“Cat calling”, quel brutto vizio di fischiare alle ragazze

Si chiama “cat calling” ed è un termine utilizzato per definire i fischi e gli apprezzamenti di cattivo gusto rivolti alle donne per strada, anche quando praticano sport, corrono o vanno in bicicletta.

Il termine è stato portato alla ribalta di recente da Aurora Ramazzotti, figlia di Michelle Hunziker e papà Eros, che in un video (v. sotto) affronta la problematica dichiarandosi “schifata e delusa” dalla presenza di uomini che, nel 2021, ancora si permettono di dedicare commenti sessisti e volgari alle donne per strada.

Purtroppo questa abitudine è diffusa anche da noi e non ci fa certo onore. Non saprei in che misura però lo è senz’altro. Anche e soprattutto riguardo lo sport praticato negli spazi aperti, sulle strade e i marciapiedi. Ovvero da parte di donne o ragazze che corrono o pedalano e vorrebbero farlo in tutta tranquillità.

Di ciò ne ho avuto purtroppo conferma anche di recente da parte di persone vicine a me che sottolineano come queste situazioni le mettano a disagio, non le facciano sentire sicure, compromettendo – e questo è ciò che personalmente a me dà più fastidio – il loro entusiasmo e volontà di fare movimento all’aria aperta.

È davvero un peccato se si pensa che siamo nel 2021, che sport come la corsa a piedi o la bicicletta sono ormai dei diritti acquisiti, praticati da tutti, signore comprese. Attività simbolo di gioia, benessere e libertà, oltretutto. Per questo condivido e comprendo lo sfogo di Aurora Ramazzotti durante la sua corsa a piedi.

Non so se la legge prevede qualcosa al riguardo, personalmente confido sul buonsenso e sul fatto che queste persone, o meglio questa particolare tipologia di maschio, prima di fare il proprio commento o di lanciare il proprio burbero fischio, contino almeno fino a dieci…

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Una poesia per la vita: “Non è l’amore ad essere meraviglioso”

NON È L’AMORE AD ESSERE

meraviglioso. L’amore è ansia, stress,

donarsi e donare.

Comprensione e sofferenza.

È un lavoro, senza ferie,

con un sacco di straordinari,

di tanto sudore senza promozioni,

né platee ad applaudirti.

È un vivere fra l’essere ed il non essere.

In amore è difficile che ci siano equilibri, razionalità, pacatezza o logica.

È tutto un contorcersi d’emozioni,

di carezze e ferite, di pianti e risate,

di capirsi fino ad ignorarsi.

Di momenti no e di quelli fin lassù.

Di canzoni bellissime, silenzi e cori stonati.

È una corsa ad ostacoli con il cuore in gola.

Nell’amore, in quello vero, è vivere tutto questo

con chi si ama.

Che poi finisca, continui o quello che sarà

poco importa;

vivetelo alla follia perché la follia è bella

se goduta in due.

Ed è questo ad essere meraviglioso: siate pazzi,

pazzi da amare alla follia.

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NON “BEN-AVERE” MA “BEN-ESSERE”… ECCO PERCHÉ

C’è un paradosso da sciogliere. È quello del benessere. La nostra è una società in cui ve ne sarebbe in abbondanza. Eppure la gente è (sovente) insoddisfatta. Non è forse vero?

Chiaro, quando parliamo di benessere ci riferiamo anzitutto a quello economico che viene misurato in termini di PIL (prodotto interno lordo).

Abbiamo più o meno tutto e a volte più di tutto: due auto, tre televisori, quanti computer? Mangiamo senza aver fame, beviamo senza aver sete. Rincorriamo il nostro tempo senza raggiungerlo mai.

Rispetto ai nostri “antenati”, anche delle generazioni vicine, siamo dei privilegiati. Le nostre vite si svolgono in un limbo dorato, soprattutto se paragonate alle ristrettezze del mondo contadino dove il vivere quotidiano era qualcosa di veramente diverso.

Il paradosso è che la nostra società ci ha affrancato dalla fatica, ci ha riempito di sicurezze, ma ci ha anche tolto il gusto della vita. L’aumento del PIL non ha prodotto automaticamente maggiore felicità, a volte ha aumentato solo, e in modo drammatico, l’inquinamento.

A fronte di ciò da tempo qualcuno ha proposto un nuovo e interessante concetto di benessere: il benessere interno lordo o BIL, che può essere considerato una sorta di indicatore che affianca il PIL.

Il BIL è la risultanza di alcuni fattori che prendono in esame ambiti diversi della vita quotidiana dei singoli e della comunità, andando al di là del dato meramente economico: condizioni di vita, di salute, di istruzione, di attività personali, di rapporti sociali, fino all’ambiente, variabile decisiva nel quadro del benessere di una collettività.

