A Verdabbio in bicicletta, oggi su “ExtraSette”

Sapete dove si trova Verdabbio? In Mesolcina, quindi non è facile trovarlo… eppure è un villaggio molto caratteristico che vale la pena raggiungere in bicicletta anche perché al termine di una bella salita. Ve ne parlo oggi su ExtraSette (supplemento del “Corriere”). Buona lettura e buona giornata!

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Il giardino incantato del Klausen, oggi su “ExtraSette”

IL GIARDINO INCANTATO DEL KLAUSEN
Oggi su “ExtraSette” (ricco e sempre interessante supplemento del venerdì del “Corriere”) vi porto alla scoperta del passo del Klausen nel cuore della Svizzera. Un passo ardito, ma anche un giardino incantato, dove riecheggia la leggenda di Guglielmo Tell ma anche quella di un mito del ciclismo, ovvero il grande Ferdy Kübler.

Buona lettura! 

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La “Via Rhôna” in bicicletta – Prologo dalla sorgente

LA “VIA RHÔNA” IN BICICLETTA – PROLOGO DALLA SORGENTE DEL RODANO, ALLA RICERCA DEL… PRIMO ZAMPILLO

Cammino incerto sul piccolo sentiero, come se portassi dei tacchi a spillo. Le scarpette da bici non sono adatte a spostarsi sulla terra ferma. Immaginiamoci su un sentiero sconnesso come questo. Voglio però raggiungere la sorgente del Rodano. Il riverbero del ghiacciaio mi colpisce di tanto in tanto gli occhi costringendomi a chiuderli e rendendomi ancora più difficile lo spostamento. Mi vedo un po’ ridicolo camminare in questo modo. Sorrido tre me di questa situazione, pensando anche a quanto mi è capitato ieri in albergo, ad Andermatt, dove ho dormito.

È la commovente storia di Olga, cameriera sulla sessantina dalle taglie forti, ma dai modi gentili. È stata lei a servirmi la cena ieri sera. Nell’albergo non c’era tanta gente, e così abbiamo scambiato due parole che sono presto diventate molte di più, perché praticamente mi ha raccontato tutta la sua vita. Dell’infanzia alla morte del marito durante la guerra fino al arrivo qui in Svizzera, dove da ormai vent’anni lavora come cameriera. Ha girato mezza Svizzera, ma soprattutto il Vallese (è stata anche a Zermatt) e da due anni è qui ad Andermatt, dove dice di trovarsi bene. Nel suo sguardo malinconico, al momento del saluto, leggo le tracce di un’esistenza non sempre facile.

Essere ciclisti solitari con un sogno da realizzare comporta sempre, a livello di comunicativa con gli altri, degli insoliti vantaggi: tra questi il fatto che la gente ti si avvicina con facilità, aprendosi in modo a volte sorprendente. Forse perché al ciclista solitario, che si vedrà per un attimo soltanto e poi si dissolverà nel proseguo del suo viaggio, si vuole consegnare un messaggio da portare al mondo, come la bottiglia che si butta in mare, sperando che la propria storia, anche se semplice e umile, possa essere ricordata degnamente, come tutte le altre, nel grande e universale libro della memoria.

Già, il mio sogno nel cuore: come vi ho detto è quello di percorrere da cima a fondo nei prossimi dieci giorni, quindi lungo circa 850 chilometri, tutto il fiume Rodano, dalle Alpi svizzere al Mediterraneo! Dico subito: non so se riuscirò a ripercorrere tutto quanto l’itinerario come ho già fatto qualche anno fa. Dipenderà da alcune circostanze, di cui magari vi dirò, insomma da certi impegni che forse mi obbligheranno a rientrare prima. Comunque, fino alla magica città di Lione ci voglio arrivare. Costi quel che costi. E non si pensi che sia poco perché saranno oltre 500 chilometri di viaggio a cui devo prevedere di aggiungerne sicuramente altri per il ritorno….

