Alba sul ghiacciaio dello Schreckfirn durante la salita allo Schreckhorn.

Ascesa allo Schreckhorn (4078 m): 23 ore tra ghiacciai, roccia e adrenalina su uno dei quattromila più difficili delle Alpi

Lo Schreckhorn (4078 m) non è un quattromila qualsiasi. È una montagna che pretende esperienza, lucidità e rispetto, dall’avvicinamento fino all’ultima doppia. Ventitré ore senza dormire, oltre 3600 metri di dislivello, una vetta conquistata e una traversata verso il Lauteraarhorn lasciata nel cassetto per una scelta che, in alta montagna, vale più di qualsiasi cima: tornare a casa.

ItinerarioSchreckhorn (4078 m) – Via normale (cresta sud-ovest)
ZonaOberland Bernese, Svizzera
Punto di partenzaPfingstegg (Grindelwald, 1300 m)
RifugioSchreckhornhütte SAC (2527 m)
Quota vetta4078 m
Dislivello positivoCirca 3100 m (1300 → 4078 m, considerando i saliscendi dell’avvicinamento)
Dislivello negativoCirca 3650 m
LunghezzaCirca 27 km
Tempo impiegato23 ore complessive (incluse pause e trasferimenti a piedi)
DifficoltàAD+ / D-, arrampicata fino al IV grado, ambiente glaciale
TerrenoSentiero, ghiacciaio, crepacci, misto, arrampicata su roccia, doppie
Materiale utilizzatoCasco, imbrago, ramponi, piccozza, corda da 60 m, friend, fettucce e materiale da ghiacciaio
Periodo consigliatoDa luglio a inizio settembre, in funzione delle condizioni del ghiacciaio
Compagni2 alpinisti

Da Locarno al rifugio: il viaggio verso la cresta più bella delle Alpi

Ore 8:00, Locarno. Lo zaino pesa 15 kg, il caffè è ancora caldo e nella testa c’è un solo pensiero: Schreckhorn e, se tutto andrà bene, la traversata fino al Lauteraarhorn. Una linea leggendaria, lunga, elegante e severa. Per molti la cresta più bella e impegnativa delle Alpi.

Dopo tre ore e mezza di macchina arriviamo a Grindelwald. Parcheggio, funivia fino a Pfingstegg (1300 m) e si parte subito. Il mio socio sale tranquillo in zona 2, passo regolare e faccia rilassata. Io invece entro immediatamente in zona 3/4: gambe dure, fiato corto, fatica vera.

Il sentiero verso la Schreckhornhütte non concede molto. Sale deciso, attraversa boschi, pietraie e balconi sospesi sopra la valle con tanti saliscendi. Dopo 3 ore e 15 minuti tocchiamo il rifugio a 2527 metri. Sul GPS quasi 9 km e circa 1400 metri di dislivello già nelle gambe. E la vera giornata deve ancora iniziare.


1:40 – La montagna si sveglia prima del sole

La sveglia suona alle 1:40. Colazione alle 2:00, silenzio assoluto nel rifugio, frontali accese e partenza alle 2:25. L’aria è fredda e tutto sembra immobile.

Scendiamo circa 150 metri verso il ghiacciaio dell’Ischmeer, che attraversiamo nel buio fino all’attacco della ferrata e del sentiero roccioso che conduce al ghiacciaio Schreckfirn, attorno ai 3200 metri. Ci arriviamo dopo circa due ore e mezza di progressione.

Il terminale è insidioso: crepacci aperti, ghiaccio vivo e neve sottile. L’estate calda di quest’anno si vede ovunque. Qui incontriamo un ragazzo che voleva salire in solitaria e decidiamo di dargli una mano nei passaggi più delicati. Un piccolo gesto che rallenterà la nostra salita, ma in montagna certe decisioni non si misurano con il cronometro.


