La vetta del Galenstock raggiunta lungo lo sperone sud-est con vista sul ghiacciaio del Rodano e sulle Alpi svizzere.

Galenstock dallo sperone sud-est: una delle più belle salite alpinistiche delle Alpi svizzere

Il Galenstock (3.586 m) è una delle cime più spettacolari delle Alpi svizzere e la salita lungo lo sperone sud-est regala un’esperienza alpinistica completa e appagante. Tra ghiacciaio, arrampicata fino al III grado, creste panoramiche e un emozionante tratto finale su firn, questo itinerario offre una giornata intensa in alta montagna. Un racconto di un’ascensione vissuta tra qualche difficoltà fisica, grandi emozioni e una vista straordinaria sul ghiacciaio del Rodano, il Monte Bianco, il Monte Rosa e gran parte dell’arco alpino, accompagnato da descrizione del percorso, consigli pratici e dati Garmin.

Dopo esserci stati, possiamo dirlo con convinzione: il Galenstock è una di quelle montagne che ogni alpinista svizzero dovrebbe salire almeno una volta nella vita. La sua posizione privilegiata regala infatti un panorama davvero eccezionale, capace di spaziare su gran parte dell’arco alpino.

L’estate scorsa avevo già tentato questa salita, ma ero stato costretto a rinunciare. Pochi giorni prima aveva nevicato e, dopo ore trascorse ad arrancare nella neve sprofondando fino oltre le ginocchia nei pressi della morena che conduce all’attacco della via, avevo preferito fermarmi. Si era ormai fatto tardi e il rischio di valanghe non giustificava ulteriori tentativi.

Quasi un anno dopo, io e il mio amico Mathieu, da poco diventato anche collega di lavoro, terminiamo con due giorni di anticipo un incarico che avrebbe dovuto impegnarci fino a venerdì. Decidiamo così di approfittare della finestra di bel tempo per una salita alpinistica. Sentendoci entrambi in vena di un po’ di avventura, ma senza il tempo necessario per affrontare uno dei 4000 che abbiamo in lista, la scelta ricade sullo sperone sud-est del Galenstock.


La via di salita

Sulla carta l’itinerario è tanto logico quanto elegante. Si parte dalla strada del Furka, attraversando i prati fino al laghetto glaciale ai piedi del Sidelengletscher. Da qui si risale la valletta glaciale per poi affrontare direttamente lo sperone sud-est, che conduce alla Galengrat. La cresta si percorre rapidamente su terreno misto, fino all’ultimo tratto di firn che porta alla vetta.

Caratteristiche della via

  • Dislivello effettivo: circa 1.200 metri
  • Difficoltà: PD+ / AD-
  • Arrampicata fino al III grado (3b)
  • Passaggi chiave protetti con chiodi
  • Discesa tramite sette calate in corda doppia

Esistono diverse vie per raggiungere il Galenstock. Chi percorre lo sperone sud-est o la cresta sud-est solitamente pernotta alla Sidelenhütte (2.708 m). Non è però nel nostro stile: decidiamo quindi di tentare l’intera salita in giornata, partendo dal parcheggio vicino al ristorante Furkablick.


L’avvicinamento: una partenza complicata

Giovedì sera raggiungiamo il parcheggio poco sotto il Passo della Furka e ci prepariamo a dormire in macchina. Purtroppo vengo colpito da un forte mal di pancia che mi costringe a ripetute corse nei prati attorno al parcheggio. La possibilità di completare la salita il giorno successivo inizia seriamente a sembrarmi improbabile.

La sveglia suona alle 4.00. Mi sento uno straccio. Solo alle 4.30, quando suona anche quella di Mathieu, iniziamo lentamente a prepararci. I preparativi richiedono molto più tempo del solito e continuo a chiedermi se sia davvero il caso di partire. Lo sperone sud-est, pur con un dislivello non estremo, richiede infatti una buona dose di arrampicata e scrambling e non va assolutamente sottovalutato.

Verso le 5.30 ci incamminiamo nei prati del Furka. È già giorno e davanti a noi si staglia chiaramente tutto l’itinerario.

Raggiungiamo il Sidelengletscher, attraversiamo il torrente Tiefenbach e, proprio qui, iniziano anche la nausea e un nuovo peggioramento del mal di pancia. Perfetto…

Entriamo quindi in ambiente glaciale. Per un lungo tratto si procede tra sfasciumi senza quasi accorgersi di camminare sopra un ghiacciaio, se non nei punti in cui il ghiaccio riaffiora in superficie. Bisogna comunque prestare attenzione ai vuoti nascosti tra i massi.

Attorno ai 2.750 metri la pendenza aumenta e il ghiacciaio diventa finalmente evidente. Il ghiaccio vivo offre un ottimo grip grazie alla ghiaia e ai sassi incastonati, tanto che non sentiamo nemmeno il bisogno di indossare i ramponi. Io, invece, sono costretto a un’altra improvvisata visita alla “toilette” sul ghiacciaio.

Le condizioni fisiche sono tutt’altro che ideali, ma ormai sono deciso a provarci.

Superiamo alcuni crepacci con facili balzi e risaliamo la valletta che conduce alla base dello sperone. Prima sulla neve, poi tra grandi blocchi morenici, raggiungiamo l’attacco dopo circa due ore e mezza. Indossiamo l’imbracatura, facciamo un piccolo spuntino e iniziamo finalmente ad arrampicare.


