta in questo appassionante report.  

È da un po’ che non faccio una bella giornata lunga e faticosa, quindi per mettermi alla prova opto per il pizzo di Vogorno, dovrebbe essere interessante per provare i nuovi scarponi “La Sportiva Aequilibrium LT”, e soprattutto perché non ho mai fatto più di 1200 m D+ in un giorno.

È il 25 maggio 2025, mi sveglio, mangio un paio di banane e con molta calma parto con il bus da Gordola, dove carico la bicicletta che mi servirà per il ritorno fino a Cavigliano.

Scendo dal bus a Vogorno Sant Antonio, da lì monto in sella e in 15 minuti circa raggiungo la Costa piana (665 m), punto di partenza per la mia salita al pizzo.

Quindi mi riempio della fidatissima crema 50+ e alle 8:25 parto, in direzione Alpe Bardughè.

Il sentiero è inizialmente ripido, ma dopo pochi metri diventa più docile, con una lunga serie di tornanti arrivo facilmente alla piana dell’Alpe Bardughè in 1 ora e 25 minuti, con una pausa di 5 minuti per stringere gli scarponi e bere un po’ d’acqua alla quota 1146.

Una volta arrivato all’alpe mi siedo a mangiare una barretta, controllare la meteo per sicurezza e riempire il camelback da 3 litri. Dopo circa 25 minuti di ciondolamento sulla panca e una clif bar mi rimetto in marcia.

Appena fuori dall’alpe la traccia diventa bianco-blu, inizialmente il sentiero è ancora poco ripido, lo percorro contemplando i nevai sotto la vetta con crescente scetticismo.

Qui incontro due signori che stanno scendendo, non credo siano arrivati in vetta per via della neve. Non si vedono tracce più in alto…. Occorre valutare con cautela.

Una volta attraversato il riale intorno ai 1830 metri la traccia inizia a farsi più ripida, a scaloni tra rocce e terra, un paio di passaggi richiedono l’utilizzo delle mani.

Percorro la traccia prestando attenzione, sempre ben segnata ma che sta diventando sempre più impervia.

A circa 2040 m si comincia a percorrere una crestina molto morbida, a questo punto scatto qualche fotografia alla cresta che mi trovo alle spalle, e penso che questi quasi 1400 metri di dislivello sono scivolati via molto bene, deduco quindi che a breve arriverò in vetta, in poco tempo e senza grosse difficoltà.

Da qui si sale una sorta di piccola scalinata naturale costituita da rocce di medie dimensioni, dopodiché attraversando qualche pietraia si raggiunge la cresta nord-ovest del Pizzo di Vogorno, lungo la quale si incontra qualche piccolo risalto roccioso, l’esposizione comincia a farsi sentire.

A questo punto ci si ritrova sul filo della cresta, nel mio caso c’è ancora parecchia neve, mi fermo una decina di minuti per ponderare il da farsi, nel frattempo scatto qualche fotografia delle pareti e della Val Carecchia.

Si vede chiaramente, la traccia che facilita la traversata della parete ovest è completamente coperta dalla neve, quindi indosso i ramponi e sguaino la fidata piccozza.

Mi incammino lungo la cresta prestando attenzione a dove metto i piedi, uno scivolone qui potrebbe costare caro…

Supero il punto dove la traccia attraversa il pendio e circa 15 metri più sopra mi avventuro nella parete ovest.

Qui serpeggio su terreno misto sempre esposto, arrampicandomi tra nevai ripidi (stimo 45 gradi a tratti), rocce con appigli non sempre stabili e rappezzi di prato che cominciano a spuntare. Qui la neve sta diventando progressivamente “marcia” il passo non è sicuro, mi affido alla piccozza. Con qualche passaggio di facile arrampicata (II), e con l’ausilio della piccozza mi porto sotto la vetta.

Qui un piccolo muro roccioso mi aspetta, vedo 3 soluzioni per superarlo, scelgo quella più a destra, poche mosse di II grado e sono in vetta, dopo 4 ore e 5 minuti dal parcheggio, con circa 45 minuti di pause inclusi.

Certamente oggi non mi aspettavo quest’ultima parte alpinistica, mi ha colto un po’ di sorpresa ma tutto sommato mi ci sono divertito parecchio.

Purtroppo io e la cima siamo totalmente avvolti nelle nubi, quindi non c’è nessuna vista panoramica per oggi.

Una volta in vetta scrivo la prima cosa che mi passa per la testa sul libro di vetta e scatto qualche fotografia di rito, mangio un’altra barretta e mi fermo per qualche minuto.

Fatto questo i miei obiettivi per oggi sono stati raggiunti, ora è giunto il momento di scendere, e l’idea di ripercorrere a ritroso la parete per la via dell’andata francamente mi preoccupa e non poco.

Mi consulto con un amico per telefono, lui mi consiglia di scendere dalla pietraia a sud, per poi raggiungere la val Porta e tornare a Vogorno da lì.

Ottima idea, in una nebbia abbastanza fitta mi incammino giù per il pendio a sud ancora innevato con piccozza alla mano, per trovare la via mi aiuto con il gps, scendo nella bocchetta che con un paio di passaggi su roccia assicurati con catene mi porta nella conca, chiamata “Pianca” sulla mappa, metto via piccozza e ramponi, estraggo i bastoni e proseguo nella nebbia che va e viene verso est.

Qui con un po’ di saliscendi su un sentiero ben segnato arrivo su delle pietraie, passando per il punto “Crapia” e successivamente il punto “Lòcia” imbocco finalmente il sentiero che scende nella Val della Porta.

Passando per Rienza e Mosciöi perdo rapidamente quota, a fondovalle una volta superato il ponticello sul riale sbaglio strada e finisco a Pinel, dopodiché torno indietro e imbocco il sentiero giusto alla biforcazione. Dopo una breve salita sbuco sulla strada a pochi metri da dove ho lasciato la bicicletta e fermo il tempo. Sono le 16:08.

Per la discesa impiego 3 ore e 23 minuti, con una piccola pausa panino a “Crapia”.

Dalla partenza all’arrivo la mia gita dura 7 ore e 42 minuti.

Peccato per la nebbia, ma è stata comunque una gran bella giornata. Quasi totalmente da solo sulla montagna, (a parte quei 2 signori incontrati durante la salita).

Tornerò dopo che si sarà sciolta la neve per cercare un tempo migliore.

Il percorso è al massimo T3 fino alla cresta, dopodiché con la neve e la salita in parete su neve e rocce T4 o forse qualcosina in più. La difficoltà alpinistica dell’ultimo tratto così come l’ho trovato, a mio avviso PD, a causa della neve instabile e dell’esposizione.

L’alpinista ticinese Matteo Campanella sul Pizzo Gallina (3061 m).

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