Nello studio è questione di metodo

Perché a scuola allievi anche dotati fanno fatica ad ottenere delle belle pagelle? Ve lo siete mai chiesti? Ebbene, in tanti anni di insegnamento ho sempre potuto confermare che nella stragrande maggioranza dei casi questo è dovuto principalmente a una mancanza di metodo nello studio. Una mancanza che può portare all’insuccesso fino alla disaffezione per la scuola e il sapere. Rendersi conto dell’importanza di avere un buon metodo di studio è quindi fondamentale e questa competenza può essere appresa facendo capo anche all’esempio dello sport così come ad altre attività legate al mondo dei ragazzi.

Cosa si intende per metodo?

Il “metodo” (parola greca che significa “via” o “direzione verso una meta”) è proprio il modo, la via, il procedimento seguito nel perseguire uno scopo, nello svolgere una qualsiasi attività, secondo un ordine e un piano prestabiliti in vista del fine che si intende raggiungere. Lavorare con metodo è fondamentale in tutti i progetti, sia di breve che di lunga durata, dove si parte da un’idea, la si sviluppa, per tendere infine a un obiettivo finale. Chi organizza il proprio studio con metodo riuscirà ad essere più efficace risparmiando tempo. Già, ma chi insegna il giusto metodo di studio ai ragazzi?

La scuola delle nozioni

Si dice che a scuola si va per imparare; ma imparare che cosa? Qualcuno risponde la storia e la matematica, qualcun altro un metodo di studio, che possa poi aiutare a sviluppare la propria capacità di apprendere anche nel mondo del lavoro. Di fatto, nell’attuale organizzazione della scuola, gli studenti spesso apprendono nozioni relative alle varie materie piuttosto che metodi generali di studio. Ogni studente si organizza da solo e si crea delle abitudini di studio da autodidatta. Gli studenti bravi a scuola non sono necessariamente i più intelligenti e studiosi, sono però spesso i più efficienti, quelli che si sono saputi costruire un buon metodo di studio.

L’esempio dello sport

Lo sport può essere di grande aiuto per comprendere l’importanza di avere un buon metodo. È infatti attraverso la pratica sportiva che si capisce come la programmazione, l’allenamento, ma anche l’alimentazione, il riposo e il giusto recupero svolgono delle funzioni determinanti in vista di qualsiasi obiettivo che si voglia raggiungere e ottenere. Nello studio e a scuola, così come nella vita e nel lavoro, le cose procedono allo stesso modo, per cui il metodo e l’organizzazione ricoprono un ruolo fondamentale se si vogliono ottenere dei risultati.

Essere bravi a scuola per avere successo nella vita

Un tipico luogo comune dice che “essere bravi a scuola non significa avere successo nella vita”. Credo che, con qualche eccezione, questa affermazione non sia vera. Diverse ricerche hanno mostrato una forte correlazione fra il successo scolastico e il successo nella vita. Avere successo (quello “giusto” s’intende) richiede qualità molto diverse, che vanno dallo spirito di iniziativa alla tenacia, dalla capacità di trattare con gli altri a doti più astrattamente speculative. Ma la capacità di sapere gestire i propri progetti con metodo, unita a una forte motivazione per ciò che si fa, rimangono forse le qualità più importanti per ottenere il successo desiderato.

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In Svizzera, il triathlon è donna

Natasha Badmann e Daniela Ryf sono ormai considerate due leggende del triathlon. Due grandi primedonne sulla distanza Ironman conosciute e famose in tutto il mondo. La Badmann, che ha vissuto il suo periodo d’oro tra gli anni Novanta e il Duemila, si è imposta per ben sei volte all’Ironman delle Hawaii, mentre la Ryf è già a quota due, dopo le affermazioni del 2015 e del 2016.

Di che essere orgogliosi, dunque. La nostra nazione è sicuramente “patria” del triathlon, soprattutto al femminile se guardiamo i risultati fino a qui ottenuti. Possiamo vantare, oltre alle straordinarie affermazioni di queste due atlete nell’Ironman, quelle altrettanto prestigiose di Brigitte McMahon ad Sydney 2000 e di Nicola Spirig alle Olimpiadi di Londra del 2012. Alle quali si aggiungono le medaglie di bronzo di Magali Messmer sempre ad Atene e l’argento ancora della Spirig di Rio 2016.

