«Ed è subito sera» di Salvatore Quasimodo

La poesia “Ed è subito sera” di Salvatore Quasimodo è una delle sue opere più conosciute e brevi, ma anche estremamente densa di significato. Ecco il testo:

L’interpretazione di questa poesia si può sviluppare su più livelli:

1. La solitudine esistenziale: Il primo verso, “Ognuno sta solo sul cuor della terra”, esprime un sentimento di solitudine profonda, un’esperienza comune a tutti gli esseri umani. Quasimodo sottolinea come, pur vivendo in comunità e in relazioni, l’essere umano si senta irrimediabilmente solo, soprattutto di fronte ai grandi misteri della vita, come la morte e il senso dell’esistenza.

2. La vita come un attimo fugace: Il secondo verso, “trafitto da un raggio di sole”, introduce l’immagine della luce come simbolo di vita e vitalità. Tuttavia, questo raggio di sole è descritto come un “trafitto”, quasi doloroso, che sembra suggerire la brevità della vita umana, un’esistenza fatta di istanti luminosi ma passeggeri.

3. L’ineluttabilità del tempo e della morte: L’ultimo verso, “ed è subito sera”, racchiude il concetto di transitorietà. La vita, che sembra fugace come un attimo di luce, è seguita inevitabilmente dalla “sera”, simbolo della fine, della morte. La sera arriva rapidamente, alludendo al fatto che il passaggio del tempo è inesorabile e la morte è una realtà a cui nessuno può sfuggire.

In generale, Quasimodo, con questa poesia breve ma potente, riflette sui temi della solitudine, della caducità della vita e del destino ineluttabile della morte. Il tono è malinconico e meditativo, con un forte richiamo alla fragilità dell’esistenza umana.

L’autore

Salvatore Quasimodo (1901 –1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo e vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1959. Ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell’età classica, tra cui opere liriche greche, ma anche di opere teatrali di Molière e William Shakespeare.

7 risposte

  1. E’ vero, la vita è breve. Però non per questo bisogna vivere il momento e lasciarsi scappare le occasione soltanto perché alla fine arriviamo tutti allo stesso risultato. Anche se la nostra vita terrena potrebbe sembrare breve, secondo me vale la pena viversela al meglio, non nel senso di divertirsi e non dare importanza di qualsiasi cosa non sia di nostro gradimento, ma nel senso di crearsi dell’obiettivi a lungo termine e fare di tutto per raggiungerli. Per esempio può essere imparare più informazioni possibili in modo da essere preparati in qualsiasi situazione ci si ritrovi avendo a disposizione tanti strumenti con cui difendersi. Vale la pena dire che, proprio appunto perché la vita prima o poi finisce, è importante non lasciare nulla in sospeso, ma riuscire a concludere prima che siamo noi a concludere l’esistenza.

    1. Il tuo testo offre una riflessione profonda sulla vita e sull’importanza di vivere con consapevolezza. Hai colto l’essenza di un equilibrio fondamentale: non è solo il momento presente a contare, ma anche la costruzione di un futuro significativo. La tua idea di affrontare la vita come un’opportunità di apprendimento e crescita è davvero stimolante. È un invito a non lasciare nulla in sospeso e a perseguire i propri obiettivi con determinazione, trasformando la brevità della vita in un’occasione per creare una base di esperienze e conoscenze. Un messaggio davvero potente!

  2. La poesia di Salvatore Quasimodo è davvero interessante e riesce a cogliere l’essenza della vita in modo chiaro. Quasimodo, con solo tre righe, riesce a farci sentire emozioni forti e profonde. È pazzesco come parli della solitudine: nonostante siamo circondati da gente, alla fine ci sentiamo spesso soli. Questo è qualcosa che tutti noi possiamo capire e ci fa riflettere su quanto siano importanti le nostre relazioni. Poi c’è quell’immagine del “raggio di sole” che colpisce. Fa pensare a come la vita sia piena di momenti belli, ma anche di difficoltà. Quasimodo sembra dirci che, anche nei momenti più luminosi, ci può essere un po’ di dolore nascosto. E non parliamo del fatto che ci ricorda quanto la vita sia breve e che la morte arrivi in fretta. È come un campanello d’allarme per ricordarci di vivere al massimo e goderci ogni attimo, prima che arrivi la “sera”. In poche parole, la poesia ci invita a riflettere sulla vita e a confrontarci con emozioni che tutti proviamo. È una di quelle opere che ti fanno fermare un attimo e pensare, e credo che sia proprio questo il motivo per cui ci colpisce ancora oggi.

