IM 70.3 Rapperswil con tanti ticinesi

È in programma questo weekend l’atteso Ironman 70.3 di Rapperswil che registra anche quest’anno il tutto esaurito. Saranno infatti oltre duemila gli atleti che si tufferanno di buon mattino nelle limpide acque del lago di Zurigo per coprire i canonici 1900 metri a nuoto e successivamente i 90 km in bici e i 21 km a corsa. Una gara che si annuncia sotto i migliori auspici anche dal punto di vista della meteo.

Al via ci saranno tutti i migliori interpreti elvetici sulle lunghe distanze, sia in campo maschile che in quello femminile. A cominciare dalla “star” Daniela Ryf, l’atleta attualmente più forte al mondo sulle distanze Ironman e vincitrice delle ultime due edizioni dell’Ironman Hawaii (nella foto ritratta durante questa competizione lo scorso ottobre). In stagione la Ryf, che attualmente è di stanza a Sankt Moritz per la preparazione in altura, si è già affermata quest’anno in due prove, nel 70.3 di Dubai e all’Ironman Sudafrica, giungendo terza lo scorso 22 aprile al Challenge 70.3 Mogan Gran Canaria.

Oltre alla Ryf ci saranno le altre due elvetiche Céline Schaerer e Emma Bilham, quest’anno prima al 70.3 di Cannes di fine aprile e, due settimane dopo, anche al 70.3 Pays d’Aix, la britannica Catherine Jameson, l’austriaca Bianca Steurer e l’irlandese Aline Donegan. In campo maschile il favorito è lo zurighese Ruedi Wild che sarà confrontato con gli altri svizzeri al via, tra cui Ronnie Schildknecht, Jan Van Berkel, Manuel Küng e Sven Riederer che dopo una brillante carriera negli olimpici e negli sprint (con, tra l’altro, un bronzo alle Olimpiadi di Atene nel 2004) passa da quest’anno alle lunghe distanze.

Tanti i ticinesi al via nelle varie classi d’età. Spiccano in particolare i nomi di Giacomo Trabattoni e Carola Fiori-Balestra vincitori di categoria all’Ironman 70.3 Mallorca di metà maggio. Da loro ci si può quindi attendere un nuovo acuto anche in considerazione del fatto che gareggiano in casa. Presente anche Nicolas Beyeler, già vincitore in passato nella rispettiva classe d’età con ottimi piazzamenti anche a livello assoluto, che rientra alle competizioni dopo un lungo periodo di stop dettato da problemi fisici.

STARTING LIST

Foto: Daniela Ryf impegnata nella tratta a corsa all’Ironman Hawaii (Getty Images); sotto, una Gallery dell’IM 70.3 di Rapperswil del 2016 (Getty Images)

Leggi anche: Carola e Giacomo, due vittorie splendide!

Fonte: Triathlon che passione!

Leggi

I giovani e il valore del tempo

“La vita e il tempo sono i migliori insegnanti. La vita ci insegna a fare buon uso del tempo e il tempo ci insegna il valore della vita.”

Mi sarebbe piaciuto se a scuola ci fosse stata una materia in più, e che mi venisse insegnata con il massimo impegno: ma nei curricula scolastici di ieri e di oggi e di ogni paese, non se ne trova traccia. Mi riferisco al TEMPO, alla idea e alla dimensione e alla natura del tempo umano, del “tempo di vivere”, e non già del suo concetto astratto fisico-matematico.

Avrei voluto che qualcuno me lo avesse detto, subito e presto, da bambino e da adolescente, che il tempo vola. Che maestri e professori e familiari e amici più anziani, me lo avessero fatto capire quando ancora serviva a qualcosa, o avrebbe potuto servire, che i nostri giorni si consumano in fretta, sempre più in fretta.

Ma come pudicamente e ipocritamente la nostra società tace della morte, la cancella dal nostro orizzonte esistenziale, non fa nulla per sottolineare quanto sia prezioso, irrecuperabile e drammaticamente determinante ogni istante della nostra vita.