Come si può spiegare questa straordinaria presenza femminile svizzera nell’élite del triathlon mondiale? Difficile dirlo. Il triathlon richiede certo, oltre a una buona dose di talento, tanta determinazione, forza di volontà, capacità di organizzazione. Qualità che in Svizzera si ritrovano con una certa frequenza e abbondanza. A cui si possono aggiungere, sicuramente, quelle condizioni “quadro” ideali legate al contesto ambientale e alle infrastrutture per l’allenamento, che pure sono presenti e sono molto efficienti.

Badmann, Ryf e Spirig sono state elette anche “Sportive svizzere dell’anno” e soprattutto nella Svizzera interna godono di una vasta popolarità. Cosa che invece non succede in Ticino, dove il triathlon stenta ad imporsi e quindi queste grandi campionesse sono ancora relativamente poco conosciute dal grande pubblico.

Foto: Daniela Ryf è considerata oggi la più forte triathleta al mondo su distanza Ironman (Getty Images).

Fonte: Triathlon, che passione!

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La chiesetta di Catto in Leventina

VOGLIA DI PAESAGGIO

Arriva un momento in cui cresce quella che chiamo “voglia di paesaggio”, di luoghi e di natura incontaminati su cui riposare la vista. Ci penso rientrando a casa mentre osservo le rotonde maternità del Monte Bar e del Caval Drossa davanti a me. Ebbene si, quando la bella stagione si avvicina, come ora, comincio a sognare le montagne… Per me la loro bellezza è medicina, nutre la fame di senso di giorni che a volte faticano a trovarne. Alle montagne devo molto, soprattutto quelle della Leventina che ho percorso tantissime volte in bicicletta. A loro sono quindi immensamente grato per tutto quello che mi hanno dato… così come ho scritto una volta di ritorno da una gita a Catto, appunto, in Val Leventina.

“Eccomi seduto sul muricciolo della chiesetta di Catto. Sono giunto quassù in bicicletta, salendo da Varenzo e poi da Deggio, dove la strada attraversa prati verdissimi e profumati. Il panorama, da questa posizione, è di quelli che lasciano senza fiato. Al di là del profondo si distende l’Alta Leventina fino al massiccio del Gottardo con ancora qualche lingua di neve. È estate, da settentrione soffia una piacevole brezza. Ho di questa regione tanti ricordi, punteggiature della mia lunga vita attiva di sportivo errante. Ricordi di belle salite in bicicletta durante i mesi estivi, di passeggiate a piedi, ricordi di inebrianti volate sugli sci d’inverno. Ricordi di verdi prati e cieli stellati nelle notti di ferragosto, di care persone e amici che non ci sono più. Vivo intensamente questo momento. Forse non tornerò mai più qui, o magari ci tornerò solo poche volte ancora, ma non importa: questi luoghi e queste montagne mi hanno dato tutto quanto potevano e ne sono loro immensamente grato…”.

Foto: Veduta sull’Alta Leventina dalla chiesa di Catto (©N. Pfund)

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La corsa, uno sport salutare

Perché correre è così bello? Perché è una sorta di investimento che si fa per se stessi. Investiamo un po’ di tempo ogni giorno nel fare sport, e jogging in particolare, e vedremo che domani saremo un po’ meglio di quello che eravamo oggi. Chi non fa jogging non capisce come si possa correre ogni giorno. Ma chi corre non potrebbe starne senza un solo giorno. Strana la vita, vero? Forse si può pensare che chi corre ha più tempo libero a disposizione. Non è necessariamente così, anzi. Chi corre regolarmente con piacere dirà che il tempo per fare qualcosa di buono per sé lo si trova sempre. Anche se l’agenda è fitta di impegni. Semplicemente si tratta di dare una priorità diversa alle cose. Guardiamo le nostre occupazioni quotidiane: sono davvero tutte così essenziali? Tutto è assolutamente indispensabile? Ma soprattutto: non è il caso di spendere meno tempo in attività che ci rubano soltanto energie, magari mettendoci pure di cattivo umore? Un po’ di jogging è la soluzione, un investimento sicuro di benessere e buonumore per ogni giorno!

