Tra nebbia e larici dorati: da Carì al Rifugio Gana Rossa UTOE

In autunno, la montagna sopra Carì si veste di silenzio e di luce dorata. Il sentiero che sale verso la Capanna Gana Rossa parte dolce, tra i prati ormai spenti e i larici che si accendono di rame. L’aria è fresca, umida di nebbia, e il bosco sembra respirare piano, con un ritmo che invita a rallentare.

Dopo una ventina di minuti si raggiunge la Capanna Prodor, piccolo rifugio tra i pascoli, spesso immerso in una bruma sottile che rende tutto più ovattato. Da qui il cammino si fa più deciso: si sale accanto alla seggiovia, seguendo la linea dei piloni che scompaiono a tratti tra le nuvole, fino a quota duemila. Ogni tanto il velo grigio si apre e lascia intravedere i pendii color ocra, le prime chiazze di neve, il luccichio lontano delle valli.

Oltre il limite degli impianti, la traccia diventa più solitaria e segue una dorsale panoramica che accompagna verso l’alto. Il tratto finale si impenna, ma la fatica è lieve: la nebbia si dirada e il profilo della Capanna Gana Rossa appare improvviso, come una visione. In pietra chiara, con le gelosie color rosso vivo, il rifugio sorge su un piccolo terrazzo naturale che domina i monti della Leventina.

Là, nel silenzio del pomeriggio, l’autunno mostra il suo volto più intimo: un miscuglio di quiete, malinconia e gratitudine. Si resta un momento a guardare il paesaggio che scompare e riappare tra le nubi, respirando l’odore del legno e della terra fredda. Poi, solo quando la luce comincia a calare, si riprende il sentiero, con negli occhi il rosso delle imposte e nel cuore la calma della montagna.

Dati tecnici

Partenza: Carì, 1650 m

Arrivo: Capanna Gana Rossa, 2270 m

Dislivello: 620 m

Tempo: 1h45’

Difficoltà: T2

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