La #route26 da Grono a Santa Maria attende i ciclisti del Tour de Suisse 2025

In Mesolcina c’è grande attesa per l’arrivo del Tour de Suisse che si concluderà sulla temuta #route26 che da Grono porta a Santa Maria.

Il 19 giugno 2025, il Tour de Suisse si accende con la sua tappa regina di pura montagna, da La Punt, incastonata nell’Engadina, fino all’arrivo in salita di Santa Maria in Calanca, nel cuore della Svizzera meridionale. Una giornata destinata a lasciare il segno, non solo nelle gambe dei corridori, ma anche nella storia della corsa a tappe più importante su suolo nazionale.

La differenza, nel computo finale del cronometro, potrebbe farla non un’ascesa che ha fatto la leggenda del ciclismo, ma una piccola salita che, pur con proporzioni molto più modeste, riesce a regalare la stessa intensità emotiva: è la #route26, che, appunto, si arrampica da Grono fino a Santa Maria in Calanca e che segnerà sicuramente l’esito della quinta tappa del Tour.

La #route26, come è stata soprannominata dal grafico Lulo Tognola in riferimento al numero di tornanti, non è lunga. Non è famosa. Non è nemmeno segnata sulle mappe come un’attrazione turistica. Ma per chi ama la bicicletta, è tutto ciò che serve per provare un’esperienza intensa e viva.

Del resto ci troviamo nei pressi di Grono, un luogo dove il tema “bicicletta” non rappresenta una novità e neppure una sorpresa: questo piccolo comune è infatti molto sensibile alla promozione delle due ruote. Solo un anno fa ha inaugurato una splendida ciclabile di 6,6 km lungo l’ex sedime della Ferrovia Retica, con partenza da Lumino. 

Da qualche anno, inoltre, propone “Temperature in sella”, un’alleanza climatica-sportiva con il comune di La Brévine. Cinquanta ciclisti in cinque tappe percorrono la distanza che separa i due comuni, a scopo di solidarietà e per sensibilizzare sullo stato di salute del pianeta.

Le due località rappresentano, tra l’altro, i “poli climatici” sul territorio nazionale: Grono con la temperatura più alta (41,5 gradi nel 2003) e La Brévine con la più bassa (-41,8 gradi nel 1987). 

Normalmente percorsa da escursionisti solitari o qualche ciclista locale in cerca di quiete e pendenze impegnative, questa salita è un piccolo tesoro nascosto. Il fondo è per lo più asfaltato ma rustico, con curve strette, tratti all’ombra e improvvisi scorci panoramici sulla Val Mesolcina.

Ma con l’arrivo del Tour de Suisse, questa via tranquilla si trasformerà in un’arena epica. I riflettori, le telecamere e il tifo colorato trasformeranno l’intimità del bosco in un palcoscenico vibrante. 

La salita (6,51 km e un dislivello di 605 m), con pendenze spesso sopra il 10% e un’atmosfera quasi mistica, metterà alla prova anche i migliori scalatori del mondo, trasformando una strada dimenticata in un nome che risuonerà in tutta la Svizzera e oltre.

Si parte da Grono, nei pressi della vecchia birreria a quota 335 metri. Fin dai primi metri, la salita non fa sconti. Si lascia alle spalle il fondovalle e si entra in un paesaggio che cambia velocemente: da urbano a rurale, da aperto a boscoso

Già nella prima tratta fino a Nadro la pendenza si fa sentire, poi nell’attraversamento di questa frazione ecco il solo tratto pianeggiante, di circa 200 m. In seguito si torna sui tornanti che si susseguono con ritmo serrato, costringendo il ciclista a trovare il proprio passo.

Non ci sono lunghi rettilinei per prendere fiato: è un’ascesa tecnica, impegnativa, ma proprio per questo gratificante. Alcuni segmenti impressionano per le pendenze (anche al 15%) e l’indicazione dei tornanti con i cartelli rossi (numerazione decrescente dal 26 all’1), aiuta il ciclista nel dosare lo sforzo: perché ad esempio già al tornante 17 le cose si fanno più serie. Anche il 16mo è micidiale, così come nella successione dal 14mo al 12mo.

Ricordiamo che il Tour si conclude per la seconda volta nel Moesano, dopo il trionfo a San Bernardino, nel 1990, dell’americano Andrew Hampsten. Il tappone di quest’anno – ben 183,7 i chilometri da percorrere – prenderà avvio da La Punt per superare dapprima il passo dello Julier e in seguito il San Bernardino. Scenderà quindi in picchiata verso Grono dove i “girini” affronteranno una prima volta la salita fino a Castaneda per poi ridiscendere dalla strada cantonale a Grono, compiere un breve tratto in piano e di nuovo imboccare, per l’ultima volta, la micidiale salita, in questo caso fino a Santa Maria dove si trova lo striscione d’arrivo, a due passi dalla chiesa e la torre medievale.

TOUR DE SUISSE 2025

4 risposte

  1. Conosco bene la zona per aver avuto lì un ottimo affetto, anche persone amiche. Poi ho sempre amato la bicicletta e mi ha incuriosito questo arrivo nel Moesano del Tour de Suisse. La strada percorsa in bici dai corridori l’ho però fatta solo camminando, zaino in spalla … da dietro l’Opera Mater Christi per gli Anziani c’è un bel sentiero nel bosco che “taglia” la strada carrabile ma poi ci si ricollega. Lo consiglio. Poi fino a Santa Maria avevo seguito la “neo-definita” Route 26 … uau, mi viene in mente la Route 66 del romanzo Furore di John Steinbeck, chissà se ci ha pensato anche il Lulo Tognola per trovare il nome Route 26. Dev’essere stata una bella esperienza per il pubblico se non proprio per i corridori che magari il paesaggio lo osservano poco. Bravi gli Organizzatori mi è parso condotti dal Signor Fabrizio Keller che non conosco ma era molto nominato in Valle. Si farà poi il Parco Naturale Regionale? Bravi tutti! ciao dal Pino

  2. Bella la fotografia pubblicata: mi apre i cassetti dei ricordi belli di Grono e della Mesolcina, dell’essere stato anche in compagnia degli anziani della Casa Mater Christi a qualche tombola o a chiacchierare un po’. Nel prato in fotografia la Biblioteca e la Libreria nella “strecia” posizionavano d’estate un tendone coi libri in prestito … li si prendeva liberamente senza nessuna registrazione, col solo impegno di restituirli dopo averli letti. Lo trovavo “magico”.
    GRAZIE al Tour de Suisse ed al “Sore Nicola che bene realizza i contenuti qui nel forum … mi si sono risvegliate cose belle vissute in Valle e nel Bellinzonese, anche in bicicletta, anche a piedi, anche a spalare neve dal piazzale di fermata della Posta, anche a portare il cagnolone di un conoscente a spasso e a fare il bagno nella Moesa. Grazie millissime! il Pino

      1. Sì, momenti ed esperienze speciali, belle da essere vissute. Il bello resta incollato nella mente con le conoscenze e la cultura dei luoghi. Ma c’è del rimpianto, difficile da spiegare, non sempre puoi decidere o realizzare il meglio …

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