Sport Svizzera 2026, persona che corre e attività fisica all'aria aperta

Sport in Svizzera 2026: la Svizzera italiana rallenta, ma il modo di fare sport sta cambiando

Sport Svizzera 2026 fotografa un Paese che continua a fare molto sport, ma nel quale le abitudini stanno cambiando. L’indagine dell’Ufficio federale dello sport (UFSPO) evidenzia soprattutto un dato significativo per il Ticino: la Svizzera italiana è oggi la regione linguistica con la maggiore percentuale di persone che non praticano mai sport. Dopo i progressi registrati tra il 2014 e il 2020, la rimonta sembra essersi fermata. Nel frattempo, crescono fitness, muscolazione e yoga, mentre perdono terreno attività tradizionalmente svizzere come sci, nuoto, ciclismo ed escursionismo. Cambiano anche le motivazioni: si fa sempre più sport per salute, benessere e piacere di muoversi, e meno per competizione e prestazione. Un cambiamento che racconta molto della Svizzera di oggi e del suo rapporto con lo sport.

Nicola Pfund, giornalista e blogger

Gli svizzeri fanno molto sport, ma non tutti allo stesso modo. E soprattutto non dappertutto. È questa una delle fotografie più interessanti che emerge da Sport Svizzera 2026, la grande indagine che ogni sei anni analizza le abitudini sportive della popolazione residente dai 15 anni in su.

Lo studio dell’Ufficio federale dello sport (UFSPO) racconta un Paese che continua a muoversi molto, ma nel quale qualcosa sta cambiando. Cambiano le discipline praticate, i luoghi dove ci si allena, le motivazioni e perfino il modo in cui si guarda lo sport.

E c’è un dato che, soprattutto in Ticino, merita attenzione: la Svizzera italiana è oggi la regione linguistica con la quota più elevata di persone che dichiarano di non praticare mai sport.

La Svizzera italiana perde terreno

Quasi tre persone su dieci nella Svizzera italiana dichiarano di non praticare mai sport, mentre poco più di quattro su dieci rientrano nella categoria dei cosiddetti “molto attivi”.

Il dato sorprende ancora di più se confrontato con quanto era accaduto nel decennio precedente.

Tra il 2014 e il 2020 la Svizzera italiana aveva infatti compiuto un notevole passo avanti, riducendo sensibilmente la distanza dalle altre regioni linguistiche. Allora si era parlato addirittura di un “balzo in avanti epocale”.

Sei anni dopo, però, quella rimonta sembra essersi fermata.

E in parte si è tornati indietro.

Non significa, naturalmente, che in Ticino manchino gli sportivi. Basta guardarsi attorno: sentieri pieni di escursionisti, strade percorse da ciclisti, piscine, palestre, campi sportivi, gare podistiche e triathlon raccontano una realtà molto più dinamica di quanto potrebbe suggerire una semplice statistica.

Ma la fotografia complessiva della popolazione è meno brillante rispetto a qualche anno fa.

Tra le possibili spiegazioni c’è anche quella legata alla pandemia. Il Ticino è stato colpito dal Covid-19 prima e in maniera particolarmente pesante e, durante le diverse fasi delle restrizioni, molte attività sportive sono rimaste limitate più a lungo rispetto ad altre regioni del Paese.

Non è detto che sia l’unica spiegazione. Ma è certamente un elemento da non trascurare.

Dalla montagna alla sala pesi: lo sport svizzero cambia pelle

C’è poi un’altra trasformazione interessante.

La Svizzera continua a essere una nazione che ama muoversi all’aperto. Escursionismo, ciclismo, nuoto, sci e corsa restano tra le attività più praticate.

Quasi una persona su due va a camminare o in montagna e circa due terzi della popolazione praticano almeno una parte della propria attività sportiva nella natura.

Del resto, sarebbe difficile immaginare un Paese più adatto allo sport outdoor: montagne, laghi, sentieri, piste ciclabili e impianti invernali costituiscono una sorta di enorme palestra naturale.

Eppure anche questa tradizione sta cambiando.

Rispetto al 2020 sono diminuite soprattutto le persone che dichiarano di nuotare e sciare, ma hanno perso terreno anche ciclismo ed escursionismo.

A crescere sono invece discipline di tutt’altro tipo: soprattutto muscolazione e yoga.

L’allenamento della forza è ormai praticato da circa una persona su cinque e negli ultimi dieci anni ha conosciuto una crescita considerevole.

È un cambiamento interessante anche dal punto di vista culturale.

Per generazioni fare sport ha significato soprattutto andare in montagna, correre, pedalare, sciare, nuotare oppure giocare in una società sportiva. Oggi sempre più persone scelgono invece di allenarsi individualmente, magari seguendo un programma, utilizzando un’applicazione o entrando in una palestra.

Il segnale più curioso è proprio questo: per la prima volta gli adulti con un abbonamento a un centro fitness sono più numerosi dei membri attivi di una società sportiva.

È quasi una piccola rivoluzione.

Lo sport sta diventando sempre più personale, flessibile e individuale. Meno “società sportiva e allenamento a orari stabiliti”, più palestra, corsa quando si ha tempo, allenamento della forza, yoga e attività organizzata secondo le proprie esigenze.

