Salire sull’Everest e stupirsi del freddo e dell’altitudine

Il Nepal ha concesso un numero record di permessi per scalare l’Everest, trasformando la montagna simbolo dell’alpinismo in una meta sempre più affollata e turistica.
Molti climber arrivano persino a lasciare recensioni negative sul campo base, lamentandosi del freddo e dei malesseri dovuti all’altitudine, nonostante le condizioni estreme siano parte dell’esperienza.
Dietro queste polemiche emerge il problema del sovraffollamento in alta quota, che rischia di compromettere l’equilibrio naturale della montagna e il suo significato più autentico.

Mentre il Nepal continua a rilasciare un numero record di permessi per raggiungere la vetta dell’Everest, cresce anche il fenomeno del turismo estremo trasformato in esperienza da recensire online. Tra le immagini più emblematiche di questa stagione c’è quella della lunga coda di alpinisti che attraversa i ghiacciai del Solukhumbu: una fila compatta di sagome minuscole dirette verso la cima più alta del mondo.

Viene quasi spontaneo chiedersi quanti di quei climber finiranno poi per lasciare recensioni negative su Tripadvisor – dove il campo base dell’Everest mantiene comunque un ottimo punteggio – lamentandosi del freddo pungente o dei capogiri causati dall’altitudine. Critiche paradossali, considerando il contesto estremo in cui ci si trova.

Dietro questa ironia, però, si nasconde un problema reale: il sovraffollamento turistico in alta quota. L’aumento continuo di visitatori sta mettendo sotto pressione ambienti naturali fragili e incontaminati, spingendo verso la costruzione di infrastrutture pensate per rendere le spedizioni sempre più accessibili e confortevoli. Un’evoluzione che molti appassionati di montagna guardano con preoccupazione, perché rischia di snaturare il rapporto autentico con l’ambiente alpino.

Per qualcuno, tuttavia, la questione resta distante. C’è anche chi osserva tutto questo con un misto di stupore e sollievo, quasi compiaciuto all’idea di appartenere ancora a quella piccola minoranza che non ha mai messo piede sull’Everest – né su alcun altro Ottomila.

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