“Alto il numero degli sportivi”, oggi su “ExtraSette”

SPORT CHE… PASSIONE!
Lo sapevate che in Svizzera in questi ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom nella pratica sportiva?

E lo sapevate che gli sport più praticati sono quelli “aerobici”? Camminata, corsa, bicicletta, nuoto… sono le discipline in assoluto più amate dalla popolazione elvetica.

Questo è ciò che risulta in modo inequivocabile da un’inchiesta promossa di recente dall’Ufficio federale dello sport.

Ne parlo oggi sul settimanale “ExtraSette” nella mia rubrica a p. 18.

Buona lettura e buon weekend a tutti! 

Leggi ancheRicominciare con prudenzaTrovare tempo per se stessiLa corsa, che passione!Turismo lento e sci di fondoDare sempre il meglio di séSe il corpo lo segnala è meglio rallentareL’allenamento e i suoi principiL’attività fisica aiuta lo studioCorrere da soli o in compagnia?Il mio rapporto con lo sportQuei chiletti di troppo… che ci rallentano nella corsaI benefici del Nordic walkingIn forma a ogni etàLe attività fisiche più salutariVia dall’auto, intervista a Yuri MonacoTicino, terra di ciclismoDal Ceresio al San GratoLa resilienza risorsa interioreStraLugano, energia positivaIl movimento è medicinaPurificarsi sul Monte BarLe insidie dell’overtraining; Nell’antico cuore del Ticino

Leggi

Le insidie dell’overtraining, oggi su “ExtraSette”

LE INSIDIE DELL’OVERTRAINING

Sul numero di oggi di “ExtraSette” (supplemento del venerdì del “Corriere del Ticino”) parlo di overtraining, una problematica di cui occorre sempre tenere presente per chi svolge uno sport a livello amatoriale e quindi spesso non è seguito da medici sportivi o preparatori qualificati.

“Andare in sovrallenamento”, come si dice in gergo, è più facile di quanto possa sembrare, soprattutto per chi si allena un po’ a caso e senza avere un vero piano, e può causare diversi problemi tra cui stanchezza cronica, infortuni, nervosismo e impossibilità di progredire.

Si ritiene che questa sindrome interessi un numero significativo non solo di atleti professionisti, ma soprattutto amatoriali. Ovvero di gente “normale” che prepara delle competizioni a volte anche molto ambiziose, in un quadro di vita però già molto sollecitato.

È infatti importante considerare i fattori di stress che entrano in gioco per chi non fa dello sport una professione ma un passatempo: lavoro, impegni familiari, ecc. In questo caso tutti fattori che pesano sulle nostre giornate a che se accumulati ad allenamenti troppo pesanti rischiano, appunto, di farci andare in overtraining.

Per molti l’attività fisica serve proprio per scaricare lo stress accumulato in giornata. Questo è senz’altro corretto, a patto però che non si vada oltre una certa misura e quindi si esageri nelle ore di allenamento.

Buona lettura e buon weekend a tutti!

Leggi ancheRicominciare con prudenzaTrovare tempo per se stessiLa corsa, che passione!Turismo lento e sci di fondoDare sempre il meglio di séSe il corpo lo segnala è meglio rallentareL’allenamento e i suoi principiL’attività fisica aiuta lo studioCorrere da soli o in compagnia?Il mio rapporto con lo sportQuei chiletti di troppo… che ci rallentano nella corsaI benefici del Nordic walkingIn forma a ogni etàLe attività fisiche più salutariVia dall’auto, intervista a Yuri MonacoTicino, terra di ciclismoDal Ceresio al San Grato; La resilienza risorsa interiore; StraLugano, energia positiva; Il movimento è medicina; Purificarsi sul Monte Bar

Leggi

Le attività fisiche più salutari, oggi su “ExtraSette”

LE ATTIVITÀ FISICHE PIÙ SALUTARI

Le ricerche scientifiche, su questo punto, parlano chiaro: fare attività fisica fa senz’altro bene in generale, anche se non tutti gli sport, in realtà, sono salutari o lo sono nella stessa misura.