Un sogno che inizia per forza di cose qui, alla sorgente del Rodano che adesso con passo incerto, sempre per via delle scarpette da ciclista, sto cercando di raggiungere, almeno per vedere d lontano, se riesco anche per fotografare. Ripenso ancora a Olga dalle taglie forti e dal sorriso semplice e gentile, a queste vite a volte non facili, mentre guardo verso valle e il vertiginoso percorso della strada che si srotola verso il basso come un filo di lana.

Tra poco mi lancerò anch’io verso il fondovalle sulla mia bicicletta, come se spiccassi il volo da un trampolino. È del resto la fortuna, non trascurabile, di chi sceglie di seguire un fiume, che per immutabili ed eterne leggi fisiche è destinato a scorrere sempre in discesa…

A presto!

La Via Rhôna

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La “Via Rhôna” in bicicletta – La vigilia ad Andermatt

LA “VIA RHÔNA” IN BICICLETTA

IL SOGNO DEL CICLOVIAGGIATORE – VIGILIA DELLE PARTENZA AD ANDERMATT

Cari amici del web, eccomi qua. Pronto per lanciarmi in una nuova sfida a due ruote. Ormai mi conoscete. Ogni tanto mi prende quella voglia di partire… come se il nomade che vive in me reclamasse i suoi diritti e stufo di starsene seduto a una sedia dicesse: “Hey, ce lo facciamo un bel giretto?”

E dunque… voilà, la mia nuova avventura inizia in un alberghetto di una vecchia e tipica casa in legno di Andermatt, nella verdeggiante e fresca Valle di Orsera, il cui nome richiama origini eloquenti: qui, un tempo, ci vivevano proprio loro, gli orsi. Una valle situata nel cuore delle Alpi, a circa 1450 m di altitudine.

È quasi sera e aspetto con ansia di cenare, infilarmi nel letto e risvegliarmi domani mattina, con la speranza di vedere un cielo tutto blu…

Infatti, di buon’ora scalerò la Furka (2419 m) alla ricerca della sorgente, del primo zampillo, della polla primigenia… del grande fiume Rodano, che nasce proprio nel cuore delle splendide Alpi svizzere e che poi farà tutto il suo corso lungo ben 850 chilometri per sfociare nel Mediterraneo, a due passi da Marsiglia, nel sud della Francia.

Trovata la sorgente sempre domani mi lancerò lungo il Vallese con l’intenzione di giungere almeno in prossimità del grande Lemano. 130 chilometri all’incirca ma con un bel dislivello… negativo: dai 2419 del passo si arriverà ai circa 471 di Martigny, la meta che mi sono prefissato. Sulla carta dovrebbe dunque essere una tappa abbastanza veloce, vento permettendo…

Percorrerò quindi in questo viaggio la famosa e intrigante “Via Rhôna”, la famosa ciclabile che ho sempre sognato, non ho più percorso di recente, ma dicono bellissima per le nuove ciclabili realizzate, e che mi porterà a scoprire regioni importanti, città dalla ricca storia, seguendo fedelmente il corso del fiume Rodano, il secondo per importanza a livello europeo.

Un viaggio a dorso di formica che cercherò di raccontarvi nei prossimi giorni… quanti esattamente non lo so ancora… più o meno setto o otto, ma potrebbero essere di più, probabilmente non di meno, a dipendenza di quello che succederà e che adesso davvero non posso prevedere, anche perché non sono il mago Otelma e quindi lasciamoci sorprendere, che la vita di tutti i giorni è già abbastanza noiosa e prevedibile…

Sdraiato sul letto con le gambe a riposare, come un cosacco alla vigilia della lunga marcia, guardo adesso l’antico soffitto in legno decorato della mia stanza. Chi si trova ad Andermatt ha davvero l’impressione di essere al centro dell’Europa. A due passi da qui c’è il famoso ponte del diavolo della Schöllenen che ha segnato la storia del continente, con il fiume che rumoreggia sul fondo della gola e si fa spazio tra i grossi macigni.

