Programmati per muoverci

Retaggi ancestrali

L’organismo umano e la sua struttura non sono cambiati in modo significativo nel corso dei secoli. Da nomade, coltivatore e cacciatore, l’uomo percorreva fino a 48 km al giorno. Il nostro corpo è ancora in grado di fornire questa prestazione fisica. Ma, oggi come oggi, normalmente non percorriamo che alcune centinaia di metri al giorno. Di conseguenza molte persone soffrono di disturbi dovuti alla carenza di movimento. Un allenamento fisico mirato è in grado di sottoporre il corpo alla giusta dose di esercizio, mantenendolo in forma.

La tesi del biologo Daniel Liebermann

Se da un lato l’uomo ha raggiunto condizioni di vita e un benessere prima impensabili, dall’altro è travolto da un’ondata di vecchi e nuovi mali, dalle mai risolte problematiche legate a una schiena notoriamente debole alla recente epidemia di obesità. Una piaga sanitaria per i singoli individui, ma anche economica e sociale per intere comunità. Da Harvard arriva oggi la tesi del biologo Daniel Lieberman: la salute del nostro corpo è strettamente intrecciata alla sua storia evolutiva, a come esso nei millenni è cambiato in relazione all’ambiente circostante. Quindi dobbiamo guardare al nostro passato remoto per capire non solo come siamo, ma anche come saremo e come potremmo essere. D’altronde, ci dice Liebermann, l’evoluzione umana, e con lei la storia del nostro corpo, è tutt’altro che conclusa.

Fonte: A-Z fitness

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Il tempo giusto sui 10 km? Dipende (anche) dall’età e dal sesso

I tempi sui 10 km variano soprattutto in base a età, sesso e livello di allenamento, rendendo fondamentale un confronto corretto. Il picco prestativo si ha tra i 25 e i 35 anni, con un progressivo rallentamento negli anni e una differenza media del 5–10% tra uomini e donne. In generale, stare sotto i 60 minuti è già un buon risultato, mentre scendere sotto i 50–45 minuti indica un livello superiore alla media.

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