Quali sono allora gli sport che fanno meglio alla salute? Ne parlo oggi nella mia rubrica “Il benessere dello sport” che, come di consueto, trovate su “ExtraSette”, settimanale del venerdì del “Corriere del Ticino”.

Buona lettura e buon weekend, ma soprattutto buona attività fisica a tutti!!

Leggi ancheRicominciare con prudenzaTrovare tempo per se stessiLa corsa, che passione!Turismo lento e sci di fondoDare sempre il meglio di séSe il corpo lo segnala è meglio rallentareL’allenamento e i suoi principiL’attività fisica aiuta lo studioCorrere da soli o in compagnia?Il mio rapporto con lo sportQuei chiletti di troppo… che ci rallentano nella corsa; I benefici del Nordic walking; In forma a ogni età

Leggi

Walking Lugano: il piacere di camminare insieme

Camminare insieme, di buon passo, percorrendo strade e sentieri della nostra bella città e dei suoi dintorni. È questo il programma  riproposto per il dodicesimo anno consecutivo dal Walking Lugano andato in scena durante questo weekend.

Una manifestazione che è stata un successo sotto tutti i punti di vista, favorito anche dalla giornata di bel tempo, e che ha visto al via da Piazza Riforma, quasi duemila partecipanti (di cui moltissimi ticinesi e tra questi una foltissima presenza femminile).

Un numero che la dice lunga sulla rispondenza della gente ad appuntamenti come questo, dove la competitività passa in secondo piano rispetto al piacere di muoversi e di stare in compagnia.

Sei i percorsi che potevano essere scelti, tutti molto belli e panoramici, anche se di diverso impegno e durata, percorsi che dopo una parte iniziale nel centro cittadino si svolgevano nelle regioni sulla riva sinistra del Cassarate, verso Gandria, la Val Colla e il Monte Brè, come anche da Melide e, novità di quest’anno da Agno: dal più breve di 5 km a quello più impegnativo di 18,6 km con una salita fino al Brè.

Ed è proprio quest’ultimo percorso, denominato “Brè City Trail” in cui gli atleti al posto di camminare, hanno corso esattamente come in qualsiasi prova podistica. Insomma, le cose qui si sono fatte serie anche perché il primo atleta a tagliare il traguardo è stato il forte Roberto De Lorenzi in 1h11’58’’, mentre la migliore tra le donne è risultata Manuela Falconi in 1h27’37’’.

Complimenti a tutti!

RISULTATI

Leggi

“In forma a ogni età”, il mio contributo di oggi su “ExtraSette”

L’attività fisica non deve limitarsi alla sola gioventù ma dovrebbe durare ed estendersi sull’arco di tutta la vita. Anzi, più si diventa anziani e maggiore diventa la sua importanza per la qualità della vita. Questo il tema del mio contributo su “ExtraSette” di oggi (p. 18), settimanale del venerdì allegato al “Corriere del Ticino”. Buona lettura e buon weekend a tutti! 

Leggi ancheRicominciare con prudenzaTrovare tempo per se stessiLa corsa, che passione!Turismo lento e sci di fondoDare sempre il meglio di séSe il corpo lo segnala è meglio rallentareL’allenamento e i suoi principiL’attività fisica aiuta lo studioCorrere da soli o in compagnia?Il mio rapporto con lo sportQuei chiletti di troppo… che ci rallentano nella corsa; I benefici del Nordic walking

Leggi

Riemerge il doping: sospetti su un medico sportivo svizzero

Ormai ci siamo abituati. A scadenze regolari il problema del doping riemerge. Puntualmente. Come un fuoco mai spento e che si riattizza al primo colpo di vento.

Un colpo di vento che può essere generato, ad esempio, da una nuova inchiesta e da nuovi sospetti.