Per quanto sia difficile ridurre in numeri la vera felicità, questa apertura segna un importante passo avanti che in futuro potrà forse portare a un cambio di mentalità, poiché “sgancia” il concetto di felicità dal possedimento di soli beni materiali e di ricchezza.

È indubbio che una società che abbia un PIL in aumento stia meglio economicamente di una società con un PIL in diminuzione; ma detto questo, i teorici del BIL asseriscono che aumenti del PIL non comportino automaticamente aumenti del BIL e quindi ci possono essere luoghi e città i cui abitanti sono ricchi ma infelici.

Perché ciò avvenga, ovvero affinché vi sia un aumento del BIL, è necessario trovare un nuovo equilibrio tra sviluppo economico, abitudini di vita e salvaguardia dell’ambiente. E in questo ambito l’attività fisica e lo sport, soprattutto se praticati a contatto con la natura, rappresentano un veicolo importante per “far crescere il BIL”.

Come è stato ampiamente dimostrato, sempre più persone amano fare movimento all’aperto, attraverso la pratica di sport o anche semplici passeggiate. Quindi attività assolutamente tranquille che non richiedono un dispendio di soldi ma, se volgiamo, solo un po’ di allenamento e buona volontà.

Quindi ribadisco ciò che ho già avuto modo di dire e cioè che il progresso, lo sviluppo della tecnologia e l’alleviamento del peso dell’esistenza, ogni volta che ciò sia possibile, sono sicuramente da ricercare e da promuovere.

Ma per dare qualità alla vita non è probabilmente sufficiente la tecnologia e il denaro. Ci vuole qualcosa di più.

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Guardando verso questa grande e bella luna immobile…

Grande bella

luna immobile

chissà cosa pensi

guardando quaggiù.

Forse non immagini

o forse lo sai

il nostro travaglio

in questi periodi.

Bella luna bianca

osservi in silenzio

oltre il velo di nuvole

ancora una volta.

E ti chiedi forse

ma come è possibile

un luogo così bello

verde e azzurro

spruzzato di bianco…

Non sappiamo

ma ora ti vediamo

forse più triste

in questo sguardo

segno d’amore.

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La sensazione magica di una corsa serale sotto la neve!

Questa volta non si è fatta attendere. Alludo alla neve che, contrariamente al recente passato, quest’anno è arrivata relativamente presto. Ed i fiocchi sono caduti abbondanti anche, incappucciando, ovattando tutto, dalle vette alle pianure, i prati, le case, le strade…

Vi ricordate la nevicata di venerdì 4 dicembre? Ecco, è proprio ad essa che mi sto riferendo, quando quasi all’alba cominciarono a scendere i primi fiocchi, continuando poi per tutta la giornata e depositandosi al suolo al ritmo costante di un paio di centimetri all’ora.

Una cosa bella quando nevica è, per molti, starsene al calduccio in casa magari sotto le coperte e davanti al camino. Però, avete già provato a correre sulla neve fresca appena caduta? È una delle esperienze più particolari che ci ricordano le corse che si facevano da bambini. Fuori sembra freddo, ma non è così. Correndo ci si scalda subito, quindi non si deve aver paura di vestirsi troppo.

Quando nevica le strade sono meno trafficate e perciò, anche se si corre sulle vie cittadine o il lungolago, l’aria è meno inquinata. Certo, bisogna prestare la dovuta attenzione a non scivolare, ma un vantaggio per chi corre è che con l’agilità si possono cercare le piste migliori, evitando le zone più pericolose e i muraglioni.

Al podista, infatti, sono in dono sia le arti verticali del canguro che quelle orizzontali della lepre che permettono di dribblare gli ostacoli. Ciò che non è sempre il caso per le… automobili, che spesso si arenano anche su lievi ascese se non equipaggiate adeguatamente.

Così, la sera di quel venerdì sono uscito a correre, quando la neve planava ancora nel cono di luce bianca dei lampioni e i fiocchi gonfi sembravano scintille fluorescenti. Ho imboccato la strada che porta verso il laghetto di Muzzano. Ad est il bagliore della città donava un alone di mistero all’ambiente, mentre la neve asciutta scricchiolava sotto i piedi. Ogni tanto dalle strade laterali i fari delle auto di passaggio proiettavano lunghi tunnel di luce gialla.

