Programmati per muoverci

Retaggi ancestrali

L’organismo umano e la sua struttura non sono cambiati in modo significativo nel corso dei secoli. Da nomade, coltivatore e cacciatore, l’uomo percorreva fino a 48 km al giorno. Il nostro corpo è ancora in grado di fornire questa prestazione fisica. Ma, oggi come oggi, normalmente non percorriamo che alcune centinaia di metri al giorno. Di conseguenza molte persone soffrono di disturbi dovuti alla carenza di movimento. Un allenamento fisico mirato è in grado di sottoporre il corpo alla giusta dose di esercizio, mantenendolo in forma.

La tesi del biologo Daniel Liebermann

Se da un lato l’uomo ha raggiunto condizioni di vita e un benessere prima impensabili, dall’altro è travolto da un’ondata di vecchi e nuovi mali, dalle mai risolte problematiche legate a una schiena notoriamente debole alla recente epidemia di obesità. Una piaga sanitaria per i singoli individui, ma anche economica e sociale per intere comunità. Da Harvard arriva oggi la tesi del biologo Daniel Lieberman: la salute del nostro corpo è strettamente intrecciata alla sua storia evolutiva, a come esso nei millenni è cambiato in relazione all’ambiente circostante. Quindi dobbiamo guardare al nostro passato remoto per capire non solo come siamo, ma anche come saremo e come potremmo essere. D’altronde, ci dice Liebermann, l’evoluzione umana, e con lei la storia dl nostro copro, è tutt’altro che conclusa.

Fonte: A-Z fitness

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La StraLugano, un evento di successo

Manca ormai solo un mese all’appuntamento con la StraLugano, in agenda nel weekend del 20 e 21 maggio. Un evento sportivo divenuto tra i più importanti e coinvolgenti per la Città, riuscendo a dare vita e a trasmettere energia positiva a tutta una regione. Una gara che ha i suoi punti forti in un’organizzazione di alto livello, nello scenario in cui si svolge (lo splendido golfo di Lugano) e nel tracciato, velocissimo e completamente cittadino.

La Stralugano, dunque, chiama e gli appassionati della corsa a piedi rispondono. Anche quest’anno, in occasione della dodicesima edizione, sono attesi più di cinquemila atleti alla partenza. Numeri che da noi raramente si vedono in manifestazioni del genere. Certo, altri sport attirano più gente. Ma partecipare in prima persona, mettendosi in gioco, è un’altra cosa. Soprattutto ha un valore diverso.

Gli inizi

La StraLugano è una manifestazione che è entrata velocemente nelle scelte di tanti runner, sia svizzeri che stranieri, e che continua a vedere una crescita numerica delle partecipazioni, quando invece altre gare faticano a mantenere e a fare crescere i numeri.

Naturalmente anche per questo evento gli inizi non sono stati facili. La città era pronta per ospitare una manifestazione del genere, ma occorreva mettere in piedi tutta la macchina organizzativa, era necessario farsi conoscere, soprattutto l’evento doveva entrare nel cuore dei luganesi. Un obiettivo che in pochi anni è stato raggiunto pienamente, grazie in particolar modo al lavoro straordinario del Comitato di organizzazione presieduto, fin dall’inizio, da Vanni Merzari.

Una curiosità…

E proprio da Vanni Merzari scopriamo che l’evento, in origine, non doveva essere una corsa podistica, bensì un Ironman! “Mi piace ricordare che la StraLugano è nata intorno a un tavolo di un bar, evocando com’era iniziato l’Ironman delle Hawaii; ci siamo detti se non potevamo organizzare qualcosa del genere anche a Lugano”, ci ha confidato una volta Merzari. “Era l’autunno del 2005 e le circostanze del momento ci hanno fatto ridimensionare in fretta i nostri sogni. Ma oramai eravamo lanciati e, pur se limitando la nostra idea, abbiamo proposto l’organizzazione di una gara podistica. L’idea è piaciuta subito ai responsabili del Dicastero Sport della città e così il 17 settembre 2006 si è corsa la prima StraLugano”.

La crescita

La StraLugano ha registrato una crescita costante nella partecipazione, passando dalle poche centinaia della prima edizione del 2006 (vinta da Slimani Kaddur) agli oltre 5 mila del 2016. Con gli anni l’offerta si è allargata e diversificata, coinvolgendo ogni fascia di appassionati, dal top runner al podista amatoriale, fino alle spettacolari prove riservate alle hanbike e alla beneficenza.

Cambiamenti ci sono stati anche nei percorsi, di cui il più importante è stato il passaggio dalla 30 chilometri, attorno al San Salvatore, alla mezza maratona cittadina, cambiamento, come detto, avvenuto a partire dallo scorso anno e che è certamente stato apprezzato dai concorrenti.

