SE LO SPORT È UN SALVAGENTE PER LA VITA

Ho sempre detto di avere avuto un salvagente nella vita e quel salvagente me per me è lo sport. Non è l’unico, certo, ma ha un ruolo importante.

Un aiuto nelle situazioni più o meno complicate, quando la positività nei pensieri e nei sentimenti, per qualche recondita ragione, non fosse che per capire come va a volte questo strano mondo, vacilla e traballa un po’…

Che a ben guardare succede con estrema facilità: basta una giornata storta, un po’ frustrante, fatta più di obblighi che soddisfazioni, a chi non succede?

Per me è sempre bastato fare il “click”, ovvero arrivare a casa, cambiarmi ed uscire a correre o fare un bel giro in bici. Oppure, come avviene sempre più di recente, partire per una corsa o un’escursione in montagna.

Così rinasco e mi riconnetto con me stesso. Perché questo succede: che se prima il morale era un po’ bassino, dopo aver fatto movimento si sta subito meglio.

Qualcuno parla di endorfine e ha ragione. Ma non dite che è dipendenza cattiva, perché se uno ha uno stile di vita che gli permette di vivere bene e magari fino a 110 anni non è certo sulla strada sbagliata!

La dipendenza è altra cosa, è quella che intossica e uccide, spesso è anche sottile, anzi sottilissima, quasi invisibile neppure la vediamo nelle trame della nostra quotidianità che diamo per normale.

E permettetemi anche questo: c’è sport e sport. Lo sport agonistico, esasperato, è spesso una fonte pericolosissima di stress. Produce l’effetto contrario al buonsenso: al posto di rilassare, innervosisce. Come si spiegherebbero i tafferugli e gli atti di violenza al termine di certi eventi?

Guardate invece i volti di chi ha appena concluso una maratona: stanchi ma felici di un benessere profondo e autentico. Di chi, in questo caso, ha fatto davvero pace con se stesso e con la vita.

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Una poesia per amare la vita: “Il piacere di camminare”

CAMMINARE

Riscoprire in

un momento

di quieta pace

il gesto

semplice del

camminare.

Gesto quasi

sovversivo

nella lentezza

dello spostamento

contro la tirannia

della velocità.

Un silenzio di sé

nel proprio passo

che dilata la meraviglia

di ogni istante

restituendo

intensità alla vita.

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Una poesia per amare la vita: “Basta una parola”

BASTA UNA PAROLA

In questo saliscendi

che è la vita a volte

basta una sola

splendida parola.

Una parola

per aprire finestre

dischiudere possibilità

dare nuovo senso

al proprio vivere.

Una parola che è

SPERANZA e

ritrovi la via giusta

quel futuro

che è il tuo domani.

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Fare di necessità virtù ai tempi del coronavirus

Devo essere sincero: questa situazione di quarantena non mi disturba più di tanto. Anzi, un po’ mi ci trovo bene perché rientra nella mia indole. Non disprezzo la compagnia, anzi, ma col tempo sono diventato selettivo nelle amicizie, così che non mi dispiace ritagliarmi spazi per me al di fuori dei rapporti “obbligati” della vita di tutti i giorni.

Certo, forse godo di una situazione privilegiata rispetto ad altri. Penso a quelle famiglie costrette a rimanere in spazi ristretti, magari con bambini piccoli, nella speranza che i rapporti tra di loro siano anche sereni. Inoltre, mi piace leggere e scrivere e queste sono già due attività che danno al tempo un valore aggiunto, forse più pieno.

Non è detto che la vita deve essere fatta di mille cose e attività: forse anche questo ci sta insegnando la situazione contingente che stiamo vivendo. Soprattutto dobbiamo capire cosa è davvero essenziale per noi, ritenuto che comunque non si potrà mai avere un tempo tutto per sé, visto che ai rapporti sociali, anche per necessità, non possiamo rinunciare.