L’ultimo caso ci tocca anche abbastanza da vicino, almeno da un punto di vista “geografico” dal momento che riguarda un medico sportivo bernese, oltretutto appassionato di triathlon, caso che sta suscitando un certo scalpore, soprattutto oltre Gottardo.

E che non poteva giungere all’orecchio anche di molti appassionati di sport di endurance del resto della Svizzera, Ticino compreso.

Stando ad un articolo apparso sul sito online della Neue Zürcher Zeitung del 31 gennaio scorso, su questo medico ci sarebbero dei sospetti circa un uso illecito di sostanze dopanti e in particolare riguardo la loro prescrizione ad atleti di sport di resistenza.

I sospetti, frutto di una indagine effettuata in cooperazione con dei media stranieri, tra cui la televisione tedesca ARD e la giovane rivista online Republic sembrerebbero rivelare delle scottanti verità.

In particolare, stando a quanto riportato dalla testata zurighese, grazie ad una telecamera nascosta il medico verrebbe filmato (guarda il video) mentre fornisce testosterone a un giovane atleta per aumentare le prestazioni.

Evidentemente non è nostro compito aggiungere altro a quanto riportato nell’articolo. L’indagine, se farà il suo corso, metterà certamente a fuoco questa scottante vicenda che chiede di essere chiarita.

Resta però, indipendentemente dall’esito delle indagini, una legittima preoccupazione rispetto al nostro sport, il triathlon, che ne risulta indirettamente coinvolto.

Questo perché il medico in questione pare che sia un personaggio noto nell’ambiente della triplice disciplina, soprattutto d’oltralpe, essendo un atleta attivo, con anche delle partecipazioni all’Ironman delle Hawaii. E c’è pure chi conferma di averlo visto pedalare e allenarsi anche in Ticino.

Per tale ragione la nostra speranza “segreta” è quella di vedere il medico scagionato da ogni colpa e quindi il triathlon ripulito da ogni eventuale sospetto, chiaramente nefando, di cui veramente questo sport non ha bisogno.

Ma se le cose dovessero andare diversamente, sarà allora necessario alzare la guardia per difendere l’integrità di una disciplina troppo bella e affascinante per essere infangata dal doping.

Leggi anche:

SonntagsBlick

Neue Zürcher Zeitung

Video televisione tedesca ARD

Sito online Republik

Leggi

Quando lo sport aiuta lo studio

Penso che è bello avere un obiettivo sportivo, terminare una gara, ottenere un risultato, fare sport per il semplice piacere di farlo. Però ho anche maturato la convinzione che lo sport fine a se stesso sa di poco, serve a poco. Lo sport diventa veramente utile quando si colgono i collegamenti con la vita “reale”, lo studio, il lavoro, la famiglia. Quando  il suo esempio e il suo insegnamento ci aiutano a risolvere meglio altri problemi, a concludere progetti, a raggiungere obiettivi. Questa utilità dello sport l’ho messa in evidenza, ad esempio, in un manualetto per studenti. Dove ho sottolineando l’analogia che esiste tra sport e studio in particolare nello svolgimento delle ricerche scolastiche, una tappa obbligata, oggi, per qualsiasi studente in ordine di scuola, dalle elementari all’Università. Per spiegare questa analogia ho portato l’esempio del maratoneta. Ecco cosa scrivevo in proposito:

