Adriano Engelhardt: “A Nyon un podio inatteso”

Non si è ancora spenta la eco sui recenti Campionati svizzeri di Nyon, dove i triatleti ticinesi si sono messi in bella evidenza conquistando ben due ori con Bruno Invernizzi e Sasha Caterina, due argenti con Rachele Botti e Adriano Engelhardt e un bronzo con Alice Fritzsche.

In occasione di questo appuntamento gli occhi erano puntati forse soprattutto su Adriano Engelhardt, la grande novità di quest’anno per il movimento della triplice in Ticino, che dopo il debutto di Zurigo nella “Short distance” il 29 luglio scorso, dove ha chiuso al quarto posto assoluto, si cimentava per la prima volta in una gara su distanza olimpica (1,5 km a nuoto, 40 km in bici, 10 km a corsa).

Chiunque “mastichi” un po’ di triathlon non farà fatica a capire come il passaggio di Engelhardt al mondo della triplice rappresenta qualcosa di estremamente importante poiché si tratta di un atleta con grandi capacità e quindi ottime prospettive per il futuro nella disciplina. Ne fanno stato le qualità già espresse dal 24enne locarnese (peraltro “figlio d’arte”: i genitori entrambi grandi sportivi, con la mamma Paola che è stata tra le prime donne ad avere portato a termine un Ironman in Ticino) nell’atletica, dove per alcuni anni ha dominato la scena nelle prove di mezzofondo, dei cross e dei 3000 siepi.

Come visto, a Nyon Adriano (nelle foto d’apertura insieme a Lukas Oehen in occasione di un cross e, in basso a destra, con Mattia Monighetti di Kerforma Switzerland) ha chiuso al secondo posto nella propria categoria e quarto assoluto, malgrado abbia iniziato a nuotare e a pedalare “seriamente” solo da due-tre mesi, e sebbene non sia ancora al “top” delle sue possibilità nella corsa a piedi. Questo non gli ha comunque tolto la soddisfazione di ottenere il miglior “crono” assoluto nella tratta conclusiva di 10 chilometri, portata a termine in un eloquente 33’37’’!

Risultati e tempi che parlano da sé. E che aprono sicuramente nuove e belle prospettive per il triathlon ticinese dei prossimi anni. L’arrivo di Engelhardt nel gruppo che comprende anche Sasha Caterina, Gioele Cereghetti e Alex Trabucchi del TriUnion del coach Christophe Pellandini, unitamente alle citate Alice Fritzsche e Rachele Botti non fa che rafforzarne ulteriormente la base. Con la concreta prospettiva di vedere tra non molto qualcuno di questi atleti protagonista ai massimi livelli.

Con Adriano, che ora si sta preparando con puntiglio per l’appuntamento “casalingo” del Triathlon di Locarno (3 settembre), ci siamo intrattenuti brevemente chiedendogli anzitutto come si trova in questa nuova “veste” di triatleta.

“Il triathlon è una sport che mi ha sempre appassionato, ma che negli ultimi 8 anni ho lasciato da parte per dare priorità all’atletica leggera. Riprendendo con gli allenamenti di nuoto e di bici nelle ultime settimane ho avuto la possibilità di scoprire nuove sensazioni e programmi di allenamento. Posso dire di aver trovato nuovi stimoli. Infatti trovo estremamente affascinante la possibilità di unire tre sport così ricchi di storia in un’unica disciplina”.

Come ti trovi nelle varie discipline?

“A livello di feeling personale posso dire che pratico più volentieri il nuoto e la corsa. La bicicletta è ancora un mondo da scoprire: devo ancora trovare i miei punti di riferimento e comprendere appieno le metodiche di allenamento. Ma una cosa che mi sembra di aver capito è che non ci si può limitare ad allenarsi nelle tre diverse discipline come fossero momenti isolati. Bisogna tener conto di un continuo, che parte dalle prime bracciate e che arriva alle ultime falcate, passando dai pedali e da due zone cambio”.