Ci lascia crescere nell’illusione dell’eternità, e inventa addirittura come immutabile la categoria dei giovani: che giovani restano in realtà per pochissimo tempo. E poi sono già uomini, adulti sul punto di invecchiare, anziani in attesa del nulla…

È alla luce di questa rimozione della brevità della vita, che al contrario si dovrebbe impostare – per rovesciarne i deprimenti effetti – ogni disciplina pedagogica. L’arte è lunga e la vita è breve, diceva un vecchio e inascoltato adagio. Ma è proprio così. E quando si parla di ricostruire valori che si sono fatti evanescenti, bisognerebbe proprio cominciare dal recupero del valore del tempo, che nessuno può mettere in discussione.

Tutti noi abbiamo poco tempo: per compiere un lavoro, per conseguire un risultato, portare a termine un  progetto, godere di un amore o guarire le ferite di un dolore.

I giovani in particolare, a cui dedico questi miei pensieri di fine anno scolastico (e soprattutto a quelli delle ultime classi che lascio dopo alcuni anni di bella e arricchente esperienza in comune): hanno poco tempo per capire quali sono i loro interessi, quale la strada che veramente “sentono” di dover seguire e, in definitiva, anche per “essere giovani”, poiché la loro età vola via e si dissolve in un soffio…

A TUTTI i miei allievi degli ultimi anni un augurio sincero di un futuro radioso e ricco di soddisfazioni!

Leggi

Lo sport è amore per la vita

“Poi ti svegli
e senti certe notizie
…ancora…
e ti chiedi perché
e non trovi risposte
vedi solo tanto odio.”

Ieri Londra, il 22 maggio Manchester, il 7 aprile Stoccolma… Da inizio 2017 sono già 5 gli attentati che hanno scosso il mondo. Lo scorso anno sono stati ben 15.

Nei miei ricordi soprattutto la strage di Nizza del 14 luglio dello scorso anno su quella “Promenade des Anglais” che a me, come a tanti altri, ha lasciato in passato in occasione di svariati soggiorni di vacanza, indimenticabili e splendidi ricordi… Ma anche la Maratona di Londra che ho fatto nel 1997 e che passa proprio nei pressi del bellissimo London Bridge dove ieri è stata compiuta la strage.

Sembra che non ci sia fine al male… ma occorre reagire. Io tornerò a Nizza sulla “Promenade” il 23 luglio per l’Ironman. Per affermare la bellezza dell’esistenza attraverso un evento sportivo; perché la vita, in tutte le sue forme, non sia mai offesa… perché anche lo sport è amore per la vita, volontà di essere e desiderio di esistere…

Leggi anche: L’Ironman per tornare a vivere

Foto: Getty Images

Leggi

L’Ironman per tornare a vivere

Non lo dimenticherò mai. È la sera del 14 luglio. Mi trovo a casa in bella compagnia, quando verso le 22.30 una notizia comincia a rimbalzare sui canali televisivi e i social media. Una notizia drammatica, incredibile. A Nizza, durante la celebrazione della festa nazionale francese, un uomo alla guida di un camion si scaglia ad alta velocità sulla folla radunata sulla celebre “Promenade des Anglais” facendo 86 morti e circa duecento feriti.

È passato quasi un anno da quella sera. E le ferite sono ancora aperte. Ho un legame profondo con Nizza e la sua “Promenade”. In questa bellissima località della Costa Azzurra, dove già a metà Ottocento venivano gli inglesi delle classi agiate per trascorrervi l’inverno, ci sono stato più volte in vacanza. Qui ho vissuto dei momenti molto belli, ricordi di giornate intense e di splendide serate, in quei suoi vicoli pittoreschi e nelle piazze animate dove filtra il vento caldo del Mediterraneo. Ma anche tanti ricordi di sport, con fantastici giri in bicicletta nell’entroterra, nuotate nel mare color azzurro, e soprattutto lunghe sessioni di jogging e corsa proprio sulla “Promenade”, il mattino presto oppure la sera, prima di cena.

La “Promenades des Anglais” ha una storia lunga ed è nel cuore di molti. Sicuramente di ogni appassionato della triplice disciplina. In questo posto il triathlon è arrivato molto presto, pioniere in Europa già agli inizi degli anni Ottanta, perché la zona si prestava in modo ottimale all’organizzazione di queste gare. Un clima ideale, tra mare e montagne con una grande ricchezza di percorsi, soprattutto in bicicletta.

