L’escursionismo è una delle attività più amate in Svizzera: coinvolge circa quattro milioni di persone, pari al 58% della popolazione sopra i 15 anni, e continua a registrare una crescita costante grazie al desiderio di vivere la natura e il territorio. Alla base di questa straordinaria rete di 65 mila chilometri di sentieri c’è la visione dell’insegnante turgoviese Jakob Ess, che negli anni Trenta ideò percorsi dedicati agli escursionisti e introdusse i caratteristici cartelli gialli diventati un simbolo nazionale. La sua eredità è oggi riconosciuta persino nella Costituzione federale, che tutela i percorsi pedonali ed escursionistici, confermando il ruolo dei sentieri come parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico svizzero.
La Svizzera cammina. E lo fa sempre di più. Mentre le montagne si preparano ad accogliere la stagione estiva, i numeri confermano una tendenza ormai consolidata: l’escursionismo è diventato una delle attività ricreative preferite dagli svizzeri e continua a guadagnare nuovi appassionati.
Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica, circa quattro milioni di persone nel Paese indossano regolarmente le scarpe da trekking. Oggi il 58% della popolazione sopra i 15 anni pratica l’escursionismo con una certa frequenza, tanto che questa attività è stata inserita nel 2023 nell’elenco delle tradizioni viventi della Svizzera. Una passione che cresce anno dopo anno: nel 2014 il 38,9% degli abitanti dichiarava di fare passeggiate o escursioni almeno una volta alla settimana; nel 2024 la quota è salita al 45,8%.
La natura rimane il principale motore di questa passione. Quasi tre persone su quattro indicano infatti il desiderio di trascorrere del tempo all’aria aperta come principale motivazione. Più della competizione conta il piacere del movimento, della scoperta del territorio e della condivisione dell’esperienza con amici e familiari.
In media, ogni escursionista svizzero affronta quindici uscite all’anno, della durata di circa tre ore ciascuna. Per farlo dispone di una rete capillare di 65 mila chilometri di sentieri, l’equivalente di un giro e mezzo del mondo. Un patrimonio impressionante, che si avvicina per estensione all’intera rete stradale nazionale e supera di oltre dodici volte quella ferroviaria.
A garantire l’orientamento lungo questo gigantesco reticolo sono circa 50 mila cartelli indicatori. Dietro la loro manutenzione si nasconde un lavoro poco visibile ma fondamentale: ogni anno vengono utilizzati circa 1.500 chilogrammi di vernice per la segnaletica e oltre duemila volontari contribuiscono alla cura dei percorsi.
L’escursionismo coinvolge tutte le generazioni, ma sono soprattutto gli adulti tra i 30 e i 44 anni a risultare i più attivi. Negli ultimi anni, tuttavia, la crescita più significativa si è registrata tra i giovani adulti. A incidere sulla frequenza delle uscite sono anche il livello di istruzione, la situazione economica e il luogo di residenza, con una partecipazione più elevata nei comuni rurali rispetto alle aree urbane.
Il boom registrato dopo la pandemia ha inoltre lasciato un segno profondo. Tra il 2020 e il 2022 l’escursionismo ha conosciuto una crescita eccezionale, soprattutto nella Svizzera romanda, e l’interesse non sembra diminuire. Lo confermano anche i rifugi del Club Alpino Svizzero (CAS), che nel 2025 hanno registrato oltre 409 mila pernottamenti, il miglior risultato della loro storia.
Dietro questa straordinaria cultura del cammino si nasconde però una figura poco conosciuta dal grande pubblico: Johann Jakob Ess (1889–1968). Insegnante di origini turgoviesi, ma che insegnò molti anni a Meilen nel Canton Zurigo (fino al suo pensionamento avvenuto nel 1955), Ess può essere considerato il padre dei sentieri escursionistici svizzeri moderni.
L’idea nacque all’inizio degli anni Trenta durante una gita scolastica sul Passo del Klausen. Costretti a camminare lungo una strada trafficata, tra polvere, rumore e gas di scarico, gli alunni e il loro insegnante sperimentarono direttamente i limiti di una mobilità sempre più dominata dalle automobili. Ess comprese che gli escursionisti avevano bisogno di percorsi dedicati, sicuri e ben segnalati.
Da quell’intuizione nacque nel 1934 l’associazione Sentieri Svizzeri. Fu una svolta destinata a cambiare il volto del Paese. Già l’anno precedente, insieme a Otto Binder, Ess aveva contribuito a definire un sistema di segnaletica uniforme: i celebri cartelli gialli con scritte nere che ancora oggi accompagnano milioni di camminatori.
Paradossalmente, proprio quei cartelli divennero vittime della storia. Con la mobilitazione generale durante la Seconda guerra mondiale, l’esercito svizzero ne ordinò la rimozione per evitare che potessero facilitare l’orientamento di eventuali truppe nemiche. Soltanto nel 1945, con la fine del conflitto, tornarono al loro posto.
L’eredità di Jakob Ess va ben oltre la segnaletica. Negli anni Settanta il movimento per la tutela dei percorsi pedonali riuscì a ottenere un risultato straordinario: l’inserimento dei sentieri escursionistici nella Costituzione federale. Il controprogetto approvato dal popolo nel 1979 con il 78% dei voti favorevoli pose infatti le basi per la successiva legge federale sui percorsi pedonali ed escursionistici, entrata in vigore nel 1987.
Oggi il nome di Ess sopravvive anche nel Sentiero Jakob Ess sul Pfannenstiel, affacciato sul Lago di Zurigo, e in una pietra commemorativa inaugurata nel 1978. È un omaggio discreto a un uomo che seppe immaginare una Svizzera percorsa a piedi.
E forse il successo attuale dell’escursionismo rappresenta la migliore conferma della sua intuizione. A quasi un secolo di distanza, quei sentieri nati per sottrarre i pedoni al traffico sono diventati una delle più amate infrastrutture del Paese, un patrimonio culturale, paesaggistico e identitario che continua a unire generazioni diverse nel piacere semplice e antico del camminare.
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