LIBRI – “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho

IL CAMMINO DI SANTIAGO, DI PAULO COELHO

In Il cammino di Santiago di Paulo Coelho, il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela diventa un viaggio interiore alla ricerca di se stessi. Attraverso prove e riflessioni guidate dal maestro Petrus, l’autore scopre che nella vita è fondamentale avere sogni e obiettivi. Il libro ricorda che la conoscenza di sé non ha una meta definitiva: è un cammino continuo, faticoso ma ricco di senso, alla portata di ogni persona.

La ricerca di se stessi. I miei libri preferiti ruotano spesso attorno a questa tematica, che è certamente una delle principali della nostra esistenza.

Sto rileggendo “Il cammino di Santiago” di Paulo Coelho (editore Bompiani), un diario di viaggio (interiore) dell’autore, per prendere spunti per un’attività che vorrei fare a scuola (e non solo).

Questo libro merita di essere letto. Attraverso il viaggio verso Santiago di Compostela, il pellegrino Coelho, guidato dal suo maestro Petrus, è alla ricerca di se stesso.

Il viaggio gli rivelerà qualcosa di semplicissimo, ma di profondo: che nella vita è importante sapere quello che si vuole, per quale motivo ci si vuole impegnare. È importante soprattutto per i giovani, perché una vita senza obiettivi, senza sogni, è una vita senza meta.

Certo, non sempre si è nello stato d’animo giusto per affrontare questi problemi esistenziali. Eppure, di tanto in tanto, è necessario fermarsi per riordinare un po’ le idee, per verificare su quale cammino ci si trova.

Anche se, come ci dice Coelho, nel suo libro autobiografico, la meta non la si raggiunge mai. Non si riuscirà mai a conoscere del tutto se stessi. Ma la ricerca di sé deve essere un atteggiamento. Un atteggiamento faticoso, che implica la volontà di mettersi continuamente in gioco.

È una grossa fatica, insomma, un viaggio interminabile. Una volta che avremo raggiunto la nostra Santiago, il viaggio ci avrà rivelato molto di noi stessi, ma il giorno dopo torneremo alla vita quotidiana. La affronteremo forse con più strumenti, ma la ricerca dovrà proseguire.

Per la capacità di descrivere queste situazioni, Coelho è profondo. E lancia un grande messaggio di ottimismo: tutti ce la possiamo fare, perché “lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni”.

Bibliogr.: Coelho, Paulo, Il Cammino di Santiago, Bompiani

2 risposte

  1. Trovo l’articolo molto interessante e d’ispirazione. Penso che noi come si dice nel testo, inseguiamo quotidianamente la nostra “Santiago”, che può essere una metafora per rappresentare i nostri obbiettivi, i nostri sogni e ciò che vorremmo la vita ci riservi. Il cammino è lungo e faticoso e bisogna essere disposti a rinunciare a qualcosa, a fatiche e a pianti. E questo è fattuale sia nel Cammino vero e proprio sia per la nostra “Santiago”.
    Per quanto riguarda il cammino vero e proprio, è un avventura, dove a mio parere non bisogna darsi obbiettivi a inizio cammino, ma scoprire i propri obbiettivi camminando. È una esperienza che a mio modo di vedere non va fatta in gruppo numeroso, direi massimo 3/4 persone per poter avere compagni di riflessione durante il viaggio, per confrontarsi, andando in molti, c’è il rischio diventi una gita scolastica (che ciò non è vietato, ma non è il modo in cui io vivrei questo cammino).

  2. A mio modo di vedere, ciò che viene detto nel libro e nel testo qui sopra è corretto: la ricerca di se stessi è fondamentale nella nostra esistenza.
    Infatti, una vita vissuta senza scopo, interesse, curiosità o conoscenza di ciò che si vuole è una vita povera di significato, una vita non inutile ma vissuta a metà, non nelle piene potenzialità che potevano essere sfruttate.
    Secondo me, l’importante è prefissarsi un obbiettivo e mettere sé stessi all’inseguimento di questo obbiettivo: non sappiamo quale strada dovremo percorrere per il raggiungimento del nostro scopo ma avremo sempre bene in mente la meta finale, un po’ come fatto da Paulo Coelho con il cammino di Santiago.
    Per questo motivo non dovremo temere di cambiare percorso, strada o sentiero perché conoscendo sé stessi conosceremo sempre il nostro obbiettivo finale.

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