Top runner e amatori

La Stralugano è da sempre una manifestazione fortemente orientata verso il podismo amatoriale, al running rivolto alla massa, a tutti quelli che praticano questo sport per stare bene e questa sarà sempre la sua matrice e filosofia principale.

Tuttavia ha sempre strizzato l’occhio ai campioni, che nel corso degli anni hanno avuto modo di apprezzare una gara ed un percorso ideali per misurarsi al meglio delle loro capacità. Basta scorrere le classifiche degli anni precedenti per rendersene conto: Stephen Kiplimo, Rachid Kirsi, Oukrid Lhoussaine, Abraham Eshak, Hakin Radivan, Tadesse Abraham e, in campo femminile, Nancy Koech, Sang Chelangat, Ivana Iozzia, Eliana Patelli, giusto per citare alcuni nomi. Molti di questi atleti hanno ottenuto importanti successi prima e dopo la loro partecipazione alla Stralugano.

Anche l’edizione del 2017 darà sicuramente la possibilità al numeroso pubblico di ammirare dei forti runner che daranno vita ad un nuovo ed entusiasmate spettacolo lungo le vie della Città.

Un appuntamento fisso

Alla StraLugano sono particolarmente affezionato. Dall’inizio, quindi fin dalla prima edizione del 2006, ho “raccontato” questo evento e la gara sulle pagine sportive del “Corriere del Ticino”. Per alcuni anni in compagnia di un grande giornalista sportivo e amico, Mariano Botta (caporedattore prima del “Giornale del Popolo” e in seguito de “LaRegione”), la “penna gentile del giornalismo sportivo ticinese” che purtroppo ci ha lasciati prematuramente.

In questi anni ho dunque “respirato” l’ambiente, ho vissuto dall’interno il pulsare e le emozioni di questa manifestazione. E devo dire che ogni volta è stata un’esperienza molto bella e appagante. Da amante dello sport, e soprattutto delle discipline di resistenza, ho naturalmente creduto fin dall’inizio in questa gara e in un certo qual modo mi sono sentito in dovere di dare il mio contributo. L’ho fatto tramite queste cronache sul giornale, ma anche nelle vesti di… “speaker in bicicletta”.

Speaker in bicicletta

Da alcune edizioni, infatti,… partecipo anch’io alla StraLugano. Non come concorrente, ma come volontario. Seguo l’evoluzione della gara, e soprattutto dei primi, in sella alla mia mountain bike con una radio al collo e con il compito di fare gli aggiornamenti in diretta agli altoparlanti in zona traguardo. È un’idea nata alcuni anni fa proprio insieme a Vanni Merzari e che ha avuto successo. Così, puntualmente in occasione della StraLugano, al mattino presto quando l’aria è ancora fresca, inforco la bici e scendo verso il Centro lungo le strade deserte di una città ancora addormentata… Ecco come avevo raccontato questa esperienza in un’edizione di alcuni anni fa:

Percorrere le vie di Lugano senza traffico è qualcosa di speciale, ne rileva in qualche modo un’anima diversa dal solito e predispone a un nuovo sguardo. Quando giungo al Palazzo dei Congressi è un brulichio di gente in calzoncini e scarpette chi cerca riparo sotto una copertura, chi si muove senza una meta precisa con la mantellina. I corridori riempiono le strade e i marciapiedi lungo Viale Carlo Cattaneo fino alla foce, dentro il Parco Ciani e in Riva Caccia. Ci si muove da soli, in coppia o a piccoli gruppi: alcuni sorridono, altri parlottando, altri ancora fanno stretching. Qualcuno, malgrado l’umidità, fa yoga nel parco fissando un punto impreciso in direzione del lago, oltre le nubi gonfie d’acqua, cercando forse la giusta concentrazione. È un clima di festa, anche se il pensiero è ormai rivolto a quei trenta chilometri di percorso – altamente suggestivo, sì, ma non facile! – attorno al San Salvatore. Come sarà? Tre, due, uno… partenza! Il biscione colorato si mette in moto, la corsa è partita e con essa la storia “del tutto personale” di migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco. Correre la StraLugano è qualcosa di particolare. È la possibilità di entrare in quel silenzio in cui ascolti e assecondi il ritmo del tuo cuore e dei pensieri, la fatica che ti sorprende improvvisa e ti si fa compagna a ricordarti chi sei e i tuoi limiti, a ripeterti che l’importante non è ribellarsi, ma imparare. Mi sono chiesto se Lugano ha connaturato il correre al proprio respiro. Forse non ancora, ma il crescente successo della StraLugano, che quest’anno ha toccato i 4000 concorrenti, ci indica che piano piano anche da noi ci si sta aprendo alla consapevolezza della corsa lunga; alla sfida pulita di un traguardo da raggiungere con umiltà.