Parlaci della tua gara a Nyon

“A Nyon affrontavo il mio primo triathlon olimpico ed ero piuttosto nervoso, questo perché passare dal mezzofondo (dove le gare  durano al massimo una quindicina di minuti) ad una gara di più di 2h era una bella sfida. Il mio fine era quello di dosare al meglio le energie ed accumulare quanta più esperienza possibile per i prossimi appuntamenti. Quando sono sceso dalla bici in sesta posizione e ho visto che recuperavo rapidamente sui battistrada mi sono gasato, quindi, nonostante qualche problema di stomaco, sono riuscito ad agguantare un secondo posto del tutto inatteso”.

In futuro ci sarà ancora spazio per l’atletica?

“L’atletica è il mio sport preferito e seguo con interesse tutte le discipline. Negli ultimi anni ho fatto fatica a progredire a causa di qualche infortunio di troppo e forse anche per un grado di saturazione mentale. Quest’anno mi sarebbe piaciuto partecipare ad alcune rassegne internazionali come le Universiadi e i Giochi della Francofonia. Ho investito molto nella mia preparazione, ma purtroppo ad inizio giugno ho dovuto dire stop per un’infiammazione al tendine d’Achille.

Per il futuro sono sicuro che correrò ancora cross e gare su strada, ma non escludo nemmeno qualche gara in pista su distanze da 5000m/10000m. Sono curioso di vedere come risponderanno le mie gambe ad un cambio di preparazione così netto. In ogni caso il mio obiettivo principale è quello di potermi divertire praticando uno sport che mi piace e che mi dà soddisfazione”.

Fonte: Triathlon che passione!

Leggi anche: Si chiama “triathlon” la nuova sfida di Adriano Engelhardt

Foto: copyright ©  N. Pfund

 

Leggi

Quando lo sport è un’avventura umana

Christophe Santini e Kévin Roustand competono all’Ironman France-Nice del 5 giugno 2016. Kevin è paraplegico dalla nascita. Il suo sogno è quello di diventare un Ironman.

Un sogno che si è realizzato grazie, appunto, a Christophe Santini, 46enne francese già quattro volte “finisher” a Nizza. Santini ha condotto Kevin lungo tutto il percorso dell’Ironman, chiudendo nel tempo di 14 ore trenta minuti e 59 secondi.

L’idea di partecipare a questa sfida nasce dalla visione del film “The Finisher” in cui si racconta la storia di Julien, un diciassettenne costretto su una sedia a rotella a causa di una paralisi cerebrale. E che proprio per realizzare un suo sogno parteciperà insieme al padre all’Ironman France di Nizza, una delle competizioni sportive più impegnative al mondo.

La prova è di per sé ardua per ciascun concorrente, ma diventa quasi impossibile se bisogna anche aiutare un giovane disabile. Ma questo non ha scoraggiato Christophe, come detto uno sportivo che vanta una grossa esperienza nel triathlon. Così la mattina del 5 giugno si lancia insieme agli altri tremila concorrenti percorrendo dapprima i 3,8 km a nuoto, poi i 180 km in bici e infine i 42,195 della maratona portando con sé Kévin, 23 anni, paraplegico dalla nascita.

Una sfida sportiva, ma soprattutto un’avventura umana formidabile, sostenuta anche da diverse associazioni umanitarie.

Christophe ha dovuto dapprima attraversare la baia degli Angeli a nuoto trainando Kévin su un piccolo canotto. In seguito è in bicicletta che Christophe ha condotto Kévin. I due compagni d’avventura hanno percorso insieme i 180 chilometri nell’entroterra niçoise superando ben 2000 metri di dislivello, con la bicicletta e la seggiola attaccate. Infine la maratona sulla Promenade des Anglais, con il passeggino sul quale stava seduto Kévin trainato a corsa da Christophe.

Una sfida riuscita, come detto. Dopo oltre 14 ore di sforzo Kévin taglia finalmente la linea del traguardo accompagnato da Christophe chiudendo entrambi un’avventura che resterà certamente tra i ricordi più forti e belli della loro vita.

Foto: Getty Images

Leggi

Nicola Pfund, filosofo del benessere

“Nicola Pfund è stato definito il “filosofo del benessere” perché è riuscito a conciliare la passione per lo sport e il talento per la scrittura, la salute del corpo e quello della mente”.