La parete sud: quando si smette di camminare

Attraversato il ghiacciaio e piegando verso nord-ovest, attorno ai 3500 metri raggiungiamo l’attacco della parete sud dello Schreckhorn. Da qui cambia tutto. Non si cammina più: si arrampica.

Roccia non sempre solida, passaggi di III e IV grado, pochi spit ma soste ben presenti. La cresta sud-ovest si alza davanti a noi come una lama. Ogni metro va guadagnato con mani, piedi e concentrazione.

Per tre ore arrampichiamo senza sosta. A tratti sentiamo il rumore delle pietre che si staccano sopra di noi e sfrecciano nel vuoto. La montagna ricorda continuamente chi comanda.

Alle 8:30, finalmente, la vetta. Nessuna croce, solo 4078 metri di roccia, ghiaccio e panorama. Dopo 6 ore di salita e circa 1700 metri di dislivello, siamo stanchi, sporchi, ma felici davvero.

Davanti a noi il Lauteraarhorn sembra vicino, quasi raggiungibile con la mano. Ma l’orologio dice altro: siamo in ritardo di almeno un’ora e mezza per affrontare la traversata in sicurezza. Gli zaini pesanti, il tempo perso ad aiutare il ragazzo e qualche tiro più lento del previsto hanno cambiato il piano.

La scelta è chiara: rinunciare alla traversata e tornare a casa interi.

E anche questa, in alta montagna, è una vittoria.


Undici doppie e il boato della montagna

La discesa è lunga quasi quanto la salita. Undici calate in doppia, tanta disarrampicata e concentrazione continua. Quando finalmente raggiungiamo la base della parete penso che il peggio sia passato.

Poi arriva il boato.

Un rumore enorme, improvviso. Per un istante credo sia un aereo. Alzo lo sguardo e non vedo nulla. Un secondo dopo capisco: una frana. Blocchi e pietre si staccano dalla parete sud dello Schreckhorn e precipitano nel vuoto. Fortunatamente siamo ancora in una zona relativamente protetta.

La scarica si ferma dopo qualche minuto, ma nessuno sa se ripartirà. Restare fermi? Chiamare la Rega? O correre sul ghiacciaio fino al primo riparo sicuro?

Ci guardiamo e la decisione arriva senza parlare troppo.

Si corre.

Per qualche minuto siamo in tre a sprintare sul ghiacciaio. Appena raggiungiamo un punto sicuro ci incordiamo di nuovo. Attraversato il ghiacciaio, un lungo “ahhhh” esce quasi da solo. Ma la giornata non è ancora finita.

Guardo l’orologio: sono già le 15 e ci manca ancora tantissimo.


Ventitré ore dopo

Il ritorno verso Grindelwald sembra infinito.

Cinque ore di ghiacciaio, sentiero e pietraie. Il ginocchio fa male, l’acqua scarseggia, la stanchezza entra nelle ossa. Quando raggiungiamo il parcheggio sono già le 20:30. Il GPS segna circa 27 km e oltre 3650 metri di dislivello negativo.

Tre ore di macchina fino a Locarno. Le strade sono vuote, la testa piena di immagini: le frontali nella notte, il terminale pieno di crepacci, la cresta sospesa nel cielo, il boato della frana, la corsa sul ghiacciaio.

Arrivo a casa verso l’una di mattina. Sono sveglio da più di ventitré ore consecutive.

Mi tolgo le scarpe, appoggio lo zaino a terra e finalmente realizzo tutto: Schreckhorn (4078 m), salita e ritorno. Una traversata mancata, ma una montagna vissuta fino in fondo.

Che giornata, eh?

Dati della mia salita

  • Partenza da Locarno: ore 08:00
  • Arrivo alla Schreckhornhütte: 15:30
  • Sveglia: 01:40
  • Partenza dal rifugio: 02:25
  • Vetta Schreckhorn: 08:30
  • Rientro al parcheggio: 20:30
  • Ritorno a Locarno: circa 01:00
  • Ore consecutive sveglio: oltre 23


💡 Consiglio dell’autore

Lo Schreckhorn è uno dei quattromila più impegnativi della Svizzera. Più che le difficoltà tecniche, colpiscono la lunghezza dell’itinerario, l’ambiente glaciale severo, la qualità della roccia non sempre ottimale e il lungo rientro. È una salita da affrontare solo con ottime condizioni, esperienza su ghiacciaio e una preparazione fisica adeguata.

