Perdere la motivazione per correre: runner che corre su una strada durante un'uscita di allenamento

Quando passa la voglia di correre: come ritrovare la motivazione e ripartire

Perdere la motivazione per correre può capitare anche a chi corre da tanti anni. Il caldo, gli impegni, la stanchezza o semplicemente il bisogno di staccare possono far passare la voglia di correre. Ma una pausa non significa necessariamente abbandonare: si può rallentare, fermarsi per un periodo e poi riprendere a correre, senza sensi di colpa e senza pretendere di tornare subito ai livelli di prima.

Chi corre da molti anni potrebbe pensare che la voglia di correre debba esserci sempre. In realtà non è così.

La motivazione cambia. Ci sono periodi nei quali non vediamo l’ora di uscire, altri nei quali infilare le scarpe sembra diventare quasi un obbligo. Pretendere di essere sempre motivati è probabilmente il modo migliore per trasformare una passione in un dovere.

Il caldo estivo può rendere la corsa più faticosa e meno piacevole. Gli impegni di lavoro e familiari possono occupare quelle ore che prima dedicavamo all’allenamento. Può arrivare un periodo di stanchezza generale, oppure semplicemente la sensazione di avere corso abbastanza e di non avere più un obiettivo preciso.

Anche la ripetitività può avere un peso. Gli stessi percorsi, gli stessi allenamenti e gli stessi tempi da controllare sul cronometro possono trasformare qualcosa che amavamo in una routine.

E poi c’è un aspetto del quale si parla poco: correre per molti anni significa attraversare diverse fasi della vita. Cambiano il lavoro, le responsabilità, le energie, le priorità e anche il nostro rapporto con lo sport.

Non dobbiamo necessariamente essere gli stessi runner di dieci o vent’anni fa.

Una pausa dalla corsa non significa smettere

Una delle trappole più comuni è pensare che una pausa rappresenti già l’inizio dell’abbandono.

Per qualche giorno non corriamo. Poi passa una settimana, magari due. E a quel punto cominciamo a pensare di avere perso la forma.

Da qui può nascere un circolo vizioso: più passa il tempo, più sembra difficile ricominciare; più sembra difficile ricominciare, più rimandiamo.

In realtà, qualche giorno o qualche settimana di pausa non cancella anni di esperienza.

Il corpo conserva una memoria del movimento. Ma soprattutto rimane ciò che abbiamo imparato: sappiamo come affrontare un’uscita, come gestire il ritmo, come ascoltare la fatica.

Non ripartiamo da zero.

Questo è particolarmente importante per chi corre da molti anni. Una pausa può essere semplicemente una parentesi, non la fine della storia.

Come ritrovare la motivazione per correre

Quando cominciamo a perdere la motivazione per correre, la prima cosa da evitare è pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in noi.

La motivazione va e viene. E non sempre dobbiamo inseguirla con nuovi obiettivi, gare o allenamenti più duri.

A volte è sufficiente abbassare le aspettative.

Se non abbiamo voglia di correre dieci chilometri, possiamo correrene cinque. Se cinque sembrano troppi, possiamo fare mezz’ora. E se anche mezz’ora sembra impegnativa, possiamo uscire per venti minuti.

Il punto non è allenarsi sempre tanto.

Il punto è mantenere vivo il rapporto con la corsa.

Una breve uscita fatta senza guardare il ritmo può essere più utile di un allenamento affrontato controvoglia. E qualche volta proprio quei pochi chilometri ci fanno tornare a casa con una sensazione che avevamo dimenticato: quella di stare bene.

Cambiare percorso per ritrovare il piacere di correre

Quando la motivazione diminuisce, può essere utile cambiare completamente scenario.

Un percorso nuovo. Un sentiero. Una strada di campagna. Un lungolago. Un giro in una località diversa.

Non sempre abbiamo bisogno di correre meglio. A volte abbiamo semplicemente bisogno di correre diversamente.

Per chi ha alle spalle molti anni di running, questo può essere particolarmente importante.

La corsa non deve essere soltanto allenamento, cronometro e prestazione. Può tornare ad essere quello che era all’inizio: un modo per uscire di casa, muoversi, esplorare e stare bene.

E quando questa sensazione scompare, forse non dobbiamo smettere per sempre.

Forse dobbiamo soltanto cambiare qualcosa.

Correre senza guardare sempre il cronometro

C’è poi una domanda che vale la pena porsi: dobbiamo davvero sapere quanto abbiamo corso?

Per qualche uscita si può provare a lasciare a casa il cronometro, oppure a non guardare continuamente ritmo, chilometri e frequenza cardiaca.

Correre senza obiettivi può essere sorprendentemente liberatorio.

Dopo anni passati a misurare tutto, riscoprire una corsa senza numeri può restituire alla corsa una parte del suo significato originale.

Non dobbiamo sempre migliorare.

Possiamo semplicemente correre.

Fermarsi può essere una scelta intelligente

Non tutte le pause sono negative.

A volte fermarsi è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Durante i periodi più caldi dell’anno, per esempio, si può ridurre il numero delle uscite, correre nelle ore più fresche oppure sostituire temporaneamente la corsa con camminate, bicicletta, nuoto o altre attività.