Il triathlon, a Nizza, non poteva non attecchire, e così è stato da subito, divenendo negli anni un “motore” turistico per tutta la regione, ma anche offrendo grandi spettacoli sportivi, proprio nei chilometri a corsa sulla “Promenade”, come i famosi duelli tra Mark Allen e Yves Cordier degli anni Novanta.

Domenica 23 luglio si terrà l’edizione 2017 dell’Ironman che attirerà oltre 2000 atleti di 67 diverse nazioni. E la “Promenade des Anglais” tornerà a vivere, a pulsare di buone e grandi energie. Sarà nuovamente il “fulcro” di questo evento dove sono attesi, secondo le stime degli organizzatori, oltre 80 mila spettatori. E questo sin dal mattino alle 6.30, con le prime partenze a nuoto dei “PRO”, fino a notte inoltrata quando l’ultimo atleta taglierà il traguardo realizzando il suo sogno personale.

Tornerà ad essere luogo di “positività”, semplicemente perché sport come il triathlon esaltano la bellezza e la gioia di vivere.

Per questo ho deciso di esserci anch’io, quest’anno. Di tornare sulla “Promenade” e di vivere dall’interno, come giornalista sportivo per i giornali e i miei siti, l’edizione 2017 dell’Ironman France. Per cercare di rimarginare una ferita, per vivere forse un momento di commozione. Soprattutto nella speranza che questo luogo di infinita bellezza e che tanto a me, come a milioni di altre persone, ha dato e regalato, torni ad essere al più presto quello che è sempre stato. Riacquistando così la sua anima più vera e genuina.

STARTING LIST

Fonte: Triathlon che passione!

Foto: Getty Images

Leggi anche: Nicolas Beyeler è quinto all’IM France!

Leggi

Correre al mattino per perdere peso

Correre o svolgere qualsiasi attività aerobica di prima mattina, dopo il digiuno notturno, stimola l’ossidazione lipidica, ovvero permette di bruciare maggiori quantità di adipe superfluo. La mattina la glicemia e le scorte di glicogeno nel sangue sono inferiori rispetto al resto della giornata, di conseguenza l’organismo usufruisce delle scorte di grasso per ottenere l’energia utile per sostenere lo sforzo fisico.

Correre appena svegli, quindi, accelera il metabolismo, fa bruciare meglio le calorie che si assumeranno nell’arco della giornata e migliora l’umore. Spesso però non è così facile saltare giù dal letto dopo aver dormito sette ore. Bisogna avere molta forza di volontà e determinazione per iniziare, ma poi diventerà una sana abitudine a cui difficilmente si riuscirà a rinunciare. Ecco, quindi, qualche consiglio per trovare la giusta forza di volontà. Provate a lasciare le tapparelle aperte così al mattino verrete naturalmente svegliati dalle prime luci dell’alba. Poi, fate una colazione leggera o, se preferite, correte anche a digiuno.

Potete allenarvi anche a stomaco vuoto come fanno molti maratoneti perché l’organismo ha sempre a disposizione una buona scorta di glicogeno, sia nei muscoli sia nel fegato. Queste riserve sono più che sufficienti a supportare un esercizio fisico che può durare dai 60 ai 90 minuti. Il vantaggio di correre a stomaco vuoto non è solo nel maggiore consumo di grassi, ma anche nelle calorie che si bruciano nelle ore successive per effetto dell’incremento metabolico che si innesca con la corsa. Questo meccanismo scatta anche se si corre di sera, ma attenzione perché correre a fine giornata può compromettere il sonno.

Bevete, però, prima di allenarvi. Un bicchiere di acqua e limone con un po’ di miele aiuta a riattivare il metabolismo. Poi, per velocizzare il tutto, preparate tuta e scarpe da tennis la sera prima di andare a letto e, una volta pronti, sgranchite un po’ le gambe prima di uscire facendo qualche esercizio di allungamento. Evitate ripetute e lavori troppo faticosi. Se correte di potenza al mattino sforzate molto il corpo in un momento della giornata in cui è più freddo e i polmoni sono più sensibili e meno reattivi. Correte ad un ritmo che vi permetta anche di parlare e che non vi lasci a corto di fiato.