Leggi anche: La scalata in solitaria del Cervino (4478 m) lungo la via normale

Hai già affrontato lo Schreckhorn o sogni di salirlo? Raccontami la tua esperienza nei commenti oppure scrivimi: condividere storie di montagna è il modo migliore per continuare il viaggio anche dopo essere tornati a valle.

3 risposte

  1. Complimenti Javad, una salita davvero straordinaria raccontata con grande passione e umiltà. Lo Schreckhorn non è solo una conquista di quota, ma una prova di esperienza, resistenza e soprattutto di rispetto per la montagna. Bellissimo anche il gesto di aiutare quel ragazzo lungo il percorso, è questo lo spirito vero dell’alpinismo. Grande avventura, grandi scelte e grande testa. Complimenti ancora! 👏🏔️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ti può interessare anche

Triathlon Locarno 2026 sul Lago Maggiore.

Triathlon Locarno 2026: sport, passione e Campionati svizzeri sul Lago Maggiore

Il 5 e 6 settembre 2026 torna uno degli appuntamenti più longevi del triathlon svizzero: il Triathlon Locarno, nato nel 1984 e ormai diventato una tradizione dello sport ticinese. L’edizione di quest’anno sarà particolarmente importante perché Locarno ospiterà i Campionati Svizzeri di Triathlon sulla Distanza Media. Due giornate nelle quali campioni, amatori, giovani e famiglie si ritroveranno sulle rive del Lago Maggiore, tra nuoto, bicicletta, corsa, passione e voglia di stare insieme.

leggi tutto »

Innaffiare prati e giardini in tempo di canicola: necessità o contraddizione?

In piena canicola, mentre fiumi e laghi sono ai minimi e l’acqua comincia a scarseggiare, c’è ancora chi dedica tempo e litri d’acqua a mantenere perfettamente verde il proprio praticello. Nulla di vietato, magari, se il Comune non ha ancora imposto restrizioni. Ma è davvero necessario? Forse, in situazioni come questa, il buon senso dovrebbe arrivare prima del divieto. Perché un prato giallo può aspettare. L’acqua, invece, no.

leggi tutto »
StraLugano 2026: Trofeo Marco Borradori.

StraLugano 2026: torna il Trofeo Marco Borradori, un riconoscimento che unisce sport e memoria

La StraLugano 2026 torna a ricordare Marco Borradori con la sesta edizione del Trofeo Marco Borradori, riconoscimento speciale assegnato durante la 10 km CityRun di sabato 26 settembre. Il trofeo premierà il primo uomo e la prima donna svizzeri residenti in Ticino al traguardo e sarà quest’anno una preziosa opera unica in bronzo dell’artista Elisabeth Hübscher. Un appuntamento che unisce sport, memoria e legame con la città di Lugano, nel quinto anniversario della scomparsa dell’ex Sindaco.

leggi tutto »
Capanna d’Es-cha a 2594 metri sul passo dell’Albula, con le caratteristiche imposte rosse e le montagne dell’Engadina sullo sfondo.

Capanna d’Es-cha: una facile escursione nel cuore della splendida Engadina

La Capanna d’Es-cha, a 2594 metri, è una facile e panoramica escursione in Engadina. Da Punt Granda, lungo il passo dell’Albula, si raggiunge in circa un’ora e mezza e 5 chilometri, attraversando splendidi pascoli alpini. Una meta adatta a tutti, resa ancora più particolare dalle imposte rosse, dalle pareti in pietra e legno e dal curioso plafone in stucco della sala comune.

leggi tutto »