L’obiettivo non deve essere dimostrare qualcosa a qualcuno.

Non siamo professionisti. Non dobbiamo allenarci per forza ogni giorno. E soprattutto non dobbiamo sentirci in colpa se per qualche settimana la corsa passa in secondo piano.

La cosa importante è non trasformare una pausa consapevole in un addio inconsapevole.

Come riprendere a correre dopo una pausa

Dopo avere deciso di fermarsi, arriva prima o poi il momento di riprendere a correre dopo una pausa.

Qui bisogna evitare un errore molto comune: tornare subito ai ritmi e ai chilometri di prima.

Dopo una pausa capita di ricordare perfettamente quanto correvamo qualche mese o qualche anno fa e di dimenticare quanto tempo è passato.

Il risultato è prevedibile: si parte troppo forte, si fanno troppi chilometri e il giorno dopo arrivano gambe pesanti, dolori e magari qualche problema fisico.

Meglio ripartire lentamente.

Per le prime uscite può essere sufficiente alternare corsa e camminata oppure correre a un ritmo molto tranquillo.

La prima uscita dopo una pausa non deve essere un test. Deve essere un appuntamento con noi stessi.

La forma tornerà. E spesso tornerà più rapidamente di quanto pensiamo, soprattutto se abbiamo una lunga storia di allenamento alle spalle.

Non cercare subito i tempi di prima

Questo è forse il consiglio più difficile da accettare.

Quando torniamo a correre, vorremmo ritrovare immediatamente i tempi di qualche anno prima.

Ma il nostro corpo non è un archivio nel quale basta riaprire un vecchio file.

Le prestazioni cambiano. Noi cambiamo. E non c’è niente di sbagliato in questo.

Il piacere della corsa non dovrebbe dipendere esclusivamente dal tempo ottenuto sui dieci chilometri.

Possiamo essere orgogliosi di una corsa lenta. Di cinque chilometri fatti dopo una lunga pausa. Di una salita affrontata senza fermarsi. Di essere usciti nonostante la poca voglia.

La prestazione è soltanto una parte della storia.

La motivazione arriva anche dopo

C’è un’idea che può aiutarci molto: non dobbiamo aspettare di avere voglia di correre per uscire a correre.

Spesso succede il contrario.

Usciamo senza particolare entusiasmo, iniziamo a camminare, poi corriamo qualche minuto. Dopo un po’ ci sentiamo meglio. Alla fine dell’allenamento ci chiediamo perché avessimo avuto tanta difficoltà a partire.

Non sempre la motivazione precede l’azione.

A volte è l’azione a generare la motivazione.

Naturalmente questo non significa obbligarsi a correre quando siamo veramente stanchi, malati o abbiamo un dolore che richiede attenzione. Significa soltanto non confondere la normale pigrizia con il bisogno reale di fermarsi.

La corsa non deve diventare un altro impegno

Viviamo già circondati da appuntamenti, scadenze, notifiche e obiettivi.

Per questo sarebbe un peccato trasformare anche la corsa in una lista di cose da fare.

La corsa dovrebbe conservare almeno una piccola parte della sua libertà.

Non corriamo soltanto per diventare più veloci. Corriamo perché ci piace essere fuori, sentire il corpo che si muove, attraversare un paesaggio, pensare, respirare.

E quando questa sensazione scompare, forse non dobbiamo smettere.

Forse dobbiamo soltanto cambiare qualcosa.

Una pausa non cancella la passione

Chi corre da dieci, venti o trent’anni ha accumulato una storia fatta di allenamenti, gare, mattine presto, giornate difficili, soddisfazioni, sconfitte, viaggi e percorsi conosciuti a memoria.

Non possiamo buttare tutto questo perché per qualche settimana non abbiamo avuto voglia di correre.

Una pausa non cancella una passione.

Perdere la motivazione per correre non significa avere perso per sempre il piacere di farlo. A volte significa soltanto avere bisogno di cambiare ritmo, obiettivi o modo di vivere la corsa.

Non dobbiamo ricominciare da capo.

Dobbiamo semplicemente riprendere da dove ci troviamo.

Magari con meno ambizioni, qualche chilometro in meno e un ritmo più tranquillo.

Ma con la stessa curiosità di quando abbiamo cominciato.

Correre ancora, ma in modo diverso

Forse il segreto per continuare a correre a lungo non è trovare una motivazione eterna.

È accettare che la motivazione va e viene.

Ci saranno periodi nei quali correremo molto e altri nei quali correremo poco. Estate, lavoro, famiglia, vacanze, stanchezza: la vita continuerà inevitabilmente a interferire con i nostri programmi.

L’importante è non considerare ogni pausa come una sconfitta.

Possiamo fermarci. Possiamo rallentare. Possiamo cambiare obiettivo. Possiamo ricominciare.

E soprattutto possiamo ricordarci perché abbiamo iniziato.

Perché alla fine correre non è soltanto una questione di chilometri.

È una delle tante forme attraverso le quali possiamo continuare a sentirci vivi.

Vedi anche: La corsa è molto più che “solo” correre

Leggi anche: Correre quando non hai voglia: guida semiseria per esseri umani normali

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