L’esempio del maratoneta: ovvero l’analogia tra sport e studio

“Qualcuno si dirà che cosa c’entra il maratoneta con il nostro discorso sul saper fare ricerca e in particolare riguardo i tempi e la pianificazione. Ebbene, l’esempio del maratoneta – ma avremmo potuto prendere qualsiasi altro sport – ci può forse essere d’aiuto per capire il senso più profondo di un’attività come quella della ricerca (soprattutto nel caso di quelle più lunghe e impegnative). Pensiamo per un attimo all’obiettivo del maratoneta: come ben sappiamo è quello di concludere al meglio delle proprie possibilità una prova sportiva, la maratona (km 42,195) appunto, che si sa essere particolarmente impegnativa. Chi si cimenta su queste distanze, ma anche su quelle più brevi, già con largo anticipo è consapevole del fatto che il successo della sua impresa dipenderà da alcuni fattori. Vediamone alcuni. Intanto dovrà far sua la disciplina dello sforzo e dell’impegno personale, presupposti indispensabili, senza i quali un progetto del genere è destinato all’insuccesso. Poi sarà necessario pianificare la preparazione, programmando gli allenamenti affinché il fisico venga preparato poco a poco a sostenere sforzi sempre più intensi. Infine dovrà autodisciplinarsi per non cedere nei momenti più duri, quando la fatica dei lunghi allenamenti comincerà a farsi sentire, dimostrando di avere sempre fiducia nelle proprie capacità. Non potremmo applicare, pari pari, lo stesso discorso anche a chi si cimenta nell’“avventura della ricerca”? Pensiamo di si: nello sport come nello studio il successo dipende spesso dai medesimi fattori. E fors’anche da una stessa convinzione di base, ovvero: si apprezza veramente ciò che è stato conquistato con il sudore della propria fronte e il coinvolgimento appassionato del proprio animo”.

Fonte: L’ABC del perfetto ricercatore: guida alle ricerche scolastiche e nel tempo libero

Articoli correlatiNello studio è questione di metodo

Leggi

L’insegnamento del dottor Enrico Arcelli

Ci sono persone che nel corso della loro vita e della loro attività lasciano un segno. Concreto, vero, effettivo. Utile per tutti. Grazie alle loro parole, alle loro intuizioni. Grazie ai loro scritti. A volte non ci pensiamo nemmeno. Ma cose che oggi ci sembrano quasi normali, una volta, magari anche solo vent’anni fa, non lo erano. C’è voluto qualcuno che, a un certo punto, ce ne mostrasse la presenza e la necessità.

Enrico Arcelli, di cui ricorre il secondo anno dalla scomparsa il prossimo 30 giugno, è una di queste persone. Il segno, lui, l’ha lasciato nel campo dello sport e soprattutto nelle discipline della resistenza. Lo ha fatto in particolare con un  libro che è diventato un best seller: si intitola “Correre è bello”. Un titolo in cui c’è già tutto un universo di significati.

Prima di lui lo sport e la corsa erano altro. Si correva soprattutto per competere, per gareggiare. Non esistevano altri significati. Correre solo “perché è bello” non aveva senso. Poi, però, ecco quelle frasi introduttive al suo libro, pensieri folgoranti che hanno permesso a moltissimi di dare un nuovo senso e un diverso significato alla pratica sportiva:

Quando un individuo sedentario vede passare per la strada un corridore che si sta allenando, stanco e sudato, o uno che sta facendo una prova podistica e magari è molto in ritardo rispetto ai primi e dimostra chiaramente di fare molta fatica, talvolta lo compatisce e lo considera più o meno un masochista: la frase che dice (o pensa) è di solito: “Poveretto! Ma chi glielo fa fare?”.

Per il podista, invece, la corsa è bella.

Una volta, mentre mi stavo riscaldando per partecipare a una prova non competitiva, incontrai un tale che si preparava anch’egli a correre e che già conoscevo perché dipendente della fabbrica presso la quale faccio il medico: chiacchierammo un po’ e seppi che oramai da più di due mesi andava a correre tutte le domeniche mattina. Gli chiesi allora cosa ne pensasse sua moglie di questa nuova attività e la frase che mi rispose fu secondo me molto significativa: “Lavoro duro tutta la settimana: oltre otto ore in stabilimento, aiuto mio cognato in negozio e coltivo l’orto. Perciò ho diritto di divertirmi la domenica mattina”.