Lo sport? Anche una questione di soldi

C’è però un aspetto meno rassicurante nell’indagine: lo sport non è distribuito in maniera uguale nella società.

La pratica sportiva mostra infatti un evidente gradiente sociale. In generale, più aumentano il livello di formazione e il reddito, più aumenta anche l’attività sportiva.

E negli ultimi sei anni questa differenza non si è ridotta. Al contrario, si è leggermente accentuata: le fasce di reddito più elevate hanno aumentato la propria attività, mentre quelle più basse hanno registrato un arretramento.

È un dato che dovrebbe far riflettere.

Perché siamo abituati a considerare lo sport come qualcosa di democratico: una bicicletta, un paio di scarpe da corsa, una passeggiata, una nuotata sembrano attività alla portata di tutti.

In realtà non è sempre così.

Tempo libero, disponibilità economica, formazione, accesso agli impianti e possibilità di vivere in ambienti favorevoli all’attività fisica influenzano il modo in cui ci muoviamo.

E lo sport rischia così di diventare, almeno in parte, uno specchio delle differenze sociali.

C’è chi può permettersi un abbonamento in palestra, un allenatore personale, una bicicletta costosa, una settimana sugli sci o una vacanza sportiva. E chi deve semplicemente trovare il tempo per fare una passeggiata dopo il lavoro.

La differenza non è necessariamente nella volontà. A volte è nella possibilità.

Perché facciamo sport? Sempre meno per vincere

Ma forse la parte più interessante di Sport Svizzera 2026 riguarda proprio il motivo per cui ci muoviamo.

La risposta è abbastanza chiara: salute, forma fisica, piacere di muoversi e contatto con la natura sono le principali ragioni che spingono gli svizzeri a fare sport.

La competizione e la prestazione, invece, sembrano perdere progressivamente importanza.

Negli ultimi sei anni la quota di sportivi che partecipano a competizioni è scesa dal 20 al 16 per cento.

Anche questo racconta un cambiamento di mentalità.

Sempre più persone fanno sport per stare bene, non necessariamente per arrivare prima.

Si corre senza guardare il cronometro, si pedala senza classifica, si va in montagna senza pettorale, si entra in palestra senza l’idea di diventare campioni.

Lo sport sembra tornare a essere soprattutto uno strumento per vivere meglio.

E forse è una buona notizia.

Anche il modo di seguire lo sport sta cambiando

La trasformazione non riguarda soltanto la pratica sportiva, ma anche il modo in cui gli svizzeri seguono lo sport.

Negli ultimi vent’anni l’interesse per l’offerta sportiva nei media è diminuito costantemente, una tendenza che si è ulteriormente accentuata dal 2020.

La televisione rimane il mezzo più seguito per lo sport, ma il panorama è profondamente cambiato (v. tabella sotto).

Giornali e riviste specializzate sono in forte calo, mentre crescono i portali online e i social media.

È una trasformazione che conosciamo bene anche osservando le nostre abitudini quotidiane: non aspettiamo più necessariamente il giornale del giorno dopo per sapere come è finita una gara.

La notizia arriva sul telefono pochi secondi dopo il traguardo.

Il risultato compare sui social, il video dell’arrivo gira online, l’atleta pubblica direttamente la propria esperienza e il pubblico commenta quasi in tempo reale.

Lo sport è quindi meno legato alla carta e sempre più digitale, immediato e frammentato.

Ma c’è una curiosa contraddizione.

Lo sport che i media raccontano maggiormente non è necessariamente quello che gli svizzeri apprezzano di più.

Commercializzazione, corruzione e doping sono infatti tra gli aspetti dello sport maggiormente criticati dalla popolazione.

È quasi un paradosso: più lo sport diventa spettacolo, business e industria, più rischia di allontanarsi dall’idea di sport che molte persone vorrebbero vedere.

Forse è proprio qui che si trova una delle chiavi per interpretare i dati di Sport Svizzera 2026.

La popolazione continua ad avere bisogno di sport. Anzi, probabilmente ne ha bisogno più che mai.

Ma non necessariamente dello sport trasformato in spettacolo permanente.

Ha bisogno di movimento, di salute, di natura, di benessere. Di quella fatica normale che fa bene al corpo e, qualche volta, anche alla testa.

E allora il dato sulla Svizzera italiana dovrebbe essere letto con attenzione, ma senza drammi.

Il Ticino non ha smesso di fare sport. Ha però perso parte del vantaggio recuperato negli anni precedenti e deve capire come riportare più persone verso l’attività fisica.

Perché una società sportiva in meno, una palestra in più o una gara in meno non raccontano da sole la salute sportiva di un Paese.

La vera domanda è un’altra:

quante persone, ogni settimana, scelgono semplicemente di alzarsi dal divano e muoversi?

È probabilmente da lì che bisogna ripartire.

Vedi anche: Sport Svizzera 2026

Leggi anche: Escursionismo: lo sport preferito dagli svizzeri secondo l’Ufficio federale dello sport

Sport Svizzera 2026, fruizione dello sport attraverso i media (televisione, radio, giornali, ecc)

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