Per non rischiare di cedere alla pigrizia, correte in compagnia. Aver preso un impegno con qualcuno aiuta a trovare la giusta determinazione e a rispettare gli orari. In alternativa, scegliete una playlist musicale da portare con voi che vi dia la giusta carica. Partite con dei brani lenti adatti al risveglio muscolare e man mano intensificate il ritmo della musica e quindi della corsa. Provate per una settimana a giorni alterni e se non riuscite da subito a correre, camminate a passo svelto. Noterete già dopo le prime uscite quanto beneficio otterrà il vostro corpo dal movimento mattutino.

Fonte: Triathlon, che passione!

Vedi anche: A-Z fitness

Leggi

Sarà mai debellato il doping?

In un contributo apparso su Ticino 7 di un paio d’anni fa mi era stato chiesto un parere sul tema doping e se questo potesse essere in qualche modo debellato. La mia risposta fu abbastanza chiara: finché lo sport riflette i valori di una parte della società, quelli che oggi vanno però per la maggiore, il doping, come ogni altra forma di corruzione o violenza, non ha nessuna chance di scomparire. Solo ripensando lo sport e attribuendogli valori-altri rispetto a quelli su cui si fonda oggi c’è forse qualche possibilità di uscire da questo vicolo cieco. Ma la soluzione, oggi, appare più che mai lontana…

Allora, sarà mai debellato il doping?

Fino al momento in cui lo sport-business – e qui penso a quegli eventi e sport più fortemente mediatizzati e che muovono le masse –  rifletterà esattamente quello che succede nella società, perché di fatto è questo ciò che avviene, e finché nello sport circoleranno così tanti soldi, doping, corruzione e violenza esisteranno sempre.

Può fare qualche esempio?

L’uso di sostanze proibite deve essere considerato senza ipocrisia. Quanti sono disposti a “barare” nella nostra società pur di avere un qualche vantaggio, anche minimo? Basta guardarci attorno. E il doping, cos’è? Nient’altro che un aiuto esterno, sotto forma di sostanza chimica, per migliorare le proprie prestazioni fisiche. E allora: non è forse una prassi comune, nella nostra società, chiedere un “aiutino” per ottenere un posto di lavoro, un mandato o qualche altro favore, attraverso anche i canali della politica, infischiandosene dei meriti e delle effettive capacità di ognuno?

D’altra parte è risaputo che molte persone, apparentemente normalissime, fanno uso massiccio di sostanze “dopanti” di vario tipo per essere più brillanti e efficienti sul lavoro, negli studi (in occasione degli esami) e magari… in quell’ambito più discreto. Certo negli sport di punta il doping può essere all’origine di guadagni davvero notevoli, addirittura milionari. Nulla rispetto ai vantaggi di chi cerca solo una piccola raccomandazione. Ma il principio che sta alla base è il medesimo.

Però lo sport è un ambito diverso, quello dei valori positivi…

È il grande equivoco che impedisce di risolvere il problema alla radice.  Pensare allo sport come a qualcosa di diverso, un ambito altro dove prolificano valori positivi è una falsa idea. Questo non avviene per un motivo molto semplice: lo sport è semplicemente voluto e pensato come  l’esatta reduplicazione del mondo del lavoro e della società, dove ritroviamo le stesse regole, gli stessi principi, la stessa morale. In esso si riflettono quindi esattamente i valori, positivi e negativi, che ritroviamo nel mondo reale.

Quali vie d’uscita?

La sola via è quella di ripensare lo sport, svincolandolo dai valori attuali, quelli che ne minano la credibilità: rendimento, successo, denaro, competizione esasperata. Culto eccessivo del campione. Portarlo a quote più placate. Per rivalutare altro: benessere, efficacia, divertimento, gioco. Un cambiamento non verrà però dall’alto: potrà partire solo dalla coscienza di ognuno, dalla propria indignazione di fronte alle nefandezze dello sport.

Fonte: Triathlon, che passione!

Leggi

La felicità di ogni giorno

La felicità di ogni giorno? Viene anche dai cosiddetti “pensieri positivi”. Un pensiero positivo è come uno shock vitaminico per la nostra personalità. Soprattutto al mattino, dove si dovrebbe evitare di “intossicarsi” leggendo notizie negative. Tossine emozionali che poi ci portiamo fino a sera influenzando (negativamente) la nostra giornata.

La mattina dovremmo sempre iniziare con qualcosa di positivo. Può essere contemplando un bel paesaggio, facendo un po’ di sport, una camminata, una corsa, una nuotata. Oppure leggendo, appunto, un pensiero positivo… come questo in cui si invita a pensare a un progetto da aggiungere alla nostra vita.