Quindi più qualità e meno quantità, ma soprattutto un utilizzo del tempo più consapevole, perché proprio il tempo è la nostra risorsa più importante e quindi dobbiamo capire come utilizzarlo al meglio per far sì che non se ne sprechi proprio nulla. È un insegnamento che dovremmo dare anche ai nostri giovani, per questo secondo me ci vorrebbe addirittura una materia scolastica ad hoc, come ne avevo accennato in questo post che riporto sotto.

I giovani e il valore del tempo

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Uno studio sul rapporto tra gruppo sanguigno e COVID-19

Uno studio condotto nell’ospedale Zhongnam di Wuhan, in Cina, lascerebbe supporre che il gruppo sanguigno delle persone abbia un’incidenza sull’evolversi dell’infezione da SARS-Cov-2.

La questione è stata posta in vari ambiti e sembra avere una sua ragione. Infatti uno studio condotto su oltre duemila pazienti nelle regioni di Wuhan e Shenzen mostra un legame fra il tipo di sangue e il coronavirus e le persone con il gruppo A sembra che sono le più esposte alla malattia.

“La notizia è stata ripresa negli scorsi giorni da molti portali d’informazione che ne hanno sottolineato l’importanza senza peraltro considerare l’esito della ricerca come definitiva”.

È infatti bene specificare che si tratta di uno studio non ancora sottoposto al cosiddetto peer-review, la “revisione alla pari”. Una procedura di selezione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da specialisti nell’ambito in questione, i cosiddetti referee. Che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione.

Secondo il gruppo di ricercatori cinesi, in ogni caso, “il gruppo sanguigno zero presentava un rischio significativamente più basso per la malattia infettiva rispetto ai gruppi sanguigni non zero. Le persone del gruppo sanguigno A potrebbero aver bisogno di una protezione personale maggiore per ridurre la possibilità di infezione e di una sorveglianza più vigile e un trattamento aggressivo”.

Intervistata a questo proposito la dottoressa Maria Rita Gismondo, Direttrice del reparto di microbiologia clinica, virologia e bioemergenze all’Ospedale Sacco di Milano si è così espressa: “È una bellissima domanda perché dopo anni di studio sull’HIV abbiamo scoperto che il gruppo 0 Rh positivo, è meno sensibile a quest’infezione. In questo momento è possibile che ci sia un nesso, ma non lo sappiamo”.

Aggiungendo poi che “è pur vero però che abbiamo dei gruppi che sembrano proprio refrattari all’infezione: sono individui che sono stati vicino, molto vicino, a persone sintomatiche che si sono ammalate anche gravemente, e che non si sono infettate. Ci sarà una motivazione, ma in questo momento non la conosciamo: l’ipotesi del gruppo sanguigno è sensata, ma da provare”.

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Immaginare il mondo dopo la fine del COVID-19

Non so se ha senso immaginare già adesso quello che sarà il dopo Covid-19. Ma io, approfittando anche di queste lunghe giornate di “isolamento forzato”, ci ho provato lo stesso. L’ho fatto appoggiandomi alle riflessioni di due grandi personaggi, quelli che nel mare magnum di considerazioni che hanno inondato la rete e i media in queste settimane mi hanno toccato maggiormente, perché attraverso le loro parole ci hanno già indicato uno scenario possibile, pieno di fiducia e speranza.

Si tratta del celebre scrittore israeliano David Grossman, autore di libri di grande successo, tra cui Qualcuno con cui correre e Ci sono bambini a zig zag, nonché di Bill Gates,  personaggio famosissimo in tutto il mondo, creatore di Microsoft e oggi grande filantropo impegnato a lottare per la protezione della salute nel mondo.