Fonte: Triathlon, che passione!

 

 

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Brownlee debutta con una vittoria

C’era grande attesa per il Challenge di Mogan-Gran Canaria andato in scena oggi. E questo per la presenza del campione inglese Alistair Brownlee, due volte oro olimpico a Londra 2012 e a Rio 2016, che debuttava sulle lunghe distanze. Ebbene, il britannico si è imposto agevolmente, dominando la gara praticamente dall’inizio alla fine. Uscito già in testa dopo 1,9 km a nuoto, ha ulteriormente aumentato il vantaggio nella frazione in bici di 90 km dove ha cambiato con oltre cinque minuti di vantaggio sul primo avversario. Ma è soprattutto nella frazione conclusiva, quella a corsa di 21,1 km, che il britannico ha impressionato correndo a un ritmo medio attorno ai 3’30’’. Nulla da fare quindi per i suoi diretti avversari che hanno cercato unicamente di limitare i danni. Brownlee taglierà il traguardo in 4h03’09’’, segnando il nuovo record della prova, davanti al belga Pieter Heemeryck (4h11’23’’) e il connazionale Mark  Buckingham (4h15’36’’). Quinto posto per l’elvetico Manuel Küng (4h19’30’’).

Il risultato di Brownlee non lascia spazio a dubbi: questo atleta ha dimostrato di avere delle qualità eccezionali anche sulle lunghe distanze. Il suo obiettivo è ora quello di ottenere la qualifica per il mondiale 70.3 che si terrà nel mese di settembre a Chattanooga nello stato sud orientale del Tennessee. Brownlee deciderà in seguito se continuare a gareggiare anche in futuro su distanze Ironman, oppure se focalizzare i suoi obiettivi nuovamente sugli olimpici in vista dei Giochi di Tokio nel 2020.

In campo femminile la gara è stata molto combattuta, con la vittoria della londinese Emma Pallant (4h35’15’’) che ha rimontato soprattutto nella frazione a corsa, andando a riprendere dapprima la nostra Daniela Ryf e in seguito la connazionale Lucy Charles. Per la Ryf, che ha deciso di partecipare a questa gara solo all’ultimo momento, si tratta della prima sconfitta dopo i numerosi trionfi dello scorso anno e le due vittorie del 2017 nel 70.5 Dubai e all’Ironman Sudafrica.

Foto: Daniela Ryf questa volta deve accontentarsi di un terzo posto (Getty Images).

CLASSIFICHE

Fonte: Triathlon, che passione!

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Ticino, terra di ciclismo e sport

Me ne sono reso conto scrivendo il mio ultimo libro (vedi scheda qui sotto) dedicato alle più belle salite della regione in uscita per i tipi della Fontana Edizioni tra un paio di settimane: il Ticino è un luogo ideale per la pratica dello sport all’aria aperta. Non penso solo alla bicicletta, ma a ogni attività a contatto con la natura.

Il Ticino, oltre a godere di un clima favorevole, offre una varietà paesaggistica semplicemente straordinaria e probabilmente unica. Su circa cento chilometri si passa dai duecento ai tremila metri, dalle zone lacustri a quelle tipicamente alpine, dalle dolci rive dei laghi ai panorami sublimi dei passi. Non solo: ogni regione del cantone si caratterizza per degli aspetti culturali e paesaggistici che gli sono propri, offrendo dei gioielli sia naturalistici che storici e culturali di grandissimo rilievo.

Una vacanza in qualsiasi regione del cantone non è solo ozio e divertimento, ma anche arricchimento culturale e continua fonte di meraviglia e sorpresa! Soprattutto se ci si muove in bicicletta! Basta dare un’occhiata a questa Guida che ho appena concluso (e che sarà disponibile in tutte le maggiori librerie a metà maggio) sulle più belle salite del Ticino, gustare anche soltanto le fotografie, per rendersene conto.

Malgrado questi indubbi atout, il turismo sportivo in Ticino è però a mio parere ancora poco sviluppato. Qualcosa c’è e si fa, questo è vero, ma è ancora poco se si considerano le sue grandi potenzialità. Prendendo il cicloturismo o il triathlon, gli itinerari per gli allenamenti, le infrastrutture (piscine, piste di atletica, ecc.), l’offerta gastronomica e culturale, la rete alberghiera in un contesto di sicurezza tipicamente svizzero, sono semplicemente ideali per la pratica di questi sport.