Siamo al crocevia di passi importanti, dalla storia ricca e spesso drammatica, la Furka, l’Oberalp, il San Gottardo, passi dove nascono i grandi fiumi che attraverseranno l’Europa: il Reno, la Reuss, il Ticino e, appunto, il Rodano…

È sera e dalle finestre filtra ancora qualche tiepido raggio di sole: sulle cime più lontane, verso Realp e il passo della Furka dove mi dirigerò domani, le nuvole si rincorrono spinte da un lieve soffio di tramontana. Malgrado i 12° C scarsi è comunque un dolce calar della sera.

Le valli che convergono su Andermatt si addormentano nel verde più profondo mentre superbi profili dei monti, ancora intrisi di luce incandescente, sembrano incidere col fuoco un cielo azzurro di cristallo.

La Via Rhôna

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Il lago di Costanza in bicicletta – Giorno 1 – Partenza da Costanza

“Dove vai?”, chiese al ciclista: “Porto a spasso il bambino che c’è in me…”

Questa mattina la sveglia ha suonato alle 5. Dovevo alzarmi presto se volevo raggiungere in auto la meta che mi ero riproposto, ovvero la città di Costanza, sul Bodensee, nel sud della Germania. Punto di partenza del mio giro del lago e del primo itinerario di quest’estate attraverso la Svizzera (e dintorni): 260 chilometri in tutto, che potrei anche “sciropparmi” in una sola giornata, ma che il buon senso (e forse l’età…) mi suggeriscono di dividere in tre tappe…

Parlo di Svizzera, ma nello stesso tempo vi scrivo dalla… Germania. In realtà il Bodensee tocca tre paesi: oltre a Svizzera e Germania anche l’Austria è interessata, benché per pochi chilometri di riva. È dunque un lago internazionale, anche se noi svizzeri lo sentiamo un po’ nostro.

In questo momento mi trovo proprio qui, a Costanza, una splendida città dai caratteri medievali, seduto a un tavolino di una altrettanto splendida pasticceria del centro storico, a scrivere questo primo post in questa mattina di luglio. Una cameriera molto gentile e dal bel sorriso mi ha appena servito un caffè con due croissant.

Li mangio prima con gli occhi e poi con la bocca, in quest’ultimo caso con un pizzico di voracità, tanto sono buoni. Il posto dove sono è fresco, l’aria è pulita e si sta bene. Capisco subito che è una giornata ideale per pedalare.

Per arrivare fin qui in auto ho impiegato circa tre ore e mezza passando dal San Bernardino sull’A13 e seguendo poi il corso del fiume Reno che, come un vecchio e caro amico, mi ha indicato la strada accompagnandomi a fino a Sankt Margrethen, nel canton San Gallo, dove mi ha salutato poco prima di immettersi nel lago.

Poi ancora qualche chilometro verso nord lungo la riva del lago fino a Kreuzlingen, la città svizzera che quasi si fonde con Costanza lungo un confine impossibile da decifrare.

Ho voglia di partire e di inforcare la mia bici. Penso ai viaggi del passato, tutti straordinariamente belli e appaganti. C’è sempre una gioia irresistibile nel partire, soprattutto nei primi colpi di pedale. Sembra di tornare bambini. Ricordo una frase azzeccatissima del vignettista Altan che nelle sue esperienze cicloturistiche, quando gli fu chiesto dove andava, disse semplicemente: “Porto a spasso il bambino che c’è in me!”.

Affermazione assolutamente veritiera, perché “risvegliare” il bambino che c’è in noi è fondamentale per guardare alla vita con occhi diversi, in un mondo che fa di tutto per spegnere ogni meraviglia. La persona che non si muove, che rimane tutto il tempo inchiodata a un divano o a una scrivania, perde secondo me la fantasia, non sogna più, non canta più, non legge più. A poco a poco si impoverisce, si imbruttisce, si inacidisce…

La bicicletta in questo è straordinaria, perché più di ogni altro mezzo di trasporto permette di riaccende i sensi, anzi di farli esplodere, e fa crescere ed esalta la voglia di vivere. Grazie a essa si viaggia in presa diretta con la natura, “nudi” in mezzo all’aria, alla luce, al canto degli uccelli, allo scroscio dei torrenti, non imballati, ad esempio, nella tremolante confezione di latta chiamata automobile.