Aggiungiamo un progetto alla nostra vita!

Si racconta che, alcuni giorni dopo aver conquistato la vetta dell’Everest, qualcuno domandò allo scalatore Edmund Hillary: “Perché ha intrapreso la scalata al monte Everest?”. Si dice che egli, sorridendo e sicuro di sé, abbia risposto: “Perché la montagna era lì, e mi invitava a farlo!.

Oggi aggiungiamo un progetto alla nostra vita.

Disegniamo il nostro Everest, qualcosa che ci attragga, che ci riempia di piacere, la cui sola vista ci rallegri! Una sfida, una competizione per le nostre capacità.

Non importa l’altezza, l’importante è che sia una spinta, che ci incoraggi a intraprendere l’azione. Tutto questo può tradursi in cose diverse: portare a termine gli studi, imparare uno sport o una lingua straniera, suonare uno strumento, scrivere un libro, educare un figlio, cambiare appartamento o auto, organizzare un viaggio.

Oggi seguiamo questo pensiero positivo:

OGGI AGGIUNGIAMO UN PROGETTO ALLA NOSTRA VITA!

 

Leggi

Avere un piano di allenamento

Per chi vuole gareggiare in uno sport aerobico, ma anche solo essere in forma in un certo periodo (ad esempio in estate), avere un piano di allenamento almeno di massima, studiato insieme ad un preparatore esperto, è essenziale.

In genere si distinguono tre fasi fondamentali nella preparazione. Si inizia con un periodo detto di costruzione che può durare anche due-tre mesi (ad esempio, da novembre a gennaio) durante il quale si getteranno le basi per la resistenza generale. Gli allenamenti saranno piuttosto lunghi, anche di un’ora e più a dipendenza delle capacità di ciascuno, e dovranno essere fatti sempre a bassa frequenza, quindi a ritmo lento.

Segue un periodo di potenziamento incentrato sull’incremento della forza: nella corsa, ad esempio, può essere effettuato percorrendo una volta a settimana dei tratti in salita, sia ripetute che tratti più lunghi. Questa fase potrebbe essere fatta durante i mesi di febbraio e marzo. Il periodo successivo, per i mesi di aprile-maggio, è quello di preparazione specifica in cui bisogna inserire delle ripetute alla velocità di soglia, ad esempio percorrendo per 4-5 volte 1 km.

Qui sotto si può vedere un esempio di tabella di preparazione, pianificata sull’arco di 32 settimane, per cercare di ottenere un tempo sui 10 chilometri di 45 minuti.

Le fasi sono indicate a grandi linee e vanno adattate a ciascuna persona e agli obiettivi che ci si prefigge. Naturalmente un occhio di riguardo deve essere posto al peso corporeo, con una diminuzione progressiva della massa grassa, e agli esercizi di stretching, fondamentali soprattutto nella fase di preparazione specifica per evitare infortuni.

OBIETTIVO: 10.000 metri in 45 minuti

ALLENAMANTO DI BASE (COSTRUZIONE)

N. settimane Lunedì Martedì

(stile)

Mercoledì Giovedì

(stile)

Venerdì Sabato Domenica

(lunghi)

1-14 0-3 km 8 0-3 8-10 0-3 0 Iniziare con 8-9 km per arrivare a 19 km

 

ALLENAMENTO IN SALITA (POTENZIAMENTO)

N. settimane Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
15 0-3 5 (salite) 0-6 8-10 0-3 0 19
16 0-3 6 (salite) 0-3 8-10 0-3 0 10
17 0-3 7-8 (salite) 0-6 8-10 0-3 0 19
18 0-3 8-10 (salite) 0-6 8-10 0-3 0 10
19 0-3 5-6 (salite) 0-6 6-10 0-3 0 21
20 0-3 4 (salite) 0-3 6-10 0-3 0 10
21 0-3 5-6 (salite) 0-6 6-10 0-3 0 22
22 0-3 5-6 (salite) 0-6 10-11 0-3 0 10-11

 

ALLENAMENTO SULLA VELOCITÀ (PREPARAZIONE SPECIFICA)

