Lo sport è amore per la vita

“Poi ti svegli
e senti certe notizie
…ancora…
e ti chiedi perché
e non trovi risposte
vedi solo tanto odio.”

Ieri Londra, il 22 maggio Manchester, il 7 aprile Stoccolma… Da inizio 2017 sono già 5 gli attentati che hanno scosso il mondo. Lo scorso anno sono stati ben 15.

Nei miei ricordi soprattutto la strage di Nizza del 14 luglio dello scorso anno su quella “Promenade des Anglais” che a me, come a tanti altri, ha lasciato in passato in occasione di svariati soggiorni di vacanza, indimenticabili e splendidi ricordi… Ma anche la Maratona di Londra che ho fatto nel 1997 e che passa proprio nei pressi del bellissimo London Bridge dove ieri è stata compiuta la strage.

Sembra che non ci sia fine al male… ma occorre reagire. Io tornerò a Nizza sulla “Promenade” il 23 luglio per l’Ironman. Per affermare la bellezza dell’esistenza attraverso un evento sportivo; perché la vita, in tutte le sue forme, non sia mai offesa… perché anche lo sport è amore per la vita, volontà di essere e desiderio di esistere…

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Foto: Getty Images

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L’Ironman per tornare a vivere

Non lo dimenticherò mai. È la sera del 14 luglio. Mi trovo a casa in bella compagnia, quando verso le 22.30 una notizia comincia a rimbalzare sui canali televisivi e i social media. Una notizia drammatica, incredibile. A Nizza, durante la celebrazione della festa nazionale francese, un uomo alla guida di un camion si scaglia ad alta velocità sulla folla radunata sulla celebre “Promenade des Anglais” facendo 86 morti e circa duecento feriti.

È passato quasi un anno da quella sera. E le ferite sono ancora aperte. Ho un legame profondo con Nizza e la sua “Promenade”. In questa bellissima località della Costa Azzurra, dove già a metà Ottocento venivano gli inglesi delle classi agiate per trascorrervi l’inverno, ci sono stato più volte in vacanza. Qui ho vissuto dei momenti molto belli, ricordi di giornate intense e di splendide serate, in quei suoi vicoli pittoreschi e nelle piazze animate dove filtra il vento caldo del Mediterraneo. Ma anche tanti ricordi di sport, con fantastici giri in bicicletta nell’entroterra, nuotate nel mare color azzurro, e soprattutto lunghe sessioni di jogging e corsa proprio sulla “Promenade”, il mattino presto oppure la sera, prima di cena.

La “Promenades des Anglais” ha una storia lunga ed è nel cuore di molti. Sicuramente di ogni appassionato della triplice disciplina. In questo posto il triathlon è arrivato molto presto, pioniere in Europa già agli inizi degli anni Ottanta, perché la zona si prestava in modo ottimale all’organizzazione di queste gare. Un clima ideale, tra mare e montagne con una grande ricchezza di percorsi, soprattutto in bicicletta.

Il triathlon, a Nizza, non poteva non attecchire, e così è stato da subito, divenendo negli anni un “motore” turistico per tutta la regione, ma anche offrendo grandi spettacoli sportivi, proprio nei chilometri a corsa sulla “Promenade”, come i famosi duelli tra Mark Allen e Yves Cordier degli anni Novanta.

Domenica 23 luglio si terrà l’edizione 2017 dell’Ironman che attirerà oltre 2000 atleti di 67 diverse nazioni. E la “Promenade des Anglais” tornerà a vivere, a pulsare di buone e grandi energie. Sarà nuovamente il “fulcro” di questo evento dove sono attesi, secondo le stime degli organizzatori, oltre 80 mila spettatori. E questo sin dal mattino alle 6.30, con le prime partenze a nuoto dei “PRO”, fino a notte inoltrata quando l’ultimo atleta taglierà il traguardo realizzando il suo sogno personale.