Raggiunto il laghetto mi sono infilato nel sentiero che porta alla “Casa del Pescatore” con l’intenzione di risalire verso il nucleo di Muzzano. La neve fresca era già segnata dalle impronte di animali: traiettorie che si incrociavano scomparendo nell’ombra o dentro la siepe, la sensazione strana che, pur nel silenzio assoluto, non si è mai soli.

Prima di affrontare i gradini che salgono al vecchio lavatoio, mi sono voltato per un attimo a ripercorrere con lo sguardo la pista delle mie orme che seguivano il piccolo sentiero, mentre i fiocchi di neve scendevano sempre fitti e lenti.

Ambiente magico. Perché la neve è un romanzo irresistibile, ogni pista la trama di una storia da ripercorrere all’infinito alla ricerca di sé e di un possibile, inafferrabile senso della vita…

Non ci credete? Allora provate anche voi quanto è bello correre quando nevica!

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Un giorno mi fecero una domanda a cui non seppi rispondere…

Separazioni e divorzi oggi sono all’ordine del giorno. In Svizzera due matrimoni su cinque si concludono con un divorzio. Inutile dire che questo tema è molto delicato: da esso derivano spesso molte sofferenze, disagi e problemi economici. La nostra società sembra non occuparsene molto, anche se rappresenta una ferita profonda per tante persone.

Ricordo il racconto che mi fece una ragazza incontrata sul treno un paio di anni fa in Francia, anche lei in viaggio in bicicletta. Grazie alla passione in comune entrammo subito in confidenza, parlando del più e del meno; fino a quando, ad un certo momento, mi raccontò questa sua storia che mi rimase molto impressa...

“Un giorno mi fecero una domanda a cui non seppi rispondere. Di cosa mi sentivo più orgogliosa. Io credo di non aver fatto del male a nessuno.

Lo sai, forse è perché un giorno quando ero piccola, caddi durante la lezione di danza classica. Diedi un colpo molto forte contro la sbarra, sai la sbarra per gli esercizi e mi misi a piangere come non avevo mai fatto.

Mi feci una piccola ferita che sanguinava. Mi spaventai perché era la prima volta che mi facevo male, perché pensavo a tutti i punti che mi avrebbero messo. Credevo di non poterlo sopportare.

Poi mia madre venne a prendermi e mi portò all’ospedale. I suoi occhi erano strani e io pensai che fosse per me e la mia ferita. Glielo domandai e lei mi disse che non era importante. Ma io insistetti. E le dissi: “Mamma mi fa male, mi fa tanto male”. E lei mi rispose che era un colpo, che al principio duole, ma che dopo passa.

Però continuava ad avere gli occhi strani. Non aveva lo sguardo di sempre. E quando arrivammo a casa dall’ospedale la trovai più vuota. Mancavano le pantofole per stare in casa di mio padre, il sacchetto del tabacco sulla credenza all’ingresso, la sua vestaglia, il suo rasoio elettrico…

E allora capii perché gli occhi di mia madre erano strani, perché non c’è niente che faccia più male, neanche la ferita di una bambina che perde l’equilibrio a una lezione di classica.”

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UNA POESIA PER LA VITA: “SUL CALAR DELLA SERA…”

Cala la sera

nel contrasto di luci

l’acqua sussurra

una sinfonia leggera.

Stormi d’uccelli

rompono il silenzio

nel bagliore irreale

di questo tramonto.

E quando il sole

muore oltre la

montagna è tripudio

di cieli luminosi.

Nell’universo pieno

di sogni e misteri allora

osserviamo le stelle,

noi facciamo parte di loro.

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UNA POESIA PER LA VITA: “STRANI PERIODI”

Strani periodi

ancora una volta

non c’è poeta

che li canti.

Nessuno che scrive

del vento

del cielo azzurro

delle cime innevate…

E neppure del cuore

oggi assente

confuso e impaurito

nell’incertezza del

momento.

L’amore è in pausa

in questo strano inizio

ancora una volta

sospeso nel pensiero

del proprio nulla.

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UNA POESIA PER LA VITA: “LA MAGIA DEL CAMMINARE”

Salgo nella luce del giorno

lasciando dietro di me

solo piccole impronte  

del mio passato.

Mentre cammino sento la magia

dell’essere esattamente qui

nel mio respiro e non altrove…

Anche se mi sto spostando

il mio pensiero è presente a

se stesso nell’adesso e in

questo unico presente…

Perché forse è proprio così,

che la vita è possibile solo

in questo momento e in

questo luogo, non nel passato

neppure nel futuro.

Questo è il mio indirizzo, la

mia destinazione mentre

cammino lasciando piccole

tracce di me,

il “qui” e “ora”, l’adesso

in cui ogni passo, magicamente,

mi riporta.

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