Il ciclista penetra nella natura come il nuotatore nel lago o nel mare. Da una passeggiata in bicicletta esce quindi “bagnato” di paesaggio…

E poi ammettiamolo: di “meraviglie”, la nostra piccola ma bella Svizzera, ne ha davvero da offrire in abbondanza. Nelle sue montagne, nelle sue città, nei suoi laghi… tra cui appunto, il Bodensee, che in questi tre giorni voglio “circumnavigare” lungo le sue piste ciclabili, molto note e frequentate da turisti e ciclisti provenienti da tutta Europa.

Sono venuto qui perché il mio occhio, adesso, ha bisogno soprattutto di questo: di bei paesaggi, di laghi, di boschi e vallette, di prati e campi su cui riposare la vista. Nei quali ritrovare il vero senso della vita e disfarsi – perché no – di qualche tossina che inevitabilmente accumuliamo nel tran tran della vita quotidiana…

Si, ho bisogno di ombre nette, di colori smaltati, dell’aria sottile e fresca sulla pelle, del sole che riscalda la nuca. Perché davvero, la bellezza è medicina, cura e nutre la fame di senso dei nostri giorni. Ma la bellezza non esiste ovunque, anzi è piuttosto rara. In questi luoghi, in questi paesaggi idilliaci, se ne trova però in misura superiore che altrove.  Ne sono convinto!

Ma ora è tempo di guardare l’orologio. Ce n’è uno bello grande nel centro della piazza e indica le 9.30. È tempo di partire. Oggi mi aspetta la tratta verso nord in una delle due lingue del lago verso Stein am Rhein e ritorno. In tutto 75 chilometri. Una sorta di andata-ritorno e di tappa di rodaggio. Salgo dal lato svizzero e ritorno da quello tedesco. Ma alla fine sarò sempre a Costanza, dove stasera dormirò e avrò la possibilità di girare un po’ nella vecchia città (Altstadt Konstanz) che, devo ammetterlo, ora  sono davvero curioso di conoscere.

A presto!

LE TAPPE

Giorno 1

Periplo del braccio occidentale del lago (formato dai bacini dell’Untersee e dello Zeller See) di 75 km. La prima tappa fino al pranzo è breve (30 km in territorio svizzero); poi inizia la tratta germanica di 45 km fino al ritorno a Costanza.

Stein am Rhein è il luogo in cui il Reno esce dal lago per proseguire il suo corso; è l’estremo occidentale del Bodensee.

Luogo Km Totale
Costanza 0
Steckborn 20.5 20.5
Stein am Rhein 13 33.5
Horn 8 41.5
Allensbach 18 59.5
Costanza 15.5 75

 

Giorno 2

La prima tappa del periplo del lago vero e proprio si svolge interamente in territorio germanico: 111 km con partenza da Costanza e arrivo sull’isola di Lindau. Porto con me un sacco con i vestiti di ricambio.

Una volta uscito dalla città di Costanza, il tratto fra l’isola di Mainau e l’estremo nord del lago è collinare, con alcuni saliscendi; il resto del percorso si svolge lungo la costa ed è in gran parte pianeggiante, su strade secondarie o su piste ciclabili.

Luogo km Totale
Costanza 0
Dingelsdorf 14 14
Liggeringen 13 27
Ludwigshafen 10.5 38.5
Uberlingen 10 48.5
Meersburg 16 64.5
Friedrichshafen 16.5 81
Langenargen 10 91
Lindau 20 111

 

Giorno 3

Si prosegue verso la frontiera austriaca, la foce del primo tratto del Reno nel Bodensee e la sponda occidentale del lago, risalendo fino a Kreuzlingen. La tappa misura 75 km, tutti pianeggianti. A Bregenz si tocca l’estremo sudorientale del lago. Se lungo la costa occidentale il percorso rimane quasi interamente su piste ciclabili, nella parte meridionale si viaggia su strade principali; in alternativa si possono seguire le piccole strade di campagna o le strade principali, tutte fornite di corsia ciclabile.

