Demain je tombe amoureux, diretto da Martin Provost e interpretato da Fabrice Luchini, racconta la storia di un professore appena andato in pensione che, dopo essere stato lasciato dalla moglie, scopre che anche una dolorosa separazione può trasformarsi in un nuovo inizio. Il film sarà proiettato il 14 agosto in Piazza Grande a Locarno e trasmette un messaggio di speranza, coraggio e fiducia nella vita.
Tra i film che saranno proiettati quest’estate in Piazza Grande a Locarno, mi incuriosisce particolarmente Demain je tombe amoureux, in programma il 14 agosto.
La trama è, a prima vista, piuttosto semplice. Émile, professore di lettere, va in pensione e conclude la sua ultima lezione parlando dell’amore, della poesia e della bellezza della vita. Tornato a casa, scopre però che la moglie lo ha lasciato. Un finale amaro? Forse. Ma soltanto l’inizio della storia.
A ben vedere, la situazione non ha nulla di straordinario. Anzi, viene quasi da sorridere pensando a quanti matrimoni oggi finiscono davanti a un avvocato invece che davanti a una torta per le nozze d’oro. Separazioni e divorzi sono diventati così frequenti che una vicenda del genere sorprende ormai meno di quanto facesse qualche decennio fa.
Eppure il film non parla tanto della fine di un matrimonio, quanto della possibilità di ricominciare. Vuole raccontare ciò che accade dopo: quando ci si ritrova soli, quando bisogna riscrivere programmi che sembravano ormai definitivi e quando la vita ci invita, spesso senza chiederci il permesso, a voltare pagina.
È proprio questo l’aspetto che trovo più interessante. Non importa l’età e non contano le delusioni accumulate lungo il cammino: esiste sempre la possibilità di aprirsi a nuovi incontri, nuove amicizie, nuovi affetti e, perché no, anche a un nuovo amore.
Forse è questo il messaggio più bello di Demain je tombe amoureux: non fermarsi davanti a una porta che si chiude. Per quanto doloroso possa essere un distacco, la vita conserva una sorprendente capacità di offrire nuove occasioni a chi mantiene il coraggio di guardare avanti.
Una porta che si chiude non significa necessariamente la fine del cammino. Può essere, semplicemente, l’inizio di una strada diversa. E spesso le pagine più belle della nostra storia iniziano proprio quando pensavamo di aver già scritto l’ultimo capitolo.
Vedi anche: Locarno Film Festival




2 risposte
La vita è tutta da scoprire e non bisogna mai arrendersi. Anche quando una porta si chiude, può aprirsi un nuovo cammino ricco di sorprese e di speranza. Un film che incuriosisce!
Ho visto il film in Piazza Grande a Locarno venerdì scorso e, devo ammetterlo, sono uscito dalla proiezione con qualche perplessità.
La presentazione della trama prometteva molto e anche il tema, decisamente attuale, avrebbe potuto offrire parecchi spunti interessanti. Peccato che il film lo abbia affrontato, a mio parere, con una certa superficialità e anche con qualche forzatura poco realistica.
Alla fine, per me, è stata quasi una piccola sofferenza. Tanto che l’arrivo dei titoli di coda è stato accolto con una certa gratitudine: più che una conclusione, una liberazione. Anche perché, diciamolo, le sedie di Piazza Grande non sono esattamente il massimo del comfort e, dopo un po’, anche la schiena comincia ad avere una sua opinione critica sul film.
Detto questo, il Festival di Locarno resta una bellissima esperienza. La scelta dei film è ampia e interessante, l’atmosfera è unica e Piazza Grande, con il suo pubblico e il suo ambiente, riesce sempre a creare qualcosa di speciale. Insomma, può capitare di uscire delusi da un film, ma difficilmente si esce delusi dal Festival.
E veniamo al protagonista. Nel film era un insegnante, come me. Solo che, diciamolo, non proprio il collega che avrei scelto per una bella chiacchierata in sala professori.
Anzi, guardandolo mi sono trovato a pensare: “Uno così non avrei mai voluto averlo come insegnante!”
E questa, per uno che insegnante lo è stato davvero, è forse la critica più severa che potessi rivolgergli.
Insomma, il film mi ha lasciato qualche dubbio, il protagonista qualche perplessità e le sedie di Piazza Grande un leggero mal di schiena. Per fortuna c’era il Festival: quello, almeno, continua a meritare la promozione!