Fonte: A-Z fitness

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Zurigo accoglie il Gigathlon 2017

Sarà un’edizione speciale quella del Gigathlon di quest’anno. L’evento multidisciplinare avrà infatti come “base” la città di Zurigo e i tracciati si svilupperanno, oltre che all’interno della City, nelle regioni circostanti. La più importante città della Svizzera sarà quindi animata per due giorni, nel weekend dell’8-9 luglio, dagli appassionati delle discipline di resistenza, ciclisti, nuotatori, podisti…

Ma anzitutto che cos’è il Gigathlon? È una gara multidisciplinare che si sviluppa su due giornate in cui gli atleti si cimentano in più discipline: nuoto, mountain bike, bici da corsa, podismo. Sull’arco delle due giornate i partecipanti dovranno “sciropparsi” qualcosa come più di 350 chilometri di percorsi con quasi seimila metri di dislivello (sabato 170 km/2510 m e domenica 186 km/3210 m). Sono previste diverse categorie, dalla partecipazione come singolo atleta fino alle varie staffette.

Per il Ticino saranno presenti nella categoria “single” Enrico Widmer e Ivan Capoferri e due squadre “Team of Five” già partecipanti nelle scorse edizioni: i “Drin Team Ticino” (con Patrick LobsigerMaya LunghiGraziana CampanaSergio Blotti e Giovanna Pradella) e il “VO2Max” (Andrea KorrelLuisa MondadaSandro PiniMattia Schaer e Vania Imperatori).

Un’edizione davvero “storica” del Gigathlon, che è rimasta nella memoria di molti, è stata quella del 2002, quando l’evento ha attraversato tutte le regioni della Svizzera, Ticino compreso, per sottolineare il 700mo della nascita della Confederazione. Una edizione (vedi qui sotto alcune belle foto di Rémy Steinegger  tratte dal libro “Triathleta per passione”) che ha permesso di offrire un’immagine del paese molto suggestiva e moderna, oltre che attenta ai temi ambientali ed ecologici.

Un’altra edizione speciale è stata certamente quella del 2012, dove il ticinese Lukas Oehen riuscì nell’impresa di salire sul podio finale, chiudendo al terzo posto. Un’avventura che comportò per il ticinese anche alcuni momenti non facili, come Lukas ci confidò in un’intervista al termine della prova.

Il fatto che Zurigo abbia accettato questa nuova sfida, che precede di tre settimane il celebre Ironman, è senz’altro da leggere in una strategia di promozione turistica. Questo evento permette infatti di scoprire una città e una regione intera abitata da circa 1,2 milioni di persone attraverso il movimento e delle discipline sportive che oggi stanno facendo tendenza, coinvolgendo un numero sempre crescente di appassionati.

Fonte: Triathlon che passione!

Nella foto in alto: il “menu” che attende i concorrenti nella prima giornata di gare (Metropolitan Saturday).

Nella “Gallery” qui sotto: alcuni suggestivi scatti di © Rémy Steinegger in occasione del Gigathlon 2002.

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Una gita al “casolare di Serpiano”

UNA GITA IN BICI AL “CASOLARE DI SERPIANO”
È una delle più belle e imperdibili salite in bicicletta del Ticino. Non fosse che per il punto d’arrivo, quel “casolare di Serpiano”, come l’ha chiamato il naturalista Luigi Lavizzari, che offre una delle viste più splendide sul lago di Lugano. Chi c’è già stato? L’ascesa che da Rancate porta a Serpiano misura 8,9 km e tocca i pittoreschi villaggi di Besazio, Arzo e Meride, immergendoci nella pace agreste del bel Mendrisiotto che si trova sul confine con l’Italia. Un’ascesa che è tra quelle descritte nel volume in uscita a metà maggio sulle più belle salite del Ticino e che presenterà diversi aneddoti e informazioni interessanti che ci faranno scoprire, con l’aiuto anche di splendide fotografie, dei luoghi e delle storie del bel Ticino davvero particolari. Luoghi che acquistano ancora maggiore fascino se vengono percorsi al ritmo lento della pedalata. Lo sapevate ad esempio che il Monte San Giorgio, su cui appunto si svolge questo itinerario, è stato decretato per i suoi reperti fossili, Patrimonio Unesco nel 2003?