Tornerà ad essere luogo di “positività”, semplicemente perché sport come il triathlon esaltano la bellezza e la gioia di vivere.

Per questo ho deciso di esserci anch’io, quest’anno. Di tornare sulla “Promenade” e di vivere dall’interno, come giornalista sportivo per i giornali e i miei siti, l’edizione 2017 dell’Ironman France. Per cercare di rimarginare una ferita, per vivere forse un momento di commozione. Soprattutto nella speranza che questo luogo di infinita bellezza e che tanto a me, come a milioni di altre persone, ha dato e regalato, torni ad essere al più presto quello che è sempre stato. Riacquistando così la sua anima più vera e genuina.

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Fonte: Triathlon che passione!

Foto: Getty Images

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Sarà mai debellato il doping?

In un contributo apparso su Ticino 7 di un paio d’anni fa mi era stato chiesto un parere sul tema doping e se questo potesse essere in qualche modo debellato. La mia risposta fu abbastanza chiara: finché lo sport riflette i valori di una parte della società, quelli che oggi vanno però per la maggiore, il doping, come ogni altra forma di corruzione o violenza, non ha nessuna chance di scomparire. Solo ripensando lo sport e attribuendogli valori-altri rispetto a quelli su cui si fonda oggi c’è forse qualche possibilità di uscire da questo vicolo cieco. Ma la soluzione, oggi, appare più che mai lontana…

Allora, sarà mai debellato il doping?

Fino al momento in cui lo sport-business – e qui penso a quegli eventi e sport più fortemente mediatizzati e che muovono le masse –  rifletterà esattamente quello che succede nella società, perché di fatto è questo ciò che avviene, e finché nello sport circoleranno così tanti soldi, doping, corruzione e violenza esisteranno sempre.

Può fare qualche esempio?

L’uso di sostanze proibite deve essere considerato senza ipocrisia. Quanti sono disposti a “barare” nella nostra società pur di avere un qualche vantaggio, anche minimo? Basta guardarci attorno. E il doping, cos’è? Nient’altro che un aiuto esterno, sotto forma di sostanza chimica, per migliorare le proprie prestazioni fisiche. E allora: non è forse una prassi comune, nella nostra società, chiedere un “aiutino” per ottenere un posto di lavoro, un mandato o qualche altro favore, attraverso anche i canali della politica, infischiandosene dei meriti e delle effettive capacità di ognuno?

D’altra parte è risaputo che molte persone, apparentemente normalissime, fanno uso massiccio di sostanze “dopanti” di vario tipo per essere più brillanti e efficienti sul lavoro, negli studi (in occasione degli esami) e magari… in quell’ambito più discreto. Certo negli sport di punta il doping può essere all’origine di guadagni davvero notevoli, addirittura milionari. Nulla rispetto ai vantaggi di chi cerca solo una piccola raccomandazione. Ma il principio che sta alla base è il medesimo.

Però lo sport è un ambito diverso, quello dei valori positivi…

È il grande equivoco che impedisce di risolvere il problema alla radice.  Pensare allo sport come a qualcosa di diverso, un ambito altro dove prolificano valori positivi è una falsa idea. Questo non avviene per un motivo molto semplice: lo sport è semplicemente voluto e pensato come  l’esatta reduplicazione del mondo del lavoro e della società, dove ritroviamo le stesse regole, gli stessi principi, la stessa morale. In esso si riflettono quindi esattamente i valori, positivi e negativi, che ritroviamo nel mondo reale.

Quali vie d’uscita?

La sola via è quella di ripensare lo sport, svincolandolo dai valori attuali, quelli che ne minano la credibilità: rendimento, successo, denaro, competizione esasperata. Culto eccessivo del campione. Portarlo a quote più placate. Per rivalutare altro: benessere, efficacia, divertimento, gioco. Un cambiamento non verrà però dall’alto: potrà partire solo dalla coscienza di ognuno, dalla propria indignazione di fronte alle nefandezze dello sport.

Fonte: Triathlon, che passione!

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