Uno sport a contatto con la natura

Scegliere e amare il triathlon significa stare nella natura, imparare a conoscere le correnti di un lago o di un tratto di mare, ascoltare lo sforzo dei muscoli nel sole di una salita ed il vento leggero in discesa, cogliere attraverso la sensibilità dei nostri piedi le diverse risposte della piccola strada sterrata o del lungo viale alberato. Significa conoscere il caldo e l’umidità, il temporale ed il variare delle stagioni e dei climi.  – Cit. F. Confalonieri

Uno sport a contatto con la natura

La triplice disciplina, nata in uno dei luoghi più incantevoli e suggestivi del pianeta, le isole Hawaii, si caratterizza da sempre per essere uno sport a stretto contatto con la natura. L’ambiente è infatti sempre stato un fattore importante, decisivo nel triathlon. Al punto che sovente il confronto dell’atleta si esprime altrettanto intensamente rispetto agli elementi naturali che con gli avversari medesimi.

Un confronto leale e corretto che si realizza all’interno di scenari spesso grandiosi in cui l’uomo, rinnovando la sfida che sempre ha contraddistinto la sua evoluzione con le componenti naturali cerca di spuntarla, una volta ancora e malgrado la sua apparente fragilità, sulle avversità grazie alle sue risorse interiori, fisiche, mentali e spirituali.

È quindi difficile immaginare questo sport facendo astrazione dall’ambiente naturale i cui viene praticato. Anzi, più il contesto è bello e spettacolare, maggiormente questo sport esalta le sue qualità e acquista fascino. Il triathlon ci consente, attraverso i nostri sensi, di “respirare” e “sentire” la natura: il sapore dell’acqua, il vento, il caldo, la pioggia, gli odori della vegetazione.

Muovendoci nella natura giungiamo piano piano a sentirci parte di essa, a percepirne l’energia: allora osserviamo il paesaggio con occhi diversi, copro e mente diventano un tutt’uno e si fondono con l’ambiente circostante. Nel contempo, possiamo sperimentare il contatto con la forza vitale che c’è in noi e scoprirne il legame con la natura, e attraverso questa scoperta impariamo ad averne rispetto. Il triathlon ci permette di vivere queste sensazioni poiché, prima di ogni altra cosa, è uno sport che affonda le sue radici proprio nell’amore per l’ambiente naturale in cui il gesto atletico si esprime.

È difficile, ancora una volta, immaginare il triathlon stretto e mortificato in ambienti degradati dal profilo ambientale, tra cemento, motori e aria putrida e inquinata. Così, paradossalmente, questo sport crescerà e avrà successo di pari passo non soltanto con una accresciuta consapevolezza dell’importanza di praticare uno sport salutare, ma probabilmente anche con una più diffusa coscienza ecologica.

Fonte: Triathleta per passione, p. 36

Foto: Getty Images (Triathlon, che passione!)

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L’allenamento del campione

Il triathlon, disciplina ad alto contenuto salutistico, è altresì indubbiamente  uno sport tra i più complessi dal punto di vista della preparazione e dell’allenamento; così, per diverso tempo, se molto si conosceva del nuoto, del ciclismo e della corsa a piedi, altrettanto non si poteva dire per la pratica combinata di queste tre discipline che comporta delle problematiche peculiari a questo sport di resistenza.

Per questa ragione la triplice disciplina è stata spesso considerata, soprattutto all’inizio, come l’“ultima frontiera” degli sport di resistenza, e in questo senso come un (interessante) laboratorio per fisiologi, tecnici, studiosi e appassionati di metodologia dell’allenamento.

“Il rapido passaggio da una disciplina all’altra – così si esprimeva Sergio Migliorini, medico dello sport, in uno dei primi testi in italiano sul triathlon -, l’introduzione di innovazioni in campo ciclistico, le condizioni estreme per durata e condizioni climatiche di alcune competizioni, il migliore equilibrio muscolare garantito dalla pratica combinata delle tre discipline, fanno si che il triathlon oggi possa essere considerato come la “frontiera” degli sport d’endurance, e terreno di studio dal punto di vista fisiologico, traumatologico, biomeccanico e tecnico”.