Luogo km Totale
Lindau 0
Bregenz 9 9
Fussach 8.5 17.5
Gaissau 10.5 28
Rorschach 9.5 37.5
Romanshorn 16 53.5
Müsterlingen 13.5 67
Kreuzlingen 6 75

 

Maggiori infohttps://www.bodensee-radweg.com/

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Passi alpini svizzeri riservati ai ciclisti durante l’estate!

Ogni tanto una bella notizia!

Come quella annunciata negli scorsi giorni da Svizzera Turismo: dieci passi alpini in tutta la Svizzera saranno chiusi al traffico nei prossimi mesi e riservati esclusivamente ai ciclisti.

Il passo del Susten (2260 m) che collega il canton Uri con il canton Berna inaugurerà la serie proprio questo weekend (26-27 maggio).

I passi alpini saranno chiusi ai veicoli motorizzati sia il sabato che la domenica.

DAL GOTTARDO AL PILLON

L’iniziativa sarà seguita in luglio dalla Granfondo San Gottardo, con la chiusura del Gottardo (2106 m), della Furka (2429 m) e della Nufenen (2478 m).

In agosto il Col des Mosses, il Pillon e il Col de la Croix saranno a loro volta interessati da questa iniziativa, così come la Désalpe Reichenbach e il Passo della Gueulaz in settembre.

Da notare che in Svizzera, 17 passi alpini che superano i 2000 metri d’altitudine attirano appassionati della bicicletta da tutto il mondo.

In estate, quasi 1,5 milioni di turisti (il 19,4%) praticano il ciclismo durante il loro soggiorno, secondo i dati rilevati da Svizzera Turismo nel 2017.

Oltre i due terzi dei percorsi in bicicletta sono effettuati nella regione delle montagne, in particolare proprio sui passi alpini.

Tenuto conto di questa bella novità, non posso che approfittare per segnalare a tutti gli appassionati la mia guida dei passi svizzeri in bicicletta, utile per chiunque voglia assaporare queste splendide salite.

Leggi anche: Sui passi in bicicletta; La Svizzera in bicicletta; In bicicletta su e giù per il Ticino

FotoN. Pfund

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Yuri, ciclo-viaggiatore alla scoperta del mondo

Di lui ho sentito parlare per la prima volta di recente, grazie a una bella intervista pubblicata sul “Corriere del Ticino” e realizzata dalla giornalista Chiara Nacaroglu. Mi riferisco a Yuri Monaco, 27enne operatore sociale di Vaglio, che mi è subito parso un personaggio interessante, da conoscere. La ragione? Semplice, ha avuto il coraggio, alla fine del 2017, di abbandonare l’auto per muoversi esclusivamente in bicicletta! Tutti i giorni. Con qualsiasi tempo. Per andare al lavoro e a scuola. Quindi fino a Barbengo, nel primo caso, e addirittura a Mendrisio nel secondo. Insomma, non proprio fuori casa… e da gennaio ad oggi ha già macinato ben 1800 chilometri!

Sapendo della sua frequenza alla Scuola per operatori sociali di Mendrisio, poco lontana dalla mia sede di lavoro, ho voluto approfittarne per proporgli di incontrarci. Cosa che è avvenuta puntualmente, venerdì 2 marzo, tra l’altro in una giornata imbiancata da una copiosa nevicata… Ci si poteva quindi aspettare che a causa delle condizioni “estreme”, Yuri avesse per una volta rinunciato alla sua bicicletta per un altro mezzo di trasporto. E invece, eccolo giungere proprio in sella alla sua bici… sorridente e pieno di energia…