  3. La solitudine, a mio parere, è uno dei paradossi più grandi della nostra società moderna, viviamo immersi nella compagnia, in mezzo alla gente, possiamo comunicare anche con chi è dall’altra parte del mondo in pochi istanti, eppure se ci riflettiamo bene siamo soli al mondo.
    Questo senso di solitudine da parte mia arriva dal fatto che qualsiasi persona con la quale noi interagiamo è comunque parte del mondo esterno alla nostra coscienza, è quindi qualcosa di estraneo, tutto ci influenza ma alla fine a dettare il corso della nostra vita sono sempre le decisioni che prendiamo anche inconsciamente tutto il giorno e tutti i giorni, e queste decisioni le prendiamo da soli. Tra noi e noi.
    Invece il senso che sembrerebbe aver dato l’autore a queste parole a mio parere è quello che alla fine della vita, volenti o nolenti ci lasceremo tutto e soprattutto tutti alle spalle, e la fine anche se potrebbe sembrare ancora lontana, arriva per tutti e purtroppo prima di quando ci possiamo rendere conto.
    È quindi importante cercare di fare il proprio meglio per rendere la nostra esistenza degna di essere vissuta, cercando di sprecare meno tempo possibile e dando la dovuta importanza a tutti i momenti che viviamo.
    Questo anche perché non abbiamo una data di scadenza conosciuta, oggi potrebbe essere anche l’ultimo giorno della nostra esistenza, è bene ricordarlo di tanto in tanto per sfruttare a pieno il tempo che ci è concesso su questa terra.

  4. Questa poesia di Quasimodo mi colpisce per la sua semplicità e profondità. Il verso “Ognuno sta solo sul cuor della terra” mi fa riflettere su quanto, nonostante siamo circondati da persone, alla fine siamo tutti soli di fronte alla vita e alla morte. Il “trafitto da un raggio di sole” sembra quasi un’immagine dolorosa della bellezza effimera della vita, che è fatta di attimi di luce, ma poi arriva inevitabilmente la “sera”, la morte. Quasimodo ci ricorda con malinconia la brevità dell’esistenza e la solitudine esistenziale, lasciandoci con una riflessione intensa e struggente.

  5. La poesia di Quasimodo offre una profonda riflessione sulla condizione umana, evidenziando la solitudine esistenziale e la fugacità della vita. Attraverso immagini potenti come il “raggi di sole” e l’inevitabile “sera”, l’autore trasmette un senso di malinconia e vulnerabilità, sottolineando come la bellezza e l’intensità della vita siano spesso affiancate dalla consapevolezza della morte. La sua opera invita alla meditazione sulla fragilità dell’esistenza e sull’importanza di riconoscere e accettare queste verità universali.

  6. A me questi versi di Quasimodo appaiono come l’aprirsi all’irraggiungibile infinito mistero. Il raggio di sole, innanzitutto, rinvia a tutto quanto la luce del sole è e fa nella nostra vita: esperienza che, se la volessimo descrivere, ci apparirebbe inesprimibile ed anche incomprensibile nella sua interezza e nella sua radicale essenzialità. Ma non è tutto. La luce illumina, fa vivere, dà energia, dà gioia, affascina, attira chi ne è illuminato verso la sorgente della luce, indica la sete d’infinito che l’infinita luce con un solo suo raggio suscita. Ma un raggio, quello che informa così tutta la mia vita, che cos’è, rispetto all’infinità di raggi che in ogni momento il sole emana, che ha emanato ed emanerà nel corso dei miliardi dei suoi anni, trafiggendo tanti altri, mentre io mi perdo già nel solo considerare me stesso e mentre avverto che per me è già subito sera, magari dopo settanta oppure ottanta inesauribili anni di vita con tutto il loro inenarrabile vissuto? Ma il sole non è solo il sole per noi umani che viviamo sì del sole, ma anche di ciò di cui esso è simbolo, cioè di Dio. C’è da perdersi poi nell’esperienza del trafitto. Un raggio che non rimbalza, riflesso da un corpo impermeabile, ma penetra, trasmette il calore, l’energia, la vita che porta in se stesso. Ma che avviene in chi è penetrato, impregnato dalla vita e dalla luce? Ed è subito sera: solo rimpianto per un veloce passato che non si può trattenere, né recuperare, oppure accumulo di attesa e speranza di un agognato riposo nella pienezza di luce che abbiamo fugacemente assaporato e ci ha generato un infinito desiderio? Poesia come finestra sull’infinito che affascina l’uomo,

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