Un fascino discreto, intrigante, irresistibile. La bella Valle Bedretto, scolpita nel suo paesaggio verdeggiante, esercita su chiunque ha la fortuna di attraversarla un’attrazione inspiegabile.

Inspiegabile fino a quando non ci si cala silenziosamente nella semplicità dei suoi misteri. E allora è bello scoprirla a piedi, lungo i suoi sentieri, oppure in bicicletta risalendo la strada che da Airolo porta, ad esempio, fino a Ronco.

Come ho fatto io di recente, per l’ennesima volta, godendone dei colori e dei profumi dell’autunno.  Sono partito da lontano, ma già all’imbocco di questa ampia vallata i ricordi di tante fatiche ed emozioni sono subito riaffiorati.

Pedalo coi rapporti leggeri nei primi chilometri sopra Airolo oltre il Caseificio, in alto si mostrano in tutta la loro bellezza le cime frastagliate, le rocce solitarie e fendenti che celano nel loro oscuro grembo vellutato di boschi verdissimi una natura ancora intatta, gelosa dei suoi magnifici tesori.

Attraverso villaggi silenziosi, sembrano già in attesa dell’inverno e della neve che li coprirà per alcuni mesi e forse li isolerà per qualche giorno dal resto del mondo: Fontana con le case geometricamente allineate, Ossasco con la bella piazza vicino al vecchio ristorante ormai chiuso…

Da alcune abitazioni fuoriesce il profumo di cucina, un misto di minestrone, spezzatino e polenta. Salgo ancora ed ecco, oltre il ponte sul giovane fiume Ticino, il campanile a tre punte di Villa, serve per proteggerlo dalle valanghe, e poi Bedretto e Ronco.

Oggi la valle non risuona dei rombi e dei motori di chi vuole raggiungere la Novena. Tutto è silenzio, tutto è magia. Allora scendo dalla bicicletta per un attimo e mi siedo sul ciglio della strada, vicino a un grande larice, il tempo di ascoltare il bisbigliare silenzioso di questa valle che mi sembra una creatura a sé.

Quanti ricordi quassù, punteggiature della mia lunga vita di sportivo errante. Ricordi di belle salite in bicicletta durante i mesi estivi, di passeggiate a piedi, ricordi di inebrianti volate sugli sci d’inverno. Ricordi di verdi prati e cieli stellati nelle notti di ferragosto, di care persone e amici che non ci sono più.

L’eco del silenzio vibra sulle ali del vento che sparge nell’aria tersa e frizzante una mescolanza di fragranze aspre, forti e gentili. Tra le calde note di questa immensa sinfonia naturale, il ruscello limpido si ode appena ai margini del sentiero che sale verso la montagna.

Sull’altro versante della vallata vedo alcuni escursionisti attraversare con passo sicuro i prati, il sacco in spalla, la regione si presta indubbiamente per delle spettacolari gite a piedi e per pernottare la notte in comodi sacchi a pelo…

Per me è invece giunta l’ora di ripartire e inforcare di nuovo la bicicletta per raggiungere l’ultimo treno alla stazione. Scendo veloce con la mantellina che sbatte impazzita come se fosse una bandiera in una giornata di forte vento.

Quando giungo ad Airolo è ormai sera ma c’è comunque il tempo per guardare un’ultima volta verso la valle e vederla addormentarsi nel verde più profondo, mentre i superbi profili dei monti, ancora intrisi di luce incandescente, sembrano incidere col fuoco un cielo azzurro di cristallo.

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