Malgrado la neve non hai dunque rinunciato a scendere in bicicletta…

“Perché avrei dovuto? Non vedo nessun problema nello spostarsi in bici anche quando nevica. Le sensazioni, anzi, sono ancora più belle, basta solo fare un po’ di attenzione al fondo stradale e attrezzarsi in modo conveniente. La neve per me non è quindi una questione invalidante. Credo comunque che sia soprattutto una questione “mentale”: accettare che d’inverno fa freddo e ci può essere la neve, fa parte del gioco e non vi vedo nulla di male. Piuttosto avrei difficoltà a spostarmi in auto, magari inserendo il riscaldamento che per me provoca un ambiente non ideale.”

Quali sono per te i vantaggi dello spostamento in bicicletta?

“Sono parecchi. Anzitutto mi permette di vivere più pienamente lo spostamento. Mi piace anche fare fatica, per percepirmi, per sentirmi vivo. Spesso quando pedalo vivo un momento di contemplazione tutto per me. Ho tempo di elaborare i miei pensieri e le esperienze avute durante la giornata. Una situazione molto diversa dallo spostarsi in auto. Quando lo facevo fino a qualche mese fa ero spesso molto nervoso. L’ambiente chiuso dell’abitacolo, il traffico, le colonne non fanno per me.”

Quando ti sei reso conto che la bicicletta poteva essere per te un ideale mezzo di spostamento?

“È successo un po’ per caso. Tre anni fa con una mia amica abbiamo deciso di recarci in Val Bregaglia in bicicletta. Ci abbiamo impiegato due giorni, portandoci i sacchi in spalla e dormendo in tenda. Devo dire che non essendo abituato a pedalare (in effetti non sono mai stato un grande sportivo…) ho impiegato qualche giorno per recuperare lo sforzo. Ma è stata un’esperienza incredibilmente bella. Una vera e propria scoperta. Un nuovo modo di viaggiare e di vivere il paesaggio. Da allora la bicicletta è diventata parte integrante della mia vita e con essa condivido molte ore delle mie giornate.”

Pensi che il tuo esempio sarà presto seguito da altre persone?

“Francamente non lo so. Di certo è una scelta abbastanza “estrema” e quindi non evidente per tutti. Certo, sarebbe molto bello se aumentasse il numero di coloro che si spostano sulle due ruote, perché più gente si muove in bicicletta, più benefici per la comunità ci sarebbero. La gente si mantiene in salute, l’ambiente ne beneficia. Ma da noi è forse e soprattutto una questione di infrastrutture. Dobbiamo mettere a disposizione della gente delle condizioni favorevoli per pedalare. Prendiamo l’esempio della nuova ciclabile di Tesserete. Se prima i ciclisti che si spostavano sulla cantonale erano pochi, oggi grazie alla nuova ciclabile la situazione è cambiata radicalmente e constato che sono davvero sempre più numerosi i ciclisti che la utilizzano…”

Il fatto di percorrere parecchi chilometri in bici prima di raggiungere, ad esempio, la scuola non risulta stancante e quindi controproducente?

“Assolutamente no. Anzi, è vero piuttosto il contrario. Da casa mia, a Vaglio in Capriasca, fino a Mendrisio impiego circa un’ora. Un’ora di assoluto benessere visto che quando inizio la scuola mi sento sveglio, ragiono meglio, concentrato e molto reattivo mentalmente. Devo anche dire che la mia bicicletta attuale, che ho assemblato sulle mie esigenze, è molto comoda, mi permette di pedalare con grande agio anche se non è leggerissima, pesando circa 14 kg. È quindi un’esperienza che andrebbe anzitutto provata, perché in effetti si potrebbe pensare al contrario, ovvero che si inizi la giornata stanchi e quindi non nelle condizioni ideali.”

