Prevenire e superare il “muro” del 32mo km nella Maratona

Il “muro” della maratona è il momento in cui il corpo esaurisce il glicogeno e subisce un calo improvviso di energia, spesso intorno al 32° chilometro. Può colpire non solo i maratoneti ma anche chi affronta altre prove di resistenza, soprattutto con una gestione errata dello sforzo. Si previene con allenamenti adeguati e un corretto carico di carboidrati, preparando corpo e mente a sostenere la distanza.

È lo spauracchio di moltissimi podisti amatoriali, soprattutto di chi si cimenta con la maratona. Nel gergo della corsa si chiama “muro”: un’immagine potente, perché descrive perfettamente quella sensazione improvvisa di blocco totale, come se davanti si ergesse un ostacolo insormontabile.

Ma che cos’è davvero il “muro”? Dal punto di vista fisiologico è il momento in cui l’organismo esaurisce le scorte di glicogeno – il carburante più immediato – ed è costretto a passare all’utilizzo dei grassi, un processo molto meno efficiente. Il risultato è un drastico calo di energia, accompagnato da gambe pesanti e difficoltà a mantenere il ritmo.

Nella maratona, questo punto critico arriva spesso intorno al 32° chilometro. Non a caso, molti runner descrivono la gara come divisa in due parti: i primi 32 chilometri e gli ultimi, durissimi, 10.

Quando arriva, cambia tutto

L’impatto del “muro” è tanto improvviso quanto spietato. Fino a pochi istanti prima il passo sembra sostenibile, poi all’improvviso tutto cambia: le energie svaniscono, la spinta si riduce, la fatica cresce in modo esponenziale. Il cronometro ne risente subito, con un rallentamento netto che può compromettere il risultato finale.

E non è un fenomeno riservato ai maratoneti. Può manifestarsi anche su distanze più brevi – 5, 10 o 20 chilometri – soprattutto se la gestione dello sforzo è sbagliata. Lo conoscono bene anche ciclisti e triatleti, in particolare nelle prove di lunga durata, dove la resistenza energetica è determinante.

Come evitarlo (davvero)

La buona notizia è che il “muro” si può prevenire, o quantomeno gestire. La prima arma è l’alimentazione: nei 2-3 giorni prima della gara, un corretto carico di carboidrati aiuta a massimizzare le riserve di glicogeno.

Ma è l’allenamento a fare la vera differenza. Prepararsi per una maratona fermandosi ai 30 chilometri è una strategia rischiosa: il corpo – e soprattutto la mente – potrebbero non essere pronti ad affrontare lo sforzo totale. Inserire lunghi progressivi fino a 35-40 chilometri permette invece di abituare l’organismo alla fatica prolungata e di simulare le condizioni reali di gara.

Arrivare in allenamento a coprire (o avvicinare) la distanza della maratona non è solo una questione fisica: significa preparare anche la mente a resistere. Perché quando il “muro” si avvicina, non è solo il corpo a fare la differenza: è la capacità di continuare ad andare avanti, passo dopo passo.

Leggi ancheL’importanza del peso corporeo negli sport di resistenzaAvere un piano di allenamentoCorrere per meditareMigliorare la velocità nella corsa; Dimagrire con la corsa

FonteA-Z fitness

Photo: copyright N. Pfund

ti può interessare anche

Percorso Tour de France 2026: torna l’Alpe d’Huez, finale epico e Pogačar sogna la leggenda

ll Tour de France 2026 partirà da Barcellona e si concluderà a Parigi dopo 21 tappe, con un percorso fortemente favorevole agli scalatori grazie a soli 45 chilometri a cronometro e ben 54.450 metri di dislivello. La grande novità sarà il clamoroso doppio arrivo sull’Alpe d’Huez nelle ultime due tappe di montagna, con una spettacolare frazione regina da 5.600 metri di dislivello che includerà il Galibier e l’inedito Col de Sarenne. Grande favorito per la vittoria finale è Tadej Pogačar, a caccia del suo quinto Tour de France.

leggi tutto »

Alpe d’Huez, il giudice supremo del Tour: nel 2026 due giorni per entrare nella leggenda

Nel Tour de France 2026, l’Alpe d’Huez sarà protagonista di due tappe consecutive, il 24 e 25 luglio, collocate nel terzultimo e penultimo giorno di gara, destinate a risultare decisive per la conquista della maglia gialla. La storia dell’Alpe al Tour cominciò nel 1952, quando Fausto Coppi vinse la prima tappa con arrivo in quota della Grande Boucle, inaugurando una leggenda che avrebbe visto trionfare campioni come Hinault, Pantani, Armstrong.

leggi tutto »

Vingegaard e il giorno in cui il Ticino si fermò a guardare il Giro

Il Giro d’Italia ha attraversato ieri il Ticino in una giornata luminosa e memorabile, trasformando le valli di Blenio e Leventina in un grande teatro popolare di entusiasmo, fatica e bellezza condivisa. Sulle rampe verso Carì, dove ero presente a Molare negli ultimi chilometri decisivi, Jonas Vingegaard ha trovato l’allungo irresistibile che gli ha consegnato la vittoria di tappa e forse anche il Giro, in un luogo che lui stesso ha definito speciale per la sua storia personale.

leggi tutto »

Dalle imprese estreme alla pace con se stessi: il futuro potrebbe essere nella moderazione

Viviamo nell’epoca degli eccessi, dove anche lo sport racconta una società ossessionata dal superare continuamente i propri limiti. Ma proprio mentre tutto sembra diventare estremo e accessibile a chiunque, cresce il bisogno di qualcosa di diverso: più equilibrio, più semplicità, più qualità della vita. Forse la vera rivoluzione dei prossimi anni sarà questa: fare meno, ma vivere meglio, ritrovando pace e senso nelle cose essenziali.

leggi tutto »