
Tour de France 2025: il mito corre, il cuore no
Parte il Tour de France, ma per me sarà difficile seguirlo. Il ciclismo di oggi ha perso gran parte della sua poesia: troppo controllato, troppo calcolato. Manca l’imprevisto, manca il sogno.

Parte il Tour de France, ma per me sarà difficile seguirlo. Il ciclismo di oggi ha perso gran parte della sua poesia: troppo controllato, troppo calcolato. Manca l’imprevisto, manca il sogno.

I centri fitness non sono per forza luoghi nocivi. Ma spesso riflettono una cultura del corpo che ha perso il legame con l’equilibrio, la lentezza, l’ascolto di sé. Rimettere il movimento al centro della vita non significa solo allenarsi: significa ritrovare un modo più umano di abitare il proprio corpo — magari camminando, giocando, danzando, o semplicemente respirando all’aria aperta.

Il giovane alpinista Matteo Campanella questa volta ci porta a scoprire il Pizzo Quadro, tra Svizzera e Italia, una cima che non raggiunge i tremila metri ma che rappresenta una bella sfida per ogni appassionato di alta montagna. Ma soprattutto che diventa un’avventura se si è colti da un temporale…

La spettacolare tappa, che nella calura ha portato i corridori su un dislivello totale di 4000 metri fino a Santa Maria, è stata conquistata da Oscar Onley (Team Picnic PostNL). Il giovane britannico ha battuto in volata il vincitore di ieri, Joao Almeida (UAE Team Emirates XRG), in un arrivo al fotofinish.

Il Tour de Suisse non è solo una gara, è una festa itinerante. Ogni partenza e arrivo sarà accompagnato da eventi, concerti, mercatini e attività per famiglie. Un’occasione per scoprire la Svizzera autentica, dalle città più note ai borghi nascosti tra le montagne, in un clima di entusiasmo e partecipazione che coinvolge ogni anno migliaia di spettatori.

Questa volta Matteo Campanella, appassionato alpinista, oltre che mio brillante allievo, ci racconta la sua recente ascesa al Pizzo Gallina (in compagnia di Cristian), un altro tremila che svetta dalla cima del Passo della Novena.

Matteo Campanella, 22enne di Cavigliano, è un appassionato escursionista. È pure un mio brillante allievo. Da qualche tempo ha preso la via delle montagne, in compagnia di altri alpinisti, quando possibile, in solitaria nelle altre situazioni. Come in questo caso, durante una recente scalata al Pizzo Vogorno che ci racconta in questo appassionante report.

Oggi è un giorno speciale per me: dopo tanti anni di insegnamento, è arrivato il momento di salutare questa scuola, queste aule e soprattutto voi, i miei studenti, che avete riempito la mia vita di significato.

Per ogni amante della bicicletta, la strada non è solo un percorso da seguire: è un invito al viaggio, alla scoperta, alla sfida personale. Nel mondo dei grandi miti a due ruote, la mente vola facilmente verso l’iconica Route 66, ma in un angolo nascosto della Svizzera italiana, c’è una piccola salita che, pur con proporzioni molto più contenute, riesce a regalare la stessa intensità emotiva: è la #route26.

Lo scorso 4 maggio, l’atleta di Minusio si è cimentato per la prima volta in un Ironman 70.3 a Jesolo (1,9 km a nuoto, 90 km in bici e 21,1 km a corsa) chiudendo al 23. posto tra i PRO.