Con la bicicletta hai anche affrontato dei lunghi viaggi…

“È vero. Sono già stato in Islanda, in Spagna e l’anno scorso, viaggiando attraverso i Balcani, fino a Salonicco, in Grecia. Quest’anno ho già in programma un nuovo viaggio, ancora più impegnativo. Andrò fino in Iran per un percorso di circa 8 mila chilometri che mi impegnerà circa cinque mesi. Partirò a fine agosto con l’obiettivo di rientrare a febbraio. Come sempre mi organizzerò cercando di adattarmi alle situazioni e di spendere il minimo. La bicicletta è tuttavia un mezzo di trasporto che favorisce il contatto con la gente e quindi il mio obiettivo sarà quello di approfittarne, come ho fatto anche nel corso degli altri viaggi, per ricavarne un’esperienza significativa e arricchente, anche dal profilo umano.”

Buone pedalate allora, caro Yuri, ciclo-viaggiatore alla scoperta del mondo!

IL VIAGGIO IN IRAN

“From Switzerland to Iran”, questa la frase-simbolo che accompagnerà Yuri nel suo viaggio in Iran previsto per fine agosto, frase che si trova già ben stampata sul telaio della sua nuova bicicletta. Un viaggio che si potrà seguire, per chi lo vorrà, in “diretta” attraverso la sua pagina Facebook  al seguente indirizzo:

Lento è bello – Cronache semiserie di viaggi in bicicletta

Foto di apertura: Yuri Monaco in occasione del suo ultimo viaggio in Grecia (pagina FB di Y. Monaco)

Qui sopra le due immagini scattate venerdì 2 marzo che ritraggono Yuri con la sua bici (a sinistra) in un contesto ambientale piuttosto freddo e “imbiancato” e con il sottoscritto, in occasione dell’intervista.

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«Le pedalate, iniezioni di buonumore», con Nicola Pfund

Ripropongo di seguito una bella intervista che feci nel 2012 per il settimanale Cooperazione, in occasione dell’uscita del libro “Sui passi in bicicletta” (Fontana Edizioni). Lo faccio anche in ricordo di un bel pomeriggio passato insieme alla brava redattrice Raffaela Brignoni al “mitico” Tea Room Beffa di Airolo.

LE PEDALATE, INIEZIONI DI BUONUMORE

Nicola Pfund, è insegnante e ciclista appassionato. Ha scalato più volte i principali passi elvetici e recentemente ha pubblicato un libro.

Lo incontro nello storico tea-room Beffa di Airolo. Sta conversando con un anziano signore del paese, appassionato anche lui di bicicletta. «È lui che mi ha raccontato che ogni tornante della Tremola porta un nome» mi spiega Nicola Pfund, in maglietta e pantaloncini, sfoggiando una bella abbronzatura. Nicola è insegnante di cultura generale. Dopo qualche giorno in Costa Azzurra, è venuto a prendere dimora nella sua residenza estiva. «Ho fatto la mia “transumanza” annuale ieri, da Breganzona a Prato Leventina». Una sorta di rituale che svolge in bicicletta. «Mah, ci avrò messo un po’ meno di tre ore. Non ne tengo più conto, non è come le prime volte quando, da buon sportivo, ero più attento ai tempi di percorrenza. Vedi? Non porto nemmeno l’orologio!» dice sorridendo Nicola. Se lo prendi per un pazzo della bicicletta, lui ti fa sentire un pazzo di pigrizia: «È chiaro, ci vuole un po’ di preparazione, ma tutti ce la possono fare. Con la bicicletta è come con l’appetito. Vien mangiando». Te lo dice con una leggerezza tale da credere di poter affrontare anche tu la Tremola, chiamando ogni tornante con il proprio nome, dopo qualche settimana di allenamento. Nicola macina chilometri in sella alla sua bicicletta.