Quanto si allena dunque un campione di triathlon? Grosso modo le ore settimanali vanno dalle 30 alle 40, con un giusto dosaggio delle tre discipline. Allenamento che varia a dipendenza che si prepari un olimpico piuttosto che un Ironman. A titolo di esempio guardate nel video qui sotto una giornata di allenamento di Jan Frodeno, il campione tedesco passato con successo negli ultimi anni alle lunghe distanze e vincitore delle ultime due edizioni dell’Ironman delle Hawaii. Da notare che quando è stato realizzato questo filmato, ovvero nel 2011, Frodeno si cimentava ancora sugli olimpici e non negli Ironman dove le ore di preparazioni sono ancora superiori.

Fonte: Triathlon, che passione!

Foto: Jan Frodeno (Getty Images)

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In Svizzera, il triathlon è donna

Natasha Badmann e Daniela Ryf sono ormai considerate due leggende del triathlon. Due grandi primedonne sulla distanza Ironman conosciute e famose in tutto il mondo. La Badmann, che ha vissuto il suo periodo d’oro tra gli anni Novanta e il Duemila, si è imposta per ben sei volte all’Ironman delle Hawaii, mentre la Ryf è già a quota due, dopo le affermazioni del 2015 e del 2016.

Di che essere orgogliosi, dunque. La nostra nazione è sicuramente “patria” del triathlon, soprattutto al femminile se guardiamo i risultati fino a qui ottenuti. Possiamo vantare, oltre alle straordinarie affermazioni di queste due atlete nell’Ironman, quelle altrettanto prestigiose di Brigitte McMahon ad Sydney 2000 e di Nicola Spirig alle Olimpiadi di Londra del 2012. Alle quali si aggiungono le medaglie di bronzo di Magali Messmer sempre ad Atene e l’argento ancora della Spirig di Rio 2016.

Come si può spiegare questa straordinaria presenza femminile svizzera nell’élite del triathlon mondiale? Difficile dirlo. Il triathlon richiede certo, oltre a una buona dose di talento, tanta determinazione, forza di volontà, capacità di organizzazione. Qualità che in Svizzera si ritrovano con una certa frequenza e abbondanza. A cui si possono aggiungere, sicuramente, quelle condizioni “quadro” ideali legate al contesto ambientale e alle infrastrutture per l’allenamento, che pure sono presenti e sono molto efficienti.

Badmann, Ryf e Spirig sono state elette anche “Sportive svizzere dell’anno” e soprattutto nella Svizzera interna godono di una vasta popolarità. Cosa che invece non succede in Ticino, dove il triathlon stenta ad imporsi e quindi queste grandi campionesse sono ancora relativamente poco conosciute dal grande pubblico.

Foto: Daniela Ryf è considerata oggi la più forte triathleta al mondo su distanza Ironman (Getty Images).

Fonte: Triathlon, che passione!

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Zurigo accoglie il Gigathlon 2017

Sarà un’edizione speciale quella del Gigathlon di quest’anno. L’evento multidisciplinare avrà infatti come “base” la città di Zurigo e i tracciati si svilupperanno, oltre che all’interno della City, nelle regioni circostanti. La più importante città della Svizzera sarà quindi animata per due giorni, nel weekend dell’8-9 luglio, dagli appassionati delle discipline di resistenza, ciclisti, nuotatori, podisti…

Ma anzitutto che cos’è il Gigathlon? È una gara multidisciplinare che si sviluppa su due giornate in cui gli atleti si cimentano in più discipline: nuoto, mountain bike, bici da corsa, podismo. Sull’arco delle due giornate i partecipanti dovranno “sciropparsi” qualcosa come più di 350 chilometri di percorsi con quasi seimila metri di dislivello (sabato 170 km/2510 m e domenica 186 km/3210 m). Sono previste diverse categorie, dalla partecipazione come singolo atleta fino alle varie staffette.

Per il Ticino saranno presenti nella categoria “single” Enrico Widmer e Ivan Capoferri e due squadre “Team of Five” già partecipanti nelle scorse edizioni: i “Drin Team Ticino” (con Patrick LobsigerMaya LunghiGraziana CampanaSergio Blotti e Giovanna Pradella) e il “VO2Max” (Andrea KorrelLuisa MondadaSandro PiniMattia Schaer e Vania Imperatori).