Lo sperone sud-est

Lo sperone si aggira inizialmente sulla destra, risalendo un terreno instabile fatto di terriccio e rocce malferme. Ben presto però compare la splendida roccia compatta tipica della zona.

I primi passaggi sono semplici, ma sapendo cosa ci aspetta decidiamo comunque di legarci e affrontare i tratti più impegnativi con brevi tiri.

Lo sperone alterna zone di sfasciumi a splendidi passaggi di arrampicata, a tratti esposti, con difficoltà fino al 3b. I punti più delicati sono ben protetti da chiodi; aggiungo qualche rinvio e assicuro Mathieu dall’alto, anche se probabilmente potremmo procedere senza particolari problemi. Ma, visto che la corda è già fuori, preferiamo fare le cose con calma e in sicurezza.

Il tempo vola e ci ritroviamo presto sotto la cima dello sperone. Un ultimo tratto aereo e davvero divertente ci porta in cresta, a quota 3.365 metri, dove sbuchiamo sulla Galengrat.

Qui accorciamo la corda, lasciandola comunque pronta per il tratto finale sul pendio di firn.


La vetta del Galenstock

Risalendo tranquillamente la larga cresta raggiungiamo rapidamente la famosa cresta nevosa sommitale. Indossiamo i ramponi e alle 10.34 siamo finalmente in vetta.

Nonostante continui a non stare bene, la soddisfazione è enorme. La salita si è rivelata ancora più bella del previsto e ci ha regalato un’arrampicata divertente e mai banale.

Il panorama è semplicemente spettacolare. Lo sguardo abbraccia il ghiacciaio del Rodano, l’Oberland Bernese, il Monte Bianco, il Monte Rosa e una quantità impressionante di cime alpine.

Firmiamo il libro di vetta, ci concediamo uno spuntino e iniziamo la discesa.


La lunga discesa

Superiamo rapidamente l’uscita della cresta sud-est e dello sperone percorso in salita. Si continua su terreno detritico seguendo gli ometti, mantenendosi sulla sinistra.

In meno di un’ora raggiungiamo il grande ometto situato nei pressi della quota 3.252 metri. Qui inizia la parte più tecnica della discesa.

Con un po’ di attenzione individuiamo facilmente l’inizio dell’abseilpiste, che con sette calate da circa 20-25 metri ci deposita alla base della parete, nella valletta attraversata al mattino. Le soste si trovano senza particolari difficoltà grazie all’ottima relazione disponibile online.

Una volta tornati sul nevaio, la parte più impegnativa della giornata è ormai alle spalle. Non resta che ridiscendere con attenzione la morena e il Sidelengletscher fino a ritrovare il sentiero.

Vista l’ora, scegliamo di attraversare il ghiacciaio su ghiaccio vivo evitando una zona che ci era sembrata instabile durante la salita. Ci portiamo invece su una dorsale di blocchi e sfasciumi che giudichiamo più sicura. Gli ometti confermano presto che la scelta è quella giusta e in breve tempo ci ritroviamo sul sentiero.

Durante il rientro troviamo anche il tempo di commentare con ironia il design decisamente discutibile di un enorme palo dell’alta tensione che sorge accanto al sentiero.

Poco prima delle 15.00 siamo di nuovo all’auto. In totale la gita è durata quasi dieci ore, un tempo tutto sommato più che dignitoso considerando le mie condizioni fisiche, migliorate solo leggermente nel corso della giornata.


Dati Garmin

DatoValore
Dalla macchina all’attacco dello sperone2 h 24 min
Dalla base dello sperone alla vetta2 h 18 min
Dalla vetta alla macchina3 h 54 min
Tempo totale di marcia*8 h 37 min
Distanza14,25 km
Dislivello positivo1.479 m

*Le pause più lunghe sono state escluse dalla registrazione.


Considerazioni finali

Si tratta di una salita che consiglio senza esitazioni a chi desidera raggiungere una montagna prestigiosa attraverso una via relativamente sicura, varia e molto divertente. Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di utilizzare la corda per buona parte dell’itinerario, una caratteristica piuttosto insolita per una via di questo grado.

Paragonandolo, ad esempio, alla cresta sud del Weissmies (anch’essa classificata PD+), percorsa recentemente, questo sperone presenta tratti decisamente più ripidi ed esposti, con passaggi di arrampicata che non si possono aggirare facilmente. La presenza dei numerosi chiodi rende però la progressione più sicura.

Nel complesso, l’itinerario trasmette una sensazione di maggiore impegno rispetto ad altri PD+, tanto che alcune relazioni lo classificano direttamente come AD-. È una via completa, elegante e molto appagante, che regala una splendida giornata di alpinismo in uno degli angoli più spettacolari delle Alpi svizzere.

Vedi anche: Sidelenhütte

Leggi anche: Alpinismo – L’ascesa al Lagginhorn (4010 m) lungo la via normale; Ascensione al Pizzo Quadro (2793 m), da Cimalmotto; Ascesa al Corno Nero (4321 m) e al Balmenhorn (4167 m) da Punta Indren; La scalata del Pizzo Gallina (3061 m) in Valle Bedretto; Alpinismo – Il Pizzo Vogorno (2442 m) in solitaria

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