La Svizzera la percorre in lungo e in largo da oltre 20 anni, cimentandosi spesso anche sui passi, alcuni scalati anche più volte. Ma macina anche libri per documentarsi sulla storia dei luoghi che visita. «La Svizzera è una vera e propria goduria per chi ama pedalare. Le strade sono in buone condizioni, ci sono molti passi e, con il ritmo della pedalata, ti prendi anche il tempo di guardarti attorno e vedi un sacco di cose cui non fai caso quando viaggi in auto». E queste esperienze, Nicola le racconta nel libro che ha pubblicato in maggio. «Ci ho messo tre anni a scriverlo. Ho anche scattato quasi tutte le foto che vi sono all’interno, è un lavoro che prende tempo. Devi cercare la giornata giusta e trovarti nel punto migliore per scattare una bella foto», spiega sfogliando il libro che conosce a menadito, come le strade che ha percorso per scriverlo.

Nonostante l’indubbia onestà con cui Nicola parla del piacere che si prova a pedalare in salita per decine di chilometri («le pedalate sono iniezioni di buonumore e benessere»), non si può non chiedersi da dove gli sia venuta questa passione per la bicicletta. «Mio nonno, negli anni Venti, è stato buon dilettante, ha vinto numerose gare anche a livello nazionale. Mi ricordo che da piccolo aggiustavamo insieme le biciclette. Ma da giovane ero attirato più dallo sport praticato come gioco. Ho iniziato con il basket. Solo più tardi ho cominciato le attività di resistenza. Sono stato tra i primi a praticare il triathlon in Ticino e ho sempre fatto bicicletta. In estate pedalo quasi tutti i giorni, ma comunque continuo sia con la corsa sia con il nuoto. Non faccio sport spinto dalla voglia di superare dei record. Lo sport per me è la soddisfazione di arrivare in cima ad un passo, di aver acquisito la capacità – la resistenza e la forza fisica e mentale – per farlo. Andare in bicicletta è anche un mezzo per conoscermi meglio. Lontano dai piccoli problemi della vita quotidiana, mi ricentro su me stesso: è una forma di meditazione. Non ho bisogno di andare in Tibet per questo. E poi, percorrendo più volte i passi, inizi a conoscerli.

Ognuno ha una sua personalità e ogni volta che lo affronti, scopri  cose nuove, e la tua conoscenza si fa più ricca di sfumature. Quando salgo il Gottardo e mi avvicino alla vetta, sento dei sibili, come dei sussurri. È il vento, ma per me è come se fossero le voci di tutti quelli che nel passato hanno attraversato questo passo, anche in condizioni avverse. È incredibile pensare a tutti i destini che sono passati di qui: imperatori, papi, re, eserciti, emigranti, gli operai stessi che hanno costruito la strada. Nella fretta di tutti i giorni ci dimentichiamo di queste cose».

Pesa bene le parole Nicola, lo si immagina concentrato e assorto nel paesaggio, attento all’eco del passato, ma è anche una persona estremamente socievole e il ciclismo non è forse uno sport per lupi solitari? «No, a furia di fare i passi poi conosci gente. Ci sono altri appassionati della bicicletta che ho conosciuto sulla strada, abbiamo mantenuto i contatti e succede che ci mettiamo d’accordo per fare un’escursione insieme. Una volta, salendo la Tremola, ho conosciuto un giovane cicloturista tedesco. Era andato fino a Roma e stava tornando a casa.

Pedalando abbiamo avuto una bellissima conversazione: quando pedali, i contatti che crei sono più sinceri, più autentici. Inoltre, la bicicletta è un eccellente passe-partout: ovunque tu ti presenti in bicicletta sei il benvenuto. Capita, girando nel nostro paese, che una contadina ti offra del latte appena munto, che la gente ti accolga a braccia aperte». Le parole di Nicola, suonano come un invito a inforcare la bici e fare un tour de Suisse, alla scoperta di paesaggi, di persone e della nostra storia. O di provarci almeno, senza timore di prestazioni o di risultati, ma giusto per lo sfizio di sapere fin dove ci possono portare le gambe, letteralmente, passo dopo passo, tappa dopo tappa.

Fonte: Cooperazione, N. 30 del 24 luglio 2012, pp. 78-79

Testo: Raffaela Brignoni

Foto: Massimo Pedrazzini

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