Dirò subito che entrambi vedono in questa tragica pandemia che sta interessando ormai tutti i paesi del globo una grossa opportunità per cambiare, ma in positivo. Le loro parole sono infatti piene di speranza e concordano su un fatto: il coronavirus ci insegnerà ad essere più umani. Una prospettiva affascinante e subito condivisa da molti, anche se forse non tutti saranno d’accordo…  

David Grossman

Lo scrittore israeliano ha espresso il suo pensiero in particolare in un articolo pubblicato su Repubblica lo scorso 19 marzo e intitolato “Dopo la peste torneremo ad essere più umani”. Le sue parole colpiscono già dalle prime righe: “Quando l’epidemia finirà, non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla sua vita precedente. Chi, potendo, lascerà un posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso. Chi deciderà di abbandonare la famiglia, di dire addio al coniuge o al partner. Di mettere al mondo un figlio o di non volere figli. Di fare coming out. Ci sarà chi comincerà a credere in Dio e chi smetterà di credere in lui”.

“La presa di coscienza della fragilità e della caducità della vita spronerà uomini e donne a fissare nuove priorità. A distinguere meglio tra ciò che è importante e ciò che è futile. A capire che il tempo – e non il denaro – è la risorsa più preziosa”.

Prosegue Grossman: “La presa di coscienza della fragilità e della caducità della vita spronerà uomini e donne a fissare nuove priorità. A distinguere meglio tra ciò che è importante e ciò che è futile. A capire che il tempo – e non il denaro – è la risorsa più preziosa. Ci sarà chi, per la prima volta, si interrogherà sulle scelte fatte, sulle rinunce, sui compromessi. Sugli amori che non ha osato amare. Sulla vita che non ha osato vivere. Uomini e donne si chiederanno – per poco, probabilmente, ma ci faranno un pensierino – perché sprecano l’esistenza in relazioni che provocano loro amarezza”.

Concetti forti che lasciano il segno. Idee che possono emergere solo in certe situazioni, quando la vita si è fatta in qualche modo più sottile, le certezze si sono disintegrate e il tempo, soprattutto il tempo è diventato qualcosa di estremamente prezioso e che perciò non va sprecato, cercando di dare alle nostre vite quel significato e quel valore che in qualche modo ci permetta di dire che non sono state inutili, ma hanno prodotto qualcosa di positivo, hanno avuto un senso…

Bill Gates

Bill Gates, da parte sua non è da meno rispetto a Grossman. Del resto lui stesso l’aveva già previsto in qualche modo questo scenario, nel marzo del 2015 durante un famoso Ted Talk: “La prossima guerra che ci distruggerà non sarà fatta di armi ma di batteri. Spendiamo una fortuna in deterrenza nucleare, e così poco nella prevenzione contro una pandemia, eppure un virus oggi sconosciuto potrebbe uccidere nei prossimi anni milioni di persone e causare una perdita finanziaria di 3.000 miliardi in tutto il mondo”. Ascoltando l’intero messaggio, appena otto minuti, viene da pensare che l’uomo più ricco del mondo sia anche il più saggio, e persino il più chiaroveggente tra di noi.

Il filantropo americano, in una lettera pubblicata anch’essa di recente, ha indicato le 14 lezioni che dovremmo trarre da questa emergenza legata al coronavirus, specificando all’inizio le sue intenzioni e la sua volontà: “Voglio condividere con voi quello che sento che a parer mio ci ha insegnato veramente il Coronavirus”. Eccole.

Che cosa ci ha insegnato veramente il Coronavirus (COVID-19)?

-> “Ci sta ricordando che siamo tutti uguali davanti a una situazione di crisi, indipendentemente dalla nostra cultura, religione, occupazione, situazione finanziaria o dalla nostra fama. Questa malattia ci tratta tutti allo stesso modo, e forse dovremmo iniziare a farlo anche noi. Se non mi credete, chiedete a Tom Hanks.

-> Ci sta ricordando che in qualche modo siamo tutti collegati, e che se qualcosa colpisce noi avrà effetto anche su altre persone. Ci sta ricordando che i falsi confini che abbiamo creato hanno poco valore perché questo virus non ha bisogno di un passaporto. E mentre ci opprime per questo breve periodo di tempo, ci sta ricordando di coloro che hanno passato la loro intera vita a subire oppressioni.

