Innaffiare prati e giardini in tempo di canicola: necessità o contraddizione?

In piena canicola, mentre fiumi e laghi sono ai minimi e l’acqua comincia a scarseggiare, c’è ancora chi dedica tempo e litri d’acqua a mantenere perfettamente verde il proprio praticello. Nulla di vietato, magari, se il Comune non ha ancora imposto restrizioni. Ma è davvero necessario? Forse, in situazioni come questa, il buon senso dovrebbe arrivare prima del divieto. Perché un prato giallo può aspettare. L’acqua, invece, no.

L’acqua non è infinita. Soprattutto quando non piove da mesi, i fiumi soffrono, i laghi si abbassano e persino l’agricoltura comincia a fare i conti con la sete.

Eppure, basta fare un giro per il Ticino in questi giorni di canicola e siccità per assistere a una scena quantomeno curiosa.

Da una parte ci viene chiesto di risparmiare acqua. Dall’altra, qua e là, si possono osservare lunghi getti d’acqua impegnati in una missione apparentemente irrinunciabile: mantenere perfettamente verde il praticello davanti alla casa.

Un piccolo rettangolo di erba che, evidentemente, non può proprio permettersi di diventare giallo.

Il prato deve essere verde. A tutti i costi?

La domanda è semplice: ha davvero senso consumare grandi quantità di acqua potabile per conservare un prato verde nel pieno di una crisi idrica?

Non parliamo dell’orto, di una coltivazione agricola o di piante particolarmente delicate. Parliamo spesso di tappeti erbosi ornamentali, il cui unico compito, in estate, sembra essere quello di presentarsi impeccabilmente verdi.

Una specie di biglietto da visita domestico.

E così può capitare di vedere l’irrigatore automatico entrare in funzione mentre il termometro sfiora temperature da record e la terra attorno è secca come una spugna dimenticata al sole.

Il prato, però, è verde.

Missione compiuta.

Peccato che l’acqua utilizzata non sia un elemento decorativo.

E i campi da calcio?

Un discorso simile vale, con tutte le necessarie distinzioni, per i campi sportivi.

È evidente che un terreno di gioco utilizzato regolarmente abbia esigenze diverse rispetto al praticello della villetta. Un campo da calcio deve garantire condizioni adeguate per gli atleti e la sua manutenzione non può essere paragonata semplicemente a quella di un giardino privato.

Ma anche qui una domanda è lecita: in una situazione di penuria, quali sono le priorità?

In questi giorni non sono mancati gli interrogativi di cittadini che osservano l’irrigazione quotidiana dei campi e si chiedono se sia davvero inevitabile. La questione è tutt’altro che banale: alcuni impianti possono utilizzare fonti d’acqua differenti dall’acquedotto potabile e non ogni irrigazione rappresenta automaticamente uno spreco.

Proprio per questo, servono trasparenza e buon senso, non semplici slogan.

La legge dice una cosa. Il buon senso potrebbe dirne un’altra

Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma se il Comune non ha imposto alcun divieto, perché dovrei smettere di annaffiare?»

Obiezione formalmente comprensibile.

Ma forse c’è una differenza importante tra ciò che è ancora consentito e ciò che è ragionevole fare.

Se aspettiamo sempre che qualcuno ci dica, attraverso un’ordinanza, che cosa possiamo o non possiamo fare, rischiamo di trasformare il buon senso in un articolo di legge.

E il buon senso, normalmente, dovrebbe arrivare prima.

L’Associazione Acquedotti Ticinesi ha recentemente invitato la popolazione a ridurre immediatamente i consumi d’acqua, ricordando che la situazione è critica e che il deficit di precipitazioni dura da mesi.

In alcuni Comuni sono già state introdotte restrizioni. Altri stanno adottando provvedimenti gradualmente. Ma non dovrebbe essere necessario aspettare il divieto per capire che qualcosa non va.

Possiamo sopravvivere a un prato giallo

Forse dovremmo semplicemente cambiare prospettiva.

Un prato che in agosto diventa giallo non è necessariamente un prato morto. È un prato che sta affrontando l’estate.

E, francamente, in una situazione come quella attuale un po’ di erba gialla potrebbe essere un segno di responsabilità, non di trascuratezza.

Anche perché la natura non ha bisogno che tutto sia sempre perfettamente verde, ordinato e sotto controllo.

Siamo noi ad aver deciso che il prato di casa debba assomigliare a un campo da golf anche quando fuori non piove da settimane.

E qui arriva una piccola ironia: stiamo vivendo una delle estati più calde e siccitose degli ultimi decenni, ma pretendiamo comunque che il nostro praticello abbia l’aspetto di aprile.

Forse è proprio questo il punto.

L’acqua prima dell’estetica

L’acqua serve alle persone, all’agricoltura, agli animali, agli ecosistemi. Serve ai boschi, alle sorgenti, ai corsi d’acqua. E durante una siccità prolungata la sua disponibilità diminuisce proprio quando la domanda aumenta. Anche le indicazioni federali sull’irrigazione ricordano che, durante i periodi di canicola e siccità, l’utilizzo di grandi quantità di acqua potabile può entrare in conflitto con le esigenze dell’approvvigionamento.

Un prato verde è bello. L’acqua disponibile per tutti lo è molto di più.

Non si tratta di demonizzare chi annaffia il proprio giardino, né di trasformare ogni irrigatore in un atto d’accusa.

Si tratta semplicemente di chiedersi, prima di aprire il rubinetto:

È davvero necessario?

Perché forse, in questa estate così particolare, la vera prova di civiltà non consiste nel riuscire a mantenere verde il proprio prato.

Consiste nell’avere il coraggio di lasciarlo ingiallire.

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