La ragione principale per la quale molti corrono è proprio questa: che a loro piace. A loro piace perché mentre corrono si sentono vivi, sentono che il loro corpo funziona: perché nei periodi in cui corrono avvertono un benessere generale e un’efficienza che prima, quando non facevano attività fisica neanche sognavano; perché si sentono leggeri, con la mente più sveglia e l’umore più allegro e sereno.

Io non fumo, ma credo che chi si accende una sigaretta e se la mette in bocca lo fa semplicemente perché, al momento, fumare gli piace: non si preoccupa per niente degli effetti nocivi che il fumo ha a lunga o lunghissima scadenza: semmai riduce il numero di sigarette soltanto se in un certo periodo si accorge di avere più catarro del solito.

Penso che per la maggior parte dei podisti valga lo stesso principio: corrono perché una volta che hanno superato il primo impatto (quello dei piedi pieni di vesciche e dei  muscoli duri e dolenti), la corsa dà loro sensazioni molto piacevoli. A molti non importa affatto di sapere che il correre serve a prevenire certe malattie: al massimo queste informazioni le usano per spiegare come mai corrono agli altri, a quelli che chiedono: “Ma chi te lo fa fare?”. La ragione per la quale corrono, la vera e principale ragione, forse l’unica, è che correre è bello”.

Sono passati quasi quarant’anni da quando il dottor Arcelli scrisse queste parole. Da allora molte cose sono cambiate. Oggi, chi corre e fa jogging sulla strada non è più guardato come se fosse un “alieno”, ma forse produce l’effetto opposto, ovvero quello di essere un po’ invidiato. La gente ha ormai capito che fare sport e movimento è un “toccasana”, una vera fonte di benessere e piacere.

Certo, resta ancora parecchio da fare sulla via della realizzazione completa del concetto di sport per salute. Anche da noi, dove gli eccessi sono spesso frequenti, con risvolti controproducenti proprio sul benessere e la salute. Non c’è, insomma, ancora una pratica davvero corretta e salutistica, prevalendo approcci sovente pericolosi perché estremi. Ma anche qui ci stiamo avvicinando, piano piano, a una pratica più corretta e sensata. E per questo dobbiamo ringraziare il dottor Enrico Arcelli e quel suo “Correre è bello” che ci ha indicato una via e tanto ci ha ispirato in questi anni.

Leggi

Cronaca di una giornata vissuta

Parto domenica mattina di buon’ora, perché sabato ho due, tre cosette da fare qui in Ticino. Quindi, sveglia alle 4.30 e poi in auto verso la A13 su un’autostrada deserta quando comincia ad albeggiare: vedrò i castelli di Bellinzona, poi quello di Mesocco, uno scorcio sul villaggio di San Bernardino, prima di entrare in galleria. E poi tutta la bella e verdeggiante Rheinwald, le gole della Via Mala fino a Thusis, Coira, Bad Ragaz e finalmente il Walensee, dove prevedo una pausa-caffè. Vivrò, dai finestrini della mia auto, una porzione della Svizzera orientale nel momento del risveglio… e assicuro che già questo è fantastico!

Una cittadina brulicante di triathleti

A Rapperswil non manca ormai più molto, ci si arriva dopo una mezz’oretta ancora di auto, mi aspetto già una città brulicante di ciclisti e atleti anche se è mattina presto, perché domenica è la giornata dell’Ironman 70.3. Il che significa, per chi vi partecipa (e anche quest’anno saranno oltre duemila gli atleti al via) anzitutto 1900 metri a nuoto nelle fresche e limpide acque del lago di Zurigo, poi 90 chilometri nelle colline circostanti con circa 600 metri di dislivello complessivi e infine una mezza maratona (21,097 km) attraverso la cittadina sangallese, con una bella rampetta di scale da compiere due volte…

Un selfie con Daniela Ryf?