Bisogna solo crederci e valorizzarli maggiormente, nei centri come nelle valli, anche verso l’esterno. Chissà, forse il non facile momento indurrà gli operatori turistici a considerare in futuro maggiormente anche questo settore. Questo, perlomeno, è il mio augurio.

In bicicletta su e giù per il Ticino, Fontana Edizioni, 2017

IN BICICLETTA SU E GIÙ PER IL TICINO

“Il Ticino presenta notevoli spunti di interesse per il cicloturista, non solo per il clima mite e la varietà del suo territorio ma anche per la ricchezza della sua storia che interessa ogni luogo, ogni valle, ogni cosa.”

Il libro contiene la descrizione di 26 salite del Cantone Ticino e del Moesano, dai passi alpini fino alla regione dei laghi. Ogni itinerario comprende delle notizie storico-geografiche, una descrizione del percorso, un ricco apparato di immagini e delle tabelle sulle altimetrie.

Una guida completa per tutti e un invito a scoprire in bicicletta alcuni degli angoli più belli del Cantone.

Il libro sarà disponibile a partire da metà giugno in tutte le librerie e nei cataloghi online!

Riservane una copia scrivendo a:

edizioni@fontana.ch

Fontana Edizioni, 2017, 336 p. (con oltre 500 immagini)

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Adattare gli sforzi all’età che avanza…

Per l’agonista che arriva a una certa età e che si rende conto che di anno in anno i tempi peggiorano facendo sempre più fatica, è tempo di chiedersi se non è meglio rallentare. Fatti di cronaca riportano storie di grandi atleti che, dopo la loro stagione di gloria, invecchiando sono caduti in depressione, a volte con conseguenze drammatiche. In questi casi la domanda che ci si pone è questa: è giusto non mollare mai? Siamo sicuri che lo sport, sempre e comunque, faccia bene? A quest’ultima domanda rispondiamo di sì, lo sport fa bene e rallenta l’invecchiamento. L’importante, però, è rendersi conto che non si può sempre raggiungere, se non superare, i propri limiti: c’è un momento in cui, da saggi, si deve decidere di continuare si, ma con ritmi e lunghezze diverse, più adeguati all’età che avanza.

Fonte: A-Z fitness

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Il paesaggio è un educatore

Il paesaggio è un educatore, come lo sono gli elementi e la luce. Un educatore lento, profondo, efficace. Un educatore esigente ma non pedante, tanto meno libresco.

A volte troviamo più nei boschi che nei libri, perché gli alberi ci insegnano cose che nessun maestro ci potrà dire. La funzione del paesaggio nella storia del nostro pensiero e della nostra educazione sentimentale è innegabile. Perché nutre la nostra anima di immagini.

Il suolo in cui siamo nati è il luogo primigenio di formazione, è come una pelle imprescindibile che precede gli apprendimenti. Un universo unico e variegato di situazioni, persone, cose, piante, animali, immagini, profumi, suoni, sentimenti, cielo…

Per noi il paesaggio natio è chiaramente il Ticino, la dolcezza dei colori e dei profumi dei suoi laghi prealpini fino alle zone montane e al profumo dei larici e delle pinete. Scoprire il nostro territorio in bicicletta, o a piedi, è qualcosa di particolare e rappresenta nel contempo una fortuna.

Questo semplicemente perché ci permette di entrare in questo paesaggio, di risvegliarne i sapori e i ricordi, di situarci nel presente, recuperando il nostro passato per guardare verso il futuro…

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Lo sport e la bellezza della vita

Recentemente ho ricevuto un messaggio su Twitter da un follower che voglio condividere perché troppo bello e intenso, soprattutto di questi tempi…
Ciao Nicola,
oggi pomeriggio ho corso nella nebbia tra gli alberi di un piccolo colle del paese dove abito; stupendo, … era come vivere una favola …il silenzio ovattato, i rumori del bosco e la solitudine un privilegio, mi sono detta, in queste ore in cui l’intelligenza dell’uomo sembra essersi persa in meandri inestricabili… Buona serata, nella speranza che la pratica sportiva renda tutti più consapevoli della bellezza della vita…
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Dean Karnazes, l’uomo più in forma al mondo