N. settimane Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica
23 0-3 5x1km/4’30’’ 0-6 6-10 0-3 0 24
24 0-3 6x1km/4’30’’ 0-3 6-10 0 5.000 m 10-13
25 0-3 8x1km/4’30’’ 0-6 8-11 0-3 0 24
26 0-3 10x1km/4’30’’ 0-6 10-11 0 10.000 gara 10-13
27 0-3 12x1km/4’30’’ 0-6 8 0-3 0 24
28 0-3 8x1km/4’20’’ 0-3 6-10 0-3 0 10-13
29 0-3 10x1km/4’20’’ 0-6 8-10 0 5.000 gara 24
30 0-3 6x1km/4’15’’ 0-6 6-10 0 10 10-13
31 0-3 8x1km/4’15’’ 0-3 6-10 0 5.000 gara 19-22
32 0-3 5x400m/1’40’’ 0-3 6-10 0 0-3 Gara finale!

 

Fonte: A-Z fitness

Leggi

Quando correre è un po’ come meditare

Oggi sempre più persone fanno sport e movimento. Soprattutto sport di resistenza: bicicletta, nuoto, corsa a piedi, triathlon. Ma quello che è davvero nuovo è che la maggior parte di chi corre, pedala o nuota non lo fa in primis per gareggiare. Mettersi alla prova in una competizione è sempre stimolante, per vedere se si è migliorati, per confrontarsi, ma non è più il solo obiettivo. Chi ad esempio pratica la corsa a piedi, lo fa semplicemente perché ne prova piacere, perché correre, così come nuotare o pedalare è, semplicemente, bello. Si tratta di un cambiamento epocale, direi addirittura di un’evoluzione nei costumi della società, cambiamento da noi recentissimo e ancora in… divenire. Cambiamento che avevo in parte annunciato con il mio libro La filosofia del Jogger di qualche anno fa. In esso parlavo proprio della corsa anche moderata come mezzo per trovare un equilibrio, fatta anzitutto per il piacere di muoversi, precisando però anche alcune cose riguardo la sua pratica che mi sembrano importanti ancora oggi. Su questi temi ero stato intervistato per il settimanale Azione. Vi ripropongo allora l’intervista integrale, magari ci si può trovare qualche spunto interessante, qualche consiglio utile…

Buona lettura!

QUANDO CORRERE È COME MEDITARE

Non è raro veder uomini o donne di tutte le età correre per le strade, sui sentieri, o lungo laghi e fiumi. Talvolta sono soli, molto spesso in coppie o piccoli gruppi. Sono persone che conoscono i benefici di questa attività per la salute. La pratica regolare della corsa riduce la massa grassa e previene sovrappeso e obesità, è benefica per il cuore perché aumenta il cosiddetto «colesterolo buono», è una cura per l’ipertensione essenziale, agisce indirettamente su alcune delle principali cause di cancro, stimola le difese immunitarie, produce un’azione calmante, migliora l’efficienza muscolo-scheletrica, modifica positivamente il quadro ormonale e apporta evidenti benefici psichici. Non avremmo bisogno d’impegnarci a correre e, probabilmente, non avremmo neppure il bisogno di rincorrere questi benefici, se vivessimo oggi come quando l’evoluzione, nel corso del Pleistocene, selezionò le caratteristiche dei nostri corpi: correre era una delle nostre principali attività. Triatleta molto noto in Ticino, Nicola Pfund ha scritto La filosofia del Jogger. Il piacere di fare sport per vivere meglio. Destinato a qualunque tipo di lettore, il libro ha la forma di un diario che si sviluppa nell’arco di un anno. L’avvicendarsi delle libere riflessioni ci porta nell’intimità dell’autore, facendoci scoprire una pratica della corsa che non ha nulla a che fare con la competizione, né con l’aspirazione di mostrare a sé o agli altri le proprie qualità. La corsa che c’incoraggia a praticare Pfund è prima di tutto una ricerca di sé, un’attività ripetuta regolarmente non solo perché regolarità e media intensità dello sforzo producono i ben noti effetti benefici sulla salute, ma perché nella visione di Pfund, proprio la ricorsiva ricongiunzione con se stessi è la via verso l’equilibrio. Quella di Pfund è una corsa taoista, una corsa dove ogni passo è già la meta. Alcune domande poste all’autore ci permetteranno di comprenderne le intenzioni.