Iniziava così un’intervista che mi fu fatta dal giornalista Roberto Roveda per la rubrica Vitae apparsa su “Ticinosette” del 31 ottobre 2014. Una definizione nella quale mi ritrovo pienamente e che posso confermare attraverso le mie pubblicazioni, tutte incentrate attorno a questa idea di fondo. Ecco, di seguito, l’intervista integrale come venne pubblicata sul settimanale in quell’occasione.

DUE GRANDI PASSIONI

“Un momento chiave nella mia vita è stato quando ho potuto unire le mie due grandi passioni, l’attività fisica e la scrittura, cominciando a scrivere storie che parlassero di sport. Ho trascorso una vita all’insegna dell’attività fisica e dei libri, della sapienza del corpo e di quella della mente. Penso che l’una si alimenti con l’altra. L’altro mio centro di interesse è l’insegnamento. Oggi che sono docente, giornalista e scrittore posso dire di aver fatto nella vita quello che ho voluto veramente e che era nella mia natura.

LO SPORT

Partiamo dallo sport. Questa passione è nata da bambino, quando la sera giocavo con gli amici per strada, nel quartiere. Si costruivano capanne, si giocava a calcio, si andava in bicicletta. Una vera scuola di vita, dove ci si organizzava da soli, tra ragazzi. In gioventù ho praticato diversi sport: judo, ginnastica, nuoto, pallacanestro e infine triathlon. C’è, o ci dovrebbe essere, una spinta interna che porta a un’evoluzione anche nello sport, verso una maggiore consapevolezza. Io l’ho trovata negli sport di resistenza, soprattutto nel triathlon, una disciplina che si suddivide tra nuoto, bicicletta e corsa. Se all’inizio lo sport per me era soprattutto gareggiare, con il tempo mi sono scrollato di dosso la competitività, per apprezzare altro: la soddisfazione di raggiungere un obiettivo e quel benessere indescrivibile che regala l’attività fisica. Lo sport mi ha dato tanto: soddisfazioni vere e sincere, essenzialità, un senso grande e profondo di libertà, ma soprattutto salute e benessere. E poi mi ha dato l’ispirazione per scrivere i miei libri.

LA SCRITTURA E LO STUDIO

Per quanto riguarda la scrittura e lo studio in generale, da ragazzo ho vissuto l’approccio alla cultura in maniera un po’ “meccanica”, più per dovere che per piacere. Dopo le scuole magistrali ho studiato Filosofia per diventare bibliotecario, ed è stato durante la preparazione del mio lavoro di diploma alla Biblioteca nazionale di Berna che è avvenuta la svolta: ho provato quel piacere fine a se stesso di conoscere, di confrontarsi con il pensiero degli altri per costruire la propria verità e individuarsi meglio come persone. In quel momento, da ricettore passivo nell’ambito del sapere, sono diventato insaziabile fruitore di dati, notizie e aneddoti di ogni tipo. Prima attraverso i libri e le enciclopedie, poi sempre di più attraverso la Rete. Da questa esperienza è nato il desiderio di aiutare i ragazzi nei loro studi e così ho preparato un manuale di consigli su come svolgere le ricerche a scuola (Fare ricerca a scuola): un’attività, quella della ricerca, che può dare ai ragazzi grandi soddisfazioni e dare un senso al loro studio. In seguito ho scritto altri libri, tra cui quello storico sul mio quartiere di Breganzona, e poi libri dedicati allo sport, primo fra tutti quello sul triathlon. In seguito sono usciti i libri dei racconti e delle descrizioni dei miei tour in bicicletta attraverso la Svizzera e infine sono arrivati la Filosofia del Jogger e A-Z fitness, un prontuario su salute e benessere che punta ad apprezzare il movimento al di là dell’aspetto competitivo. Due anni fa ho iniziato anche a tenere un blog che mi sta dando grandi soddisfazioni.