Un’edizione davvero “storica” del Gigathlon, che è rimasta nella memoria di molti, è stata quella del 2002, quando l’evento ha attraversato tutte le regioni della Svizzera, Ticino compreso, per sottolineare il 700mo della nascita della Confederazione. Una edizione (vedi qui sotto alcune belle foto di Rémy Steinegger  tratte dal libro “Triathleta per passione”) che ha permesso di offrire un’immagine del paese molto suggestiva e moderna, oltre che attenta ai temi ambientali ed ecologici.

Un’altra edizione speciale è stata certamente quella del 2012, dove il ticinese Lukas Oehen riuscì nell’impresa di salire sul podio finale, chiudendo al terzo posto. Un’avventura che comportò per il ticinese anche alcuni momenti non facili, come Lukas ci confidò in un’intervista al termine della prova.

Il fatto che Zurigo abbia accettato questa nuova sfida, che precede di tre settimane il celebre Ironman, è senz’altro da leggere in una strategia di promozione turistica. Questo evento permette infatti di scoprire una città e una regione intera abitata da circa 1,2 milioni di persone attraverso il movimento e delle discipline sportive che oggi stanno facendo tendenza, coinvolgendo un numero sempre crescente di appassionati.

Fonte: Triathlon che passione!

Nella foto in alto: il “menu” che attende i concorrenti nella prima giornata di gare (Metropolitan Saturday).

Nella “Gallery” qui sotto: alcuni suggestivi scatti di © Rémy Steinegger in occasione del Gigathlon 2002.

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A quando un triathlon a Lugano?

Riconoscete il posto raffigurato nell’immagine riportata sopra? Sì, è al Lido di Melide e la foto è stata scattata in occasione dell’ultima edizione del Triathlon del Ceresio. Siamo nel 2000 e la prova era valida per i Campionati svizzeri. Al via di questa gara erano presenti tutti i migliori atleti, Brigitte McMahon (che sarà la prima campionessa olimpica a Sydney qualche mese dopo), Magali Messmer, Reto Hug e pure una giovanissima Nicola Spirig (foto sotto). Questa manifestazione fu un piccolo miracolo organizzativo, frutto di un lavoro incredibile di un gruppo di persone che realizzò… l’impossibile. Con pochissimi mezzi e tanta, tantissima volontà. Ma ci riuscì e con pieno successo. Anche se poi, stremato dall’immenso lavoro, il Comitato lasciò. Allora, organizzare un triathlon era un’impresa davvero non indifferente. Ma oggi? Le cose sono cambiate e di molto, anche alle nostre latitudini. Da qui la domanda: a quando un nuovo triathlon sul Ceresio? Il Lido di Lugano sarebbe il luogo ideale. Giugno, il periodo giusto. Chi si lanciasse oggi in questa impresa avrebbe un successo garantito. Su questo non ci sono dubbi!

Foto: La partenza a nuoto da Melide e una giovanissima Nicola Spirig, vincitrice della prova riservata agli junior (© N. Pfund).

Fonte: Triathlon, che passione!

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Brownlee debutta con una vittoria

C’era grande attesa per il Challenge di Mogan-Gran Canaria andato in scena oggi. E questo per la presenza del campione inglese Alistair Brownlee, due volte oro olimpico a Londra 2012 e a Rio 2016, che debuttava sulle lunghe distanze. Ebbene, il britannico si è imposto agevolmente, dominando la gara praticamente dall’inizio alla fine. Uscito già in testa dopo 1,9 km a nuoto, ha ulteriormente aumentato il vantaggio nella frazione in bici di 90 km dove ha cambiato con oltre cinque minuti di vantaggio sul primo avversario. Ma è soprattutto nella frazione conclusiva, quella a corsa di 21,1 km, che il britannico ha impressionato correndo a un ritmo medio attorno ai 3’30’’. Nulla da fare quindi per i suoi diretti avversari che hanno cercato unicamente di limitare i danni. Brownlee taglierà il traguardo in 4h03’09’’, segnando il nuovo record della prova, davanti al belga Pieter Heemeryck (4h11’23’’) e il connazionale Mark  Buckingham (4h15’36’’). Quinto posto per l’elvetico Manuel Küng (4h19’30’’).