Il libro che lei ha dedicato alla pratica della corsa mette spesso in rilievo il piacere di questa attività. Chi comincia a praticarla, però, non può evitare di testimoniare personalmente anche la fatica della corsa, che varia in funzione all’intensità dello sforzo. Lei sostiene la necessità di compiere uno sforzo «moderatamente intenso». Che cosa vuol dire?

“Il difficile della corsa sta nell’iniziare, superare quel periodo di adattamento che ci consenta di correre anche per mezz’ora o più senza fermarsi. All’inizio bastano pochi minuti per avere il fiatone, sentire il cuore che scoppia nel petto e avere il classico mancamento di gambe. Ma il nostro corpo è qualcosa di eccezionale e alla fine riesce ad adattarsi, permettendoci di compiere sforzi sempre maggiori con più facilità. A quel punto, correre non è più una fatica ma diventa per tutti, credo, un piacere. Per chi corre già con una certa disinvoltura suggerisco di fare uno sforzo «moderatamente intenso», ovvero mai eccessivo ma neppure troppo soft . Per intenderci, attorno al 70-80 per cento della propria soglia anaerobica. Solo così si hanno degli effetti positivi, evitando anche infortuni dovuti al sovraccarico”.

Lei descrive la corsa come una pratica non solo utile a preservare la salute fisica ma anche utile al raggiungimento dell’equilibrio mentale. Non sono poche le pagine del suo libro in cui paragona la corsa alla meditazione. Come è giunto a fare queste riflessioni?

“Credo che faccia parte di un processo evolutivo e di crescita che mi ha interessato come sportivo. Uno dei pregi della corsa è la possibilità che ci offre di accedere al nostro sé per conoscerlo meglio. Sembrerà strano, ma ogni volta che si esce a correre, se lo si fa con il giusto spirito, compiamo un viaggio non solo lungo un percorso esterno, ma anche dentro lungo un percorso esterno, ma anche dentro noi stessi. La corsa attiva un’energia che arriva da lontano, libera la mente e con essa la riflessione: si è più pensosi, più sensibili alle cose che ci passano accanto e ci accadono dentro e che spesso trascuriamo”.

Ho il sospetto che la corsa praticata per raggiungere e preservare l’equilibrio interiore abbia poco a che fare con l’esercizio dello sport cui sono sottoposti i giovani dei nostri molti club sportivi e gli adulti agonisti. Sui primi agisce la pressione degli allenatori, per la selezione dei migliori atleti; sui secondi il desiderio di affermarsi. Leggendo il suo libro sembra che sia possibile cercare l’equilibrio con lo sport solo fuori del contesto dello sport organizzato.

“Purtroppo resiste l’idea che il tempo per lo sport è ben speso solo se produce in qualche modo risultati e onorificenze. Altrimenti è tempo perso, non serve. Perché fare sport se poi non si gareggia e non si vince? È un concetto di utilità un po’ ristretto e che è tipico della nostra società. Correre, fare sport è un’attività che dà piacere in quanto tale, e che vale per il fatto stesso di essere vissuta e non per ciò cui eventualmente può servire. È, come si vede, un discorso educativo e culturale che riguarda ciascuno di noi”.

Quando, però, manca lo stimolo della competizione, la motivazione tende a scemare. In assenza di un obbiettivo agonistico è difficile darsi l’impulso a svolgere un’attività sportiva. Occorrerebbe saper lavorare su di sé in una forma che lo sport, di solito, non insegna. Ciò significa che per esercitare un’attività come la corsa allo scopo di trovare e conservare un equilibrio per il corpo e la mente lo sport non è una risorsa sufficiente? Che occorre perseguire uno stile di vita particolare?

“Senza andare troppo lontano, pensiamo alla sensazione di benessere che si prova dopo aver fatto un po’ di jogging all’aria aperta, in campagna o in un bosco. È assolutamente fantastica e, per questo, ci vuole veramente poco! Se c’è uno stile di vita da perseguire, direi perciò di cercarlo nelle cose semplici, quelle per le quali siamo stati «progettati», ma che spesso trascuriamo a vantaggio di altre attività. Il movimento – camminare, correre, nuotare – è parte della nostra essenza di uomini e senza di esso non possiamo essere né completi, né veramente felici”.