FILOSOFO DEL BENESSERE

Mi hanno definito il “filosofo del benessere”: una definizione nella quale mi ci ritrovo. Ma il benessere per me non significa semplicemente agiatezza, o assenza di malattia. È anche questo, ma il concetto è molto più ampio e comprende lo sforzo, la capacità di mettersi in gioco, l’impegno per ottenere un obiettivo davvero voluto. Alla base del benessere c’è un percorso consapevole che mira a tirar fuori il meglio di sé, un po’ come, nell’antica Grecia, la coltivazione dell’areté: l’eccellenza umana. Il termine “areté” tradotto indica la “virtù”, ma il significato è più vicino a “essere il meglio che puoi”. In altre parole, promuovere l’areté significa che ognuno deve assumersi la responsabilità di essere il meglio di sé, di esprimere al massimo le proprie potenzialità. A mio parere questo concetto dovrebbe essere il punto di riferimento nei programmi scolastici e nello sport. Io cerco di promuovere questa idea di fondo nei miei libri, anzi, tutto il mio percorso esistenziale si è mosso in questa direzione.”

Testimonianza raccolta da Roberto Roveda

Fonte: Ticinosette, 31 ottobre 2014

Foto: copyright © Nicola Pfund

Leggi

Adriano Engelhardt passa al triathlon!

A dire il vero la notizia circolava da un po’ di tempo, ma l’ufficialità è arrivata solo oggi con un’intervista rilasciata a un giornale ticinese. Adriano Engelhardt, tra i più forti mezzofondisti ticinesi di tutti i tempi, ha deciso di passare al triathlon. Il suo esordio avverrà a Zurigo il 29 luglio in una prova su distanza Sprint.

La decisione del 25enne talento locarnese è maturata soprattutto a seguito degli infortuni patiti in questi ultimi anni, infortuni che non gli hanno permesso di preparare adeguatamente gli appuntamenti stagionali nell’atletica. Ragione per cui, dopo un nuovo infortunio al tendine d’Achille, tra l’altro non ancora del tutto recuperato, Engelhardt ha preso la decisione di abbracciare la triplice disciplina.

Per lui, è forse giusto sottolinearlo, non si tratta di un’esperienza del tutto nuova. Infatti già da piccolo ha partecipato in più occasioni alle gare del Triathlon di Locarno (dove il papà è stato tra l’altro per anni un eccellente Presidente, mentre la mamma vanta una lunga e brillante carriera nel triathlon dove è stata anche “Ironman finisher”) e ancora nella passata edizione ha dimostrato tutto il suo potenziale chiudendo tra i primissimi la distanza Sprint, malgrado un allenamento approssimativo nella bici e nel nuoto.

Da qualche mese a questa parte, però, Adriano Engelhardt, che è in possesso di un Bachelor in Scienze Motorie e Italiano ottenuto nel 2016 alla Facoltà di Sport e di Lettere di Losanna, ha cominciato ad allenarsi seriamente in compagnia dei giovani emergenti del TriUnion, società nella quale spicca il nome dell’altro grande talento ticinese, ovvero quello di Sasha Caterina, ma dove si allenano altri giovani pure molto promettenti. Quindi, in un ambiente assolutamente ideale e motivante, con un team di preparatori eccellente e di alto livello in tutte e tre le discipline.

Per il mondo del triathlon ticinese questa notizia non può che fare molto piacere. Perché si tratta di un innesto di grande qualità che sicuramente riuscirà a mettersi in bella evidenza. Non sappiamo ancora su quali distanze vorrà puntare Engelhardt, ma se dovesse concentrarsi sulla prova olimpica, beh… qualche bella sorpresa potrebbe esserci in futuro…

Noi ne siamo certi!

Leggi

L’insegnamento del dottor Enrico Arcelli

Ci sono persone che nel corso della loro vita e della loro attività lasciano un segno. Concreto, vero, effettivo. Utile per tutti. Grazie alle loro parole, alle loro intuizioni. Grazie ai loro scritti. A volte non ci pensiamo nemmeno. Ma cose che oggi ci sembrano quasi normali, una volta, magari anche solo vent’anni fa, non lo erano. C’è voluto qualcuno che, a un certo punto, ce ne mostrasse la presenza e la necessità.

Enrico Arcelli, di cui ricorre il secondo anno dalla scomparsa il prossimo 30 giugno, è una di queste persone. Il segno, lui, l’ha lasciato nel campo dello sport e soprattutto nelle discipline della resistenza. Lo ha fatto in particolare con un  libro che è diventato un best seller: si intitola “Correre è bello”. Un titolo in cui c’è già tutto un universo di significati.