In bicicletta su e giù per il Ticino, Fontana Edizioni, 2017

Photo: veduta dal “casolare” di Serpiano in una giornata di bel tempo (© N. Pfund)

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Quando i social media ti sorprendono

Ricevere un tweet da un follower americano che lo ritrae insieme a Mark Allen in occasione di una conferenza tenuta dal più forte Ironman nella storia del triathlon. Con i social media succede anche questo.

A me è capitato ieri sera, quando dall’altra parte del mondo era mattina e in una sala conferenze Mark Allen parlava a dei manager americani, presumo, della sua esperienza sportiva e dei nessi con l’attività lavorativa e imprenditoriale.

Ebbene, Andy Martin, questo il nome del follower americano, si è ricordato di un tweet che avevo postato un po’ di tempo fa e che ricordava il famoso confronto tra Mark Allen e Dave Scott in occasione dell’Ironman Hawaii 1989. Un evento che ha voluto ricordare e condividere con me facendosi fotografare con il campione americano…

Ironwar: Mark Allen vs Dave Scott

Guarda il VIDEO della gara (qui sotto)

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A quando un triathlon a Lugano?

Riconoscete il posto raffigurato nell’immagine riportata sopra? Sì, è al Lido di Melide e la foto è stata scattata in occasione dell’ultima edizione del Triathlon del Ceresio. Siamo nel 2000 e la prova era valida per i Campionati svizzeri. Al via di questa gara erano presenti tutti i migliori atleti, Brigitte McMahon (che sarà la prima campionessa olimpica a Sydney qualche mese dopo), Magali Messmer, Reto Hug e pure una giovanissima Nicola Spirig (foto sotto). Questa manifestazione fu un piccolo miracolo organizzativo, frutto di un lavoro incredibile di un gruppo di persone che realizzò… l’impossibile. Con pochissimi mezzi e tanta, tantissima volontà. Ma ci riuscì e con pieno successo. Anche se poi, stremato dall’immenso lavoro, il Comitato lasciò. Allora, organizzare un triathlon era un’impresa davvero non indifferente. Ma oggi? Le cose sono cambiate e di molto, anche alle nostre latitudini. Da qui la domanda: a quando un nuovo triathlon sul Ceresio? Il Lido di Lugano sarebbe il luogo ideale. Giugno, il periodo giusto. Chi si lanciasse oggi in questa impresa avrebbe un successo garantito. Su questo non ci sono dubbi!

Foto: La partenza a nuoto da Melide e una giovanissima Nicola Spirig, vincitrice della prova riservata agli junior (© N. Pfund).

Fonte: Triathlon, che passione!

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Programmati per muoverci

Retaggi ancestrali

L’organismo umano e la sua struttura non sono cambiati in modo significativo nel corso dei secoli. Da nomade, coltivatore e cacciatore, l’uomo percorreva fino a 48 km al giorno. Il nostro corpo è ancora in grado di fornire questa prestazione fisica. Ma, oggi come oggi, normalmente non percorriamo che alcune centinaia di metri al giorno. Di conseguenza molte persone soffrono di disturbi dovuti alla carenza di movimento. Un allenamento fisico mirato è in grado di sottoporre il corpo alla giusta dose di esercizio, mantenendolo in forma.

La tesi del biologo Daniel Liebermann

Se da un lato l’uomo ha raggiunto condizioni di vita e un benessere prima impensabili, dall’altro è travolto da un’ondata di vecchi e nuovi mali, dalle mai risolte problematiche legate a una schiena notoriamente debole alla recente epidemia di obesità. Una piaga sanitaria per i singoli individui, ma anche economica e sociale per intere comunità. Da Harvard arriva oggi la tesi del biologo Daniel Lieberman: la salute del nostro corpo è strettamente intrecciata alla sua storia evolutiva, a come esso nei millenni è cambiato in relazione all’ambiente circostante. Quindi dobbiamo guardare al nostro passato remoto per capire non solo come siamo, ma anche come saremo e come potremmo essere. D’altronde, ci dice Liebermann, l’evoluzione umana, e con lei la storia dl nostro copro, è tutt’altro che conclusa.