Insomma, una giornata che per ogni partecipante sarà vissuta intensamente. Ma certamente anche dal sottoscritto, che si muoverà tra la zona cambio e quella del traguardo, il media center e l’uscita del nuoto, in compagnia di altri rappresentanti dei media, soprattutto svizzeri tedeschi, ormai praticamente amici di lunga data (anche se ci incontriamo due volte all’anno), alla ricerca di qualche bello scatto che immortali i protagonisti e i ticinesi, sperando di aggiungere anche qualche bella intervista. Il tutto, ovviamente, sarà riportato sui miei siti e una breve sintesi andrà al giornale. Altro? Si, stavolta vorrei togliermi lo sfizio di farmi fare una foto con Daniela Ryf, la grande star di questa giornata…

Il rientro? Da non sottovalutare…

Non è finita. Bisogna sempre considerare il rientro a casa. Uno magari pensa che quando la gara è terminata, le interviste sono state fatte e l’ultimo file è stato archiviato, tutto è finito. No. Manca ancora il rientro, ovvero il viaggio a ritroso verso il Ticino. Toccando il Walensee, Bad Ragaz, la Via Mala, la galleria del San Bernardino, la Mesolcina, Bellinzona, il Ceneri e infine Lugano. Che può sempre essere piacevole, ma che può anche nascondere qualche insidia…

Quella domenica di due anni fa

Come mi è capitato due anni fa, quando a Sufers si verificò un gravissimo incidente che fece purtroppo tre morti. Le strade furono chiuse per diverse ore e si formò una colonna infinita. Rientrando dopo le gole della Via Mala fummo deviati su una stradina che ci portò verso una zona sperduta nel bosco, in prossimità di un albergo con ristorante. Lì incontrai una simpatica comitiva di tedeschi che erano in viaggio sul pullman verso il Ticino. Facemmo subito amicizia scambiando due parole anche per far passare il tempo, visto che eravamo bloccati. Mi chiesero delle informazioni sul posto, davvero molto simpatici…

Una bella serata in compagnia

Così finì che cenammo insieme e tra una chiacchiera e l’altra si cominciò a cantare tutti, delle specie di jodel, i cui acuti di una più che avvenente signora di Monaco di Baviera che mi sedeva accanto mi risuonano ancora oggi nel padiglione auricolare e in tutto l’emisfero destro… Andammo avanti per un paio di buone ore finché non giunse uno che tutto raggiante ci annunciò che finalmente si poteva partire… Quella volta rincasai a mezzanotte, ma fu comunque una giornata vissuta intensamente. Insomma, che dire, un piccolo Ironman davvero!

Foto: L’arrivo del tedesco Nils Frommhold, vincitore della passata edizione (Getty Images)

Leggi

Lo sport è amore per la vita

“Poi ti svegli
e senti certe notizie
…ancora…
e ti chiedi perché
e non trovi risposte
vedi solo tanto odio.”

Ieri Londra, il 22 maggio Manchester, il 7 aprile Stoccolma… Da inizio 2017 sono già 5 gli attentati che hanno scosso il mondo. Lo scorso anno sono stati ben 15.

Nei miei ricordi soprattutto la strage di Nizza del 14 luglio dello scorso anno su quella “Promenade des Anglais” che a me, come a tanti altri, ha lasciato in passato in occasione di svariati soggiorni di vacanza, indimenticabili e splendidi ricordi… Ma anche la Maratona di Londra che ho fatto nel 1997 e che passa proprio nei pressi del bellissimo London Bridge dove ieri è stata compiuta la strage.

Sembra che non ci sia fine al male… ma occorre reagire. Io tornerò a Nizza sulla “Promenade” il 23 luglio per l’Ironman. Per affermare la bellezza dell’esistenza attraverso un evento sportivo; perché la vita, in tutte le sue forme, non sia mai offesa… perché anche lo sport è amore per la vita, volontà di essere e desiderio di esistere…

Leggi anche: L’Ironman per tornare a vivere

Foto: Getty Images

Leggi