Prima di lui lo sport e la corsa erano altro. Si correva soprattutto per competere, per gareggiare. Non esistevano altri significati. Correre solo “perché è bello” non aveva senso. Poi, però, ecco quelle frasi introduttive al suo libro, pensieri folgoranti che hanno permesso a moltissimi di dare un nuovo senso e un diverso significato alla pratica sportiva:

Quando un individuo sedentario vede passare per la strada un corridore che si sta allenando, stanco e sudato, o uno che sta facendo una prova podistica e magari è molto in ritardo rispetto ai primi e dimostra chiaramente di fare molta fatica, talvolta lo compatisce e lo considera più o meno un masochista: la frase che dice (o pensa) è di solito: “Poveretto! Ma chi glielo fa fare?”.

Per il podista, invece, la corsa è bella.

Una volta, mentre mi stavo riscaldando per partecipare a una prova non competitiva, incontrai un tale che si preparava anch’egli a correre e che già conoscevo perché dipendente della fabbrica presso la quale faccio il medico: chiacchierammo un po’ e seppi che oramai da più di due mesi andava a correre tutte le domeniche mattina. Gli chiesi allora cosa ne pensasse sua moglie di questa nuova attività e la frase che mi rispose fu secondo me molto significativa: “Lavoro duro tutta la settimana: oltre otto ore in stabilimento, aiuto mio cognato in negozio e coltivo l’orto. Perciò ho diritto di divertirmi la domenica mattina”.

La ragione principale per la quale molti corrono è proprio questa: che a loro piace. A loro piace perché mentre corrono si sentono vivi, sentono che il loro corpo funziona: perché nei periodi in cui corrono avvertono un benessere generale e un’efficienza che prima, quando non facevano attività fisica neanche sognavano; perché si sentono leggeri, con la mente più sveglia e l’umore più allegro e sereno.

Io non fumo, ma credo che chi si accende una sigaretta e se la mette in bocca lo fa semplicemente perché, al momento, fumare gli piace: non si preoccupa per niente degli effetti nocivi che il fumo ha a lunga o lunghissima scadenza: semmai riduce il numero di sigarette soltanto se in un certo periodo si accorge di avere più catarro del solito.

Penso che per la maggior parte dei podisti valga lo stesso principio: corrono perché una volta che hanno superato il primo impatto (quello dei piedi pieni di vesciche e dei  muscoli duri e dolenti), la corsa dà loro sensazioni molto piacevoli. A molti non importa affatto di sapere che il correre serve a prevenire certe malattie: al massimo queste informazioni le usano per spiegare come mai corrono agli altri, a quelli che chiedono: “Ma chi te lo fa fare?”. La ragione per la quale corrono, la vera e principale ragione, forse l’unica, è che correre è bello”.

Sono passati quasi quarant’anni da quando il dottor Arcelli scrisse queste parole. Da allora molte cose sono cambiate. Oggi, chi corre e fa jogging sulla strada non è più guardato come se fosse un “alieno”, ma forse produce l’effetto opposto, ovvero quello di essere un po’ invidiato. La gente ha ormai capito che fare sport e movimento è un “toccasana”, una vera fonte di benessere e piacere.

Certo, resta ancora parecchio da fare sulla via della realizzazione completa del concetto di sport per salute. Anche da noi, dove gli eccessi sono spesso frequenti, con risvolti controproducenti proprio sul benessere e la salute. Non c’è, insomma, ancora una pratica davvero corretta e salutistica, prevalendo approcci sovente pericolosi perché estremi. Ma anche qui ci stiamo avvicinando, piano piano, a una pratica più corretta e sensata. E per questo dobbiamo ringraziare il dottor Enrico Arcelli e quel suo “Correre è bello” che ci ha indicato una via e tanto ci ha ispirato in questi anni.

Leggi

Nicolas Beyeler e quell’exploit di Nizza

Nicolas Beyeler ce lo ha ricordato giustamente in questi giorni sulla sua pagina facebook. Ci riferiamo a quel grande risultato ottenuto quattro anni fa a Nizza, quando tagliò il traguardo dell’Ironman in 8h50’53’’, chiudendo al quinto posto assoluto. Una gara straordinaria, la sua, a tutt’oggi il risultato più importante mai ottenuto da un ticinese in una prova di triathlon.