È facile immaginare che molti lettori penseranno che sarebbe bello impegnarsi della corsa come lei incoraggia a fare, ma che – purtroppo – non hanno tempo. Che la giornata è già piena di cose, per poter anche indossare una tuta e andare a correre. Il sentimento dell’assenza del tempo necessario per fare sport – esattamente come per la lettura (attività prevalentemente femminile, come lo è il jogging) – sembra condiviso da molti, e quei pochi che riescono a trovarlo sono quelli che praticano lo sport, appunto, per competere, cioè ancora sotto la tirannia del tempo.

“In genere, quando qualcuno dice di non aver tempo per correre, sorrido e chiedo se si ritiene più impegnato del presidente degli Stati Uniti che riesce sempre a ritagliarsi un po’ di tempo per fare jogging. È vero, ci sono persone tempo per fare jogging. È vero, ci sono persone apparentemente super-impegnate, tutto il giorno di fretta, di qua di là, sempre di corsa per accorgersi, magari la sera, che un altro giorno è passato, ma non è stato un giorno vissuto pienamente. Stili di vita tiranni, forme di esistenza sbagliate. A costoro dico: attenzione, ritagliatevi almeno un piccolo spazio vostro nella giornata per vivere veramente. Potrebbe essere quello di una corsetta a piedi, nel respiro del proprio sé, magari già al mattino prima di iniziare la carambola di attività della giornata lavorativa”.

Vedi anche: La filosofia del Jogger; L’insegnamento del triatleta

Leggi

Sold out all’Ironman 70.3 Rapperswil

Mancano ormai poco più di due settimane all’Ironman 70.3 Rapperswil che registra un nuovo “sold out” di partecipazione. Tutti i pettorali disponibili sono infatti stati assegnati, per una competizione che è molto apprezzata anche da atleti internazionali che trovano sulle rive del lago di Zurigo delle condizioni ideali per gareggiare. La cittadina di Rapperswil, dal canto suo, non  può che gioire: vengono infatti stimati a circa 5-7 milioni di franchi le ricadute da questo evento sulla città e la regione.

 

Intanto sono state pubblicate le liste degli atleti “PRO” al via (vedi sotto). Dalle quali si evince che  l’11 giugno saranno presenti tutti i migliori svizzeri con Daniela Ryf e Ruedi Wild, entrambi più volte vincitori di questa prova, in prima fila. Ma se per la Ryf non si vede un’avversaria che possa veramente metterla in difficoltà, diverso è il discorso tra gli uomini, dove questa stagione fa il suo debutto sulle lunghe distanze in Svizzera (in stagione ha già gareggiato al 70.3 Taiwan ottenendo un terzo posto) Sven Riederer, l’atleta di punta dei colori rossocrociati fino alla passata stagione nella distanza olimpica e vincitore di un bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004.

 

Il passaggio di Riederer alle lunghe distanze molto probabilmente porterà, se non subito a medio termine,  a un rimescolamento dei valori in campo. A titolo di esempio vale la pena ricordare che Riederer, sulle corte distanze, era il numero uno anche quando gareggiava Ruedi Wild. Quindi, potenzialmente, lo zurighese di Wallisellen ha le carte in regola per primeggiare pure negli Ironman 70.3. Staremo a vedere cosa succederà già a Rapperswil. Ci saranno comunque anche gli altri elvetici, a cominciare da Ronnie SchildknechtJan Van Berkel e Manuel Küng.

 

Per quanto riguarda i concorrenti spiccano i nomi delle altre due elvetiche Celine Schaerer e Emma Bilham, quest’anno prima al 70.3 di Cannes di fine aprile e, due settimane dopo, anche al 70.3 Pays d’Aix, della britannica Catherine Jameson, dell’austriaca Bianca Steurer e dell’irlandese Aline Donegan, mentre tra gli uomini saranno presenti gli austriaci Paul Reitmayr e Martin Brader (trionfatore al Triathlon di Locarno 2015) oltre al sudafricano James Cunnama, vincitore di parecchie prove sulla distanza 70.3 del circuito mondiale. Al via anche numerosi atleti ticinesi, alcuni ambiziosi per la classifica altri interessati a gareggiare come preparazione in vista degli appuntamenti estivi.

 

ELENCO ISCRITTI PRO

ELENCO ISCRITTI AGE GROUPER

 

Foto: Getty Images

FonteTriathlon, che passione!

Leggi