-> Ci sta ricordando quanto sia preziosa la nostra salute anche quando non ce ne rediamo conto e la trascuriamo mangiando cibo povero di nutrienti e acqua potabile contaminata da sostanze chimiche. Se non ci prendiamo cura della nostra salute ci ammaleremo.

-> Ci sta ricordando che la vita è corta e che quindi dobbiamo fare ciò che è più importante, cioè aiutarci a vicenda, e specialmente aiutare coloro che sono anziani o malati. Il nostro scopo nella vita non è comprare rotoli di carta igienica.

-> Ci sta ricordando quanto è diventata materialista la nostra società e come, in momenti di difficoltà, riscopriamo gli elementi essenziali di cui abbiamo veramente bisogno (cibo, acqua, medicine), in contrapposizione ai lussi a cui talvolta inutilmente diamo valore.

-> Ci sta ricordando quanto sia importante la nostra vita familiare e quanto invece la trascuriamo giorno dopo giorno. Ci sta costringendo a tornare nelle nostre case in modo da ricostruire i nostri rapporti e rafforzare il nostro nucleo familiare.

-> Ci sta ricordando che il nostro vero lavoro non è effettivamente il nostro lavoro, perché quello che facciamo non è ciò per cui siamo stati creati. Il nostro vero lavoro è prenderci cura gli uni degli altri, proteggerci a vicenda e giovarci a vicenda.

-> Ci sta ricordando di tenere sotto controllo il nostro ego, perché non importa quanto grandi pensiamo di essere o quanto grandi siano gli altri, un virus può fermare tutto il nostro mondo.

-> Ci sta ricordando che il potere di libero arbitrio è nelle nostre mani. Possiamo scegliere di cooperare e aiutarci a vicenda, condividere, dare, aiutare e sostenerci l’un l’altro, o possiamo scegliere di essere egoisti, accumulare, prenderci cura solo di noi stessi. È vero che sono le difficoltà a mettere in risalto i nostri veri valori.

-> Ci sta ricordando che possiamo essere pazienti o che invece possiamo farci prendere dal panico. Possiamo capire che questo tipo di situazione è già accaduta molte nella storia e che presto o tardi passerà, oppure possiamo andare nel panico e vedere questo momento come la fine del mondo e, di conseguenza, causarci più problemi che benefici.

-> Ci sta ricordando che questa sì può essere la fine, ma anche un nuovo inizio. Questo può essere un momento di riflessione e comprensione, in cui riusciamo a imparare dai nostri errori, oppure può essere l’inizio di una spirale che continuerà fino a quando finalmente impareremo la lezione a cui siamo destinati.

-> Ci sta ricordando che la nostra Terra è malata. Ci sta ricordando che dobbiamo analizzare il tasso di deforestazione con la stessa urgenza con cui sono spariti tutti i rotoli di carta igienica. Noi ci stiamo ammalando perché la nostra casa, la Terra, è ammalata.

-> Ci sta ricordando che dopo ogni salita, c’è sempre una discesa. La vita è un processo ciclico, e questa che stiamo vivendo è solo una fase di questo ciclo. Non abbiamo bisogno di andare nel panico, anche questo momento passerà.

-> Mentre in molti vedono il Coronavirus come un immenso disastro, io preferisco vederlo come un *momento di correzione*. È venuto per ricordarci delle lezioni importanti che sembravamo aver dimenticato, e ora spetta a noi impararle per il futuro”.

Queste le parole di due grandi protagonisti della nostra epoca. A ciascuno di noi la possibilità di riflettere su di esse ma soprattutto di trarne le giuste lezioni!