Il valore di questa performance, di cui in Ticino non si è probabilmente ancora colta tutta l’importanza e la straordinarietà (sul “Corriere del Ticino” del 28 giugno ci fu una delle poche interviste, vedi sotto), emerge se si fanno solo alcune considerazioni. Si pensi anzitutto al quinto posto, in una competizione piena zeppa di atleti professionisti, dove Beyeler è risultato il migliore degli atleti “age grouper”, quindi primo tra i “non professionisti”. Dunque un confronto che sul piano delle ore di allenamento è sicuramente impari, per un atleta che oltre allo sport ha anche un lavoro piuttosto impegnativo e una vita familiare da gestire.

Da non sottovalutare neppure la gara in sé. Sappiamo che l’Ironman France è tra i più prestigiosi in Europa e nel mondo, nonché tra i più duri e selettivi, ciò che ne fa un obiettivo per molti atleti di spessore. Qui, tra l’altro, avrebbe voluto gareggiare nel 2012 l’ex campione della bicicletta Lance Armstrong, per cogliere la qualifica hawaiana, progetto che naufragò tre settimane prima dell’evento, quando il texano fu fermato per le note vicende legate al doping.

La gara del 2013 fu vinta dal belga Frederick Van Lierde che nell’occasione si aggiudicò per la terza volta consecutiva l’Ironman France. Il 34enne chiuse la prova in 8h08’59’’, stabilendo anche il nuovo record del percorso. Alle sue spalle, con un ritardo di 3’29’’, giunse il connazionale Bart Aernouts (8h12’28”). I parziali di questi due atleti furono eccellenti soprattutto nella frazione conclusiva.

Van Lierde piazzò infatti un 2h42’07’’ nella maratona dopo aver nuotato i 3,8 km in 48’ netti e aver chiuso la dura frazione in bici in 4h33’29’’ (media  39.49 km/h). Ancora meglio l’ex duatleta Aernouts che dopo  i 51’31’’ nel nuoto e le 4h38’29’’ in bici è stato capace di correre la maratona in 2h37’01’’! Nicolas Beyeler, da parte sua, chiuse con i seguenti parziali: 56’20” nel nuoto, 4h49′ in bici e 2h57′ nella maratona. “L’ultima ora di gara mi permise di passare dal 9. al 5. posto”, ci confidò in seguito Beyeler. Aggiungendo che “questo evidenzia l’importanza estrema di questa ultima ora in cui non di deve cedere e concedere nulla”.

Ecco i Top 5:

1. Van Lierde, Frederik (BEL) +00:00 08:08:59

2. Aernouts, Bart (BEL) +03:29 08:12:28

3. Alonso-Mckernan, Clemente (ESP) +26:53 08:35:52

4. Clerbout, Bruno (BEL) +34:18 08:43:17

5. Beyeler, Nicolas (SUI) +41:54 08:50:53 (1st Age grouper)

CLASSIFICA IRONMAN NIZZA 2013

Leggi anche: Intervista a Nicolas Beyeler dopo il 5. posto all’Ironman France

Leggi

Sara, triatleta con la corsa nel sangue

Ha portato bene a Sara Dossena la fugace espatriata in terra elvetica. In occasione della StraLugano, la forte atleta lombarda è infatti riuscita a ritoccare il suo personale nella mezza maratona fissandolo in 1h10’38”. L’abbiamo raggiunta subito dopo la gara per questa intervista.

Piccola e minuta. Lo sguardo sveglio e un volto irresistibilmente simpatico. Sara Dossena l’abbiamo ammirata domenica alla StraLugano, presente con Emma Quaglia, altra campionessa con un palmarès ricco e importante, rimanendo subito impressionati dal suo passo decisamente di grande qualità. Un passo senza dubbio da vera campionessa della corsa a piedi. Ne fa stato anche il suo tempo finale nella mezza maratona: 1h10’38’’ (nuovo “personal best”) che le è valso il secondo posto assoluto, alle spalle della fortissima etiope Muliye Dekebo, vincitrice quest’anno anche della Roma-Ostia.

