Solo il “rischio valanga” ferma l’impresa estrema di Elisa Marani

Dal Lago Maggiore al Monte Rosa: due estremi che da sempre affascinano chi ama raccontare la Svizzera attraverso i suoi contrasti. Dal punto più basso, le rive tranquille di Brissago a 197 metri sul livello del mare, fino al tetto del Paese, la vetta del Dufour a 4’634 metri. Un confronto suggestivo, che spesso resta confinato nelle pagine dei manuali o nei dati geografici. Ma Elisa Marani, giovane triatleta luganese di 27 anni, ha deciso di trasformare quella linea immaginaria in un’impresa reale, percorrendola con la sola forza del suo corpo, in meno di 24 ore.

Dal punto più basso della Svizzera al più alto. Dalle acque tranquille del Lago Maggiore alle nevi insidiose del massiccio del Monte Rosa. In meno di 24 ore. È questa la sfida che Elisa Marani, 27enne luganese, aveva deciso di affrontare lo scorso weekend: un triathlon estremo senza alcun supporto motorizzato, con un obiettivo tanto semplice quanto folle – arrivare dalla riva del lago di Brissago (197 m) fino alla vetta del Dufour (4’634 m), la cima più alta del Paese.

Elisa ce l’ha quasi fatta. Dopo oltre 22 ore di sforzo ininterrotto, ha dovuto fermarsi a quota 4’300 metri. Troppa neve, troppo rischio di valanghe: le guide alpine non hanno lasciato spazio a esitazioni. “Non si può proseguire”.

Un’avventura da raccontare

La sfida inizia sabato 30 agosto, alle 9 del mattino. Elisa si tuffa nelle acque del Lago Maggiore e copre i primi 2 km di nuoto in appena 33 minuti. Poi, senza pause, sale in sella alla sua bici per affrontare 211 km di pedalata e oltre 4’000 metri di dislivello positivo. La rotta la porta attraverso la Leventina e sul temibile Passo della Novena, fino a Zermatt, dove giunge verso le 21.

È lì che comincia la parte più dura: 20 km di corsa e camminata con quasi 3’000 metri di dislivello, fino alla Monte Rosa Hütte, raggiunta alle 3.10 di notte. Breve pausa di mezz’ora, poi la ripartenza verso la cima. Ma alle 7 del mattino, dopo tre ore di salita su ghiaccio e neve, il verdetto è inevitabile: la natura detta legge, e la sfida si ferma a un passo dalla vetta.

Emozioni contrastanti

“Ho delle emozioni contrastanti”, racconta Elisa poco dopo la discesa. “Da una parte il dispiacere di non aver raggiunto l’obiettivo, dall’altra l’orgoglio per quello che ho fatto. È stata un’esperienza unica, che porterò sempre con me. L’appuntamento con la cima è solo rimandato”.

Determinazione e sorriso non mancano alla giovane atleta, dottoranda in Scienza e Ingegneria dei Biosistemi a Basilea, che già nel 2025 aveva mostrato uno stato di forma eccezionale. Ad aprile aveva corso la sua prima maratona a Zurigo in 2h49’, con un passo medio di 4’00” al chilometro. Poco dopo, era salita sul podio al prestigioso Triathlon T100 di Londra.

Una sfida collettiva

Dietro un’impresa così estrema non c’è solo la forza individuale. Elisa ci tiene a sottolinearlo:

“Questa avventura era nei miei pensieri da più di un anno. Ringrazio di cuore i miei sponsor, Ducomed SA e la Banca del Sempione, che hanno creduto in questa follia (ride, ndr). Ma soprattutto grazie ai miei genitori, che mi hanno seguita in auto finché era possibile, al mio ragazzo che mi ha aspettata tutta la notte in capanna, agli amici ciclisti che hanno condiviso con me i tratti più duri e ai compagni di cordata che mi hanno spronata sopra i 4’000 metri”.

Oltre la fatica, il fascino della montagna

Il traguardo non raggiunto non toglie nulla alla grandezza dell’impresa. Elisa ha vissuto, e fatto vivere a chi l’ha accompagnata, un’avventura fuori dall’ordinario. “Le emozioni, la forza della montagna e la bellezza dello sport hanno ripagato ogni singola ora di fatica”, conclude.

La cima del Dufour dovrà aspettare. Ma il racconto di Elisa è già leggenda.

© BLOG di nicolapfund.ch

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