Fino all’altro ieri i « pazzi », per quel che riguarda allenamenti e distanze, sembravano gli Ironman. Però a sentire la storia di Dean Karnazes, 50enne greco-americano che ha fatto delle ultramaratone la sua ragione di vita, anche il più intrepido dei triathleti sembra impallidire. Pensate: questo atleta ha iniziato a correre una ventina d’anni fa e da allora non ha praticamente mai smesso. Ha fatto maratone, ultramaratone, gare di più giorni, ha corso a più di 50 gradi, nel deserto della Valle della Morte, e a meno 40, al Polo Sud. Corre in continuazione, senza smettere, avendo anche la fortuna di non mai infortunarsi. Ha iniziato per una ragione singolare, ma vera. “Festeggiavo i miei 30 anni – racconta Karnazes – in un bar di San Francisco, la mia città. Ho bevuto molto: un drink, due, tre. Verso fine serata ero completamente ubriaco”. E, a quel punto è arrivata la tentazione sotto forma di una bella ragazza che si è seduta al suo tavolo ed ha attaccato bottone. C’erano tutte le condizioni, insomma, perché tutto andasse a finire nel modo più scontato. E invece no.
Dean ha lasciato il suo margarita, la sua tentazione e ha cominciato a correre. “Mi si chiudevano gli occhi, avevo le gambe che tramavano, ma non ho smesso”. Ha corso tutta la notte fino a che, all’alba ha chiamato la moglie Julie per andarlo a soccorrere e portarlo all’ospedale. È stata la svolta: da quel momento ha abbandonato l’alcool, ha iniziato una dieta rigorosa, ha lasciato il posto di manager che occupava e ha… continuato a correre. Ha pubblicato un libro (“Ultramarathon man”) che è diventato un best seller ed è stato invitato a parecchie trasmissioni in TV diventando un personaggio molto popolare. Oggi, Karnazes, è un mito ed è considerato, per via delle sue imprese e delle sue capacità fisiche, semplicemente l’«uomo più in forma del mondo». Karnazes si trova in questi giorni a Milano dove tiene degli incontri in vista della Maratona del 15 aprile.  Spiega come allenarsi, come alimentarsi, ma soprattutto come essere felici con poco: “C’è chi cerca la felicità nei soldi, nelle droghe, nell’alcool. Io la trovo ogni volta qui. Nel gesto più semplice e naturale: la corsa a piedi”.

Fonte: Triathlon, che passione!

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L’importanza dell’attività fisica

Serve almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare di buon passo o andare in bici, per contrastare i danni causati da 8 ore giornaliere di sedentarietà, quelle comunemente trascorse al lavoro. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sull’autorevole rivista The Lancet.

Secondo gli autori, infatti, in questi ultimi anni ci sono stati troppo pochi progressi nella lotta contro la pandemia globale di inattività fisica. La sedentarietà è legata a un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro ed è associato a più di 5 milioni di morti l’anno. Il gruppo di ricerca dell’Università di Cambridge e della Scuola Norvegese di Scienze dello Sport ha però valutato che chi siede per 8 ore al giorno, ma è fisicamente attivo, ha un rischio molto più basso di morte rispetto alle persone che trascorrono meno ore sedute, ma non fanno attività. Inoltre l’aumento del rischio di morte associato allo star seduti per 8 ore al giorno viene eliminato facendo almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare o pedalare a ritmo sostenuto. Lo studio ha inoltre stimato che la sedentarietà costa all’economia mondiale oltre 67,5 miliardi di dollari annui in spese sanitarie e perdita di produttività, con un peso maggiore a carico dei paesi ad alto reddito. D’altronde, sottolineano i ricercatori, pur se ci sono stati progressi nello sviluppo di politiche nazionali contro la sedentarietà, troppo spesso non vengono messe in pratica: lo dimostra il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che nel 2015 non ha rispettato le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di 150 minuti alla settimana di attività fisica a moderata intensità. Raccomandazioni tra l’altro più basse rispetto ai 60-75 minuti al giorno che emergono da questa analisi.
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Il triathlon, lo sport più salutare

Forse non tutti lo sanno, ma il triathlon è scientificamente ritenuto lo sport più salutare in assoluto. La conferma viene da uno studio condotto dall’Università di Vienna dove sono state messe a confronto 50 tra le discipline più diffuse  al mondo.

Ebbene, questa ricerca ha evidenziato come il triathlon è lo sport più salutare di tutti perché riesce a conciliare in modo ottimale la salute fisica e mentale con l’aspetto ecologico e sociale.

Il triathlon precede altre specialità aerobiche, come il canottaggio, il ciclismo, il jogging e il nuoto. Staccatissimi, per contro, altri sport più celebrati come il calcio o il tennis.

Il fatto poi di praticare tre discipline rende questo sport variato e più stimolante; senza dimenticare i benefici derivanti dal cross-training (allenamento incrociato) che riduce gli infortuni.

Fonte: Triathleta per passione, p. 31-32

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