Il suo nome è ormai ricorrente sia nell’atletica che nel mondo del triathlon, disciplina quest’ultima che ha abbracciato nel 2011. Di lei sentiamo parlare spesso in riferimento a gare nella triplice, di recente anche in occasione del Challenge Rimini dove è giunta terza assoluta. Ma vanta altri piazzamenti di prestigio, come un terzo posto in una gara di Coppa del Mondo e diversi titoli anche nel duathlon. Scopriamo dunque un’atleta che si divide con successo tra podismo e triathlon e che è allenata da Maurizio Brassini, un ex di grande bravura ed esperienza, con il quale programma e pianifica i suoi allenamenti.

La storia di Sara è costellata di momenti belli ma anche difficili. Soprattutto a causa dei numerosi infortuni che l’hanno costretta, in passato, a dei lunghi periodi di inattività. Però lei è sempre riuscita a rialzarsi, a riprendere con gli allenamenti per combattere una sorte forse a volte troppo crudele. Ottenendo proprio quest’anno, a 32 anni, alcune tra le più belle soddisfazioni, come la vittoria ai recenti campionati italiani sui 10 mila metri, chiusi con il tempo di 33’11’’. Ma anche e senza dubbio lo splendido “crono” di ieri alla StraLugano, di oltre un minuto inferiore a quello stabilito in occasione della “mezza” di Genova dello scorso 9 aprile.

Per chi come noi mastica triathlon da qualche anno, il profilo di Sara Dossena è sicuramente molto interessante. I suoi tempi nella corsa a piedi ne fanno infatti, se pensiamo alla terza frazione, una delle più forti atlete al mondo nella triplice disciplina. La corsa a piedi è del resto in certe gare quella più importante, quella decisiva. Ragione per cui, se dovesse risultare competitiva anche nelle prime due tratte, la portacolori del Raschiani Triathlon Pavese ha davvero delle ottime chances di affermarsi ai livelli più alti.

In occasione della StraLugano l’abbiamo intervistata subito dopo la gara, dove ci ha rilasciato queste sue impressioni.

Dunque Sara, cosa ci dici del tuo risultato di oggi a Lugano?

“Per me è davvero un sogno. Oggi mi sentivo davvero bene. È stata una gara stupenda per le sensazioni. Ho fatto quindi la mia gara senza guardare in faccia a nessuno. Sapevo di essere in forma e di poter fare un buon “crono”. Anche perché, a differenza della “mezza” di Genova che presenta alcuni saliscendi, la StraLugano ha un percorso piatto e molto veloce”.

È bella la tua definizione di “triatleta con la corsa nel sangue”. Significa che ti dividerai sempre tra corsa e triathlon?

“Ho tanti interessi nell’atletica, ma il triathlon mi piace. Oggi sono davvero contenta di avere realizzato questo tempo nell’atletica. Continuerò senz’altro a pedalare e nuotare, anche per tenere i chilometraggi nella corsa a livelli più “contenuti” (adesso percorro circa 60 chilometri alla settimana), per evitare di sovraccaricare tendini e muscoli e quindi per prevenire nuovi infortuni”.

Obiettivi in stagione?

“La mia prossima gara sarà un dieci chilometri a New York. Nella “Grande Mela”, ritornerò poi a novembre per la maratona, dove sono stata invitata. Direi che questo è il mio obiettivo principale della stagione e un po’ anche il mio sogno della carriera. Per questo cercherò di presentarmi nelle migliori condizioni possibili. Sicuramente in stagione prenderò parte anche a qualche Ironman 70.3, che però devo ancora fissare”.

Sara, cosa ne pensi, a Lugano ci starebbe un triathlon?

“Ne parlavo proprio ieri con Maurizio: questo sarebbe il luogo ideale per organizzare un triathlon. Una ragione davvero splendida e che si presta in maniera perfetta. Se poi l’organizzazione e l’ambiente sono quelli di oggi della StraLugano allora il successo è garantito”.

Parole di Sara Dossena!

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: copyright © N. Pfund

Leggi anche: La StraLugano alle spalle dei kenioti

Leggi