Fonte: A-Z fitness

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La StraLugano, un evento di successo

Manca ormai solo un mese all’appuntamento con la StraLugano, in agenda nel weekend del 20 e 21 maggio. Un evento sportivo divenuto tra i più importanti e coinvolgenti per la Città, riuscendo a dare vita e a trasmettere energia positiva a tutta una regione. Una gara che ha i suoi punti forti in un’organizzazione di alto livello, nello scenario in cui si svolge (lo splendido golfo di Lugano) e nel tracciato, velocissimo e completamente cittadino.

La Stralugano, dunque, chiama e gli appassionati della corsa a piedi rispondono. Anche quest’anno, in occasione della dodicesima edizione, sono attesi più di cinquemila atleti alla partenza. Numeri che da noi raramente si vedono in manifestazioni del genere. Certo, altri sport attirano più gente. Ma partecipare in prima persona, mettendosi in gioco, è un’altra cosa. Soprattutto ha un valore diverso.

Gli inizi

La StraLugano è una manifestazione che è entrata velocemente nelle scelte di tanti runner, sia svizzeri che stranieri, e che continua a vedere una crescita numerica delle partecipazioni, quando invece altre gare faticano a mantenere e a fare crescere i numeri.

Naturalmente anche per questo evento gli inizi non sono stati facili. La città era pronta per ospitare una manifestazione del genere, ma occorreva mettere in piedi tutta la macchina organizzativa, era necessario farsi conoscere, soprattutto l’evento doveva entrare nel cuore dei luganesi. Un obiettivo che in pochi anni è stato raggiunto pienamente, grazie in particolar modo al lavoro straordinario del Comitato di organizzazione presieduto, fin dall’inizio, da Vanni Merzari.

Una curiosità…

E proprio da Vanni Merzari scopriamo che l’evento, in origine, non doveva essere una corsa podistica, bensì un Ironman! “Mi piace ricordare che la StraLugano è nata intorno a un tavolo di un bar, evocando com’era iniziato l’Ironman delle Hawaii; ci siamo detti se non potevamo organizzare qualcosa del genere anche a Lugano”, ci ha confidato una volta Merzari. “Era l’autunno del 2005 e le circostanze del momento ci hanno fatto ridimensionare in fretta i nostri sogni. Ma oramai eravamo lanciati e, pur se limitando la nostra idea, abbiamo proposto l’organizzazione di una gara podistica. L’idea è piaciuta subito ai responsabili del Dicastero Sport della città e così il 17 settembre 2006 si è corsa la prima StraLugano”.

La crescita

La StraLugano ha registrato una crescita costante nella partecipazione, passando dalle poche centinaia della prima edizione del 2006 (vinta da Slimani Kaddur) agli oltre 5 mila del 2016. Con gli anni l’offerta si è allargata e diversificata, coinvolgendo ogni fascia di appassionati, dal top runner al podista amatoriale, fino alle spettacolari prove riservate alle hanbike e alla beneficenza.

Cambiamenti ci sono stati anche nei percorsi, di cui il più importante è stato il passaggio dalla 30 chilometri, attorno al San Salvatore, alla mezza maratona cittadina, cambiamento, come detto, avvenuto a partire dallo scorso anno e che è certamente stato apprezzato dai concorrenti.

Top runner e amatori

La Stralugano è da sempre una manifestazione fortemente orientata verso il podismo amatoriale, al running rivolto alla massa, a tutti quelli che praticano questo sport per stare bene e questa sarà sempre la sua matrice e filosofia principale.

Tuttavia ha sempre strizzato l’occhio ai campioni, che nel corso degli anni hanno avuto modo di apprezzare una gara ed un percorso ideali per misurarsi al meglio delle loro capacità. Basta scorrere le classifiche degli anni precedenti per rendersene conto: Stephen Kiplimo, Rachid Kirsi, Oukrid Lhoussaine, Abraham Eshak, Hakin Radivan, Tadesse Abraham e, in campo femminile, Nancy Koech, Sang Chelangat, Ivana Iozzia, Eliana Patelli, giusto per citare alcuni nomi. Molti di questi atleti hanno ottenuto importanti successi prima e dopo la loro partecipazione alla Stralugano.