Il risultato di Brownlee non lascia spazio a dubbi: questo atleta ha dimostrato di avere delle qualità eccezionali anche sulle lunghe distanze. Il suo obiettivo è ora quello di ottenere la qualifica per il mondiale 70.3 che si terrà nel mese di settembre a Chattanooga nello stato sud orientale del Tennessee. Brownlee deciderà in seguito se continuare a gareggiare anche in futuro su distanze Ironman, oppure se focalizzare i suoi obiettivi nuovamente sugli olimpici in vista dei Giochi di Tokio nel 2020.

In campo femminile la gara è stata molto combattuta, con la vittoria della londinese Emma Pallant (4h35’15’’) che ha rimontato soprattutto nella frazione a corsa, andando a riprendere dapprima la nostra Daniela Ryf e in seguito la connazionale Lucy Charles. Per la Ryf, che ha deciso di partecipare a questa gara solo all’ultimo momento, si tratta della prima sconfitta dopo i numerosi trionfi dello scorso anno e le due vittorie del 2017 nel 70.5 Dubai e all’Ironman Sudafrica.

Foto: Daniela Ryf questa volta deve accontentarsi di un terzo posto (Getty Images).

CLASSIFICHE

Fonte: Triathlon, che passione!

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L’importanza dell’attività fisica

Serve almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare di buon passo o andare in bici, per contrastare i danni causati da 8 ore giornaliere di sedentarietà, quelle comunemente trascorse al lavoro. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sull’autorevole rivista The Lancet.

Secondo gli autori, infatti, in questi ultimi anni ci sono stati troppo pochi progressi nella lotta contro la pandemia globale di inattività fisica. La sedentarietà è legata a un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro ed è associato a più di 5 milioni di morti l’anno. Il gruppo di ricerca dell’Università di Cambridge e della Scuola Norvegese di Scienze dello Sport ha però valutato che chi siede per 8 ore al giorno, ma è fisicamente attivo, ha un rischio molto più basso di morte rispetto alle persone che trascorrono meno ore sedute, ma non fanno attività. Inoltre l’aumento del rischio di morte associato allo star seduti per 8 ore al giorno viene eliminato facendo almeno un’ora di attività fisica al giorno, come camminare o pedalare a ritmo sostenuto. Lo studio ha inoltre stimato che la sedentarietà costa all’economia mondiale oltre 67,5 miliardi di dollari annui in spese sanitarie e perdita di produttività, con un peso maggiore a carico dei paesi ad alto reddito. D’altronde, sottolineano i ricercatori, pur se ci sono stati progressi nello sviluppo di politiche nazionali contro la sedentarietà, troppo spesso non vengono messe in pratica: lo dimostra il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che nel 2015 non ha rispettato le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di 150 minuti alla settimana di attività fisica a moderata intensità. Raccomandazioni tra l’altro più basse rispetto ai 60-75 minuti al giorno che emergono da questa analisi.
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Il triathlon, lo sport più salutare

Forse non tutti lo sanno, ma il triathlon è scientificamente ritenuto lo sport più salutare in assoluto. La conferma viene da uno studio condotto dall’Università di Vienna dove sono state messe a confronto 50 tra le discipline più diffuse  al mondo.

Ebbene, questa ricerca ha evidenziato come il triathlon è lo sport più salutare di tutti perché riesce a conciliare in modo ottimale la salute fisica e mentale con l’aspetto ecologico e sociale.

Il triathlon precede altre specialità aerobiche, come il canottaggio, il ciclismo, il jogging e il nuoto. Staccatissimi, per contro, altri sport più celebrati come il calcio o il tennis.

Il fatto poi di praticare tre discipline rende questo sport variato e più stimolante; senza dimenticare i benefici derivanti dal cross-training (allenamento incrociato) che riduce gli infortuni.

Fonte: Triathleta per passione, p. 31-32

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Uno sport che ha anticipato i tempi

Le famose appendici che vengono utilizzate nelle cronometro dai professionisti della bicicletta, sono state adottate per prime dai triathleti, e questo a partire dalla seconda metà degli anni ’80. In particolare queste prolunghe sono state impiegate da quegli atleti impegnati nell’Ironman delle Hawaii, dove notoriamente il vento soffia sempre molto forte e quindi è fondamentale avere un assetto il più possibile aerodinamico. Al triathlon si devono altri accorgimenti tecnici che oggi vengono dati per scontati, come quelli del telaio o le ruote ad alto profilo.

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