Vedi anche: Chi pensa che si potrà tornare a vivere come prima si sta illudendo; La pandemia potrebbe cambiare completamente il nostro modo di vivere; I giovani e il valore del tempo

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Non ben-avere ma ben-essere, oggi su “ExtraSette”

“C’è un paradosso da sciogliere. È quello del benessere. La nostra è una società in cui ve ne sarebbe in abbondanza. Eppure la gente è spesso insoddisfatta”. Oggi su “ExtraSette”. Buona lettura!

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Pensiero di Jorge Luis Borges sulla vita e i suoi “istanti”

ISTANTI

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori.

Non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia:

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti; non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo

all’inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

JORGE LUIS BORGES

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Una bicicletta per Natale!, oggi su “ExtraSette”

UNA BICICLETTA PER NATALE!

“Le emergenze ecologiche, l’invito a non inquinare l’ambiente, la necessità di fare movimento conferiscono un’aura di guizzante attualità alla bicicletta. È dunque ora di farci un pensiero per chi non l’avesse ancora. Magari pensando all’imminente Natale per fare – o farsi fare – un bel regalo.”

Nel numero di oggi di “ExtraSette” che trovate allegato al “Corriere del Ticino”, parlo del mio amore per la bicicletta, mezzo discreto ed ecologico, sicuramente attualissimo, che ci aiuta a sognare e forse a… farci sentire tutti un po’ più giovani… buona lettura!

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I giovani e il valore del tempo

“La vita e il tempo sono i migliori insegnanti. La vita ci insegna a fare buon uso del tempo e il tempo ci insegna il valore della vita.”

Mi sarebbe piaciuto se a scuola ci fosse stata una materia in più, e che mi venisse insegnata con il massimo impegno: ma nei curricula scolastici di ieri e di oggi e di ogni paese, non se ne trova traccia. Mi riferisco al TEMPO, alla idea e alla dimensione e alla natura del tempo umano, del “tempo di vivere”, e non già del suo concetto astratto fisico-matematico.

Avrei voluto che qualcuno me lo avesse detto, subito e presto, da bambino e da adolescente, che il tempo vola. Che maestri e professori e familiari e amici più anziani, me lo avessero fatto capire quando ancora serviva a qualcosa, o avrebbe potuto servire, che i nostri giorni si consumano in fretta, sempre più in fretta.

Ma come pudicamente e ipocritamente la nostra società tace della morte, la cancella dal nostro orizzonte esistenziale, non fa nulla per sottolineare quanto sia prezioso, irrecuperabile e drammaticamente determinante ogni istante della nostra vita.

Ci lascia crescere nell’illusione dell’eternità, e inventa addirittura come immutabile la categoria dei giovani: che giovani restano in realtà per pochissimo tempo. E poi sono già uomini, adulti sul punto di invecchiare, anziani in attesa del nulla…

È alla luce di questa rimozione della brevità della vita, che al contrario si dovrebbe impostare – per rovesciarne i deprimenti effetti – ogni disciplina pedagogica. L’arte è lunga e la vita è breve, diceva un vecchio e inascoltato adagio. Ma è proprio così. E quando si parla di ricostruire valori che si sono fatti evanescenti, bisognerebbe proprio cominciare dal recupero del valore del tempo, che nessuno può mettere in discussione.

Tutti noi abbiamo poco tempo: per compiere un lavoro, per conseguire un risultato, portare a termine un  progetto, godere di un amore o guarire le ferite di un dolore.

I giovani in particolare, a cui dedico questi miei pensieri di fine anno scolastico (e soprattutto a quelli delle ultime classi che lascio dopo alcuni anni di bella e arricchente esperienza in comune): hanno poco tempo per capire quali sono i loro interessi, quale la strada che veramente “sentono” di dover seguire e, in definitiva, anche per “essere giovani”, poiché la loro età vola via e si dissolve in un soffio…

A TUTTI i miei allievi degli ultimi anni un augurio sincero di un futuro radioso e ricco di soddisfazioni!

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