Anche l’edizione del 2017 darà sicuramente la possibilità al numeroso pubblico di ammirare dei forti runner che daranno vita ad un nuovo ed entusiasmate spettacolo lungo le vie della Città.

Un appuntamento fisso

Alla StraLugano sono particolarmente affezionato. Dall’inizio, quindi fin dalla prima edizione del 2006, ho “raccontato” questo evento e la gara sulle pagine sportive del “Corriere del Ticino”. Per alcuni anni in compagnia di un grande giornalista sportivo e amico, Mariano Botta (caporedattore prima del “Giornale del Popolo” e in seguito de “LaRegione”), la “penna gentile del giornalismo sportivo ticinese” che purtroppo ci ha lasciati prematuramente.

In questi anni ho dunque “respirato” l’ambiente, ho vissuto dall’interno il pulsare e le emozioni di questa manifestazione. E devo dire che ogni volta è stata un’esperienza molto bella e appagante. Da amante dello sport, e soprattutto delle discipline di resistenza, ho naturalmente creduto fin dall’inizio in questa gara e in un certo qual modo mi sono sentito in dovere di dare il mio contributo. L’ho fatto tramite queste cronache sul giornale, ma anche nelle vesti di… “speaker in bicicletta”.

Speaker in bicicletta

Da alcune edizioni, infatti,… partecipo anch’io alla StraLugano. Non come concorrente, ma come volontario. Seguo l’evoluzione della gara, e soprattutto dei primi, in sella alla mia mountain bike con una radio al collo e con il compito di fare gli aggiornamenti in diretta agli altoparlanti in zona traguardo. È un’idea nata alcuni anni fa proprio insieme a Vanni Merzari e che ha avuto successo. Così, puntualmente in occasione della StraLugano, al mattino presto quando l’aria è ancora fresca, inforco la bici e scendo verso il Centro lungo le strade deserte di una città ancora addormentata… Ecco come avevo raccontato questa esperienza in un’edizione di alcuni anni fa:

Percorrere le vie di Lugano senza traffico è qualcosa di speciale, ne rileva in qualche modo un’anima diversa dal solito e predispone a un nuovo sguardo. Quando giungo al Palazzo dei Congressi è un brulichio di gente in calzoncini e scarpette chi cerca riparo sotto una copertura, chi si muove senza una meta precisa con la mantellina. I corridori riempiono le strade e i marciapiedi lungo Viale Carlo Cattaneo fino alla foce, dentro il Parco Ciani e in Riva Caccia. Ci si muove da soli, in coppia o a piccoli gruppi: alcuni sorridono, altri parlottando, altri ancora fanno stretching. Qualcuno, malgrado l’umidità, fa yoga nel parco fissando un punto impreciso in direzione del lago, oltre le nubi gonfie d’acqua, cercando forse la giusta concentrazione. È un clima di festa, anche se il pensiero è ormai rivolto a quei trenta chilometri di percorso – altamente suggestivo, sì, ma non facile! – attorno al San Salvatore. Come sarà? Tre, due, uno… partenza! Il biscione colorato si mette in moto, la corsa è partita e con essa la storia “del tutto personale” di migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco. Correre la StraLugano è qualcosa di particolare. È la possibilità di entrare in quel silenzio in cui ascolti e assecondi il ritmo del tuo cuore e dei pensieri, la fatica che ti sorprende improvvisa e ti si fa compagna a ricordarti chi sei e i tuoi limiti, a ripeterti che l’importante non è ribellarsi, ma imparare. Mi sono chiesto se Lugano ha connaturato il correre al proprio respiro. Forse non ancora, ma il crescente successo della StraLugano, che quest’anno ha toccato i 4000 concorrenti, ci indica che piano piano anche da noi ci si sta aprendo alla consapevolezza della corsa lunga; alla sfida pulita di un traguardo da raggiungere con umiltà.

Fonte: Triathlon, che passione!

 

 

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